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28 febbraio 2017

La strana morte di Dan Olmsted

Dan Olmsted
E' morto qualche giorno fa Dan Olmsted, un giornalista e ricercatore che da molti anni combatte in prima linea per la sicurezza sui vaccini. Olmsted era il direttore del sito americano Age of Autism, uno dei siti più conosciuti ed accreditati nella denuncia contro i rischi da vaccino. Olmsted può essere considerato l' "erede spirituale" di Andrew Wakefield. Ha dato la notizia della sua morte il suo sito stesso, senza citare per ora le cause del decesso.

Non possiamo quindi nemmeno iniziare a speculare se la sua morte sia stata naturale o meno. C'è però un fatto strano da rimarcare. Proprio in questi giorni Age of Autism stava dando una notevole visibilità ad un fatto particolarmente interessante: la soppressione di una nuova ricerca scientifica che stabiliva una chiara correlazione fra vaccini e autismo.

Questa ricerca, intitolata "Vaccination and Health Outcomes: A Survey of 6- to 12-year-old Vaccinated and Unvaccinated Children based on Mothers’ Reportsera stata presentata alla rivista scientifica Frontiers Journal il 17 settembre 2016.

Terzo anniversario del golpe nazista di Soros e Obama in Ucraina. Gli Stati Uniti saranno il prossimo bersaglio?

Il settimanale americano Executive Intelligence Review pubblica oggi un’anteprima di un dossier dal titolo “Le rivoluzioni colorate di Obama e Soros – Nazisti in Ucraina nel 2014 – Negli Stati Uniti nel 2017?” che verrà pubblicato nell’edizione di questa settimana (Vol. 44, No. 8, Feb. 24, 2017).
Il documento di diciassette pagine viene pubblicato nel terzo anniversario del golpe in Ucraina, avvenuto il 22 febbraio 2014, con lo scopo di dire la verità sulle rivolte di piazza Maidan (foto) dal novembre 2013 al febbraio 2014: si trattò di un programma di rovesciamento premeditato, in cui erano coinvolti i neonazisti ucraini che successivamente trovarono incarichi nel governo di Kiev; tale golpe godette del sostegno attivo dei servizi d’intelligence anglo-americani e dell’Amministrazione di Barack Obama.
Questo anniversario del golpe pro-nazista in Ucraina cade nel momento in cui le stesse reti finanziate da George Soros, controllate da Obama e dalle strutture dell’Impero Britannico prendono di mira il nuovo Presidente americano Trump, il quale, al pari del deposto Presidente ucraino Janukovyč legittimamente eletto, ha espresso l’intenzione di migliorare i rapporti con la Russia.

NO al bavaglio dell'informazione on-line ! NO al DDL Gambaro !

Il DDL “Gambaro”, presentato in Senato il 7 febbraio 2017 e firmato trasversalmente da senatori di quasi tutte le forze politiche, rischia di minare seriamente il principio libertario alla base di Internet nel nostro Paese, trascinandoci ancora più a fondo nelle classifiche sulla libertà di espressione.

Le “Disposizioni per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica“ rappresentano la volontà di parte del Senato di “cercare di impedire abusi, garantire il pluralismo e, soprattutto, tutelare i cittadini a cui i media si indirizzano“, pena multe salatissime fino a 10.000€.
Al che, pensandoci bene, la domanda madre è sempre la stessa: chi stabilisce il grado di tollerabilità della manipolazione di una notizia o di una fonte di informazione? 

27 febbraio 2017

La legge contro le fake news: un misto di ignoranza e voglia di censura

Bisogna ringraziare la senatrice Adele Gambaro (di ALA-SCCLP) e i 27 co-firmatari del disegno di legge, presentato in conferenza stampa al Senato il 15 febbraio (non ancora assegnato a nessuna commissione), per combattere le “fake news” – meglio, “prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica”. Il testo, pur se in bozza (o forse proprio per quello), è infatti il miglior dizionario attualmente disponibile per comprendere come un certo establishment politico (e giornalistico) concepisca Internet e la sua regolamentazione: come lo fraintenda, demonizzi, e cerchi di irregimentare così che diventi un innocuo strumento di trasmissione del consenso, invece che un libero canale di espressione del dissenso. Una vera e propria summa ideologica, dunque, che va ben oltre la sola questione delle bufale online che tanta (immeritata) attenzione ha suscitato da quando il mondo liberal statunitense ha diffuso la “fake news” per cui sarebbe stata la disinformazione online a far vincere Donald Trump. Nella proposta di legge, sostenuta da rappresentanti di quasi tutto l’arco parlamentare, si sommano infatti questioni arcinote a chi si occupa di libertà di espressione su Internet nel nostro Paese: la volontà di introdurre un severissimo obbligo di rettifica per i blog, come almeno dal 2009 a questa parte; una parodia del diritto all’oblio, confuso – al solito – con la disciplina della diffamazione; il contrasto esplicito dell’anonimato, altro cavallo di battaglia dei giustizieri della “ggente” online, Gabriella Carlucci ieri ed Enrico Mentana oggi; e, naturalmente, la legge invocata a gran voce, da Giovanni Pitruzzella al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, passando per l'indefessa Laura Boldrini, presidente della Camera, a difesa dei cittadini contro la propaganda, le bugie e l’odio in rete.

