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12 settembre 2016

E nel letto di LuCIA... Berta continuava a filare...


Avvertenza per i lettori: non è intenzione dell'autore dell'articolo imporre il proprio punto di vista ricorrendo a trucchetti ed espedienti retorici, ma piuttosto fornire chiavi di lettura e di interpretazione che possano stimolare letture e ricerche per approfondire la storia di questo nostro più o meno recente passato che non è certamente scollegato dal nostro presente. Se l'interpretazione si presta forse ad essere tacciata di "complottismo",sono comunque autentiche le cornici e lo sfondo in cui si consuma la tragedia della narrazione italiana. Spetta a tutti noi uno sforzo ulteriore per sondare i dettagli e metterli in relazione fra loro... Buona lettura.

Tutti nel letto di Lucia...

Dopo l'imprescindibile "Nuntereggae più" che aveva tanto suscitato polemiche, nel 1979 esce il nuovo LP del cantautore crotonese "Resta vile maschio, dove vai ? " che, fra le canzoni del lotto, contiene la poco nota ma notevole "Nel letto di Lucia" che, sotto qualche aspetto, può essere considerata l'ideale prosecuzione de "Nuntereggae più". Ma se quest'ultima conteneva una precisa lista di nomi che rinviavano agli ambienti più influenti del potere e del jet set, con la prima si ritorna allo stile allusivo e un pochino criptico celato da una vena sottilmente ironica e sardonica. Ora i nomi sono sottotraccia, ma, a ben vedere, neanche troppo nascosti.

Chi ha analizzato i testi e visionato le "buffonesche" esibizioni di Gaetano, non ha potuto fare a meno di rintracciare segni e simboli che rinviavano alla complessa realtà della massoneria. Per quanto se ne può sapere dalla biografia e dalla carriera dell'artista calabrese, non vi sono tracce circa l'affiliazione ad una delle grandi famiglie dei Liberi Muratori italiani – Grande Oriente o Loggia Unita d'Italia – ma qualche elemento relativo a un interesse sull'argomento non manca, come non mancano tracce che possono indurre ad ipotizzare che, da qualche fonte privilegiata, possa aver reperito notizie di prima mano e piuttosto "riservate". Certo, la tesi per cui il povero Rino Gaetano sia stato ucciso nel corso di un incidente automobilistico inscenato e simulato proprio per il suo bagaglio di conoscenze e dopo una manciata di giorni dalla pubblicazione della lista degli iscritti alla potente Loggia coperta Propaganda Due rinvenuta un paio di mesi prima nel corso della perquisizione ordinata dai sostituti procuratori del Tribunale di Milano Giuliano Turone e Gherardo Colombo, non può ancora essere liquidata tanto facilmente come una fantasia nata da qualche fervida mente votata al "complottismo" o alla "dietrologia" più assurde. E il testo de "Nel letto di Lucia" potrebbe essere l'ulteriore dimostrazione della singolarità della vita e della carriera di Rino.

"Nel letto di Lucia" presenta apparentemente un testo assurdo e demenziale incentrato sulle conquiste di una ragazza dai facili costumi nel cui letto entrano proprio tutti, pure fantomatiche "zie" ! Orbene spesso il nome proprio "Lucia" rimanda inevitabilmente alla massoneria e tale uso è stato fatto in romanzi, canzoni, sceneggiature televisive e cinematografiche. Qualche anno prima sulla RAI riscosse uno straordinario successo lo sceneggiato televisivo "Il segno del comando" diretto dall'esperto regista Daniele D'Anza ed interpretato da popolari attori noti al grande pubblico, del calibro di Ugo Pagliai, Carla Gravina e Massimo Girotti e tratto da un romanzo dello scrittore ex partigiano Giuseppe D'Agata, l'autore del celeberrimo "Il medico della mutua da cui fu ricavata una pellicola di successo interpretata da Alberto Sordi. Per la prima volta gli spettatori italiani potevano seguire il filo di una storia peraltro ricca di atmosfere cupe e tenebrose, di suspense e di colpi di scena, tutta intrisa di occultismo, esoterismo, parapsicologia, ecc... 

Lo sviluppo narrativo segue le peripezie e le disavventure di un professore di letteratura inglese interpretato da Ugo Pagliai che, fra chiese, castelli e palazzi barocchi della Roma antica, segue le tracce di un fantomatico "segno del comando", una sorta di amuleto od oggetto mistico e alchemico che dona un grande potere a chi lo possiede o, al tempo stesso, può causarne la rovina. Non ci addentreremo nella trama di questo sceneggiato in bianco e nero che, fra l'altro, è un autentico capolavoro, una gemma di una televisione "antica" che non esiste più e che forse qualcuno rimpiange, limitandoci a consigliarne la visione. Nel complicato svolgimento del racconto si susseguono tanti colpi di scena con un rosario di morti misteriose ed inspiegabili. Il povero professor Foster, probabile reincarnazione di due maestri di alchimia, ha i giorni contati e potrebbe fare una brutta fine nel caso in cui non riuscisse a trovare il "segno del comando" entro una precisa data. A coinvolgere e guidare il professore inglese è una misteriosa e bellissima ragazza pallida e dai capelli rossi chiamata – guarda il caso – Lucia (Carla Gravina), in realtà lo spettro di una donna vissuta un secolo prima. 

Ad un'attenta visione de "Il segno del comando" si scorgono oggetti ed elementi che rinviano alla massoneria come il numero associato alla stanza d'albergo del professor Foster, il numero 33, ossia il grado più elevato all'interno della fratellanza. Alla fine viene il dubbio che lo stesso giovane ed intraprendente professore possa aver raggiunto un alto livello nella scala gerarchica massonica, però, nonostante Lucia appaia poche volte nel corso delle cinque puntate dello sceneggiato, è su di lei che l'attenzione dello spettatore viene catalizzata inevitabilmente. Che si spettro, miraggio o un illusione, quasi sicuramente Lucia – dal latino Lux, la luce del Grande Architetto – simboleggia la fratellanza massonica e il suo medaglione rappresenta il "segno del comando", un oggetto prezioso che conferisce un enorme potere. 

Ma se gli autori si ingegnano a disseminare la trama e il suo svolgimento di riferimenti alla massoneria, all'esoterismo e all'occultismo viene da chiedersi che cosa possa simboleggiare questo medaglione. Una sapienza antica di carattere mistico o alchemico oppure la conoscenza prettamente moderna ? Forse per ottenere una risposta bisognerebbe interpellare chi ha conosciuto o lavorato con gli autori dello sceneggiato che, accanto ad una storia totalmente fantastica che, però, potrebbe essere solo un sogno, il frutto dell'immaginazione e della suggestione a cui è sottoposto il protagonista, ne offre una più terrena e "profana" incentrata sulla ricerca di un misterioso carteggio risalente alla Seconda Guerra Mondiale a cui era interessato un ufficiale tedesco delle SS e del cui contenuto sarebbero al corrente solo i vertici di quattro servizi segreti "ex alleati". Un riferimento a quel carteggio fra Churchill e Mussolini a cui il celebre storico del fascismo Renzo De Felice ha dedicato la vita ? Chi può dirlo ? Comunque nella storia viene introdotto un elemento spionistico molto spiccato e si allude al rapporto fra servizi segreti e circoli esoterici molto pericolosi come quello che perseguita il professore. Infiltrazioni ? Oppure le realtà sono talmente compenetrate da essere indistinguibili ? Quello che interessa ai fini del nostro discorso è che nella ricerca del misterioso "segno del comando", la strada è lastricata da morti "inspiegabili" – infarti, suicidi strani e incidenti automobilistici -. 

La storia e anche la più recente cronaca italiana non mancano di episodi simili e, anzi, le morti sospette non si contano... La stessa morte di Rino Gaetano e le circostanze che l'hanno preceduta e seguita fanno parlare di un altro "omicidio mascherato" come è nello stile dei servizi segreti o di altri organismi occulti specializzati. Di particolare significato è invece la circostanza per cui si muore nell'affannosa ricerca di quel "segno del comando" (una risorsa che conferisce grande potere e influenza ?) che appartiene a Lucia (la massoneria ?). 

"Il segno del comando" è andato in onda sulla RAI nel lontano maggio del 1971 ottenendo altissimi indici di ascolto e sicuramente è stato seguito anche da Rino Gaetano, ma non sappiamo se e in quale misura possa aver stimolato la sua curiosità e l'intenzione di approfondire la materia. Comunque il tema del rapporto fra servizi segreti, massoneria e circoli esoterici od occultisti potrebbe aver colpito il cantautore crotonese: sillabando la parola Lucia la si divide in Lux (ovvero la luce del Grande Architetto della massoneria) e Cia (l'acronimo di quello che, in quel tempo era ritenuto il servizio di intelligence più potente del mondo). Nel video – come nei testi di altre canzoni – spesso Gaetano insisteva a ripetere la parola "zia" che si prestava a immediate e riconoscibili assonanze e rime... Un'imprecisata "zia" compare quasi alla fine del testo de "Nel letto di Lucia" così come scritto in uno dei singolari ed emblematici cartelli "di protesta" esibiti dagli amici e collaboratori del cantautore ("Giù le mani da mia zia"). Comunque è sicuro che la "zia" – evidentemente una "zia" americana – per il letto di Lucia ci passa tranquillamente...

Ma se necessariamente tutti – quantomeno tutti coloro che "contano" – passano per il letto di Lucia, ossia per l'affiliazione massonica, è la CIA – intesa più generalmente come il sistema dei servizi di intelligence della superpotenza statunitense – a controllare e manipolare la massoneria o, viceversa la prima non è che una sorta di "braccio armato" della seconda ? Oppure le due realtà associative ed organizzative si identificano e si compenetrano ? Certo è che nell'Italia di quegli anni la CIA e la massoneria ufficiale paiono incrociarsi e addirittura fondersi nella potentissima Loggia Propaganda Due. L'argomento non è mai stato veramente approfondito anche se, negli anni, non sono mancate le testimonianze in merito. Il tema del rapporto fra servizi segreti e innanzitutto fra la CIA e intelligence USA in generale e quella loggia coperta che compariva in tutti i più scabrosi e inquietanti scandali di quei decenni rimane forse un tabù...

LU – CIA, quindi massoneria e CIA, ossia Loggia Propaganda Due ?

Quello che, comunque, l'istrionico ed eccentrico cantante intendeva comunicare è che, per quel letto, passano tutti... 

