29 settembre 2018

Chi diavolo siamo?
A proposito della legge che definisce Israele uno 'Stato-nazione del popolo ebraico'

Uri Avnery (10.09.1923 - 20.08.2018)
con Arafat (1929-2004)
Questo testo, pubblicato il 4 agosto, è l'ultima delle cronache settimanali pubblicate per 20 anni da Uri Avnery, prima nel quotidiano Maariv e poi nel sito di Gush Shalom, il Blocco di Pace israeliano che aveva fondato. Uri Avnery è morto a Tel Aviv lunedì 20 agosto all'età di 94 anni. Pubblichiamo dopo l'articolo la dichiarazione rilasciata da Gush Shalom lo stesso giorno. - Tlaxcala.

Anni fa, ho avuto una discussione amichevole con Ariel Sharon.
Gli dissi: "Sono prima di tutto un israeliano e poi un ebreo. "
Punto sul vivo, rispose: "Io sono prima ebreo e solo dopo israeliano!"

28 settembre 2018

27 settembre 2018

La storia più plausibile e ragionevole della Palestina e di Israele

La storia che sta dietro alla Palestina e a Israele è una storia di colonialismo di insediamento di ebrei europei – cioè, sionismo. E dato che il razzismo è un sintomo e uno strumento del colonialismo di insediamento, il sionismo è visto anche come antisemitismo, e come supremazia etnica o ebraica, arabofobia e islamofobia. 

La triangolazione di antisemitismo, islamofobia e arabofobia nella storia della Palestina e di Israele è parte del movimento coloniale di insediamento del sionismo e non è una “nuova storia” nel senso di come il termine è stato presentato dallo storico israeliano Benny Morris nel 1980 per rendere umane, nel discorso accademico israeliano, le vittime del sionismo. Riflette semplicemente una terminologia moderna e comprende eventi storici che la mentalità sionista in buona misura ancora non accetta.

26 settembre 2018

Perché Israele demolisce: Khan Al-Ahmar come rappresentazione di un genocidio più vasto

Come avvoltoi, i soldati israeliani sono calati su Khan Al-Ahmar il 14 settembre, ricreando una scena sinistra con la quale gli abitanti di questo piccolo villaggio palestinese, situato a est di Gerusalemme, sono fin troppo familiari.
La posizione strategica di Khan Al-Ahmar fa sì che la storia che sta alle spalle dell’imminente demolizione israeliana del pacifico villaggio sia unica fra le distruzioni di case e vite palestinesi in tutta Gaza assediata e nella Cisgiordania occupata.
Nel corso degli anni, Khan Al-Ahmar, una volta parte di un vasto e continuo paesaggio palestinese, è risultato sempre più isolato. Decenni di colonizzazione israeliana di Gerusalemme Est e della Cisgiordania hanno lasciato Khan Al-Ahmar intrappolato tra massicci progetti coloniali israeliani in grande espansione: tra gli altri Ma’ale Adumim e Kfar Adumin.

Lo sfortunato villaggio, l’adiacente scuola e i suoi 173 residenti sono l’ultimo ostacolo al progetto ‘E1 Zone’, un piano israeliano che mira a collegare le colonie ebraiche illegali della Gerusalemme Est occupata con Gerusalemme Ovest, tagliando così del tutto fuori Gerusalemme Est dalle adiacenti aree palestinesi in Cisgiordania.

23 settembre 2018

Ahed Tamimi: "Ogni palestinese resiste all'occupazione dalla nascita"

Ahed Tamimi, 17 anni, icona della resistenza palestinese a Israele, ha rilasciato un'intervista a France 24 durante la sua visita in Francia e mentre era ospite d'onore del Festival dell'Umanità che si è appena tenuto alla Courneuve, nella Seine-Saint-Denis.

