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23 novembre 2017

Come l'Arabia Saudita compra gli "alleati" globali e regionali

L'Arabia Saudita ha costruito una potente rete di relazioni politiche, militari ed economiche regionali e locali che integrano un'appartenenza religioso-estremista condivisa. Di conseguenza, nonostante la reputazione di monarchia clericale dispotica e arretrata con una fortissima dipendenza dalle vendite di petrolio, l'Arabia Saudita è diventata una forza politica micidiale nel Medio Oriente e altrove. Per comprendere le dinamiche e le proiezioni del potere saudita, è importante identificare e analizzare come utilizza le sue armi militari, religiose ed economiche.

Arabia Saudita: senilità e protezione mercenaria
L'Arabia Saudita ha finanziato e fornito feroci eserciti mercenari in Siria, Iraq, Somalia, Yemen, Libia, Libano, Afghanistan, Pakistan, Filippine, Malesia e molti altri paesi asiatici e africani.
L'intollerante ramo wahhabita dell'Islam sunnita, quello saudita e i suoi mercenari agiscono per rovesciare e distruggere i regimi arabi e le società che vantano una leadership moderna, nazionalista e laica indipendente o praticano la tolleranza multietnica o multireligiosa. Hanno anche preso di mira le repubbliche con governi a maggioranza sciita contro la dominazione saudita-wahhabita in Medio Oriente.
L'obiettivo saudita è di ridurre a pezzi le società moderne, multietniche e imporre brutali schemi clientelari, che proteggano i vecchi monarchi arabi dal rovesciamento da parte delle forze popolari, nazionaliste e democratiche interne ed esterne al paese.

Come l'Arabia Saudita compra gli "alleati" globali e regionali

La monarchia saudita finanzia e sostiene regimi antidemocratici e impopolari per garantirsi alleati militari e fonti di mercenari: la ricchezza del petrolio saudita paga gli ufficiali e le truppe militari provenienti da Pakistan, Egitto, Yemen e Giordania per imporre le sue ambizioni egemoniche.
L'Arabia Saudita ha legami economici e militari di vecchia data con Stati Uniti, Regno Unito, Francia e altri paesi della NATO. Le basi e le armi militari statunitensi, così come le armi acquistate dagli inglesi e dai francesi, servono come moneta di scambio per le guardie pretoriane del ristretto dispotismo.

La ricchezza petrolifera saudita ha finanziato migliaia di scuole religiose e centri culturali per indottrinare i giovani alla forma più intollerante dell'islam wahhabita. Vengono assegnate borse di studio a giovani musulmani di talento disposti a diffondere la propaganda wahhabita e reclutare mercenari e attivisti politici per far avanzare i progetti di potenza globale del monarca saudita.

L'Arabia Saudita ha da tempo stabilito legami con Israele nonostante le differenze religiose di superficie, legami che poggiano sull'intenso razzismo tribale, la comune opposizione a un Iran indipendente e a stati arabi nazionalisti e laici, come il Libano, la Siria e l'Iraq, e a movimenti di liberazione popolare del Medio Oriente.

La monarchia saudita sopravvive largamente su un "potere a prestito", frutto dello scambio tra la ricchezza petrolifera verso militari e consulenti finanziari. La debolezza saudita di fondo è emersa chiaramente quando la monarchia ha scelto di attaccare e mettere sotto embargo economico i paesi militarmente più deboli e vulnerabili del Medio Oriente: lo Yemen e il Qatar.
Nonostante i miliardi di dollari spesi per scaricare migliaia di tonnellate di bombe sullo Yemen e armare migliaia di mercenari, i proxy sauditi, che guerreggiano per procura, hanno conquistato al massimo un terzo di quel devastato paese mentre hanno affamato meno di un quarto della sua popolazione. I "principi" sauditi hanno commesso i crimini di guerra più violenti nel corso della loro guerra contro lo Yemen: distruggendo la maggior parte delle infrastrutture vitali, uccidendo migliaia di persone, diffondendo il colera bombardando il sistema di trattamento delle acque e facendo morire di fame milioni di civili nel loro tentativo di forzarne la sottomissione. Tuttavia, l'Arabia Saudita ha subito numerosi attacchi transfrontalieri e anche un recente attacco missilistico yemenita contro il suo aeroporto principale.

Il Qatar ha suscitato l'ira saudita per la sua diplomazia petrolifera regionale indipendente, che contempla la ricerca di relazioni amichevoli con il suo esteso vicino, l'Iran. I furiosi sauditi hanno finanziato tre dittature regionali, Egitto, Giordania e Emirati Arabi Uniti, per unirsi al boicottaggio contro il piccolo Qatar. Queste azioni si sono ritorte sui sauditi, portando ad un aumento degli accordi commerciali del Qatar con l'Iran e l'Iraq, aggirando efficacemente le potenti sanzioni del re saudita. È evidente che la decrepita monarchia saudita non riesce a piegare efficacemente i suoi stessi vicini. Il progetto saudita di estendere il suo potere al di là dei paesi confinanti ha ugualmente fallito di migliorare l'immagine della monarchia come potenza globale. I mercenari dell'ISIS finanziati dai sauditi sono stati decisamente sconfitti, distrutti dalle forze iracheno-sciite e dall'alleanza tra governo siriano, Russia, Iran e Hezbollah in Siria. Di conseguenza i mercenari volontari si sono affrettati a riscuotere i loro stipendi e sono volati nei loro paesi d'origine a seminare guai.