22 febbraio 2017

Centro Mondiale Commerciale, la pista italiana dell'omicidio Kennedy

Dai documenti il ruolo di una strana società aperta a Roma che aveva nel board Clay Shaw, implicato nell'inchiesa del giudice Garrison sull'omicidio di Dallas.
Grazie ad un importante ritrovamento di documenti, parte oggi un’inchiesta in più puntate che permette di guardare tra gli aspetti più occulti della Storia italiana ed internazionale.
In un breve filmato del 1959, è raccontata la cronaca della concessione alla S.p.A. Centro  Mondiale Commerciale, ad un anno dalla sua costituzione, della sua sede all’Eur, in una notevolissima cerimonia cui intervengono i maggiori notabili democristiani dell’epoca.

Trattasi dell’identico Centro Mondiale Commerciale per il quale lavorava Clay Shaw, un imprenditore statunitense che, nel 1967, grazie ai riscontri raccolti, diventa l’indiziato principe della più fondata inchiesta giudiziaria svolta sulla morte di John Fitzgerald Kennedy: quella compiuta da Jim Garrison, l’allora Procuratore distrettuale di New Orleans. Garrison, infatti, non persuaso dalla versione governativa, fornita dalla Commissione Warren, additante come colpevole un folle solitario, aveva, come consentitogli dalla legge, riaperto il caso.

L’impensabile è appena accaduto in Spagna

Sei banchieri centrali e un regolatore finanziario trascinati in tribunale
Intoccabile. Inviolabile. Immunità. Impunità. Questo è il genere di parole ed espressioni che sono spesso associate ai banchieri centrali di alto livello, i quali sono, per legge, in grado di operare praticamente al di sopra della legge delle giurisdizioni in cui operano.
Raramente sono a loro associate parole o espressioni come “imputato”, “accusato” o “sotto inchiesta”. Ma in Spagna, questa settimana, un tribunale ha prepotentemente rotto la tradizione.
All’interno della pluriennale indagine sul condannato IPO della banca-mostro spagnola Bankia – nata dai cadaveri purulenti di sette casse di risparmio già defunte – la corte nazionale di Spagna ha chiamato a testimoniare sei attuali ed ex amministratori della Banca di Spagna, compreso il suo ex governatore, Miguel Ángel Fernández Ordóñez, e il suo ex vice governatore (e attuale capo dell’Istituto per la stabilità finanziaria della Banca dei regolamenti internazionali), Fernando Restoy. È convocato per un interrogatorio anche Julio Segura, l’ex presidente della commissione regolatrice dei mercati finanziari della Spagna, la CNMV (l’equivalente spagnolo della SEC negli Stati Uniti).
I sei banchieri centrali ed il commissario finanziario sono accusati di aver autorizzato il lancio pubblico di Bankia nel 2011, nonostante i ripetuti avvertimenti della squadra di ispettori della Banca di Spagna sul fatto che il gruppo bancario non potesse “sopravvivere”.

Ci siamo costruiti una “gabbia monetaria”

La guerra monetaria e finanziaria che stiamo inconsapevolmente combattendo, è impossibile da vincere se non ci liberiamo della “gabbia monetaria” che ci siamo costruiti e che riduce la nostra libertà di azione.
Il forte e chiaro NO al referendario costituzionale del 4 dicembre, ha per il momento scongiurato il rischio di peggiorare la nostra situazione, con nuove progressiva cessione di sovranità da parte dello Stato italiano a vantaggio di entità sovranazionali.

Lo scopo della riforma costituzionale voluta dal Governo Renzi era infatti, per loro stessa ammissione, un passaggio necessario per adeguare l’impianto costituzionale alla nuova “governance economica europea”. In pratica, rendere la Costituzione sempre più permeabile alle norme e disposizioni comunitarie, cedendo ovviamente sempre maggiori quote di sovranità nazionale.
In pratica avrebbe rinforzato la sbarre della gabbia.
Fallito dunque il tentativo di operare un cambiamento normativo dall’interno, attraverso la riforma costituzionale, è cominciato un vero e proprio attacco all’Italia,

L’equilibrismo è finito: quello che Elor Azaria ci ha insegnato su Israele

Per alcuni la condanna per “omicidio preterintenzionale” – dopo l’assassinio da parte del medico dell’esercito israeliano Elor Azaria del palestinese già inerme Fattah al-Sharif – sta finalmente concludendo un dibattito protratto a proposito della posizione israeliana sui diritti umani.

Quasi il 70 per cento del pubblico israeliano appoggia appelli a graziare il soldato condannato, che è largamente percepito tra gli israeliani come il “figlio di tutti noi”.
Anche leader israeliani si stanno schierando per offrire il loro sostegno ad Azaria e alla sua famiglia. Tali politici solidali includono il primo ministro Benjamin Netanyahu e i ministri Naftali Bennett e Miri Regev, tra gli altri. Concordano anche leader di spicco dell’opposizione.
Guru filo-israeliani, che non perdono mai un’occasione per evidenziare il presunto ascendente morale di Israele si sono riversati sui media sociali descrivendo come la condanna dimostri ulteriormente che Israele è tuttora un paese di legge e ordine.
Sembrano trascurare convenientemente fatti palpabili.