Per quel letto devi passare se vuoi contare...

Gli "ombrellai"

Difficile credere che il buon Rino fosse suggestionato dall'alone di presunto misticismo e spiritualismo che ammantava la massoneria a cui, invece, indirizzava frecciatine ironiche e irridenti.
Tutti corrono a iscriversi alla massoneria (alla Loggia P2 e affini), indipendentemente dalla professione, dal credo religioso o dalle convinzioni filofofiche (futuristi, sanfedisti, ecc...) o politico – ideologiche, perchè spinti dall'ambizione, dalla brama di ricchezza e di lusso, dal desiderio di successo o dall'avanzamento di carriera. E' "mammona", il godimento del benessere materiale senza limiti, a reggere le sorti delle logge, al crocevia di affari e scambi di favori come una sorta di "mafia dei colletti bianchi". Si può supporre che questa fosse il convincimento del cantautore, peraltro condiviso dal solito Mino Pecorelli, che, come sappiamo, aveva numerose entrature nella Loggia P2 ed era amico del Maestro Venerabile Licio Gelli. Il giornalista – spia riservava giudizi taglienti sulla massoneria descrivendola come "la più grande truffa mai realizzata" e una sorta di marchingegno creato "per fottere chi fotte". Non è dato sapere se l'infaticabile Mino avesse messo questo giudizio sul conto esclusivo del Grande Oriente d'Italia del Gran Maestro Lino Salvini o se fosse esteso anche alla Loggia coperta dell'ineffabile Licio Gelli il quale non sempre era in linea con la guida del Gran Maestro del GOI. 

Fra le varie categorie passate in rassegna nel testo colpisce quella degli "ombrellai" collocata nel verso precedente a quello in cui si citano i "colonnelli e gli usurai" (peraltro e sia detto per inciso, la presenza nello stesso verso di queste due categorie contiene una calcolata malizia perchè il termine "usurai" dovrebbe designare i delinquenti e i malavitosi in generale, con i quali gli ufficiali potrebbero avere... dimestichezza e ampie frequentazioni...). Una professione curiosa... Ma chi sono gli "ombrellai" ? 

Vediamo...

Alla vigilia delle elezioni politiche del 20 giugno 1976 l'allarme presso le cancelleria occidentali e in molti ambienti, circoli e salotti nostrani stava raggiungendo il massimo livello. Molti erano sicuri che si sarebbe verficato quel sorpasso tanto paventato del PCI nei confronti della DC, il partito democristiano e "filoamericano" che aveva (mal)governato l'Italia per circa trent'anni. Con il risultato delle amministrative dell'anno precedente pareva che il consenso elettorale del PCI berlingueriano fosse ormai inarrestabile, considerato anche il fatto che il partito di maggioranza dave l'impressione di erodersi progressivamente a causa dei frequenti scandali in cui era coinvolto (le tangenti della Lockheed, dei petrolieri, ecc...). In quei primi mesi dell'anno, in varie sedi in primo luogo statunitensi e britanniche, si manifestava la preoccupazione per la situazione italiana e si cercava di eleborare le strategie e le tattiche più adatte a neutralizzare la forza elettorale dei comunisti. La situazione era ben chiara al segretario del PCI Enrico Berlinguer che, a cinque giorni dalla data delle elezioni, rilasciò un intervista facendo almeno una sorprendente dichiarazione. 

Il promotore dell'"eurocomunismo" – il comunismo che ambisce al riconoscimento e all'integrazione nel sistema delle moderne democrazie occidentali e capitaliste – dichiarà di ritenere l'"ombrello" difensivo della NATO preferibile a quello del Patto di Varsavia per la realizzazione di un socialismo democratico. Si trattava di un chiaro e lampante tentativo di rassicurare certi ambienti politico – militare – finanziari fra le due sponde dell'Oceano Atlantico e di spiegare che l'attuale strategia berlingueriana puntava allo "sganciamento" del PCI dal blocco sovietico. In effetti l'anno dopo, in occasione dei festeggiamenti per il cinquantennio della Rivoluzione d'Ottobre a Mosca, Berlinguer ribadì la preferenza per le democrazie occidentali. Il segretario del PCI ricadeva nella curiosa categoria degli "ombrellai" atlantici ? Quello che, innanzitutto, è certo è che molti tirarono un sospiro di sollievo all'esito delle elezioni politiche del 1976: mai si era verificata una manifestazione tanto evidente circa la forza egemonizzante dei due principali e più forti partiti italiani – la DC e il PCI – che, insieme, raggiungevano e superavano la ragguardevole cifra superiore al 70 per cento dei voti, tuttavia con il 38 per cento dei voti, la DC reggeva ancora il confronto con un PCI attestato sul 34 per cento e poco più... Aveva funzionato l'appello del venerando direttore del foglio conservatore "Il Giornale", Indro Montanelli il quale aveva invitato a votare DC "turandosi il naso", ossia dimenticandosi della corruzione ormai connaturata al partito di maggioranza relativa. D'altronde la paura che le orde dei cosacchi a cavallo lambissero piazza San Pietro era ancora ben presente e diffusa in molti strati della società italiana. Ma quanto, in realtà, era "sincera" la svolta berlingueriana?

Solo tre anni prima, all'indomani del golpe cileno del generale Augusto Pinochet (11 settembre 1973) il segretario del PCI Berlinguer concesse un'intervista alla rivista "Rinascita" che sembrava un evidente tentativo di lanciare un preciso segnale ad Aldo Moro e alla sua "strategia dell'attenzione" nei confronti del PCI. Occorre rammentare al lettore che, in quel periodo la paura e la tensione per i tentativi golpisti ed eversivi dell'ordine costituzionale e democratico italiano – per quanto colmo di imperfezioni – erano vive, reali e giustificate anche alla luce di quello che è emerso documentalmente e da varie testimonianze. In Cile veniva abbattuto il governo socialista di Salvador Allende che cercava di perseguire un programma progressivo e socialista rispettando i dettami e i principi della costituzione e, qualche anno prima - nell'aprile del 1967 – i colonnelli greci realizzavano un golpe militare e fascista allargando il "blocco delle forze reazionarie" in Europa. In Italia non erano mancati tentativi dello stesso segno con il famoso piano SOLO del comandante dell'Arma dei CC Giovanni De Lorenzo (1964) e con l'operazione TORA TORA del principe "nero" Junio Valerio Borghese, ex comandante della X MAS, incursori della Marina militare in forze nella Repubblica di Salò (1970). Tutti questi progetti – andati a buon fine in Grecia e in Cile e "rientrati" misteriosamente in Italia – erano approvati e sostenuti da ambienti che ruotavano intorno alle Amministrazioni statunitensi e da ben individuati potentati economici e finanziari italiani. D'altronde, nell'ottobre 1972, nel corso di un comizio a La Spezia, l'autorevole esponente della DC Arnaldo Forlani espresse un'esplicita e allarmata preoccupazione circa la persistenza di minacce eversive che potevano contare su vaste e ramificate complicità internazionali. 

Il segretario del PCI cercava di rispondere anche a questi "messaggi", lanciando messaggi distensivi proprio a quei ceti imprenditoriali, finanziari e professionali che avevano fornito il loro appoggio ai progetti golpisti ed eversivi di marca militare o fascista per paura di una inevitabile presa del potere – legittima o illegittima – da parte dei comunisti. Quindi nessun programma socialista basato su una pianificata e vasta serie di nazionalizzazioni e nessuna "unità a sinistra" come richiesto da alcune correnti del PSI... Come l'Onorevole Moro, il segretario Berlinguer pensava piuttosto a un'alleanza fra tutte le forze "democratiche" dell'arco costituzionale (DC, PCI, PSI, PSDI, PRI e PLI) in risposta ai tentativi di sovvertire il sistema istituzionale vigente, proponendo, piuttosto una coalizione fra le classi e i ceti produttivi più progressivi sulla base di un programma di riformismo moderato. 

Non è un caso che nel 1974 venga pubblicato il libro "Razza padrona", pamphlet scritto a quattro mani dai giornalisti Eugenio Scalfari e Giuseppe Turani che insistono nel progetto di unire i ceti dei "produttori" (quindi settori della finanza, dell'impresa, dei sindacati e del mondo operaio e dei lavoratori dipendenti) contro la forza egemone di ceti finanziario speculativi e della burocrazia statale corrotta. Insomma contro quella "razza padrona" il cui più rappresentativo e autorevole esponente sarebbe il potente presidente della Montedison Eugenio Cefis, che, quando era ai vertici dell'ente energetico e petrolifero pubblico (ENI), si era lanciato nella scalata dell'industria petrolchimica privata per creare un monopolio di settore. Senza contare il fatto che il nome di Cefis si ritrova nei tentativi di scalata e controllo del più importante e influente quotidiano italiano dell'epoca, il "Corriere della Sera". Orbene è abbastanza chiaro che i due autori di "Razza padrona" stiano cominciando a guardare seriamente e con interesse ad un PCI più moderno ed affidabile di una DC corrotta e logorata da diversi decenni di ininterrotto (mal)governo. Non manca l'invito al presidente della FIAT Gianni Agnelli – considerato il più eminente esponente di una borghesia imprenditoriale "illuminata" – a mettersi alla testa del nuovo e riformista "blocco sociale" da contrapporre alla "razza padrona" dei Cefis o, se preferite, anche dei Sindona. Inevitabilmente per il PCI si aprono nuovi spazi e nuovi serbatoi di voti e la possibilità di interloquire con i rappresentanti diplomatici del potente alleato statunitense. 

In effetti dalla documentazione declassificata e disponibile del Dipartimento di Stato si è accertato che un delicato e difficile dialogo fra l'Ambasciata statunitense e alcuni membri autorevoli del PCI sia iniziato a partire dal 1969, dopo i fatti della Primavera praghese e la successiva repressione da parte dei sovietici e degli alleati del Patto di Varsavia. Il grande tessitore è il capo della sezione esteri del PCI Sergio Segre che nel 1975 è in procinto di partire per gli States e visitare la Fondazione Rockefeller, ma viene "stoppato" dall'Ambasciatore statunitense a Roma John Volpe, un italoamericano che aveva ottenuto quell'incarico dal Segretario di Stato Henry Kissinger, eminenza grigia e deus ex machina della politica estera e della difesa dell'Amministrazione Nixon. Per gli "ombrellai" che sono anche comunisti non tutto può filare liscio...  