19 settembre 2018

Venezuela, la sfida di Maduro al Capitale riguarda tutti. Anche l'Italia

Sono oramai quasi 20 anni che il Venezuela  bolivariano ha lanciato la sua sfida al potere,  sia sul piano politico - mettendo in questione l'imperialismo statunitense in America latina e  altrove - sia su quello economico - opponendosi alle politiche delle istituzioni finanziarie internazionali che hanno sparso miseria e morte nel mondo intero, costituendo fra l'altro uno dei fattori propulsivi delle migrazioni internazionali. Tali politiche hanno aggravato le disparità in tutto il mondo, facilitato la devastazione dell'ambiente, costretto centinaia di milioni di persone alla fame e alla disperazione. Esse costituiscono un vero e proprio cappio al collo di moltissimi Paesi, non più solamente del cosiddetto Terzo mondo, come dimostrato dalle vicende greche e, in prospettiva, da quelle italiane, a prescindere dall'inevitabile giudizio negativo sull'immangiabile marmellata fascio-leghista con spruzzate di velleitarisimo pentastellato.

La sfida del Venezuela ha registrato per tutto un primo periodo una serie di indiscutibili successi, anche sul piano economico, come dimostrato fra l'altro dai giudizi positivi espressi dalle agenzie internazionali in settori fondamentali come quelli dell'alimentazione e dalla riduzione dei tassi di povertà.

18 settembre 2018

Certan contro il governo: “Sui vaccini sperimentazione di massa come nel nazismo”

«Mai pensavo si arrivasse a tanto... e qui i vaccini non contano nulla, la scienza neppure, il dibattito è tutto su un altro livello, livello di sperimentazione di massa...». Così l’assessore all’istruzione e cultura della Valle d’Aosta Chantal Certan con un post su facebook si scaglia contro il decreto del Governo sulle vaccinazioni obbligatorie. 
«Mai vista - rincara l’esponente del movimento autonomista Alpe - una cosa del genere in nessun paese europeo, anzi sì... vi è già stato un ventennio in Europa in cui uno con due baffetti faceva sperimentazione su uomini, donne e bambini... pensavo appartenesse al passato».
Immediata la reazione del Partito democratico della Valle d’Aosta che chiede le dimissioni dell’assessore. 

Ponti crollati e ponti bombardati

«L'immagine è davvero apocalittica, sembra che una bomba sia caduta sopra questa importantissima arteria»: così un giornalista ha descritto il ponte Morandi appena crollato a Genova, stroncando la vita di decine di persone.
Parole che richiamano alla mente altre immagini, quelle dei circa 40 ponti serbi distrutti dai bombardamenti Nato del 1999, tra cui il ponte sulla Morava meridionale dove due missili colpirono un treno facendo strage dei passeggeri.

Per 78 giorni, decollando soprattutto dalle basi italiane fornite dal governo D'Alema, 1100 aerei effettuarono 38 mila sortite, sganciando 23 mila bombe e missili. Furono sistematicamente smantellate le strutture e infrastrutture della Serbia, provocando migliaia di vittime tra i civili.

17 settembre 2018

Palestina/Israele: Dalla pace all’Armagheddon

Quando mi sono recato per la prima volta in Israele-Palestina nel 1994, durante gli inebrianti primi giorni del processo di pace di Oslo, mi aspettavo di vedere altri dei gioiosi festeggiamenti che avevo visto in televisione in patria. L’emozionante accoglienza al presidente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), Yasser Arafat, di ritorno in Palestina. Le grandi dimostrazioni a favore della pace nelle strade di Tel Aviv. Il momento spontaneo nel quale palestinesi hanno infilato garofani nelle canne dei fucili dei soldati israeliani in partenza. E anche se l’iniziale euforia aveva cominciato a tramontare, c’era chiaramente ancora speranza.

Era l’età del dialogo. Molti palestinesi assistevano a testimonianze del trauma israeliano radicato nell’Olocausto. Gruppi di israeliani cominciavano a comprendere la Nakba, o Catastrofe, quando 750.000 palestinesi abbandonarono le loro case, o ne furono cacciati, durante la creazione di Israele nel 1948. Dopo la Dichiarazione di Principi di Oslo, firmata il 13 settembre 1993 – un quarto di secolo fa oggi – i sondaggi mostravano che grandi maggioranze di israeliani e di palestinesi appoggiavano l’accordo. Israele, esausto dopo sei anni di intifada palestinese, voleva che Oslo portasse a una pace duratura. I palestinesi credevano che il risultato sarebbe stato la creazione di una loro nazione libera, fianco a fianco a Israele.