I terroristi mercenari sostenuti dai sauditi in Afghanistan sono stati emarginati dai talebani, che godono ancora della residua generosità saudita ma perseguono la loro propria agenda nazionalista.

I sauditi firmano operazioni segrete con Israele, un caso di mutua manipolazione basato sulla comune ostilità verso Iran, Siria, Hezbollah, Hamas e Yemen. Ciò ha provocato uno strano matrimonio tra sauditi wahhabiti, sionisti di Wall Street e fanatici militaristi israeliani.

Il momento saudita di Donald Trump è stato coronato da un giro di valzer con Mohamed bin Salman ai primi di novembre 2017. Il principe ereditario dell'Arabia Saudita e vice primo ministro, Mohammed bin Salman (MBS), ha arrestato 30 ministri e generali, il miliardario "Warren Buffet arabo" e 11 altezzosi principi, sequestrando quasi un trilione di dollari. Questa è stata la più grande epurazione della storia saudita. In questo processo hanno incontrato morti premature alcuni altri principi usa e getta.

MBS ha mistificato questa presa del potere come parte di una campagna "anticorruzione" per ripulire la burocrazia statale e sostituire i funzionari con fedelissimi nominati direttamente da MBS. Il principe ereditario ha presentato il suo colpo di stato come una "trasformazione storica": purgare la vecchia guardia per realizzare la modernizzazione della monarchia. La maggior parte degli osservatori respinge la retorica del "buon governo" di MBS, considerandola niente di più che un sottile velo per consolidare una dittatura personale.

L'idea del principe ereditario di "modernizzazione" è stata accompagnata da provocazioni militari regionali, minacce e guerre intestine. Il progetto di MBS di "trasformazione" dell'Arabia Saudita potrebbe non attrarre il tipo di investimento straniero di cui ha bisogno. Il blocco di MBS al Qatar, dove staziona una base aerea strategica degli Stati Uniti e migliaia di truppe americane, ha provocato la disapprovazione del Pentagono. MBS ha ordinato al premier libanese Saad al Hariri, un burattino della monarchia saudita dalla doppia cittadinanza libanese-saudita, di volare a Riad e annunciare le sue dimissioni sulla tv saudita. Il premier libanese ha letto un copione che denunciava l'Iran e Hezbollah (membro dell'attuale coalizione del governo libanese) come implicati in un complotto per assassinarlo. In questo modo nessuno può fallire nel comprendere la connessione con MBS; Hariri si è nascosto in Arabia Saudita e rifiuta o non è in grado di tornare a casa [mentre traduciamo sappiamo che Hariri è volato a Parigi il 18 novembre e che il 22 torna a Beirut promettendo di spiegare tutto al Presidente Aoun, ndt].

Il piano di MBS di prendere il potere è stato prima approvato con gli Stati Uniti durante l'incontro di metà anno con il presidente Trump. L'imminente epurazione fu firmata con un accordo per un affare petrolifero da due miliardi di dollari tra Washington e Riyad.

Il dispotico, ma "visionario", principe ereditario ha offerto a Wall Street i "gioielli della corona" saudita, promettendo di privatizzare la compagnia petrolifera statale ARAMCO. Ha offerto accordi multimiliardari agli investitori statunitensi ed europei per costruire moderne megalopoli per qeuei cittadini sauditi che rimpiazzeranno i vecchi principi del petrolio corrotti, i burocrati, ecc.

Le manovre belliche regionali saudite e il golpe nazionale in corso provocano la paura di una maggiore instabilità regionale tra gli investitori. La retorica anti-iraniana di MBS e le feroci minacce di attaccare Teheran potrebbero avere eccitato l'immaginazione del primo ministro israeliano Netanyahu e del suo nuovo fido alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ma questo non ha impressionato i generali di gabinetto di Trump o i banchieri di Wall Street.

Il regime instabile di MBS, la sua attività bellica e la vendita di petrolio non arricchiscono le basi politiche ed economiche necessarie per un'economia diversificata moderna e sofisticata. La maggior parte degli osservatori conclude che ARAMCO è un affare una tantum con pochi spin-off in termini di posti di lavoro qualificati, imprese locali e diversificazione economica.