21 febbraio 2017

I muri sopra, le crepe in basso (e a sinistra)

Ejército zapatista de liberación nacional EZLN 

La tormenta sul nostro cammino. 
Per noi, popoli originari zapatisti, la tormenta, la guerra, c’è da secoli. Arrivò nelle nostre terre con la menzogna della civilizzazione e della religione dominanti. Allora, la spada e la croce dissanguarono la nostra gente.
Col passare del tempo, la spada si è modernizzata, e la croce è stata detronizzata dalla religione del capitale, ma si è continuato a chiedere il nostro sangue come offerta al nuovo dio: il denaro.
Abbiamo resistito, abbiamo sempre resistito. Le nostre ribellioni sono state soppiantate dalla disputa di uni contro altri per il Potere. Alcuni ed altri, sempre da sopra, ci hanno chiesto di lottare e morire per servirli, da noi hanno voluto obbedienza e sottomissione con la bugia di liberarci. Come quelli ai quali dicevano e dicono di combattere, sono venuti e vengono a comandare. Ci sono state così indipendenze e false rivoluzioni, quelle passate e da venire. Quelli di sopra si sono alternati e si alternano, da allora, per mal governare o per aspirare a farlo. Ed in calendari passati e presenti, la loro proposta continua ad essere la stessa: che noi, ci mettiamo il sangue; mentre loro dirigono o fingono di dirigere.

20 febbraio 2017

Bologna: Sulla polizia nell’università e i tornelli in biblioteca

Come spesso accade, i giorni che seguono una notizia di particolare rilevanza sono i giorni della polemica. È il caso degli scontri del 9 febbraio a Bologna fra gli studenti dei collettivi studenteschi e le forze dell’ordine, durante lo sgombero della Biblioteca della Facoltà di Lettere in Via Zamboni 36. Pubblicare dichiarazioni di studenti che prendono le distanze, discutibili petizioni che in poco tempo hanno raggiunto migliaia di firme, certo fa notizia e permette ai giornali di monetizzare le visualizzazioni, moltiplicando i click. Ma l’effetto finale di tutto questo è l’occultamento della questione principale dei fatti di Bologna, delle principali responsabilità di quanto avvenuto.
Nessuno più sta dicendo che l’intervento di un reparto della celere in tenuta antisommossa all’interno dei locali di un’università pubblica è oggettivamente inaccettabile e fuori dal mondo, sintomo di un’aggressività e di una gestione autoritaria dell’università a livelli impensabili fino a qualche decennio fa.

Il nuovo DDL al Senato per la Censura di internet

Questo è il testo del Disegno di Legge depositato il 7 febbraio da Adele Gambaro (ex M5S) al Senato, che dà attuazione (tecnicamente, “recepisce”) alla risoluzione approvata dal Parlamento Europeo per il cosiddetto contrasto alla propaganda online. È firmato da una pletora di senatori trasversali rispetto ai partiti, ansiosi di “normare” finalmente “la rete”.
Lotta alle “Fake News”? Magari! Invece, si persegue chi “esagera” nel dare notizie vere, così come chi è “tendenzioso”, e perfino chi nel dare notizie “desta pubblico allarme”, “reca nocumento agli interessi pubblici” o “fuorvia settori dell’opinione pubblica”. Qualunque cosa voglia dire (perché vuol dire veramente qualunque cosa e dunque vorrà dire “tutto”), la punizione consta della reclusione per non meno di due anni, e multe fino a 10.000 euro.

La NATO alle porte dell'America Latina

1. L'agenda della destra iberoamericana è fissata in Spagna dalla Fondazione per l'Analisi Economica e gli Studi Sociali patrocinata da Felipe Gonzalez e dedicata ad “integrare l'America Latina nell'Occidente”. Con “l'obiettivo comune di sconfiggere democraticamente il progetto del socialismo del XXI secolo”, è stata proposta nel 2007 l' “Agenda per la Libertà” che comprende la creazione di una Internazionale delle Destre, l'eliminazione della formazione universitaria gratuita e la proibizione delle espropriazioni. A tale scopo “l'America Latina deve cooperare in materia di sicurezza e lotta contro il terrorismo con l'Europa e il Nord America, attraverso la creazione di un'associazione strategica tra la NATO e la Colombia”. Firmano il documento Julio Borges (particolarmente attivo ai tempi del fallito colpo di Stato del 2002 e oggi presidente dell'Assemblea Nazionale del Venezuela, NdT) e Leopoldo López (anch'egli esponente dell'opposizione venezuelana, tra i caporioni delle più violente azioni eversive contro la Rivoluzione Bolivariana, attualmente incarceratoNdT).

19 febbraio 2017

Il Libro (del golpe) Bianco

Mentre i riflettori mediatici erano puntati su Sanremo, dove si è esibita anche la ministra della Difesa Roberta Pinotti cantando le lodi delle missioni militari che «riportano la pace», il Consiglio dei ministri ha approvato il 10 febbraio il disegno di legge che consentirà l'implementazione del «Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa» a firma della ministra Pinotti, delegando al governo «la revisione del modello operativo delle Forze armate». Revisione, in senso «migliorativo», di quello attuato nelle guerre cui l'Italia ha partecipato dal 1991, violando la propria Costituzione.

Dopo essere passato per 25 anni da un governo all'altro, con la complicità di un parlamento quasi del tutto acconsenziente o inerte che non lo mai discusso in quanto tale, ora sta per diventare legge dello Stato. Un golpe bianco, che sta passando sotto silenzio. Alle Forze armate vengono assegnate quattro missioni, che stravolgono completamente la Costituzione. La difesa della Patria stabilita dall'Art. 52 viene riformulata, nella prima missione, quale difesa degli «interessi vitali del Paese».
Da qui la seconda missione: «contributo alla difesa collettiva dell'Alleanza Atlantica e al mantenimento della stabilità nelle aree incidenti sul Mare Mediterraneo, al fine della tutela degli interessi vitali o strategici del Paese». Il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, stabilito dall'Articolo 11, viene sostituito nella terza missione dalla «gestione delle crisi al di fuori delle aree di prioritario intervento, al fine di garantire la pace e la legalità internazionale».