12 settembre 2018

Chi lavora nei festivi? Un esercito di precari senza diritti e paga

Chiusure Domenicali. Alle commesse degli outlet non riconosciuti contratto e indennità. Le cassiere dei supermercati in gran parte sono socie di finte coop
Nello strano elastico degli annunci la questione della regolazione delle aperture festive degli esercizi commerciali produce sempre polemiche. Polemiche che – al solito – coprono merito e sostanza dei tanti progetti di legge depositati in parlamento e degli impegni dei ministri. Polemiche che considerano l’aspetto «economico» sempre prima dei diritti dei lavoratori e delle conseguenze sociali delle aperture senza freni.
PARTIAMO ALLORA DAI DATI di fatto incontrovertibili e dal confronto con il resto d’Europa. Il decreto Monti del 24 gennaio 2012 liberalizzava in toto le aperture degli esercizi commerciali e aveva lo scopo di rivitalizzare i consumi. Obiettivo mai realizzato tanto che nel 2017 i consumi delle famiglie sono calati di 5 miliardi di euro.

"Happiness", la felicità che ci vende il Capitalismo


La corsa al successo è una ricerca senza fine, autolesionistica o inutile. Evoca l’immagine di topi da laboratorio che corrono attraverso un labirinto per ottenere il “formaggio”, come la società che gareggia per andare avanti finanziariamente. Il termine è comunemente associato a uno stile di vita estenuante e ripetitivo, che non lascia tempo per il relax o il divertimento. (Fonte)

11 settembre 2018

11 Settembre 1973

L'obiettivo dell'America è costruire una struttura di pace, una pace in cui tutte le nazioni del mondo troveranno il loro interesse e quindi in cui tutte le nazioni si impegneranno. Stiamo cercando un mondo stabile, non fine a se stesso, ma un ponte verso il compimento delle più nobili aspirazioni dell'uomo: la vita pacifica e l'armonia.

Queste parole non sono state pronunciate dal vincitore del premio Nobel Obama, ma dall'ambasciatore statunitense in Norvegia, che è stato responsabile della raccolta di metà delle 510.000 corone svedesi del Premio Nobel per la Pace del 1973, mentre l'altra metà aveva rifiutato dal co-destinatario del premio, il vietnamita Lê Ðức Thọ. Colui che avrebbe intascato le rimanenti 255.000 corone fu Henry Kissinger dopo una guerra che uccise circa 3 milioni di vietnamiti e alcune altre vittime collaterali cambogiane e laotiane. 45 anni fa ...

11 settembre: Ultimo discorso di Salvador Allende


Questo ultimo discorso del Presidente Allende dal Palazzo della Moneda fu trasmesso da Radio Magallanes alle 9:10 del mattino dell'11 Settembre 1973. Poco dopo, l'emittente fu distrutta dai golpisti.

9 settembre 2018

Amazon, assassina dell’occupazione: ieri, oggi e domani (con l’AI)

In evidenza nei media la settimana scorsa c’è stata la notizia che Amazon e il suo amministratore delegato, Jeff Bezos, hanno raggiunto livello record di valutazione di mercato e di ricchezza. Amazon vale oggi più di un trilione di dollari e la ricchezza personale di Bezos è di 165 miliardi di dollari. Questo è ovviamente dovuto in larga misura all’apprezzamento del valore delle azioni della società, con gli investitori negli USA e nel mondo che si ammucchiano a comprare azioni di Amazon e in tal modo spingono al rialzo il loro prezzo, la valutazione della società e, a sua volta, la quota di essa di Bezos in termini di suo patrimonio netto.

Il motivo per il quale c’è una simile impennata di investimenti in Amazon – e in altre azioni di società tecnologiche come Google, Apple, e altre – è già una storia in sé, ma è tralasciata qui per un’altra analisi. In breve, ha a che fare con l’accelerazione degli utili di capitale per la classe investitrice dalla distribuzione annua di un trilione di dollari dai riacquisti di azioni e dal pagamento di dividendi degli Stati Uniti SpA. Un trilione di dollari l’anno, ogni anno (dal 2011 al 2017) negli ultimi sei anni di riacquisti e dividendi da parte delle sole imprese delle 500 di S&P. Quest’anno, 2018, i riacquisti e la distribuzione di dividendi registreranno un record di più di 1,3 trilioni di dollari in tale distribuzione a investitori/azionisti, pompati dai tagli fiscali di Trump di più di 300 miliardi di dollari nel 2018 che stanno raddoppiando i profitti delle società di S&P 500.