Tutto si può dire, ma non che Henry Kissinger – il potente diplomatico tedesco ebreo statunitense che, nell'ambito delle Amministrazioni repubblicane del Presidenti Richard Nixon e Gerald Ford aveva assommato le cariche di Segretario di Stato, Consigliere per la Sucurezza Nazionale e di direttore del National Security Council che gli consentiva di supervisionare e coordinare le operazioni speciali e clandestine dell'intelligence USA – non sia stato il rappresentante più quotato ed eminente di un preciso "blocco" sociale – diplomatico – militare – finanziario – economico, insomma di un certo "partito americano". Nella seconda metà degli anni Settanta il temuto "diplomatico" ed esperto di geopolitica non ha mancato occasione in cui potesse ribadire che era fuori discussione consentire al PCI di entrare in una compagine governativa, perchè avrebbe messo in serio pericolo la posizione strategica e militare della penisola nell'ambito dell'Alleanza Atlantica. Così a nulla potevano valere gli approcci e le rassicurazioni di Berlinguer o del Ministro degli Esteri Aldo Moro. L'auspicio di Kissinger e dei "kissingeriani" di varia estrazione era un rinnovamento e una modernizzazione della DC che ridimensionasse il ruolo della "vecchia" classe dirigente del partito che stava tenendo le redini del governo del paese da trent'anni. Ai vari Moro, Andreotti e Fanfani, innanzitutto, si rimproverava la scarsa o tiepida professione di "anticomunismo" mentre, l'"eurocomunismo" e la svolta berlingueriana erano considerate null'altro che un espediente congegnato per indebolire l'Alleanza Atlantica a beneficio degli stessi sovietici. Un concetto, quest'ultimo, ribadito dal Memorandum sulla situazione politica italiana, il documento eleborato nell'ambito della Loggia P2 a premessa del Piano di Rinascita Democratica (1975 – 1976). 

All'"ombrellaio" Enrico Berlinguer toccherà accettare un ruolo di ripiego nella Repubblica consociativa fondata sul Pentapartito (DC – PSI – PSDI – PRI – PLI)  e sull'alleanza "competitiva" fra la DC (Andreotti innanzitutto) e il PSI craxiano con un PCI risospinto in un'amigua posizione di "opposizione collaborativa". Solo i pupilli "postcomunisti" – i vari D'Alema, Veltroni, ecc... -, novelli e più convinti e docili "ombrellai", potranno godere dei frutti maturati dal nuovo corso berlingueriano...

Invece, per forza di cose e reinterpretando il testo della canzone di Rino Gaetano, si dovrà tornare a parlare di Kissinger, di Gelli, di Cefis, di Andreotti, di Moro, di Fanfani...

Anche perchè certamente il segretario comunista Berlinguer non era l'unico e solo "ombrellaio", mestiere che, peraltro, non ha potuto svolgere in tutta tranquillità e serenità... In realtà "ombrellai" sono tutti quei politici che ambiscono a elevate posizione di potere e di responsabilità, perchè solo professando fede e lealtà alla NATO, si può accedere alle stanze dei bottoni. In certo qual modo forse l'autore intende ribadire che la posizione di robusto e saldo "atlantismo"  è precondizione necessaria e imprescindibile per entrare... nel "letto di Lucia", nelle stanze non troppo segrete delle logge massoniche.

Una condizione condivisa dai ministri democristiani e non...


I tre ministri "scaldapoltrone" che giocano a scopone

Se in "Nuntereggae più" il cantautore crotonese sciorina una lista di personaggi che appartengono soprattutto al jet set o al mondo dei vip e del "divismo", "Nel letto di Lucia" non presenta nomi e cognomi celebri ma propone qualche indovinello agli ascoltatori più smaliziati e curiosi. Nel letto di Lucia  (o Lu – Cia) si fanno vedere tre ministri "scaldapoltrone" – che, quindi, a giudizio dell'autore sono incapaci o corrotti o indolenti – che giocano a scopone. Chi sono ? E la domanda non è di secondaria importanza nella composizione testuale di questa enigmatica e beffarda canzone... Innanzitutto possiamo stabilire che sono ministri o hanno avuto una lunga esperienza nelle compagini ministeriali e che, quasi certamente, sono democristiani, anzi probabilmente i più autorevoli esponenti di quel Partito – Stato divorato dagli scandali e dalla corruzione, ma che, pur avendo perduto il ruolo egemone esercitato per circa trent'anni, in quel momento manteneva le redini della pur fragile "democrazia italiana". Giocando a scopone nel letto di Lu – Cia ne possiamo inferire che i tre potenti ed influenti personaggi coltivano necessarie relazioni (di potere) con la massoneria, oppure sono essi stessi massoni... Ed avendo ben chiaro che l'accesso a certi circoli richiede l'adesione o la professione di fede nei confronti della NATO e del Patto Atlantico, questi politici sono anche "ombrellai". Non resta che identificare i tre ministri o politici con vasta esperienza istituzionale o governativa, presumibilmente democristiani, quasi certamente i più citati e menzionati nelle cronache dell'epoca.

In maniera forse suggestiva, ma piuttosto convincente, l'avvocato Bruno Mautone ("Chi ha ucciso Rino Gaetan?) identifica i tre potenti uomini politici italiani interpretando gli ultimi versi della canzone. Vediamo...

Sorridi e sopprimi ogni tua gelosia/(nel letto di Lucia)

Falsifichi assegni cambiando grafia/(nel letto di Lucia)

Dipingi scommetti e ti scordi la via/(nel letto di Lucia)

Fra le grandi tragedie shakespeariane ce n'è una rimasta assai nota per la proverbiale – e perfino omicida e folle – gelosia del protagonista. Si tratta, appunto, dell'"Otello", il moro di Venezia. Dunque Gaetano ricorre a un'espediente tutto particolare per indicare il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro che, come era noto, non sorrideva mai neanche in occasione dello scatto di qualche rituale fotografia. Basta osservare le foto che ritraggono il leader democristiano per avvedersi immediatamente della peculiarità della sua espressione cupa e triste. E il verso della canzone sembrerebbe contenere un'esortazione: solo nel letto di Lu – Cia puoi tornare a sorridere.
Dunque il primo "ministro" del lotto è Aldo Moro

In questo caso Gaetano si riferisce probabilmente alla celeberrima copertina della rivista OP di Mino Pecorelli, mai pubblicata e che recitava nella didascalia "Gli assegni del Presidente". A chi si rivolgeva il "giornalista – spione" con ottime entrature massoniche ? Al Presidente del Consiglio Giulio Andreotti il quale avrebbe ricevuto dal Presidente della SIR, l'industriale petrolchimico Nino Rovelli – grande sponsor della corrente andreottiana – delle tangenti in cambio dei finanziamenti ottenuti dall'Italcasse, istituto di credito pubblico utilizzato dagli andreottiani per foraggiare amici e clientes. Pecorelli aveva imbastito una serrata e stringente campagna giornalistica e scandalistica per colpire Andreotti e i suoi alleati proprio alla vigilia della formazione di un nuovo governo di Solidarietà Nazionale. Secondo Pecorelli, Andreotti avrebbe "girato" quegli assegni a personaggi poco raccomandabili legati a Cosa Nostra e a quella holding della malavita romana emergente che rispondeva al nome di Banda della Magliana. A quanto pare le parti avevano raggiunto un accomodamento e al direttore di OP era stata versata una certa somma perchè non pubblicasse quel numero, con relativa copertina ed articolo. Tuttavia il 20 marzo del 1979 Pecorelli verrà assassinato con modalità di esecuzione mafiosa. Mandanti ed esecutori non sono mai stati condannati, ma è quasi certo che i sicari provenivano dal milieu criminale della Banda della Magliana.
Quindi gli assegni dello "scandalo" rinviano al Presidente del Consiglio Giulio Andreotti.

Solo un autorevole e stimato esponente della DC era conosciuto per il grande talento artistico nella pittura, essendo i suoi quadri quotati dagli esperti. Il personaggio in questione è l'ormai anziano Presidente del Senato Amintore Fanfani il quale, secondo Gaetano, "si scorda la via". In effetti il percorso politico di Fanfani non è proprio esemplare per quanto riguarda la coerenza: allievo e pupillo di padre Gemelli, in gioventù era stato un convinto sostenitore della dottrina corporativista fascista, ma nel Dopoguerra diviene uno dei più importanti ed autorevoli esponenti della sinistra della rinata Democrazia Cristiana, accanto a La Pira e Dossetti. In tale veste diventa l'interlocutore del partito più valido in previsione del varo dei governi di centrosinistra caldeggiati da Aldo Moro, basati sull'intesa con i socialisti. Con il fallimento delle istanze più riformatrici del centrosinistra e la nuova aria di "destra" che tirava fra la fine degli anni Sessanta e gli inizi dei Settanta, Fanfani cerca di imporsi come il "De Gaulle" italiano, plebiscitario e presidenzialista, per arrestare le spinte progressiste, laiche e generalmente di sinistra.
Così l'ultimo dei tre si identifica certamente con Amintore Fanfani
Dunque, in un preciso contesto storico – politico e perfino "ambientale" (il letto di Lu – Cia), si gioca una partita che, logicamente, fa parte del gioco del Potere. Chi risulterà il vincitore ? Innanzitutto ognuno dei tre potenti democristiani incarna una linea precisa e differente cercando di convincere gli interlocutori che "via via passano per il letto di Lu – Cia". 

Aldo Moro è ritornato in auge, come abbiamo illustrato, mettendo a punto una strategia basata sull'intesa con i comunisti berlingueriani che è l'esatta prosecuzione della linea di centrosinistra perseguita con i socialisti. Preso atto della fine dell'egemonia politica democristiana, Moro tentava di "stabilizzare" il quadro politico favorendo l'integrazione del PCI nel sistema democratico parlamentare, magari spingendosi a ventilare possibilità di assunzione di responsabilità di governo da parte dei comunisti. Già si è parlato delle insormontabili difficoltà incontrate e affrontate da Moro per fare accettare la sua linea, ma quello che conta è che la "strategia dell'attenzione" morotea  provoca nuovi contrasti e divergenze dentro e fuori agli ambienti massonici.