18 febbraio 2017

La disobbedienza ai trattati non è realistica è necessario superare l'euro

Uno dei maggiori limiti della sinistra sta nel confondere l'europeismo con l'internazionalismo e pensare che il superamento dell'euro sia deleterio o una proposta di destra. La creazione di un "demos europeo", mediante una agenda europea dei conflitti e dei movimenti, o la proposta di realizzare un movimento europeo contro l'austerity e il neoliberismo, basato sulla disobbedienza ai trattati, non sono proposte realistiche. Esse non tengono conto del contesto: l'integrazione valutaria europea. L'euro è stato pensato con uno scopo preciso: bloccare ogni capacità di risposta e di resistenza dei salariati alla riorganizzazione dell'accumulazione capitalistica. La finalità di tale riorganizzazione è semplice: compensare il calo del tasso di profitto tagliando i salari e il welfare e eliminando le imprese e le unità produttive in "eccesso".

L'euro costringe al rispetto dei Trattati

I meccanismi principali dell'integrazione europea sono due. Il primo riguarda il trasferimento delle decisioni economiche dal livello statale a organismi sovrastatali, come la Commissione europea, il Consiglio europeo, che riunisce i primi ministri, e il Consiglio dell'Unione Europea, che coordina i ministri europei. L'obiettivo non è superare gli stati, ma realizzare la "governabilità", cioè bypassare i parlamenti e le costituzioni statali, dove i meccanismi della democrazia parlamentare creerebbero, pur nei limiti della democrazia rappresentativa borghese, dei vincoli all'azione delle forze dal capitale.

17 febbraio 2017

Il patto d'acciaio Trump-Netanyahu

(AP/Reuters/Nir Elias/Brian Snyder/Majdi Mohammed/Salon)
Una nuova Nabka per la nazione palestinese: Legalizzati 4.000 insediamenti israeliani. Altri 2.000 in arrivo con l’annessione della Cisgiordania. Stefano Chiarini e l’omertoso silenzio dei mass media.
Quando incominciai a collaborare nel 1992 con Stefano Chiarini alla traduzione e alla pubblicazione per i tipi della sua Gamberetti Editrice di “Anno 501: la conquista continua” di Noam Chomsky e negli anni seguenti durante i viaggi in Medio Oriente i temi più ricorrenti del nostro conversare erano il silenzio omertoso dei mass media italiani ed internazionali, le menzogne, i travisamenti della verità sui 3500 morti di Sabra e Shatila e sulle altre sanguinose repressioni israeliane dell’eroica resistenza palestinese.
    Sono trascorsi quasi vent’anni dalla sua scomparsa e dobbiamo tutti chiederci cosa penserebbe oggi Stefano dell’abbietto furto di verità che continua più di prima ad imperversare sulla stampa e sulla televisione ogni qual volta emergono eventi sconcertanti, violazioni dei diritti umani e dei mandati delle Nazioni Unite, frenetici interventi di colonizzazione dei territori occupati e persino dissensi ai vertici dello stato israeliano.

€uro, Geopolitica e il "Piano B" della Germania

Cosa bolle nel pentolone eurista? Merkel e l' «Europa a più velocità»
L'Europa, intesa come Unione Europea, vive un drammatico processo di disfacimento. Sia pure in maniera assai lenta, se ne stanno accorgendo un po' tutti. Anche quelli che sul radioso futuro dell'Unione avrebbero di certo scommesso. Tra chi invece resta lì coi suoi dogmi euristi, degni di un'altra epoca che fu, c'è da segnalare senz'altro il Pd ed i pittoreschi cespuglietti di destra e di "sinistra" che gli ruotano attorno.
Costoro non sono però soli. A dargli manforte c'è una parte importante dei commentatori mainstream: quelli che hanno deciso di suonare la solfa del «meno male che Trump c'è», così ci costringerà a far quelle cose che diversamente non avremmo (come UE) mai fatto. Bella questa fissa del «vincolo esterno» come unico motore di quello che secondo loro sarebbe addirittura un «sogno»! 

Ma su questo torneremo tra poco. Prima occupiamoci di cose più serie. Come noto la signora Merkel ha parlato a Malta di «Europa a più velocità». Subito dopo il signor Draghi è corso a chiarire che la diversificazione delle velocità non riguardava l'eurozona. Niente euro A ed euro B, insomma, ma «solo» un diverso grado di integrazione, maggiore per i paesi dell'area euro, minore per gli altri. Poi i due si sono incontrati e, almeno secondo i resoconti passati alla stampa, tutto sarebbe finito a tarallucci e vino.