Spread: Come uscire dalla trappola

Il tema non è nuovo. E' lì da sette anni, da quando servì ad intronizzare Monti, portando l'Italia sulla china di un declino di cui ancora non si vede la fine. No, il tema non è nuovo, ma è di nuovo attualissimo. Il signor spread torna a presentarsi non solo come il supremo regolatore delle scelte economiche, ma come l'autentico dittatore dell'eterno "stato d'eccezione" in cui l'Italia si è cacciata entrando nell'euro.
Torneremo a breve sulle alterne vicende che ci stanno portando al decisivo snodo della Legge di Bilancio. Vicende che vedono un triplo e complicato confronto: tra il governo e l'Unione Europea sui numeri del bilancio 2019; tra M5s e Lega sulle priorità dei provvedimenti da adottare; tra questi due partiti e la Quinta Colonna dei poteri sistemici all'interno dell'esecutivo (Tria, Moavero, ecc.) sul grado di compatibilità (politica, oltreché economica) dell'intera manovra. Di certo a nessuno sfuggirà come, in questa triplice partita, la vera arma delle forze euriste sia fondamentalmente lo spread.

8 settembre 2018

La vera storia della loggia massonica P2 - (Documentario)


Presentazione dei principali personaggi. Intervista al Presidente della Commissione sulla P2. Filmato sulla storia della Massoneria. Tre carriere parallele: Sindona - Gelli - Marcinkus (foto, documenti, filmati e interviste a membri della Commissione sulla P2). Finanza e Servizi Segreti nella P2.

7 settembre 2018

Ponte Morandi, da Teramo nuovo esposto:
«Il video è stato manomesso»

Lo annuncia  il “Dipartimento Europeo Sicurezza Informazioni” (D.E.S.I.)

Anomalie ben visibili nel video mostrato del Ponte Morandi. Le illustra Luciano Consorti in qualità di Presidente e Direttore Editoriale della testata giornalistica “Dipartimento Europeo Sicurezza Informazioni (D.E.S.I.)” che condensa le sue considerazioni anche in un esposto alla procura di Teramo depositato oggi 6 settembre.

6 settembre 2018

Tijuana, il mondo perduto nascosto dal muro

Di Alessandro Di Battista
“Il primo ad avermi deportato è stato Obama. Poi anche Trump due mesi fa. Ora aspetto il momento giusto per saltare un’altra volta. Dall’altra parte ho il mio lavoro e la mia famiglia, non mi importa nulla del muro”.
È quel che mi ha detto un uomo in un hotel per migranti a Mexicali, la capitale dello Stato messicano della Bassa California. A Mexicali siamo arrivati con un micro-bus da Tijuana. La strada è abbastanza buona anche se c’è una parte che viene considerata la più pericolosa del Messico. È il tratto che attraversa la Sierra de Juarez, 20 km di tornanti costeggiati da enormi massi.

A Mexicali la temperatura è insopportabile. Fino agli anni 80, a poche miglia dal centro, iniziava la Laguna Salada, un enorme bacino di acqua salmastra alimentato da qualche rivo perduto del fiume Colorado o dalle alte maree provenienti dal Golfo di California. Oggi la laguna è completamente secca. I messicani accusano i nordamericani di utilizzare tutta l’acqua del Colorado per irrigare i campi di barbabietole dell’Imperial Valley, la valle che inizia al di là del muro, e per dare corrente alle insegne e alle slot-machine di Las Vegas.

Ciò che sta dietro il piano di USA e Israele per ‘salvare’ Gaza

Israele vuole cambiare interamente le regole del gioco. Con il sostegno incondizionato dell’amministrazione Trump, Tel Aviv vede un’occasione d’oro per ridefinire quella che da decenni costituisce la base legale e politica del cosiddetto “conflitto israelo-palestinese”.