Meno decifrabile e, in qualche misura più spregiudicata e votata al cinismo, la linea di Giulio Andreotti che ha la particolarità di non perseguire alcuna vera linea, ma di inserirsi nei giochi politici sfoggiando le sue abilità di mediatore e di diplomatico. Pupillo prima di padre Felix Morlion, un padre domenicano che, prima e dopo il conflitto faceva da "anello di collegamento" fra intelligence statunitense e quella vaticana e poi del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, nel corso degli anni Cinquanta fonda la minuscola ma influente corrente Primavera, collocata indubbiamente a destra e accogliente nei confronti di molti ex fascisti romani (Ciarrapico, Sbardellam, ecc...). Ma la carriera di Andreotti riserva moltissime sorprese... A lungo ricopre l'incarico strategico di Ministro della Difesa che lo pone in una determinata posizione nei confronti degli americani e il suo nome ricorre spesso come "referente politico" dei golpisti e degli "strateghi della tensione". 

Tuttavia a metà degli anni Settanta si avvicina ai socialisti (corrente Mancini) e a una linea di centrosinistra e, quando Moro e Berlinguer sono obbligati a consultarsi per la formazione del governo di Solidarietà Nazionale (non sfiducia delle forze dell'arco costituzionale compreso il PCI) finiscono per rivolgersi proprio a Giulio Andreotti come Presidente del Consiglio, in quanto persona ben accetta dalle Amministrazioni statunitensi (prima il repubblicano Ford e poi il democratico Carter). Eppure solo qualche mese prima, nel corso di un difficile Congresso della DC (1976) Andreotti e gli andreottiani avevano preso posizione contro Zaccagnini e Moro, a fianco dei fanfaniani e dei dorotei. Molto probabilmente la fiducia che gli americani ripongono nel Divo Giulio consiste nel fatto di essere ritenuto l'unica valida personalità democristiana in grado di governare mantenendo i comunisti fuori dalla compagine governativa. Dopo qualche anno in cui si segnalerà la competizione fra due uomini politici e di governo così ambiziosi, spregiudicati e anche corrotti come il democristiano Andreotti e il socialista nenniano Craxi, si giungerà ad un accordo di massima per rivitalizzare la logora formula del Pentapartito con il CAF, l'intesa fra andreottiani, craxiani e dorotei (democristiani di centrodestra) nel 1990. E' l'intesa che il Venerabile Licio Gelli aveva auspicato nel corso di un'intervista rilasciata al "fratello" Costanzo sul "Corriere della Sera" nell'ottobre del 1980. Non è un caso che dal CAF scaturirà la famosa legge Mammì – repubblicano, Ministro delle Poste e Telecomunicazioni – che sancirà il monopolio del piduista Silvio Berlusconi nell'emittenza televisiva privata. Invece per molti aspetti Andreotti rimane un enigma dentro un enigma e passerà alla storia anche e soprattutto per le spericolate relazioni con Cosa Nostra, riconosciute da una sentenza della magistratura.

Come si è detto, invece il buon Fanfani tentò di qualificarsi e imporsi come il "De Gaulle" italiano, rilanciando una linea di centrodestra che, plebescitarismo a parte, avrebbe dovuto arginare l'avanzata elettorale delle sinistre confidando sulla difesa delle istituzioni e delle tradizioni. Non la prospettiva di Fanfani è stata bollata come "fanfascismo" attirandosi gli attacchi delle sinistre estreme. Da segretario della DC Fanfani si giocò il futuro politico nel 1974 con la campagna referendaria per l'abrogazione della Legge del socialista Fortuna e del liberale Baslini sulla legalizzazione del divorzio. La contesa non era confinata nei margini del fatto contingente, ma segnava un punto di svolta circa l'evoluzione politica, culturale e morale dell'Italia e degli italiani. Incautamente Fanfani si giocò tutto – e questa potrebbe costituire la scommessa di qui parla Gaetano nella canzone – puntando sull'adesione ai valori dell'Italia tradizionale e venne sconfitto. Con lui venne sconfitta anche la DC e il suo primato morale e nei costumi: l'Italia stava intraprendendo una strada diversa... Ovviamente Moro si era già reso conto degli sviluppi della realtà che lo circondava, interprentandola comunque meglio del suo predecessore.

A proposito dell'identificazione dei tre alti esponenti democristiani (Moro, Andreotti e Fanfani) conviene che qui si sottolinei una curiosità: a detta dell'ex fondatore delle BR Alberto Franceschini, quando nel 1974, l'organizzazione del Partito Armato di estrema sinistra tentò il grande balzo portando l'attacco "al cuore dello stato" individuò tre possibili bersagli politici, ossia proprio Moro, Andreotti e Fanfani... Nulla di troppo strano perchè, in qualche modo, i tre leader democristiani erano molto noti e si erano distinti per l'attivismo politico, sia pure di segno diverso. La circostanza, però, rimane per qualche verso curiosa... Secondo Franceschini, fu il capo delle "nuove" BR a dirottare l'attenzione del gruppo su Aldo Moro, proprio il politico democristiano più aperto nei confronti del PCI. Ma sulla questione torneremo più avanti...

Per il resto non rimane da rilevare come, in effetti, già fra il 1974 e il 1976 Fanfani si sia "bruciato" con l'arrischiata prospettiva "neogaullista", mentre, quando esce la canzone "Nel letto di Lucia" esce – nel 1979 – Moro non può più giocare la sua partita, semplicemente perchè... è già morto da un anno, sequestrato e assassinato proprio dalle BR o da chi per loro...

Che il Divo Giulio sia rimasto l'unico a giocare la partita del Potere ?

Forse non è proprio così...

La partita di scopone: il "quarto giocatore" (?)

Non sono un esperto del gioco delle carte, però so benissimo che a scopone non si gioca in tre – o in numero dispari – bensì in quattro, sei, otto... Sicuramente Rino Gaetano conosceva bene lo scopone scientifico la cui regola basilare è che si può giocare in quattro, ma questo significa anche nella partita per il Potere a cui partecipano i tre "giocatori" democristiani, non può non essere presente il "quarto giocatore", sconosciuto o ignoto, ma a cui, sicuramente, il cantautore vuole alludere proprio con la sua "assenza" dal testo. Dunque attorno a quel tavolo la cui posta in gioco è il Potere, giocano in quattro e tre sono leader democristiani con una lunga esperienza nelle varie compagini governative a guida scudocrociata. L'assenza – o l'eccessiva visibilità, così eccessiva da non essere notata – del "quarto giocatore" può servire a rimarcarne la maggiore abilità o maggior prestigio rispetto agli avversari anche per il suo ruolo molto più discreto. 

Ricapitolando: Aldo Moro, Giulio Andreotti, Amintore Fanfani e il "quarto giocatore" si giocano "l'Italia" o il futuro degli assetti politico, sociali, economici ed istituzionali del paese, cambiando via via il proprio compagno di gioco a seconda delle circostanze. Poi la partita è caratterizzata da qualche aspetto curioso, infatti uno dei giocatori – Amintore Fanfani – è ormai quasi fuori dal gioco non avendo granchè da mettere sul piatto, mentre Aldo Moro... è morto e, quindi, come "fantasma" gioca attraverso un qualche sostenitore della sua linea politica.

Alla fine la vittoria viene contesa fra il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti e il misterioso "quarto giocatore" di cui, per ora, nulla sappiamo... 

Chi è costui ? Innanzitutto e banalmente prendendo la lettera del testo de "Nel letto di Lucia" si potrebbe dedurre che, giocando i tre maggiorenti della DC nel letto della ragazza, il "quarto giocatore" altri non è se non la stessa Lucia, ossia Lu – Cia che, però, non è nome che designi un individuo, ma una collettività o comunità (intelligence USA + massoneria + Loggia P2). Allora, giocoforza, il fantomatico giocatore sarà molto probabilmente persona delegata da tale consorteria o investita di tale potere. Insomma un potente che è tale solo in virtù di una sorta di investitura...

Non è realmente possibile individuare questo ineffabile personaggio ? Prendendo a prestito l'esegesi come arte dell'"impossibile", tentiamo un primo azzardo...

https://www.youtube.com/watch?v=aycwxHB5d6I

Rivediamo il video della canzone di successo "Berta filava", un concentrato di apparente nonsense che, in realtà, lanciava segnali e messaggi sull'affare Lockheed, su certe ingerenze straniere e sui sistemi di finanziamento illecito dei partiti e di corruzione di singoli rappresentanti della politica istituzionale. Come si è cercato di dimostrare la famosa Berta che "filava" – ossia tesseva trame o tramava – si identificava con il fondatore dell'industria aeronautica e militare americana Bert E. Gross da intendere molto probabilmente come sineddoche, perchè la Lockheed Martin è sempre stata parte di un complesso militare – economico – finanziario e di intelligence di cui farebbero parte Langley (CIA), Pentagono, la grande finanza di Wall Street, il complesso militare – industriale , i colossi dell'energia e del petrolio, ecc... Tale sistema convoglierebbe enormi quantità di capitali per foraggiare nei vari Stati, governi, ministri e partiti per assicurare un certo assetto economico, politico e strategico. E' verosimile che il famoso Antelope Cobbler di cui molto si è parlato e discusso fino a ipotizzare la sua identificazione nella persona di Aldo Moro, fosse il collettore di questo colossale flusso di danaro che doveva essere destinato a particolari investimenti, non escluse certe forme di corruzione come si sono presentate con il caso Lockheed. Durante la Resistenza Antelope Cobbler era il "nome di battaglia" di Ugo Niutta che sarebbe poi diventato un uomo di fiducia del famoso Eugenio Cefis. 

Tuttavia non si può escludere che qualcuno possa avere utilizzato quello pseudonimo, oppure che il collettore – e distributore – di finanziamenti e di tangenti fosse un'altra personalità. Forse che Gaetano volesse indicare il misterioso personaggio alla sua maniera, in maniera spiazzante e buffonesca ? Perchè durante quella trasmissioni si fa riprendere mentre gioca e abbraccia il cane e poi risponde alla domanda dell'intervista affermando che "il cane c'entra" ? Ma il simpatico e tenero animale domestico ha veramente qualcosa a che fare con il discorso sulla solitudine o Gaetano si diverte a sfidare gli esegeti delle sue canzoni ? Orbene la bestiola apparteneva a una cara amica di Gaetano, la giornalista della rivista specializzata "Nuovo Sound" Elisabetta Ponti la quale poteva vantare una parentela tutta particolare: il padre, Lionello Ponti, era medico della famiglia Gelli – proprio il Maestro Venerabile tanto discusso e recentemente deceduto – eed era lui stesso iscritto alla Loggia Propaganda Due. In questo modo un pò singolare e bizzarro Gaetano intendeva identificare l'uomo di fiducia degli americani (Langley, Pentagono, multinazionali, corporations, ecc...) proprio con Licio Gelli, il collettore e amministratore di fondi particolarmente riservati. V'è da rilevare che lo stesso Venerabile ha avuto l'ardire di qualificarsi come una sorta di "banchiere senza licenza", un'affermazione che nessuno ha potuto irridere o solamente contraddire. Nel caso è sempre meglio ignorare e tacere... 

