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22 dicembre 2017

Neutralità della rete: quale il futuro?

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La Commissione Federale sulla Comunicazioni (FCC) [statunitense] ha votato per revocare la neutralità della rete, nonostante un prevalente sostegno del pubblico alla disciplina che prescrive che i fornitori di servizi internet come Verizon e Comcast distribuiscano l’accesso alla rete equamente e in modo uguale a tutti, indipendentemente da quanto pagano o da dove si trovino. Nonostante richieste dell’ultimo minuto di rimandare il voto del 14 dicembre da parte di alcuni membri repubblicani del Congresso la votazione ha avuto luogo come previsto grazie al sostegno di una lista molto più lunga di Repubblicani a favore della revoca e che avevano sollecitato che la votazione si tenesse senza ritardi. Come era previsto largamente da mesi il voto è stato diviso su tre contro due secondo le linee di partito, con il presidente della FCC Ajit Pai e gli altri membri Repubblicani Michael O’Rielly e Brendan Carr che hanno votato per la revoca e i membri della commissione Democratici Mignon Clyburn e Jessica Rosenworcel che hanno votato per proteggere la disciplina.
Il voto di revoca è arrivato nonostante uno schiacciante supporto trasversale a favore della neutralità da parte del pubblico, poiché la FCC era chiaramente decisa a procedere con la revoca. Durante la seduta le tensioni sono state forti e a un certo punto, nel mezzo delle osservazioni di Pai, la stanza è stata evacuata per circa dieci minuti a causa di un apparente problema di sicurezza.
Le implicazioni della revoca sono vaste e complicate. Se lasciata incontrastata modificherà quasi certamente in misura fondamentale il modo in cui le persone accedono a Internet e la usano. Ma potrebbe volerci molto prima che cominciamo a vedere i pieni effetti del voto della FCC e c’è persino un’ombra di possibilità che la revoca possa essere annullata dalla Corte d’Appello statunitense.
Ecco che cosa dovete sapere riguardo a cosa potrebbe succedere in seguito.
Dimostranti alla manifestazione del 2015 a difesa della neutralità della rete – Media Action Grassroots Network
1) Su che cosa ha esattamente votato la FCC?
La FCC ha votato sull’Ordinanza di Ripristino della Libertà di Internet che riguardava la revoca della protezione della neutralità della rete di cui al Titolo II.
Il Titolo II è una clausola ultradecennale di disciplina che classifica esplicitamente i fornitori di servizi Internet (ISP) come società di telecomunicazioni, intendendo che sono essenzialmente classificati come utenze e sono assoggettati alle stesse norme cui le altre società di telecomunicazioni – anch’esse classificate come utenze – debbono attenersi. Tale parametro disciplinare standard è ciò cui ci si riferisce quando si parla di neutralità della rete. Il Titolo II è stato applicato per la prima volta agli ISP nel 2015, dopo una dura lotta vinta dagli attivisti di Internet.
Porre gli ISP sotto il Titolo II era il solo modo legale – a parte l’improbabile introduzione e approvazione di leggi del Congresso istituenti complicate nuove regole disciplinari – mediante il quale tali società potevano essere disciplinate. Ora che la FCC ha revocato la classificazione del Titolo II per gli ISP, gli ISP saranno essenzialmente non regolamentati.
2) Perché è importante se gli ISP sono disciplinati o no?
Classificare gli ISP come società di utenze sotto il Titolo II significava che dovevano trattare Internet come ogni altra utenza – cioè proprio come il gas, l’acqua o i servizi telefonici – e che non potevano tagliare servizi a volontà o controllare quanto di essi ciascuna persona riceveva in base a quanto essa pagava per essi. L’idea era che Internet dovesse essere un servizio pubblico che tutti avevano il diritto, non il privilegio di usare, e che disciplinare gli ISP come utenze avrebbe impedito loro di dirottare o monopolizzare tale accesso.
