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20 gennaio 2017

Caso Moro: le zone grigie della ‘versione Morucci’

La Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla strage di via Fani e l’assassinio di Aldo Moro ha deciso di ascoltare, questa sera, l’ex brigatista Valerio Morucci in merito alle contraddizioni emerse tra i racconti, forniti nel corso degli anni, dall’autore della telefonata che annunciava la morte di Aldo Moro e le ricostruzioni dell’organo istituito dal Parlamento nel 2014. Morucci, militante di Potere Operaio e dal 1976 membro della colonna romana delle Brigate Rosse, dovrà fare chiarezza sui diversi aspetti ancora misteriosi riguardanti l’agguato di Via Fani: la dinamica, il numero dei presenti e chi ha premuto il grilletto. Il racconto dell’ex brigatista infatti, coincide solo in parte, con quanto riportato dai testimoni presenti sul tipo di armi utilizzate e sul numero, ancora oggi imprecisato, di componenti dell’unità che ha compiuto la strage e il sequestro.
Le audizioni programmate dalla Commissione presieduta da Giuseppe Fioroni, servono a far luce sulle «zone grigie» descritte dalla relazione approvata il 20 dicembre 2016. Le conclusioni di quel documento che, a detta della stessa Commissione, «non esauriscono la complessità della vicenda Moro», parlano della necessità di chiarire il significato di alcune «omissioni investigative». Le ‘sviste’ più importanti, secondo quanto riportato, riguarderebbero la vicenda del bar Olivetti, frequentato da persone collegate alla malavita romana e calabrese, e del suo titolare Tullio Olivetti, «figura poco approfondita», nonostante fosse emerso «un suo possibile ruolo criminale tra il 1977 e il 1978».
Altre questioni da chiarire sono: i legami tra ‘il caso Moro’ e il traffico d’armi che coinvolgeva «la criminalità organizzata e l’area Mediorientale» e il ruolo svolto dal ‘Superclan’ della Scuola di lingue ‘Hypérion’, fondata nel 1977 a Parigi da Duccio BerioVanni Mulinaris e Corrado Simioni, esponenti della sinistra extraparlamentare italiana.
Le incongruenze tra la ‘versione Morucci’ e l’indagine del Parlamento che, ha reso pubblico solo «ciò che, allo stato dell’inchiesta, è possibile», riguardano anche luogo e modalità con cui avvenne il trasbordo del ‘prigioniero’ e soprattutto dove fu portato il Presidente del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana. In particolare la Commissione ipotizza che la prima prigione di Aldo Moro fosse collocata al piano attico di un immobile di via Massimi 91, al tempo di proprietà dello Ior, l’Istituto per le Opere di Religione il cui Presidente era Paul Casimir Marcinkus. Questo elemento di novità, se confermato, smentirebbe le versioni dei brigatisti e farebbe cadere l’ipotesi di un solo il covo posto in via Montalcini 8, dove Moro sarebbe stato rinchiuso il 16 marzo del 1978, per tutti i 55 giorni che hanno ‘cambiato l’Italia’. Ad avvalorare questa tesi, ci sarebbe la vicinanza di via Montalcini (zona Balduina) con via Licinio Calvo, dove, sempre secondo la Commissione, si sarebbe trovato il ‘garage di riferimento’ dove furono ricoverate le auto rinvenute solo nel corso delle ore successive.
Ma le zone d’ombra non si limitano alle lacune investigative. Il ‘Memoriale Morucci’, la cui ‘gestazione’ risale agli anni ’80 ma che giunse all’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga solo nel 1990, scrive la Commissione, «ha consolidato una ‘verità’ sulla vicenda Moro che rimane da approfondire e precisare, anche alla luce della documentazione raccolta sulle condizioni carcerarie e gli sconti di pena». La vicenda di Valerio Morucci e Adriana Faranda, oggetto di uno specifico capitolo della relazione della Commissione Parlamentare, è piuttosto complessa. Secondo quanto riportato dalle loro versioni, i due erano contrari al sequestro Moro, «in quanto tale, cioè indipendentemente dalla sua conclusione», poiché ritenevano l’azione poco conveniente dal punto di vista politico. Questa scelta li avrebbe isolati «provocando una spaccatura con la fazione di Mario Moretti».
La frattura, acuita dall’uccisione del sindacalista Guido Rossa, portò i ‘dissidenti’ ad abbandonare le Brigate Rosse e a cercare di costruire un nuovo gruppo di lotta armata a Roma dove, il 24 marzo 1979, si trasferirono nell’appartamento di viale Giulio Cesare fino all’arresto il 29 maggio successivo. Ma, sempre secondo la Commissione, le indagini sulla cattura di Valerio Morucci e Adriana Faranda, nonostante abbiano posto «alcuni punti fermi sulla scoperta del covo di Viale Giulio Cesare 47», hanno evidenziato la possibilità che il loro arresto sia stato «politicamente negoziato». Ulteriori accertamenti a riguardo andranno svolti, dice la Commissione, per cercare di comprendere «il ruolo svolto nella vicenda da Giorgio Conforto», agente del KGB (il servizio segreto dell’URSS), definito la più grande spia ‘italiana’ dei sovietici e medaglia dell’Ordine della Stella Rossa, «noto ai Servizi italiani, ben prima della scoperta di Morucci e Faranda nell’appartamento di sua figlia Giuliana (il 29 maggio 1979) e inspiegabilmente mai stato oggetto di indagini».
Il prosieguo dell’inchiesta cercherà inoltre di fare chiarezza anche sulla dimensione internazionale della ‘vicenda Moro’ e gli approfondimenti della Commissione riguarderanno il «ruolo dei movimenti palestinesi e del centro SISMI di Beirut». Nel caso dei palestinesi, le indagini hanno consentito di gettare nuova luce sulla vicenda delle trattative per una liberazione di Moro e sul tema dei canali di comunicazione con i brigatisti, ma anche di «cogliere i condizionamenti che derivavano dalla collocazione internazionale del nostro Paese e dal suo essere crocevia di traffici di armi con il Medio Oriente, spesso tollerati per ragioni geopolitiche e di sicurezza nazionale». Atro nodo irrisolto dalla Commissione, è quello che riguarda i rapporti tra le Brigate Rosse e la RAF (Rote Armee Fraktion), in merito alla presenza di un militante tedesco dell’organizzazione coinvolto nella vicenda. Il lavoro della Commissione proseguirà e, dopo aver ascoltato Morucci, le successive audizioni saranno quelle dell’ex Ministro ed esponente democristiano Giuseppe Zamberletti e del Br Alberto Franceschini.

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