E', dunque, sempre lui il "quarto giocatore" della partita di scopone descritta nella canzone "Nel letto di Lucia" e, se è consentito affermarlo, il giocatore più bravo, abile, scaltro e che, dopotutto, può vantare una posizione di vantaggio, essendo una sorta di delegato di "Lu – Cia". Per un'altra di quelle curiose coincidenze Licio Gelli era noto come proprietario di una fabbrica di abbigliamento – la Giole – e come direttore della famosa industria di materassi Permaflex. Dunque anche il riferimento a questo "letto" da cui devono passare proprio tutti i personaggi che contano potrebbe non essere affatto casuale. A metà degli anni Sessanta, grazie ai buoni uffici di un Ministro della Difesa chiamato Giulio Andreotti la Permaflex riuscì ad ottenere una commessa per la fornitura di un gran numero di materassi per l'Esercito e nel 1965 a Frosinone il Ministro Andreotti presenziò all'inaugurazione di uno stabilimento della celebre ditta di materassi alla presenza immancabile dell'ineffabile Gelli. 

La partecipazione del "cane" al video di "Berta filava" – si diceva – potrebbe non essere affatto casuale e ci sono tutte le premesse per poterlo affermare in maniera abbastanza netta. Entrando in quest'ottica e in quest'ordine di cose colpisce l'ironia intrisa di sarcasmo del cantante crotonese, perchè l'apparenza della bestiola – simpatica, mansueta, tenera e innocua – rivia proprio al Venerabile, un personaggio che ha sempre fatto mostra di una impareggiabile capacità di dissimulazione, presentandosi in maniera cordiale e gentile ai suoi ospiti ed intervistatori, senza mai trascendere nei toni e senza dire una parola fuori posto. Se vogliamo, la manifestazione di una "falsa umiltà"... E nel 1977 – nel momento di massimo splendore e all'apice del potere e dell'influenza della Loggia P2 – Gaetano scrive e interpreta la canzone "Escluso il cane" il cui testo recita che "escluso il cane", "tutti gli altri sono cattivi, pressochè poco disponibili, miscredenti...". Se vogliamo – e solo per una ristretta cerchia di "fan" e amici del cantante calabrese – si coglie proprio la parodia di Gelli – peraltro sempre raffigurato come un "cane buono e mansueto", insomma il miglior amico dell'uomo – la cui "bontà" e "disponibilità" hanno certamente un costo. 

Ma da dove poteva trarre certe informazioni, il povero Rino ? Quali erano le sue fonti ? Per il momento lasciamo in sospeso la questione e torniamo al discorso sulla Loggia Propaganda Due e su Licio Gelli...

Inevitabilmente sono stati dedicati molti libri, saggi e documentari sulla P2 e il suo "capo" ma, nonostante anche l'ottimo lavoro della Commissione Anselmi e la gran mole documentale, nessuno è riuscito a spiegare e a chiarire come mai un ometto oscuro e dall'aspetto ordinario ed addirittura insignificante come Gelli sia riuscito ad esercitare questa enorme influenza e questo incommensurabile potere per oltre un decennio. Presso la sua suite all'Hotel Excelsior di Roma – a due passi dall'Ambasciata americana di via Veneto – facevano anticamera ministri, ufficiali, parlamentari, magistrati, alti funzionari della Pubblica Amministrazione, impenditori privati, finanzieri, banchieri, manager di aziende pubbliche, direttori di giornali, giornalisti, ecc... L'infaticabile intraprendenza del Venerabile ha indotto la sua segretaria Nara Lazzerini a dire che da Gelli si recavano tutti, dal Presidente della FIAT Gianni Agnelli al capo dell'organizzazione neofascista Avanguardia Nazionale, Stefano Delle Chiaie. 

Un talento di "agente di influenza" e di public relations man, quello di Licio, con pochi eguali tanto da far dire all'interessato che in Italia "era pressochè riuscito ad allacciare e intrattenere rapporti e contatti con tutti quelli che contano". Un'affermazione tanto più inquietante se si pensa che la Loggia P2 fa capolino negli scandali e nei crimini più gravi della storia della Repubblicana fra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta. Dalle stragi non rivendicate ai tentativi di golpe, dallo scandalo Lockheed a quelli delle tangenti "petrolifere", dalla vicenda Sindona al crac del Banco Ambrosiano, ecc... Con il corollario noto di assassinii e omicidi mirati, morti misteriose e sospette, il coinvolgimento in fatti ed episodi coinvolgenti le mafie, i terrorismi e la criminalità "più comune", ecc... Non saremo certo noi a sciogliere i nodi che avvolgono ancora il "mistero" della più famosa e famigerata Loggia coperta d'Italia, ma ci permettiamo di fornire qualche fatto acclarato per farsi un'idea più precisa e per inserire l'argomento nella discografia di Rino Gaetano. 

Circa la riconducibilità di Gelli, Ortolani e i "fratelli" della P2 all'obbedienza massonica ufficiale ci si è spesso divisi soprattutto nell'ambito proprio dei "liberi muratori", fra chi riteneva il Venerabile un'espressione magari non proprio esemplare della grande "famiglia" massonica e chi, invece, riteneva che Gelli si fosse servito della massoneria di cui la Loggia Propaganda Due altro non era che un "corpo estraneo". A distanza di tanti anni e avendo accumulato una mole notevole di cognizioni e informazioni possiamo tranquillamente affermare che, paradossalmente, entrambe le posizioni contengono una buona dose di verità e che, al contempo, non esauriscono la complessità della "vecenda P2". Facendo nostre le ironiche annotazioni di un Pecorelli o gli ironici paradossi di un Gaetano e, quindi, spazzando via l'armamentario massonico più intriso di occultismo e di esoterismo, dovremmo serenamente ammettere che il buon ed ineffabile Licio Gelli è stato un altro dignitario e rappresentante della massoneria del GOI di Palazzo Giustiniani, godendo degli appoggi di Gran Maestri e "fratelli" di vario grado. 

Ovviamente non sono mancati i conflitti e i contrasti fra le varie fazioni su cui qua non ci soffermeremo, mentre invece preme rammentare che proprio nel periodo in cui Licio Gelli venne incaricato di rivitalizzare la prestigiosa loggia coperta Propaganda Due sotto le "maestranze" del socialdemocratico Giordano Gamberini prima e del socialista Lino Salvini poi (1969 – 1970), la massoneria italiana conobbe un periodo fulgido e ricco di promesse e di prospettive. Dopo i riconoscimenti delle due grandi "famiglie" della massoneria statunitense (la Circoscrizione Nord – più progressiva – e quella Sud – di impronta conservatrice) nel 1972 il Grande Oriente d'Italia otteneva quello della prestigiosa Gran Loggia Unita d'Inghilterra mentre in Vaticano – con il papato del "liberale" Paolo VI – veniva istituita una commissione per ridiscutere la scomunica di Papa Clemente XII -. In quello stesso periodo – a cavallo fra gli anni Sessanta e i Settanta – si consolidava il sistema finanziario internazionale del trio Marcinkus (IOR) – Sindona (Banca Privata Italiana) – Calvi (Banco Ambrosiano) basato su una vasta rete di "scatole cinesi" utili a occultare gli imponenti flussi di danaro prodotti dalle "economie parallele" (e criminali). Gelli, per il quale il Gran Maestro Salvini aveva letteralmente "inventato" la carica di "segretario organizzativo" della Loggia P2, era veramente estraneo a questo processo di progressiva affermazione della massoneria nel nostro paese ? Considerato il grande talento organizzativo e manageriale e nelle pubbliche relazioni, sarei tentato di rispondere di no. 

Nel 1973 viene colto un altro grande e insperato successo che, però sarà destinato ad avere breve e, anzi, brevissima vita, l'unificazione fra le due grandi "famiglie" massoniche italiane, quella di Palazzo Giustiniani (il GOI) e quella di Piazza del Gesù (la Loggia Unita d'Italia). Al contempo si assistette a un travaso della prestigiosa loggia coperta di Piazza del Gesù – la "Giustizia e Libertà" – nella P2 che, quindi, accoglieva nel suo seno un discreto numero di "fratelli" dall'invidiabile curriculum... Fratelli come il patron di Mediobanca Enrico Cuccia, come l'onnipresente Presidente della Montedison Eugenio Cefis che, secondo alcuni sarebbe stato da annoverare fra i fondatori della "Giustizia e Libertà" oltre che fra i padrini "politici" del duo Gelli – Ortolani, il finanziere "massomafioso" Michele Sindona anon ancora colpito dalle disavventure giudiziarie negli States e in Italia, l'ex Capo di Stato Maggiore della Difesa Giuseppe Ajola, patrocinatore del famoso convegno dell'Istituto di studi militari Pollio sulla "guerra non ortodossa", il famoso generale dell'Arma dei CC Giovanni De Lorenzo salito alla ribalta delle cronache con il progetto golpista conosciuto come piano SOLO, ecc... Non è difficile intravvedervi un processo, un progetto di lunga durata sicuramente auspicato e portato avanti da Gelli e accoliti ma poi miseramente naufragato...

Tutto questo, però, non spiega come un oscuro personaggio come Gelli sia riuscito a fare una carriera invidiabile e inimitabile all'interno della massoneria...