Il migliore argomento a favore della cancellazione di questa protezione del Titolo II è forse che Internet non è un servizio pubblico; forse è solo un altro prodotto e in un sistema di libero mercato, la concorrenza riguardo a chi riesce a vendere tale prodotto assicurerebbe responsabilità e un trattamento equo tra i fornitori, se non altro a causa di egoismo economico.
Ma c’è un grosso problema riguardo a tale argomento e cioè che, per quanto riguarda Internet, in  realtà non esiste un mercato libero e aperto. Negli Stati Uniti la concorrenza tra ISP è stata ridotta anni fa grazie alla natura consolidata dell’infrastruttura della banda larga della rete, solitamente di proprietà delle imprese maggiori, escludendo concorrenti ISP locali.
E’ per questo che molti non hanno in realtà una grande scelta riguardo a quale società pagano per l’accesso a Internet; tale accesso è stato monopolizzato da un pugno di imprese potenti. In realtà quasi 50 milioni di famiglie hanno un solo ISP ad alta velocità nella loro area.
In altri termini queste particolari società di servizi, oggi liberalizzate, hanno campo libero per comportarsi come i monopoli industriali che sono. Mentre la neutralità della rete garantiva la preservazione di quella che è stata chiamata “Internet aperta”, la sua revoca aprirà la porta agli ISP per creare “una Internet per le élite”.
3) Che cosa succederà a Internet senza le protezioni della neutralità della rete in vigore?
La neutralità della rete imponeva che gli ISP mostrassero tutti i siti web alla stessa velocità a tutte le fonti di traffico Internet. Senza la neutralità della rete può succedere di tutto.
Ciò significa che gli ISP saranno liberi di controllare a che cosa accedete in rete, cioè saranno in grado di bloccare l’accesso a specifici siti e moduli software di interagiscono con la rete.
Potranno addebitarvi somme maggiori o minori per accedere a specifici “pacchetti” di determinati siti, in larga misura come fanno oggi i fornitori di televisione via cavo, ma invece di “cavo base” potreste essere costretti a pagare per accedere a un numero di siti superiore a quello “base”, come illustra questo popolare grafico a favore della neutralità della rete:
Gli ISP saranno anche in grado di controllare quando rapidamente vi sono servite le pagine web, quando rapidamente potete scaricare e caricare materiale e in quale contesto potete accedere a quali siti web a second di quanto pagate.
Saranno in grado di addebitarvi di più per accedere a siti che attualmente visitate gratis, mettere un limite a quanti dati vi è permesso utilizzare, reindirizzarvi da siti che state cercando di usare a siti che loro vogliono invece che voi usiate e bloccarvi dal poter accedere ad applicazioni, prodotti e informazioni offerte dai loro concorrenti o da altre società che non gradiscono.
Possono persino impedirvi di essere in grado di accedere a informazioni su certi argomenti, eventi giornalistici o temi che loro non vogliono voi conosciate.
Infine, saranno in grado di esercitare questo potere non solo su consumatori singoli, ma anche su imprese. Ciò potrebbe scaturire nella molto discussa “corsia preferenziale in rete”, nella quale un ISP costringe una società come Twitter o BitTorrent a pagare di più per un accesso più rapido di lettori o utenti come voi ai suoi siti web e servizi. Società più grandi e più potenti probabilmente non saranno danneggiate da questo cambiamento. Società e siti web più piccoli lo saranno in pratica decisamente.
Abbiamo già una buona idea di come questi scenari potrebbero evolversi, poiché nell’era precedente l’esistenza della neutralità della rete gli ISP hanno tentato di istituire tutte queste cose: mediante tariffe gonfiatereindirizzamenti forzatiblocco di contenutiblocco di software, blocco di sitiblocco di concorrenti e ancora ulteriori blocchi di concorrentiblocchi di applicazioni e ancora altri blocchi di applicazionilimitazioni dei dati e censura di argomenti controversi.