15 febbraio 2017

Decodex: la Censura ai tempi del Web

In Francia è arrivato il "Decodex": uno strumento che pretende di distinguere il bene dal male e la verità dalla menzogna, avrebbe potuto inventarlo Orwell e per il Ministero della Verità del Grande Fratello sarebbe stata una manna dal cielo! Invece è Le Monde che offre questo "servizio" al cittadino-lettore ipoteticamente "perso" nella giungla di informazioni del web (sic). Grazie a quest'arma informatica chiamata Decodex, può identificare e distinguere la buona verità giornalistica dalla cattiva propaganda. 
A prima vista quest'idea potrebbe sembrare lodevole, ma una riflessione più approfondita solleva molte perplessità e la domanda nasce spontanea: chi controlla i controllori? O meglio chi verifica i verificateur?
Concretamente, Decodex si presenta come un motore di ricerca, si digita l'indirizzo di un sito e questa bocca della verità (sic) dice se è affidabile o diffonde false notizie. Ci sono già estensioni disponibili per Chrome e Firefox e anche per reti sociali come Facebook e Twitter. A partire dal 2 febbraio, 600 siti, per lo più francesi, saranno valutati da un motore di ricerca attraverso un sistema di bollini colorati che ne sentenziano l'affidabilità: grigio per i siti pubblici come Wikipedia, blu per i siti parodia, rosso per i siti "non del tutto affidabili, complottisti o fuorvianti", arancione per i siti "inaffidabili o altamente orientati", verde per i siti "molto affidabili". Un modo con cui si vuole classificare la loro nocività per l'informazione.

14 febbraio 2017

Il più grande trafficante della storia lavorava per la CIA

Il figlio di Escobar: “I segreti che mio padre non mi ha mai raccontato” 
Ciò che si scopre nel mio libro è che mio padre lavorava per la CIA, vendendo cocaina i cui proventi servivano a finanziare la lotta anticomunista in tutto il Centroamerica. Questo fatto colloca la figura di mio padre in un contesto storico differente, dove alcuni pezzi si iniziano a incastrare” 
ha rivelato il figlio del più famoso e potente narcotrafficante della storia mondiale, Pablo Escobar, noto e reso popolare da serie televisive e film come “El patrón del mal” (Il padrone del male), in un’intervista esclusiva rilasciata per presentare il suo nuovo libro “Pablo Escobar, in fraganti”, dove racconta i brutali omicidi commessi da suo padre in Colombia, inclusi magistrati, agenti di polizia e politici che lottavano contro il crimine organizzato di quel paese e contro la corruzione.
Juan Pablo Escobar, conosciuto con il nome di Juan Sebastián Marroquín fino al 2009, quando decise di pubblicare il suo primo libro su suo padre, leader del cartello di Medellín di Colombia, ed il mafioso più importante di Sudamerica, legato alla mafia siciliana e calabrese negli anni 80, ha asserito che suo padre lavorava per la CIA, finanziando la “lotta anticomunista” in Centroamerica di questo organismo.

13 febbraio 2017

E ne rimasero due: Angela Merkel e Mario Draghi

Si deteriora, giorno dopo giorno, il quadro generale in Europa: senza la morfina iniettata dalla Banca Centrale Europea, i mercati finanziari sarebbero in preda a convulsioni peggiori del 2012. L’amministrazione Trump si è saldata con le forze e populiste europee e, sebbene da Washington siano piovuti duri attacchi contro la Germania ed i suoi saldi commerciali record, persino i nazionalisti tedeschi, i falchi della CDU-CSU, viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda della Casa Bianca. In questo nuovo contesto solo due superstiti del vecchio establishment liberal, Angela Merkel e Mario Draghi, oppongono ancora resistenza al processo di euro-dissoluzione. Difficilmente riusciranno però a salvarsi dalla manovra a tenaglia messa in campo dalla Casa Bianca e dal “gruppo di Coblenza”.
Coblenza all’attacco, con la benedizione di Donald Trump
Le tensioni dentro l’eurozona hanno raggiunto il livello di guardia: il mercato europeo dei capitali è congelato, il denaro in fuga verso “l’area marco”, il settore bancario dell’Europa meridionale vacilla, le finanze pubbliche in evidente stress, le agenzie di rating declassano senza sosta i titoli di Stato. Molti investitori scommettono ormai sull’implosione della moneta unica. La cancelliera Angela Merkel, il proconsole europeo dell’oligarchia finanziaria, annuncia una contromossa, il colpo d’ala per uscire dal pantano in cui sta sprofondando l’euro: l’Europa a due velocità, ossia un nocciolo di Paesi che procede con l’integrazione fiscale e politica.

11 febbraio 2017

Il re €uro è nudo

Le recenti dichiarazioni di Draghi e della Merkel in merito all'assetto economico europeo aprono a cambiamenti giudicati impensabili fino a poco fa. L'impressione è che il vento stia veramente cambiando e che anche l'euro non sia più così irreversibile.
Euro: finalmente comincia a smuoversi qualcosa. Sono degne di nota le parole di Mario Draghi in risposta all’interrogazione di due europarlamentari M5S per quanto riguarda la questione uscita dell’Italia dalla moneta unica. Ma ancora di più le recenti parole di Angela Merkel  che di fatto aprono ad un’Europa a due velocità, ovvero un’Europa in cui alcuni paesi potrebbero non essere tenuti ad un’integrazione completa. Queste dichiarazioni si innestano sulla recente uscita di Peter Navarro, numero uno del Consiglio Nazionale per gli Scambi Commerciali della Casa Bianca, che ha palesato quel che era evidente da tempo, cioè che la Germania sta sfruttando un euro esageratamente sottovalutato per sfruttare i suoi partner commerciali, compresi gli States.