In effetti recentemente l'interessato ha tenuto a puntualizzare che la sua carriera, in realtà, si sviluppa all'interno dei servizi segreti fin dagli anni della Seconda Guerra Mondiale. Già giovanissimo volontario fascista nella guerra civile spagnola (1936 – 1939), Licio Gelli intraprende la strada dei servizi segreti e viene reclutato nel SIM (Servizio Informazioni Militari), l'equivalente del nostro servizio informazioni del Ministero della Difesa. A quell'epoca il SIM era diretto dal generale Mario Roatta, destinato a diventare Capo di Stato Maggiore della Difesa e già indicato come mandante dell'omicidio dei fratelli Rosselli (1937) eseguito dalla banda di fascisti francesi, i "cougolards". In maniera precisa e calzante Paolo Cucchiarelli, nella postfazione del libro di Stefania Limiti "L'Anello della Repubblica" (Chiarelettere), paragone Mario Roatta al suo omologo tedesco Reinhard Gehlen. Da buon "fascista pragmatico" e probabilmente intuendo l'imminenza della sconfitta delle potenze dell'Asse, il generale Roatta si era dedicato alla creazione di un servizio segreto clandestino anticomunista e concepito per arginare l'avanzata dei comunisti, che, di volta in volta, è stato chiamato ANELLO o NOTO SERVIZIO. 

Si tratta probabilmente dell'embrione del futuro servizio informazioni del Ministero della Difesa poi riorganizzato da un anticomunista di ferro come il Ministro della Difesa repubblicano Randolfo Pacciardi (1948 – 1953). Tuttavia, a quanto pare, l'ANELLO ha proceduto sulle sue proprie gambe anche se in collegamento con il "servizio ufficiale" del Ministero della Difesa. Quel ruolo può avere assunto il Gelli in questo processo di "riconversione" dei servizi ? Non lo sappiamo, però conosciamo i nomi di alcuni celebri "colleghi" in servizio nel SIM... Celebri come l'inseparabile Umberto Ortolani, futura mente finanziaria della P2 con molteplici entrature in Vaticano e indicato da Florio Fiorini ("Fratelli d'Italia") come amministratore dei fondi del cosiddetto Piano Marshall, l'European Recovery Program varato dall'Amministrazione Truman per la ricostruzione dei paesi europei o come Eugenio Cefis, futuro Presidente dell'ENI e poi della Montedison, stretto collaboratore e compagno d'armi del mitico Enrico Mattei nella brigata partigiana Di Dio o come lo stesso partigiano monarchico Edgardo Sogno, comandante della brigata Franchi in stretto collegamento con gli americani dell'OSS (Dulles) e gli inglesi del SOE (McCaffery). Fra il 1941 e il 1943 Gelli presta servizio in Jugoslavia ove compie il colossale furto di un ingente quantitativo d'oro della Banca Centrale. Il sospetto è che quell'oro sia servito a finanziare la rete ODESSA per l'espatrio dei criminali di guerra nazisti, fascisti e ustascia croati in paesi dell'America Latina come l'Argentina e il Brasile e non è forse un caso che il futuro Venerabile godrà dell'amicizia e della riconoscenza del Presidente argentino Juan Peron, ammiratore del Duce e del fascismo. 

E' peraltro un fatto che Gelli e Ortolani costituiranno un impero finanziario ed editoriale in America Latina particolarmente fiorente negli anni delle dittature militari. Dopo l'8 settembre apparentemente Gelli aderisce alla Repubblica Sociale di Salò, lo Stato fantoccio e collaborazionista, ed entra a far parte della Divisione Hermann Goering delle Waffen Ss di stanza a Pistoia. Un nazista convinto, ma quando la sconfitta dell'Asse sembra profilarsi nettamente, soprattutto dopo l'occupazione alleata di Roma (giugno 1944), Gelli comincia a mettere in pratica il suo talento da doppiogiochista fra repubblichini e partigiani comunisti. Un rapporto dei carabinieri (ottobre 1944) documenta il vero asso nella manica di Gelli: è stato reclutato dai CIC, i Counter Intelligence Corps della V Armata americana e opera per conto degli Alleati angloamericani. Lo scenario bellico sta mutando e, nell'imminenza della fine del conflitto, molti ufficiali americani e inglesi si stanno convincendo che sarebbe necessario concentrare le energie per contenere l'espansione dell'Armata Rossa e indebolire le componenti socialcomuniste della Resistenza. Per questo motivo occorre mobilitare tutte le forze e le risorse utili compresi i "nemici" nazifascisti. A Roma uno dei capi del controspionaggio dell'OSS americano (sezione X2), il giovanissimo James Jesus Angleton offre ai nemici catturati la possibilità di convertirsi alla causa "anticomunista". 

Sarà lui a strappare il principe "nero" Junio Valerio Borghese, capo della X MAS della Marina Militare della Repubblica salotina, dalle mani dei partigiani. Le CIC non saranno da meno e, dopo aver catturato ufficiali nazisti del calibro del "boia di Lione" Klaus Barbie e di Karl Hass, li coprirà e li recluterà. Alla fine del conflitto verranno allestite le cosiddette "Ratlines" per favorire l'espatrio di pericolosi criminali di guerra nazifascisti verso l'America Latina. Fra coloro che si gioveranno delle cosiddette "vie dei conventi", il citato Barbie, Mengele, Priebke, il capo degli ustascia croati Ante Pavelic, ecc... Invece, per quanto riguarda Gelli, l'abilità e il talento da doppiogiochista, gli sono giovati un attestato di benemerenza siglato dal CLN di Pistoia. Insomma un "Gelli partigiano" che avrebbe tradito i camerati... Ma la vita avventurosa dell'infaticabile Venerabile non manca di sorprese: prima schedato come "pericoloso sovversivo" e come agente del KGB sovietico e del COMINFORM fra il 1947 e il 1950, diviene presto una risorsa preziosa per la parte avversa... Infatti non si spiega come mai il delorenziano direttore del SIFAR Giovanni Allavena (1965 - 1966) – uno dei piduisti della prima ora – avesse trasmesso le famose schedature illegali a un Licio Gelli circonfuso dalla fama di pericolosa spia sovietica. Quasi sicuramente il novello Cagliostro si è rivelato una preziosa risorsa per gli americani e per gli Alleati a partire dalla fase finale della Seconda Guerra Mondiale. 

In una delle interviste rilasciate al giornalista Marco Dolcetta Gelli rivelò di essere stato reclutato nell'organizzazione del generale Reinhard Gehlen, una sorta di sezione europea della CIA americana. L'ex capo dell'Abwehr, il controspionaggio della Wehrmacht, aveva messo a disposizione degli americani un ricco archivio di rapporti e di informative scaturite dalla massiccia opera di infiltrazione nei paesi dell'Est europeo. Fondatore della BND, il servizio informazioni della Germania Federale e probabile capo operativo dell'esercito clandestino della NATO (STAY BEHIND), il generale Gehlen era – si è detto – figura omologa al generale Roatta. Convinti nazifascisti, ma, al contempo, pragmatici ed in grado di valutare i fallimenti delle strategie militari hitleriane, i Gehlen come i Roatta – e come i Gelli – sono già disponibili a combattere la nuova guerra contro l'URSS e i comunisti, una guerra "non convenzionale", "non ortodossa", "a bassa intensità", "psicologica", ecc... 

Ma come entra la massoneria in tutta questa storia e, soprattutto, nella vita di Licio Gelli ? 

Nel luglio del 1960 lo Stato italiano nella persona del Ministro delle Finanze Giuseppe Trabucchi e il Gran Maestro del GOI Publio Cortini siglano lo storico accordo di restituzione di Palazzo Giustiniani al Grande Oriente d'Italia. All'atto della firma sono presenti l'ambasciatore americano James Zellerbach e l'italoamericano Frank Gigliotti. Ma perchè tanto interesse da parte americana per un atto che dovrebbe riconciliare il Grande Oriente con la Repubblica italiana ? Sappiamo che la strategia statunitense di tutela dei propri interessi strategici, economici e politici e di contenimento del comunismo poggiano su alcuni perni fondamentali come l'alleanza con il Vaticano e le forze dell'alta finanza e della grande industria da un lato e il "controllo" della massoneria e della mafia siculoamericana dall'altro. Infatti chi è Frank Gigliotti ? Ex pastore protestante e animatore di un comitato italoamericano per la "democrazia in Italia", Gigliotti è un massone ed agente dell'OSS e della CIA che, durante la guerra, ha allacciato rapporti con la massoneria italiana e con la mafia. Terminata la sua missione – rileverà la relazione di maggioranza della Commissione Parlamentare d'Inchiesta sulla Loggia P2 – entrerà in scena proprio Licio Gelli. 

In quel periodo la carica di Gran Maestro del GOI viene ricoperta da Giordano Gamberini, considerato un fiduciario della CIA, che, probabilmente permette e facilita la carriera del "fascista" Gelli nella massoneria di Palazzo Giustiniani. Per inciso, terminato il periodo di "maestranza", Gamberini convincerà il suo successore Salvini ad affidargli il compito di gestire i rapporti internazionali del GOI, evidentemente in simbiosi con il "fratello" Gelli. Dunque Gelli sostituì l'attivissimo Gigliotti nell'operazione di gestire il rapporto fra l'intelligence USA e la massoneria italiana ? L'ipotesi non è certo peregrina... Dopo la firma dell'atto di restituzione di Palazzo Giustiniani al GOI, sulla penisola si insediò un network massonico del tutto particolare, che faceva riferimento alle strutture e infrastrutture di intelligence, militari e diplomatiche statunitensi e della NATO. In ogni base americana e NATO venne creata una loggia (la George Washington a Vicenza, la HS Truman a Bagnoli, la Benjamin Franklin a Livorno, ecc...), mantre presso l'Ambasciata americana a Roma si insediò la Loggia Colosseum. 

E' possibile che la Loggia coperta Propaganda Due facesse pare di questo vasto network ? Così la pensava l'ex Presidente della Repubblica e, per sua stessa ammissione, "gladiatore" Francesco Cossiga il quale rivelò di avere appreso da fonte militare che la P2 era nata presso il Comando delle Forze Navali della base NATO di Napoli come gruppo "misto" di militari e civili al servizio degli americani. In buona sostanza una sorta di organismo di intelligence militare dipendente dagli americani - dietro la maschera massonica – e cellula di un più vasto network. Se prestiamo fede a queste parole, allora la P2 aveva un piede nella massoneria ufficiale del GOI e un altro in quella che si identificava con il network di intelligence militare americano e atlantico. Se ne può inferire che queste manovre rispondevano alla logica di un progetto ben preciso: controllare la massoneria, depurarla da tutte le scorie progressiste e di "sinistra" e conferirle un deciso e chiaro orientamento filoamericano, atlantico, tenacemente anticomunista, facendone un "partito occulto" in grado di orientare certe dinamiche e non solo all'interno del nostro paese. Insomma una sorta di "GLADIO massonica"... In questo senso, e accogliendo la metafora della "doppia piramide" offerta dalla Commissione Anselmi, i referenti di Gelli lo avevano investito di un certo potere "informale" e incaricato di intensificare il reclutamento di tutti gli elementi disponibili.