Se i promotori della neutralità della rete hanno fatto sembrare che semplicemente non ci sia fine al peggio cui ISP non disciplinati potrebbero sottoporci è perché hanno imparato dall’esperienza. Tanto per cominciare è questa storia di sfruttamento da parte degli ISP che è una delle principali ragioni per le quali i promotori della neutralità della rete hanno combattuto così duramente per essa. Sappiamo anche molti ISP, in particolare Comcast, hanno già messo gli occhi sulla citata “corsia preferenziale”, nota anche come “priorità a pagamento”. (Per trasparenza: Comcast è un investitore nella società madre di Vox, Vox Media, attraverso il suo ramo NBC-Universal).
A meno di credere che l’attuale FCC sia pronta a garantire che tali illeciti siano pienamente sanzionati e trattati dal governo, ripensateci. Il presidente della FCC Pai è un dichiarato sostenitore di lasciare che ISP si autodisciplinino e pare perfettamente lieto di ignorare la loro storia controverso e spesso predatrice. Non solo questo, ma la FCC sta esplicitamente impedendo che abbiano effetto leggi statali sulla protezione dei consumatori riguardo alla neutralità della rete. (Anche se la California e Washington hanno promesso dopo il voto di cercare di proteggerla comunque).
4) Chi sarà più colpito dalla revoca della neutralità della rete?
Donne, minoranze, comunità rurali e sviluppatori di Internet avvertiranno i maggiori effetti di questa revoca.
La tesi generale tra i sostenitori della neutralità della rete è che senza un’Internet aperta i membri della società che sono stati storicamente emarginati e messi a tacere saranno in pericolo di essere ulteriormente emarginati e messi a tacere, o emarginati e messi a tacere una volta di più, particolarmente le donne e le minoranze.
Abbiamo visto in passato che gli ISP possono censurare e censurano l’accesso ad argomenti controversi. Senza disciplina potrebbero sorgere situazione in cui persone e gruppi sottoprivilegiati e disemancipati hanno minore accesso per esprimersi o contattare altri in rete.
Uno degli scenari peggiori che ancora non abbiamo visto negli Stati Uniti ma che val la pena di prendere in considerazione nell’attuale acceso clima politico è che gli ISP potrebbero potenzialmente avere in ruolo nel limitare o emarginare certe comunità in tempi di urgenza; ad esempio un ISP potrebbe bloccare un hastag di mobilitazione come #BlackLivesMatter all’avvio di una protesta strutturata.
Potrebbe sembrare una profezia sinistra, ma esiste un precedente: nel 2011 il governo egiziano ha pesantemente censurato determinati siti web durante la Primavera Araba. E in Turchia, sotto il governo del presidente Erdogan, il paese è diventato tristemente famoso per censurare siti web e bloccare hashtag arrivando a un certo punto a vietare del tutto Twitter.
Aree rurali degli Stati Uniti – dove l’accesso a Internet è già scarso a causa dell’assenza di ISP operanti in esse – saranno ulteriormente sottoposte all’industrializzazione e monopolizzazione della loro infrastruttura Internet.
Più di dieci milioni di statunitensi sono già privi di accesso alla banda larga e come segnala Hill in un esame dell’impatto potenziale della revoca della neutralità della rete: “Una buona banda larga è l’ancora di salvezza di una piccola cittadina per uscire dall’isolamento geografico, il suo collegamento a software e servizi commerciali e il suo canale per esportare idee e prodotti locali”. Senza spinte regolamentari gli ISP industriali avranno scarsi incentivi a sviluppare infrastrutture in tali aree.