10 febbraio 2017

Anch’io sono stata stigmatizzata come nemica dello Stato

"Ricordandomi della fuga precipitosa dalla nostra amata Argentina liberale penso a Yakub Abu Al Kiyan partendo nella sua macchina, forse per evitare di vedere la sua casa nuovamente demolita"  Ana Camusso 
Ero un’adolescente quando iniziai a capire che il mio paese aveva stigmatizzato me e la mia famiglia come nemici. Anche se nessuno ci aveva puntato il dito addosso o ne parlava, era talmente evidente che nel corso di un anno fui costretta ad errare di casa in casa, alla ricerca di un rifugio.
Il regime militare in Argentina fu appoggiato dalla maggioranza della popolazione. Molti offrirono i loro servizi per aiutare la distruzione totale della democrazia del paese, che già era fragile. Il supporto principale proveniva dall’oligarchia e dai media che accettavano tutte le menzogne del regime. Per loro le persone come i miei genitori rappresentavano le forze del male. Furono trattati come se fossero agenti di governi stranieri con l’obiettivo di trasformare l’Argentina in uno stato comunista e laico.
Questa idea fu inventata dalla giunta militare al potere e un numero incredibile di gente di lo credette. La giunta rappresentava la chiesa e gli imprenditori benestanti. Loro avevano numerosi privilegi, ai quali non erano disposti a rinunciare.

Cosa intendeva Cedric Robinson con "Capitalismo Razziale"?

Questo articolo è un'introduzione alla nuova stampa del Boston Review, Forum I, intitolata Race Capitalism Justice. Ispirata al lavoro di Cedric Robinson sul capitalismo razziale, questo argomento è un manuale fondamentale per la giustizia razziale nell'epoca di Trump.
Di Robin Kelley
Boston Review

La morte di Cedric J. Robinson quest'estate all'età di settantacinque anni è passata quasi inosservata. L'emerito professore di scienze politiche e studi sui neri, presso l'Università della California, Santa Barbara, e forse uno dei teorici politici più originali della sua generazione, nessuno dei principali giornali degli Stati Uniti ha considerato che la morte di Robinson meritasse un singolo paragrafo. Anche se evitò deliberatamente i rischi della celebrità intellettuale, la sua influenza fu più grande di quanto probabilmente lui immaginava. Attualmente le insurrezioni dei neri contro la violenza dello stato e le incarcerazioni di massa chiedono la fine del "capitalismo razziale" e ritengono che il loro lavoro è parte di una "tradizione radicale nera", termini associati al lavoro di Robinson.

Il Dio €uro e Draghi l'Anticristo

«La moneta unica è irrevocabile. La questione dell’uscita non è contemplata dal Trattato»

Il 24 gennaio scorso davamo conto della notizia lanciata da Reuter, ovvero di questa affermazione di Mario Draghi : «Se un paese dovesse lasciare l’Eurosistema, i crediti o le passività della sua banca centrale nazionale verso la BCE dovrebbero essere risolti in toto». Notizia rilevantissima poiché, pur minacciando rappresaglia e sfracelli, [1] Draghi, per la prima volta, si lasciò scappare il concetto che dall'eurozona, com'è ovvio, si possa uscire. 
"Altolà! Ho detto una cazzata!".
Questo il senso della rettifica compiuta da Draghi il 5 febbraio davanti al comitato Affari economici e monetari del Parlamento europeo. Ecco le parole testuali: "La mia risposta era una risposta a una domanda tecnica basata su assunzioni non previste dal trattato. L’euro è irrevocabile".
Rimosso il lapsus Draghi ha quindi ribadito ciò che affermò il 7 maggio 2015: «L' Euro è irreversibile. L’uscita non è prevista dai trattati». 

9 febbraio 2017

Le trame di Re Giorgio intercettato al telefono col banchiere inquisito

Se qualcuno ancora pensava che Giorgio Napolitano fosse stato arbitro e garante imparziale della vita democratica del paese, la smentita - persino brutale nella sua chiarezza - arriva da una raffica di intercettazioni della Guardia di finanza. 

La voce di Napolitano è nei file audio, le sue parole trascritte nei brogliacci. E questa volta non potranno venire distrutte o cancellate, come Napolitano pretese e ottenne quando a intercettarlo furono i pm palermitani dell'inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia.
Nessuna immunità, stavolta: uno scoop di Panorama rende di pubblico dominio quanto senza clamori era stato depositato agli atti di una inchiesta. E che inchiesta: l'indagine della Procura di Bergamo sui trucchi e le bugie che Giovanni Bazoli, il più importante banchiere italiano, presidente emerito di Banca Intesa, avrebbe messo in atto per indirizzare a suo piacimento la vita di Ubi Banca, il gruppo bancario nato dagli accordi tra finanza bresciana e bergamasca. Di queste manovre si è parlato ampiamente nel novembre scorso, quando i pm bergamaschi hanno comunicato a Bazoli e altri 38 indagati la chiusura delle indagini per ostacolo alla vigilanza della Banca d'Italia e illecita influenza sull'assemblea.

7 febbraio 2017

"Non cambio idea a causa della Le Pen"

La mia prima manifestazione, oltre cinquanta anni fa, fu contro la guerra degli USA in Vietnam e uno di primi slogan che ho gridato era: fuori l'Italia dalla NATO, fuori la NATO dall'Italia. Non ho mai cambiato idea e non la cambio ora che la candidata presidenziale della destra francese, Marie Le Pen, propone la stessa scelta per il suo paese. Questo non mi fa paura, anzi. Il no alla NATO in Europa è stato sempre una discriminante nel mondo della sinistra. Quelle moderate, socialdemocratiche, di governo, son sempre state schierate con gli Stati Uniti e l'Alleanza Atlantica. Quelle radicali, comuniste, di opposizione, erano contro.