Al momento, MBS ha "conquistato" l'ex presidente dello Yemen, il deposto ed altamente impopolare Abdrabbuh Mansour Hadi. I suoi poteri di persuasione hanno compiuto il sortilegio sull'evasivo e auto-esiliato primo ministro libanese Saad Hariri e sul geograficamente disorientato presidente americano Trump. MBS assume i più alti dirigenti espatriati dagli Stati Uniti e dal Regno Unito per gestire la vendita di petrolio. Intende promuoversi come un "despota modernizzante", almeno fino a quando il prossimo intrigo lo disarcionerà dal potere. Nel frattempo stabilisce un nuovo "moderno" potentato in Medio Oriente, protetto da clan tribali, disprezzato dal suo popolo, ridicolizzato privatamente dai suoi adulatori d'oltremare e sapientemente "servito" da espatriati prestigiosi. Senza dubbio sarebbe assecondato da qualsiasi pagliaccio che occupa la Casa Bianca degli Stati Uniti.

Ma per ora, i sauditi possono ancora attrarre mercenari, picchiare e affamare milioni di yemeniti, vendere petrolio e continuare a finanziare attentati terroristici a Beirut, Baghdad, Parigi e... New York!


Conclusione

L'Arabia Saudita e Israele svolgono ruoli chiave nel tendere l'arco di reazione e terrore in Medio Oriente. Entrambi fomentano guerre, finanziano il terrorismo e diffondono la frammentazione etnico-religiosa che porta a milioni di rifugiati.

Il principe ereditario MBS dell'Arabia Saudita compete con Netanyahu di Israele nel fomentare il bellicismo più infamante e oltraggioso contro l'Iran e preparare il mondo per un conflitto globale.

MBS sta servendo attivamente gli israeliani fomentando divisioni confessionali in Libano per fornire a Israele una scusa per attaccare Hezbollah e milioni di civili libanesi. MBS sostiene che un singolo missile che dallo Yemen colpisse l'aeroporto di Riyadh sarebbe interpretato come una dichiarazione di guerra di Teheran... come se il blocco economico da parte dei sauditi e il bombardamento quotidiano delle città yemenite non giustificassero alcun contrattacco.

La febbre di guerra a Riyadh è una copertura per l'impotenza politica di MBS, uno stratagemma  per distrarre dagli intrighi di palazzo e tra clan.

MBS, con tutti i suoi cliché riguardo la modernizzazione e le attentissime relazioni pubbliche, fatti circolare dai media occidentali corrotti, è ancora l'aspirante capo di un esercito tribale, dipendente da una fragile alleanza con alleati inaffidabili: l'alto comando e le truppe egiziane disprezzano i tronfi sauditi; il governatore del Bahrain è sostenuto dalle forze mercenarie saudite; le masse saudite sono tenute sotto controllo dai signori della guerra tribali e dai loro torturatori; la forza lavoro e gli eserciti importati di servi stranieri vengono brutalizzati, violentati e imbrogliati. Il principe ereditario è seduto su una polveriera che minaccia di distruggere gli assetti politici in Medio Oriente e nei mercati finanziari e petroliferi mondiali. L'Arabia Saudita è un regime fragile. Gli attuali sovrani immaginano che il loro potere possano prosperare su fondamenta così marce e con una così disprezzata oligarchia.

Il primo missile che MBS dirigerà su Teheran segnerà la caduta del castello di sabbia. L'intero Medio Oriente e i mercati globali saranno travolti da una profonda crisi. I prezzi del petrolio saliranno, i mercati azionari crolleranno e Israele andrà in guerra contro Hezbollah. Donald Trump invierà le forze statunitensi per affrontare gli iraniani ben armati e altamente patriottici sul loro territorio. L'Iraq e la Siria affronteranno i burattini regionali statunitensi, i curdi. La Cina, la Russia e l'India aspetteranno di firmare enormi accordi petroliferi. L'industria statunitense del fracking festeggerà i prezzi del petrolio di nuovo ai massimi.

I principi sauditi fuggiranno in Europa, lasciando centinaia di migliaia di servitori allo sbando. Forse dovranno prepararsi da soli il caffè! Trump invierà un tweet a tutti gli americani: Marines ai pozzi petroliferi! Faremo di nuovo Grande l'America sulle spalle stanche dei nostri soldati! L'AIPAC [American Israel Public Affairs Committee, lobby sionista, ndt] otterrà un voto unanime nel Congresso americano sulla dichiarazione che i giacimenti petroliferi dell'Arabia Saudita sono realmente parte del Grande Israele. Con prezzi del petrolio alti agli storici, il Venezuela si riprenderà, pagherà i suoi debiti, finanzierà la sua agenda sociale, riaprirà le scuole e le cliniche e rieleggerà un presidente socialista. Un consorzio di investitori occidentali prenderà il sopravvento dopo che i sauditi avranno piegato le tende e saranno fuggiti nel centro di Londra, inondando i mercati petroliferi. Ma questo è uno scenario a lungo termine... o no?



Per concessione di Resistenze.org
Fonte: https://petras.lahaine.org/b2-img/PetrasSaudiArabia.pdf
Data dell'articolo originale: 23/11/2017
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=22100 

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