Un altro gruppo che subirà pesantemente l’impatto della revoca della neutralità della rete – un gruppo spesso trascurato ma estremamente cruciale – sono gli innovatori e gli sviluppatori e le persone che creano materiale per Internet. Time Berners-Lee, creatore di Internet come la conosciamo, ha recentemente sintetizzato il potenziale effetto della revoca su questi sviluppatori:
Se la neutralità della rete statunitense sarà revocata gli sviluppatori futuri dovranno prima negoziare con ciascun ISP per inserire il loro nuovo prodotto in un pacchetto Internet. Ciò significa non più spazio per l’innovazione senza permesso. Gli ISP avranno il potere di decidere a quali siti si può accedere e a quale velocità si potrà caricare. In altri termini saranno in grado di decidere quali aziende hanno successo in rete, quali voci sono sentite … e quali messe a tacere.
Di nuovo, tutto questo suona parecchio sinistro, ma è perché lo è. Le persone con la maggior competenza e la maggior parte degli investimenti nel creare un’Internet progressista, e la più forte capacità di promuovere un’Internet aperta, potrebbero essere impediti di compiere il loro lavoro migliore dalla mancata capacità di pagare per l’accesso a spazi controllati da un ISP.
E’ importante notare, anche, che poiché la natura della revoca è senza precedenti, non siamo in grado di prevedere necessariamente ogni gruppo e demografia che potrebbero avvertirne potenzialmente l’impatto.
5) Perché la FCC ha votato la revoca della neutralità della rete quando quest’ultima godeva di un così prevalente sostegno trasversale e quando gli effetti della revoca appaiono così sinistri?
Praticamente tutti sostengono la neutralità della rete; è un dei pochi temi trasversali sui quali concordano la maggioranza del Congresso e quella dei cittadini statunitensi. L’evidente eccezione sono i mega ISP che sono frenati dalla norma.
Negli ultimi nove anni Verizon, Comcast e AT&T hanno collettivamente speso più di mezzo miliardo di dollari per esercitare pressioni sulla FCC perché cancellasse il controllo regolamentare e specialmente per bloccare o revocare la neutralità della rete. Hanno trovato in amico fedele in Pai, che è stato nominato alla FCC nel 2012 dall’allora presidente Barack Obama e fatto presidente dal presidente Donald Trump poco dopo che Trump ha assunto la sua carica a gennaio. Pai ha lavorato in precedenza per Verizon e ha votato nel 2015 contro la norma sulla neutralità della rete come membro di minoranza della FCC, definendola una “massiccia intrusione nell’economia di Internet”.
Dunque Pai ha fondamentalmente sempre appoggiato la revoca della neutralità della rete,nonostante il prevalente sostegno pubblico a essa. Egli ritiene che la norma del 2015 sia stata superficiale e non necessaria e ha anche sostenuto, contro prove di fatto, che gli investimenti in Internet si contraggono quando è in vigore la neutralità della rete. Con il pieno appoggio di Trump egli ha fatto dello smontarla una priorità.
In realtà, anche se a Pai è legalmente prescritto di considerare seriamente la voce del pubblico nel prendere decisioni, ha chiarito che non ha mai davvero inteso considerare la maggior parte dei milioni di commenti sottoposti a sostegno della neutralità della rete attraverso il sito web della FCC da quando è iniziata la procedura di revoca a maggio. Ciò perché la grande maggioranza di tali commenti era costituita da duplicati in arrivo da siti automatici di sostegno di terze parti. Anche se molti di essi erano probabilmente sottoposti da spambot che usavano identità e email false o rubate per registrare commenti, molti di più erano probabilmente sottoposti da persone che usavano il metodo collaudato di indirizzare un modulo al governo per esprimere la loro opinione. Pai ha respinto senza pensarci anche i moduli; una volta venuti alla luce i commenti duplicati la FCC ha dichiarato che avrebbe respinto tutti i commenti duplicati e anche le “opinioni” che pervenivano senza “introdurre fatti nuovi”.
Essenzialmente, anche se quasi il 99 per cento dei commenti unici ricevuti dalla FCC erano a favore della neutralità della rete e contro la revoca e anche se l’intero senso di un processo democratico consiste nel consentire alle persone di esprimere le loro opinioni, la FCC ha scelto di scartare praticamente ogni opinione espressa perché vi erano coinvolte spambot e opinioni auto-duplicate. Il commissario della FCC Rosenworcel, uno dei due Democratici di minoranza della commissione, ha riconosciuto ciò nel corso del voto del 14 dicembre per la revoca, segnalando “la sprezzante altezzosità dimostrata da questa agenzia nei confronti del pubblico”.