In fondo si è sempre cercato di banalizzare e mettere alla berlina una figura come quella di Gelli trattegiandola come una sorta di piccolo padrino di una mafietta di colletti bianchi di piccolo cabotaggio. Un modesto corruttore e truffatore piuttosto che un abile simulatore, manipolatore o ricattatore come ce ne sono tanti... Eppure fra gli iscritti alla P2 si potevano annoverare alti ufficiali della CIA, direttori dei servizi di informazione militare e civile, Capi degli Stati Maggiori, Comandanti dell'Arma dei CC o della GDF, ecc... Eppure politici di ogni provenienza e formazione si recavano all'Hotel Excelsior per un consiglio... Eppure diversi testimoni hanno riferito della frequentazione dell'Ambasciata americana da parte di Gelli e che a lui si rivolgevano proprio perchè vantava delle "entrature americane"...

Nel fatidico 1990 – pochi mesi prima, ed è significativo, della rivelazione dell'esistenza dell'esercito clandestino STAY BEHIND/GLADIO – l'ex contractor della CIA e del MOSSAD Richard Brenneke rivela la connection intelligence USA – P2 – Cosa Nostra italoamericana e siciliana nel corso di una trasmissione della RAI sull'omicidio del premier svedese Olof Palme. L'intervista fa un'impressione e uno scalpore tali da provocare l'intervento piccato del Presidente della Repubblica Cossiga che pretenderà la testa del direttore Nuccio Fava. In sostanza cosa rivelò questo agente CIA "pentito" ? Che l'Agenzia versava a Gelli e alla P2 molti milioni di dollari per il traffico di armi e di droga e per alimentare il terrorismo in Europa. Si tratta, in buona sostanza, di quanto prescritto dalla pianificazione dell'Operazione CHAOS. In effetti il periodo che contrassegnò lo strapotere e l'influenza della P2 (1969 – 1981) venne a coincidere con la cosiddetta "strategia della tensione", le stragi non rivendicate, gli anni di piombo. Inoltre Gelli e gli altri celebri piduisti e sodali vedono associato il loro nome a tutti i tentativi di liquidare l'assetto istituzionale previsto dalla Costituzione: dal cosiddetto golpe Borghese a quello "bianco" di Sogno passando per il complotto della Rosa dei Venti, dai tentativi di proclamazione dello "Stato di Pericolo Publico" al Piano di Rinascita Democratica e agli altri progetti "presidenzialisti", dal progetto del 1977 – 1978 a quello del 1980 – 1981 fino ai tentativi "autonomisti" e "secessionisti" di marca siciliana (Sindona, le leghe degli anni Novanta, ecc...). Insomma la doppiezza "gelliana" ed "atlantica" prevedeva che ci si dovesse muovere contemporaneamente dentro e fuori (e contro) le istituzioni... 

Il lettore non me ne voglia se mi sono dilungato per offrire una panoramica che va senza dubbio ampliata, arricchita e meglio definita, ma era necessaria per introdurre in maniera più puntuale e precisa quella che, personalmente ritengo l'identità del "quarto giocatore" che, a differenza degli altri tre, non era democristiano e, anzi, sotto certi aspetti, si presentava come "antidemocristiano" (il fastidio spesso manifestato nei confronti dei "cattocomunisti" o "clericocomunisti"). Un attore del quale ancora non si è misurato abbastanza il potere che egli esercitò per circa un decennio della nostra storia confermato, peraltro, dal fatto che alle cerimonie di insediamento di ben tre Presidenti statunitensi (Ford, Carter e Reagan) venne accolto come un capo di stato. 

Torniamo, allora, al gioco del Potere che oppone quattro attori "politici" diversi fra loro in un vorticoso scambio di alleanza e di schieramenti difficile da decifrare o interpretare per un "profano". Un "gioco del Potere" che, necessariamente, passa sotto l'osservazione di  Lu – Cia (intelligence USA + massoneria + Loggia P2)... Se negli anni Sessanta la coppia formata da Moro e Fanfani (lo schieramento riformatore di centrosinistra) "gioca" contro il duo Gelli – Andreotti (il coacervo dell'alleanza delle destre più o meno conservatrici e "atlantiche"), nel decennio successivo il panorama si fa molto più complesso e mosso in una sorta di guerra di "tutti contro tutti" a geometrie e alleanze variabili che cambiano da un giorno all'altro. Apparentemente è proprio il Maestro Venerabile della Loggia P2 Licio Gelli a condurre il gioco grazie all'invidiabile posizione di "capo occulto" dei servizi segreti (tutti i vertici sono piduisti) e di "anello di congiunzione" e ufficiale di collegamento fra servizi italiani, intelligence USA e una frangia della massoneria. Da tale scranno derivava un forte potenziale di ricatto, di minaccia e di condizionamento nei confronti degli altri tre attori politici. In particolare uno degli assi che Gelli poteva calare era quello della pericolosa minaccia del terrorismo brigatista che, infatti, aveva preso di mira innanzitutto proprio Moro, Andreotti e Fanfani, gli esponenti più autorevoli e conosciuti del potere democristiano. E, a proposito di Moro, dalle minacce si passerà alle note e tragiche vie di fatto. Si è spesso parlato di un rapporto inconfessabile fra Gelli, la P2 e le BR ma senza alcun valido e concreto elemento probante. Nel corso dell'inchiesta giudiziaria sulla strage di Bologna, la segretaria ed amante di Gelli Nara Lazzerini riferì di un incontro "riservato" alla suite dell'Hotel Excelsior a cui presenziarono Gelli e altre due misteriose persone. 

Era la mattina del 16 marzo 1978, nell'immediatezza dell'azione brigatista in via Fani nel corso della quale Moro venne sequestrato e la scorta soppressa, eppure Gelli e i suoi sodali erano già al corrente dell'accaduto. Non solo... Uno dei tre – non Gelli, però, secondo la Lazzerini – esclamò che "il più è fatto ora attendiamo reazioni". Una frase che lasciava intendere una partecipazione e una complicità della P2 e dei servizi all'operazione di via Fani. In sede di Commissione P2 la testimonianza della donna venne respinta per la sua presunta manifesta immoralità in quanto amante del Venerabile. In tempi recenti, però, sorprendentemente, Gelli stesso avrebbe confermato a Cucchiarelli e alla Limiti che, in effetti, il singolare incontro avrebbe avuto luogo, pur minimizzandone la portata e il significato. Inoltre Gelli rivelò l'identità di uno degli altri due personaggi presenti nella camera, ossia il suo sodale Umberto Ortolani, la vera mente finanziaria della P2. Rimarrebbe ignota l'identità del "terzo uomo" che si tratti di un italiano o di un "referente" straniero anche se, in effetti, nel suo ultimo libro Cucchiarelli manifesta un'opinione precisa in proposito. Comunque anche alla luce di tutte le novità emerse sugli aspetti oscuri e mai chiariti dell'operazione terroristica in via Fani, la nuova Commissione d'inchiesta parlamentare sul caso Moro dovrebbe approfondire con cognizione di causa e senza tema di fare certe scoperte.

Vero è che, ripercorrendo quegli anni e, precisamente, loscorcio finale degli anni Settanta, si scopre che il "terrorismo rosso" con le sue troppe sigle – e in primis le Brigate Rosse e Prima Linea – veniva agitato come "spauracchio" e minaccia anche da parte di ambienti insospettabili. In qualche modo la stessa cosa è successa agli inizi degli anni Novanta quando diverse azioni terroristiche e criminali venivano firmate con la fantomatica sigla Falange Armata anche se è innegabile che il terrorismo delle BR e di altri gruppi di estrema sinistra avesse lasciato per le strade la sua inutile scia di morte. Al di là, però, di qualsiasi discussione sulla "purezza rivoluzionaria" delle BR e dei gruppi affini, il "terrorismo rosso" viene strumentalizzato anche solo attraverso comunicati e volantini "spuri"... Si pensi alle minacce sindoniane nei confronti del socio Roberto Calvi, dell'editore Angelo Rizzoli jr e dell'imprenditore andreottiano Nino Rovelli a mezzo di volantini firmati Prima Linea probabilmente confezionati dal provocatore ex comunista Luigi Cavallo, già stretto collaboratore del noto e citato Edgardo Sogno. Messaggi del bancarottiere "massomafioso" Sindona nei confronti dei sodali Gelli e Andreotti per sollecitarli a promuovere una soluzione che salvaguardasse il suo impero finanziario ? Analoghe minacce di morte firmate utilizzando sigle di estrema sinistra sono state indirizzate al governatore della Banca d'Italia Paolo Baffi e al vicedirettore Mario Sarcinelli i quali affiancavano l'operato dell'avvocato Giorgio Ambrosoli, il liquidatore della Banca Privata Italiana di Sindona, che si stava apprestando ad avviare un'analoga azione nei confronti del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. Sul lato giudiziario, l'istruttoria doveva essere condotta dal giudice milanese Emilio Alessandrini, noto per l'inchiesta sulla strage di Piazza Fontana. Non farà in tempo ad approfondire alcun fascicolo perchè nel gennaio del 1979 verrà assassinato da un commando dei "rossi" di Prima Linea che non saprà mai giustificare in maniera adeguata l'adozione di una misura così estrema. Nello stesso periodo Licio Gelli e Francesco Pazienza – praticamente i vertici "occulti" dei servizi segreti militari italiani - avviarono una campagna volta a delegittimare e colpire Baffi e Sarcinelli con tutti i mezzi. 

