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17 febbraio 2017

Il patto d'acciaio Trump-Netanyahu

(AP/Reuters/Nir Elias/Brian Snyder/Majdi Mohammed/Salon)
Una nuova Nabka per la nazione palestinese: Legalizzati 4.000 insediamenti israeliani. Altri 2.000 in arrivo con l’annessione della Cisgiordania. Stefano Chiarini e l’omertoso silenzio dei mass media.
Quando incominciai a collaborare nel 1992 con Stefano Chiarini alla traduzione e alla pubblicazione per i tipi della sua Gamberetti Editrice di “Anno 501: la conquista continua” di Noam Chomsky e negli anni seguenti durante i viaggi in Medio Oriente i temi più ricorrenti del nostro conversare erano il silenzio omertoso dei mass media italiani ed internazionali, le menzogne, i travisamenti della verità sui 3500 morti di Sabra e Shatila e sulle altre sanguinose repressioni israeliane dell’eroica resistenza palestinese.
    Sono trascorsi quasi vent’anni dalla sua scomparsa e dobbiamo tutti chiederci cosa penserebbe oggi Stefano dell’abbietto furto di verità che continua più di prima ad imperversare sulla stampa e sulla televisione ogni qual volta emergono eventi sconcertanti, violazioni dei diritti umani e dei mandati delle Nazioni Unite, frenetici interventi di colonizzazione dei territori occupati e persino dissensi ai vertici dello stato israeliano.

    Ignorata, ad esempio, o menzionata in poche righe lo scorso maggio la clamorosa denunzia del Vice Capo di Stato Maggiore Generale Ya’Ir Golan secondo il quale Israele ha raggiunto ormai la stessa fase finale della Repubblica di Weimar aprendo le porte a qualcosa di molto simile al terzo Reich Nazista. E per venire ai nostri giorni cosa avete letto sulla stampa nostrana dello scellerato patto d’acciaio stipulato dal nuovo psicopatico e megalomaniaco Presidente degli Stati Uniti e il capo del governo israeliano Netanyahu che ha preannunziato la legalizzazione di 6.000 insediamenti e quindi l’annessione di gran parte della Cisgiordania? Avete letto una fandonia, che cioè Donald Trump ha condannato Netanyahu per l’intensificazione degli insediamenti. Non è vero: l’inquilino della Casa Bianca ha asserito che gli insediamenti non costituiscono impedimento alcuno al “processo di pace” promosso dagli Stati Uniti negli ultimi 50 anni (con i risultati a tutti noti) e si è limitato ad esprimere riserve sull’opportunità delle anticipazioni del capo del governo di Israele (N.d.R. in data 8/2/2017: dopo il decreto approvato dal Knesset la stampa è stata costretta a occuparsi del clamoroso evento, su cui il Donald ha mantenuto un silenzio tombale). 

In altri termini il neo-presidente americano ha pregato il suo grande amico di stare calmo per altri 10 giorni, fino a quando verrà accolto trionfalmente a Washington, la sede più adatta per celebrare nuovi accordi che daranno carta bianca al fautore di un’espansione illimitata del suo stato. In primo piano quasi certamente il trasferimento dell’ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme (l’ambasciatore americano lavora già in questa città). Verrà così liquidata una volta per tutte la soluzione dei due stati e Galilea, Giudea e Samaria continueranno a marciare verso la meta di una più grande Israele, schiacciando la resistenza e l’esistenza stessa della nazione palestinese. Se non basteranno i 38 miliardi di dollari in armamenti elargiti da Obama, altri miliardi verranno forniti dallo “strurm trumpen” statunitense che ha già provveduto a colpire con nuove sanzioni il nemico di Israele, l’Iran, preparando il terreno alle incursioni aeree sulle centrali nucleari del paese e ovviamente alla cancellazione del trattato firmato da washington e da quattro paesi europei con Teheran per lo sviluppo pacifico dell’energia atomica.

Si dischiude per un popolo martire una nuova NABKA, una catastrofe più tragica di quella del 1948.
Come reagirebbe oggi Stefano Chiarini a questa apocalittica prospettiva? Con l’invito alla mobilitazione ed alla protesta di tutti gli italiani che amano la pace, che chiedono giustizia per il popolo della Palestina e rispetto per i suoi diritti alla sovranità e all’indipendenza.

Lucio Manisco

www.luciomanisco.eu
(Intervento al convegno di Modena sull’ottavo premio Stefano Chiarini assegnato a Piergiorgio Odifreddi)

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