Come ha detto Dell Cameron di Gizmodo: “Per essere chiari, quando la FCC afferma di star “ripristinando la libertà di Internet”, non sta parlando della vostra libertà o della libertà dei consumatori”.
6) Che cosa succede ora, immediatamente dopo il voto?
Un turbine di cause legali da parte di società tecnologiche, attivisti di Internet e gruppi di esperti probabilmente si scatenerà su Washington, cominciando con una denuncia cautelare di attivisti Internet che opporrà appello al voto della FCC per impedire che la revoca entri immediatamente in vigore.
A solo ore di distanza dal voto della FCC il procuratore generale dello stato di New York ha annunciato un appello multistato contro la decisione al quale hanno aderito molti altri stati. Il numero esatto degli stati partecipanti all’appello crescerà nelle prossime settimane; tecnicamente dopo che una causa è annunciata gli stati (così come i ritardatari in qualsiasi altra causa avviata) avranno sessanta giorni per aderire prima che il deposito si chiuda.
Queste cause chiederanno alla Corte d’Appello statunitense una revisione dell’ordinanza della FCC. Dopo un periodo di registrazione di 10 giorni, tutte le cause alla fine saranno alla fine affidate a una delle dodici corti d’appello circoscrizionali e l’esito finale dipenderà in larga misura da quale corte esaminerà gli appelli.
Se la revoca alla fine entrerà in vigore la FCC istituirà una norma molto esile sugli ISP al posto della neutralità della rete: una versione di una decisione del 2010 sulla trasparenza che prescrive agli ISP di informare i consumatori quando gli ISP rallentano deliberatamente la loro velocità in rete. La FCC trasferirà l’applicazione di questa clausola di trasparenza alla Commissione Federale sul Commercio (FTC) in un accordo pianificato a lungo e recentemente formalizzato che consentirà alle due commissioni di “collaborare per assumere iniziative mirate contro cattivi attori”.
7) Quando entrerà in vigore la revoca?
A questo punto non possiamo semplicemente saperlo. Stabilire una tempistica affidabile dipenderà da un’intera quantità di fattori, tra cui quale corte circoscrizionale esaminerà gli appelli, se ci sarà una mozione per trasferire gli appelli a un’altra corte, se ci saranno mozioni o contro-mozioni depositate sugli appelli, e così via. C’è anche la possibilità che i promotori della neutralità della rete chiedano una sospensione della decisione della FCC in modo che non possa avere effetto mentre sono esaminate le mozioni e gli appelli sono deliberati.
In aggiunta c’è un’alternativa alla procedura d’appello che è decisamente peregrina e tuttavia resta una possibilità; i Congresso potrebbe attivarsi per approvare una risoluzione congiunta che cancelli la revoca e stabilisca una nuova disciplina regolamentare. Tuttavia, considerato con quanta fermezza molti politici Repubblicani si sono schierati a favore della campagna di revoca di Pai, questo sembra altamente improbabile avvenga a meno che le elezioni di medio termine del 2018 determinino una grande sollevazione al Congresso che potrebbe richiedere anni per trovare un compromesso.
In breve, non sappiamo quanto ci vorrà per combattere la revoca nel sistema giudiziario, dunque non possiamo sapere quando – o se – essa entrerà in vigore. E’ probabile che persino se una corte cancellasse la decisione della FCC, tale corte cancelli sono parte di essa e non la cosa intera.
Quale possa essere la versione finale della revoca della neutralità della rete e quando possa entrare in vigore sono cose entrambe ignote a questo punto, con il futuro di un’Internet aperta che rimane in bilico.
Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: Vox
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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