Anche se la politica estera del presidente statunitense Donald Trump è stata sinora stravagante e imprevedibile, la “visione” della sua amministrazione riguardo a Israele e alla Palestina è sistematica e incrollabile. Tale coerenza pare fa parte di una visione più ampia, intesa a liberare il “conflitto” dai confini della legge internazionale e persino dal vecchio “processo di pace” patrocinato dagli Stati Uniti. 
In effetti la nuova strategia ha sin qui preso di mira lo status di Gerusalemme Est come città palestinese occupata e il Diritto al Ritorno dei profughi palestinesi. Mira a creare una nuova realtà nella quale Israele consegua i suoi obiettivi strategici mentre i diritti dei palestinesi siano limitati a meri problemi umanitari.

2 settembre 2018

Nazionalismo economico: cosa significa

In preda al collasso economico del 2007-2008, avevo previsto che l'economia globale sarebbe stata irrevocabilmente e qualitativamente rovinata dagli eventi in corso. Ravvisavo un cambiamento nella struttura delle relazioni internazionali, un allontanamento dal cosiddetto interludio della "globalizzazione". Scrivevo nel novembre del 2008:
La crisi economica ha invertito il processo post-sovietico di integrazione internazionale, la cosiddetta "globalizzazione". Come durante la Grande Depressione, la crisi economica colpisce le diverse economie in modi diversi. Nonostante gli sforzi per integrare le economie mondiali, la divisione internazionale del lavoro e i diversi livelli di sviluppo precludono una soluzione unificata al disagio economico. I deboli sforzi nell'azione congiunta, nelle conferenze, nei vertici, ecc, non possono avere successo semplicemente perché ogni nazione ha interessi e problemi diversi, una condizione che diventerà più acuta man mano che la crisi si intensificherà.

1 settembre 2018

Crollo del Ponte Morandi: disastro inevitabile o tragedia del capitalismo?

L’articolo che pubblichiamo sulla tragedia di Genova presenta una documentazione essenziale e il quadro complessivo di scelte strutturali economiche e politiche che sono alla base di una catastrofe annunciata.
Pone in modo sempre più urgente il tema ineludibile della battaglia contro le privatizzazioni, della necessità del ritorno nelle mani integralmente pubbliche (no SPA e simili), e sotto il controllo dei lavoratori e degli utenti, di settori economici e di strutture fondamentali che non possono in alcun modo essere lasciati alla logica del profitto e dell’interesse privato (Oggi persino La Repubblica è spinta a scrivere che “la tragedia di Genova è un frutto avvelenato delle privatizzazioni”). Pone il tema di un vasto piano pubblico dei trasporti che integri in modo coerente e funzionale ai bisogni del paese, cioè dell’intera popolazione, la parte su gomma e quella su ferrovia; conferma il nostro no alla logica di grandi opere che servono l’interesse di pochi e le speculazioni e la necessità di un vasto progetto e piano di manutenzione delle reti esistenti e di messa in sicurezza di un territorio la cui fragilità è stata messa più volte in evidenza dagli avvenimenti disastrosi che si sono prodotti. In altri termini pone il problema dell’alternativa tra la logica privata del capitalismo e la logica dell’interesse pubblico e del benessere e della sicurezza ambientale di tutte le cittadine e dei cittadini; richiede una svolta profonda che non verrà né dai governanti attuali, né da quelli che li hanno preceduti, entrambi profondamente legati al sistema esistente, ma solo da una nuova mobilitazione di massa sociale delle classi lavoratrici e popolari.

Norman Finkelstein: "Israele non ha il diritto di difendersi da Gaza"

Secondo la legge internazionale, qualsiasi tipo di uso della forza a Gaza è proibito a Israele in qualsiasi circostanza.
Dal 30 marzo 2018, quando sono iniziate le manifestazioni in gran parte nonviolente a Gaza, la comunità internazionale ha condannato con forza gli attacchi armati israeliani. 
Una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite "ha deplorato ogni uso eccessivo, sproporzionato e indiscriminato della forza da parte delle forze israeliane contro i civili palestinesi", mentre il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha denunciato "l'uso sproporzionato e indiscriminato della forza". Dopo che i cecchini israeliani hanno ucciso Razan al-Najjar, un paramedico palestinese disarmato di 21 anni; il coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente ha avvertito Israele che "doveva calibrare il suo uso della forza".