Lo stesso – anche se la memoria storica ricostruita dalle élites ora ha cancellato questa realtà – avveniva contro l'Euro e la sua creatura: l'Unione Europea. Nel 1979 il PCI di Enrico Berlinguer dichiarò la crisi della politica di unità nazionale con la DC, partendo dal no a due decisioni che avrebbero cambiato la storia del continente: l'istituzione dello SME, il sistema europeo di cambi quasi fissi che preparava l'Euro, e l'installazione di una nuova generazione di missili in Europa Occidentale, missili puntati contro l'Unione Sovietica.

Le motivazioni con le quali allora i comunisti italiani rifiutarono quelle due scelte potrebbero essere usate oggi contro i guasti della moneta unica e contro la folle decisione della NATO di espandersi aggressivamente fino ai confini della Russia.

Catania si mobilita contro il prossimo G7 a Taormina

Il 26 e 27 maggio Taormina ospiterà il G7, la riunione dei capi di stato e di governo delle sette maggiori potenze mondiali (Usa, Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna e Italia).
Il G7 periodicamente traccia le linee intervento e di coordinamento macroeconomico dei maggiori stati capitalistici, guidati dagli USA, sulla scena mondiale che determinano, concretamente, per tutti i popoli del pianeta guerre, oppressione, diseguaglianze sociali, devastazione ambientale, razzismo.

La scelta di una città siciliana conferma il ruolo chiave che la nostra isola ha assunto: piattaforma aggressiva di valore globale delle forze USA e Nato (MUOS, Sigonella ed una capillare rete di basi militari, da Augusta a Pantelleria), macabro scenario dei risultati delle miopi politiche, europee e nazionali, d’immigrazione (proliferazione di tipologie di accoglienza degradanti, Hot Spot, CARA di Mineo, CIE), oggetto di devastanti scelte ambientali (trivellazioni, ciclo dei rifiuti, grandi impianti inquinanti, smaltimento del polverino dell’ILVA di Taranto a Melilli).
La riunione del G7 avviene inoltre in una fase in cui l’Italia è una preda ambita della grande speculazione internazionale favorita dalle antipopolari scelte economiche degli ultimi governi.

6 febbraio 2017

Il Colonialismo di oggi si chiama Globalizzazione

Forse il primo compito di un pensiero autenticamente critico dovrebbe consistere oggi nel favorire la deglobalizzazione dell’immaginario. Impiego questa formula – “deglobalizzazione dell’immaginario” – richiamandomi a Serge Latouche, che ha parlato a più riprese di “decolonizzazione dell’immaginario”: su questo punto, condivido la sua prospettiva, precisando però che oggi il nuovo colonialismo si chiama globalizzazione.

È, per così dire, il “colonialismo 2.0”: con cui si coartano tutti i popoli del pianeta all’inclusione neutralizzante del modello unico liberal-libertario globalista. Si tratta – come ho detto – di una “inclusione neutralizzante”, giacché la mondializzazione include e insieme neutralizza: include, giacché tutto riassorbe e nulla lascia fuori di sé (ciò che ancora non è incluso è diffamato come antimoderno, reazionario, populista, totalitario, ecc.); e neutralizza, perché, nell’atto stesso con cui annette, disarticola le specificità plurali dei costumi, delle culture, delle lingue. Le sacrifica sull’altare livellante del modello unico classista e reificante del consumatore individuale e senza radici, anglofono e senza identità.

5 febbraio 2017

L’€uropa propone “Restrizioni per i pagamenti in contanti”

Dopo l’esperimento dell’India, la Commissione Europea sta portando avanti un’iniziativa per limitare l’uso del contante nell’Unione, adducendo come motivazione la lotta alla criminalità e al terrorismo. Peccato che i dati mostrino che non c’è relazione tra imposizione di banconote di taglio basso e bassa criminalità: anzi, è vero il contrario. L’iniziativa si pone nel solco della più ampia “guerra al contante” che l’élite finanziaria mondiale sta conducendo a una velocità che non si sarebbe immaginata; benché sia basata sulla menzogna di voler combattere la criminalità, il suo obiettivo è in realtà quello di abolire l’anonimato nei pagamenti e di controllare completamente i flussi di denaro, con una limitazione di stampo orwelliano alla libertà e ai diritti fondamentali dei cittadini.  Tyler Durden - ZeroHedge.

Dopo avere interrotto la produzione di banconote da 500 euro, sembra che l’Europa si stia dirigendo verso il sogno utopico di una società senza contanti. Pochi giorni dopo che l’élite di Davos ha discusso il motivo per cui il mondo ha bisogno di “sbarazzarsi della moneta”, la Commissione europea ha presentato una proposta per varare “restrizioni ai pagamenti in contanti”.

La violenza carceraria in Brasile: il Primeiro Comando da Capital

Il 2 Gennaio scorso, nel carcere Anisio Jobim di Manaus, nel nord amazzonico del Brasile, uno dei più importanti centri di detenzione di un sistema carcerario inumano ai limiti dell’immaginabile[1], si è consumato un massacro: sessanta detenuti sono morti, con scene al limite di un film horror: corpi decapitati gettati fuori dalle finestre, cadaveri fatti a pezzi messi dentro carrelli della spesa.

Si tratta dell’ultimo episodio di una lunga scia di massacri dentro gli istituti penitenziari del Paese, che ha aggiunto ad una storia di sangue fra poliziotti e detenuti, e fra bande diverse di detenuti, un nuovo capitolo particolarmente efferato, tale capitolo si chiama Primeiro Comando da Capital (PCC). Si tratta di una organizzazione criminale con velleità politiche, nata proprio dalle durissime condizioni carcerarie e dalle grandi ingiustizie che si consumano dentro le galere brasiliane. E’ del 1992 il massacro del carcere di Carandiru. A seguito di una sommossa carceraria, la polizia militare dello Stato di San Paolo entra nel carcere ed ammazza 111 detenuti, spesso anche chi si vuole arrendere o si rifugia nelle celle. Il successivo processo contro i responsabili si risolve in una bolla di sapone, e nel 2002, come a voler cancellare tutto, la prigione viene demolita.

2 febbraio 2017

Draghi: "Che l’Italia esca pure dall’euro purchè paghi"

Per la prima volta il Presidente della BCE, naturalmente non in modo esplicito come si evince dal titolo ma con un frasario non equivocabile, ci dice – secondo l’agenzia Reuters – che dalla gabbia dell’euro si può uscire purché si saldino i conti.

E’ un fatto nuovo. Mario Draghi aveva sempre respinto un piano B. Dall’euro non si poteva uscire. Ma non è un pacifico invito ad uscire. Il conto da saldare infatti è di 357milardi di euro 1). Un saldo che- a mio giudizio – sarebbe legittimo moralmente non pagare in quanto tale debito, così come il disastro dei conti pubblici e dell’economia italiana, è opera in primo luogo di trattati fraudolenti funzionali ad alcune regioni d’Europa e penalizzanti per altre, ed in secondo luogo per l’uso manipolatorio dell’euro da parte della Germania.


"L’euro conviene alla Germania. Ecco perché ci restiamo dentro”
Così Theo Wagel, ministro delle finanze di Helmut Kohl . “Con un’uscita dall’euro e un taglio netto dei debiti la crisi interna italiana finirebbe di colpo 2) . L’ex ministro ci dice in fondo una cosa ovvia. Qualora la Germania non fosse coperta dall’euro, il marco avrebbe un apprezzamento del 20/30% che comporterebbe crisi dell’esportazione, dell’occupazione, del bilancio nazionale. La lira, con la svalutazione, creerebbe condizioni favorevoli per le esportazioni, per gli investimenti …

1 febbraio 2017

Rosa Luxemburg, la rosa rossa del socialismo

Spada e fiamma della rivoluzione, il suo nome sarà inciso nei secoli come una delle più grandi e famose figure del socialismo internazionale.
Rosa Luxemburg

Mehring disse una volta che la Luxemburg era “la più geniale discepola di Karl Marx”. Brillante teorica marxista e acuta polemista, come agitatrice di massa riusciva a commuovere le grandi masse operaie. Una delle sue parole d’ordine preferite era “primo, l’azione”; era dotata di una forza di volontà trascinatrice. Una donna che ruppe con tutti gli stereotipi che all'epoca ci si aspettava da lei, che visse intensamente la sua vita personale e politica.


Era molto piccola quando la sua famiglia traslocò dal paese di Zamosc a Varsavia, dove passerà la sua infanzia. Rozalia soffre di una malattia all'anca, mal diagnosticata, che la lascia convalescente per un anno a le produce una lieve zoppia che durerà per tuta la sua vita. Appartenente ad una famiglia di commercianti, sente nella propria carne il peso della discriminazione, come ebrea e come polacca nella Polonia russificata.

Non la Nato, ma la sinistra è «obsoleta»

Autorevoli voci della sinistra europea si sono unite alla protesta anti-Trump «No Ban No Wall», in corso negli Stati uniti, dimenticando il muro franco-britannico di Calais in funzione anti-migranti, tacendo sul fatto che all’origine dell’esodo di rifugiati ci sono le guerre a cui hanno partecipato i paesi europei della Nato. Si ignora il fatto che negli Usa il bando blocca l’ingresso di persone provenienti da quei paesi – Iraq, Libia, Siria, Somalia, Sudan, Yemen, Iran – contro cui gli Stati uniti hanno condotto per oltre 25 anni guerre aperte e coperte: persone alle quali sono stati finora concessi i visti d’ingresso fondamentalmente non per ragioni umanitarie, ma per formare negli Stati uniti comunità di immigrati (sul modello di quella dei fuoriusciti cubani anti-castristi) funzionali alle strategie Usa di destabilizzazione nei loro paesi di origine.

L'intreccio tra razza e classe

Convinti che l'elezione di un presidente nero avesse finalmente inaugurato una società post-razziale, opinionisti e leader politici statunitensi avevano messo in pensione l'accusa di razzismo dal discorso pubblico. Con la maggior parte delle porte aperte di club privati e quartieri bene alle élite afro-americane, con celebrità, eroi dello sport e dello spettacolo di colore ampiamente accettate dai bianchi, le barriere razziali - ci avevano detto - erano cosa del passato.

Barack Obama fece molto durante la sua presidenza per evidenziare questa immagine, evitando sistematicamente qualsiasi allusione a modelli di ingiustizia o intolleranza razziale.

E quando la violenza razzista della polizia, inizialmente ignorata, è stata portata alla ribalta dalla denuncia inequivocabile delle onnipresenti videocamere e telefoni cellulari, i media e i leader politici l'hanno respinta come aberrante o legalmente ambigua.

Il presidente Obama ad aprile di quest'anno, tenendo una lezione ai giovani sul valore della pazienza e dell'incrementalismo a Londra [a proposito dell'allora eventuale Brexit, ndt], ha cercato di minimizzare la questione: "Non si può solo continuare a urlare", osservazione indirizzata al portavoce di Black Lives Matter, organizzazione statunitense contro la violenza della polizia.