A mezzo stampa si impegnò Mino Pecorelli a difendere a spada tratta il bancarottiere Sindona dalle pagine del settimanale OP, mentre i vertici della Banca d'Italia vennero incriminati ed arrestati rei di avere tenuto celati alla magistratura alcune relazioni ispettive. Autori del provvedimento il sostituto procuratore Luciano Infelisi – che, durante i 55 giorni della prigionia di Moro, non aveva tenuto una condotta proprio irreprensibile – e il PM Antonio Alibrandi, padre del noto Alessandro Alibrandi, militante neofascista della banda terroristica del NAR. Trascorreranno circa due anni perchè si venga a capo di questa montatura e perchè Baffi e Sarcinelli vengano definitivamente prosciolti. Peggior sorte verrà riservata all'avvocato Ambrosoli assassinato nel luglio del 1979 da un killer italoamericano ingaggiato da Michele Sindona in procinto di partire per un viaggio dagli States in Sicilia per regolare i conti con sodali e nemici. I mafiosi e i massoni siciliani copriranno la fuga di Sindona simulando un sequestro pseudobrigatista con tanto di comunicati intrisi di minaccia e di ricatto. Quanto al delitto Ambrosoli, al di là della condanna all'ergastolo di Sindona, appare abbastanza chiaro che l'avvocato sia stato eliminato perchè intralciava una serie di grossi ed innominabili interessi riconducibili prevalentemente alla galassia finanziaria piduista. 

Val la pena di citare un altro episodio per mettere in luce questi strani intrecci fra fenomeni diversi che, tuttavia, paiono collimare in maniera tanto bizzarra in alcuni particolari frangenti. In questo caso è trascorsa solo una decina di giorni dal rinvenimento del cadavere di Moro nella Renault 4 rossa in via Caetani e, a mezzo stampa, viene diffuso uno stranissimo comunicato brigatista "apocrifo" firmato "Cellula Romana Sud – Brigate Rosse" – una sigla sconosciuta – comprensivo di un testo redatto in codice NATO. Lo stile richiamava quello del "falso" comunicato brigatista numero 7 pubblicato il 18 aprile 1978 e passato alla storia come il comunicato del "Lago della Duchessa", perchè si annunciava la morte di Moro per "suicidio" e il suo seppellimento sul fondale ghiacciato del lago abruzzese. In effetti si accertò poi che l'autore di entrambi i comunicati "apocrifi" era il falsario romano Toni Chichiarelli, uno strano falsario con amicizie nel giro malavitoso della Banda della Magliana fra cui il boss Danilo Abbruciati. L'estensore del comunicato numero 10 del 20 maggio 1978 minacciava di divulgare le risultanza del processo a Moro e non si limitava solo a questo... La parte in codice del comunicato, decifrata dal periodico di destra "Il Settimanale" – diretto dal giornalista piduista Giuseppe Dall'Ongaro, conteneva due liste di nominativi da sopprimere fra cui, oltre al segretario del PCI Enrico Berlinguer e al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, figuravano anche il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti e il Presidente del Senato Amintore Fanfani.

Dopo Moro, appunto, anche Andreotti e Fanfani, ossia i tre ministri "scaldapoltrone" citati nella canzone di Gaetano e "attenzionati" dalle BR in previsione di un'azione terroristica clamorosa.  

Ricapitolando: gli autori del comunicato numero 10 lanciavano un messaggio ricattatorio minacciando di rivelare il contenuto degli interrogatori dell'Onorevole Moro nella prigione – o nelle prigioni – del "popolo" e, contemporaneamente, indirizzava un preciso e feroce avvertimento nei confronti di una serie di personaggio che dei 55 giorni "che sconvolsero l'Italia" furono testimoni. E tutto ciò solo dopo pochi giorni dalla conclusione della tragica parabola del Presidente Moro. Un messaggio chiaro, inequivocabile e cristallino: lo sapete che potete fare la fine di Moro ?

Per evitare prolissità e dispersione eviteremo di addentrarci in ulteriori considerazioni che lasciamo volentieri al lettore più smaliziato. Tuttavia qualche parola su un malavitoso tutto particolare come Toni Chichiarelli – autore del comunicato del Lago della Duchessa e del comunicato numero 10 – conviene spenderla. Neanche un saggio dedicato all'argomento potrebbe forse rendere giustizia a un personaggio di tale risma. Uomo poliedrico e di particolare talento, non solo frequentava i malavitosi romani della Banda della Magliana e certi calabresi della ndrangheta, ma, fra le sue "amicizie" contava sia i neofascisti del giro dei NAR che gli "autonomi" del Comitato di via dei Volsci. Soprattutto il falsario romano svolgeva un'attività rimasta ancora misteriosa sia per conto del SISMI (i servizi di informazione militari) che per conto del SISDE (i servizi di informazione del Viminale) e alcuni indizi portano a ritenere che abbia anche militato nelle BR di Mario Moretti durante il sequestro dell'Onorevole Moro. Dunque un comunicato "apocrifo" e falso, frutto delle macchinazioni del potere "andreottiano o meno" viene confezionato da un informatore o infiltrato dei servizi che militava anche nelle BR ? Un mistero e un intreccio da chiarire, tanto più che, dopo l'assassinio di un giornalista come Pecorelli – che molto sapeva dei retroscena dell'affaire Moro -, nell'aprile del 1979 Chichiarelli farà consegnare un borsello colmo di oggetti che rinviavano ai misteriosi delitti di Moro e Pecorelli stesso a un colonnello (iscritto alla P2) del nucleo di polizia giudiziaria del CC. Altri "indizi" simili verrano seminati nel corso della clamorosa rapina alla Brinks Securmark del marzo 1984. Ancora ricatti, messaggi e avvertimenti simili che, qualche mese dopo, costeranno la vita al falsario romano che aveva osato troppo e che, sicuramente, agiva per conto terzi... Ma chi sono i detinatari dei ricatti e degli avvertimenti ? Chi sono i ricattatori ?
Ancora una volta non abbiamo risposte definitive, ma siamo sicuri che per afferrare la chiave di questi enigmi occorre tornare a quel tavolo in cui si gioca la "partita di scopone", il gioco del potere i cui attori probabilmente cambiano, ma che, comunque sia, non possono trascurare di "giocare nel letto di Lu – Cia"...

Prima di chiudere il capitolo, vorremmo precisare che, certamente, il povero Gaetano non poteva sapere molte cose, ma che, forse, grazie ad alcune preziose fonti di informazione, era giunto a lambire l'essenza di quello che era accaduto o stava accadendo in Italia, senza addentrarsi nel particolare vero e proprio. Ma da quali fonti poteva trarre queste ardite e un pò oscure costruzioni canore ? Ne citiamo essenzialmente tre...

Innanzitutto la giornalista e amica Elisabetta Ponti, figlia del medico di fiducia di Gelli, dalla quale poteva cogliere qualche voce o curiosità su quell'oscuro e innocuo ometto che, in realtà, esercitava questa grande influenza, dispensava raccomandazioni e decideva sulle carriere di questo o quel conoscente.

Poi, sempre citato nel libro di Mautone, l'amico Enrico Carnevali, il quale lavorava presso gli uffici diplomatici della capitale e che poteva aver messo al corrente il cantanto su alcuni spinosi retroscena relativi ai rapporti USA – Italia. Per ironia della sorte, per un caso del destino o per circostanze tutt'altro che fortuite, il giovane Carnevali morirà in un incidente automobilistico pochi anni dopo l'"accidentale" morte del cantautore crotonese. Come ben sappiamo la storia è costellati di morte "strane" e accidentali che colgono personaggi ben individuati. Incidenti stradali o automobilistici, "suicidi" molto sospetti, infarti e malori assortiti, ecc...

Infine non si dovrebbe escludere che Rino Gaetano fosse un assiduo e fedele lettore del bollettino OP del giornalista piduista Mino Pecorelli dal quale, infatti si possono rintracciare delle interessanti e inaspettate connessioni...


"Julio Caesar go home !"

Nel filmato della canzone "Nel letto di Lucia" compare una ragazza con un cartello con la scritta "Julio Caesar go home !". Sembra la parodia di uno slogan che denunciava l'imperialismo e il colonialismo statunitense durante gli anni della guerra del Vietnam ("Yankee go home") e non è improbabile che il buon Rino abbia voluto sostituire la parola "Yankee" con "Julio Caesar" per lanciare comunque una frecciatina agli americani e alle loro ambizioni espansionistiche – come novelli Giulio Cesare o imperatori romani – scansando abilmente le maglie della censura. Tuttavia non si può escludere anche che con lo Julio Caesar del cartello si volesse additare un potente personaggio italiano con vaste e proficue entrature e relazioni nel mondo americano. Tornando indietro fino a quegli anni ci vengono in mente nomi come quelli di Giulio Andreotti, Gianni Agnelli, Enrico Cuccia, Licio Gelli, Umberto Ortolani, Eugenio Cefis e Michele Sindona, tutti potenti, stimati e magari famigerati potenti ben introdotti in certi ambienti e circoli statunitensi. Entrambe le ipotesi sono percorribili e valide e l'una non esclude l'altra, ma a noi piace giocare d'azzardo e ne introduciamo una terza, la più ardita e temeraria...

Ne "L'affaire Moro, la Lockheed, Pecorelli e quella Berta che filava..." si ipotizzava che il "Santo" della canzone, un personaggio che, in qualche modo, veniva coinvolto nello scandalo delle tangenti della Lockheed non fosse altro che Aldo Moro, il quale era stato fatto oggetto di pesanti minacce ed avvertimenti perchè rinunciasse alla sua linea politica di collaborazione con il PCI. Nell'interpretazione del testo di "Berta filava" si cercava di puntualizzare come da Berta, ossia da Bert E. Gross e, più in generale, dagli americani dipendesse la salvezza da una imminente minaccia di morte per il Santo (Moro) che avrebbe potuto salvarsi solo indossando il vestito d'amianto filato dalla Berta, ovvero seguire le indicazioni provenienti da oltreoceano. Lo stesso rogo in cui brucia il Santo potrebbe evocare un processo che assomiglia più al "processo popolare" imbastito dai brigatisti che a quello del Tribunale dei Ministri per le tangenti della Lockheed, comportando una sentenza di morte. Orbene nel settembre 1974, nel corso della visita del Presidente della Repubblica Leone negli States, il potente Segretario di Stato Henry Kissinger avvicinò il Ministro degli Esteri Aldo Moro minacciando gravi conseguenze nel caso avesse continuato a perseguire il suo progetto politico. Tale era la gravità dell'intimazione kissingeriana che Moro venne colto da un malore nella Chiesa di Saint Patrick a New York che lo costrinse a tornare in Italia ove per qualche tempo meditàò di abbandonare la carriera politica e dedicarsi unicamente all'insegnamento universitario. Una settimana prima della visita del Presidente della Repubblica Leone e del Ministro degli Esteri Moro negli States, il premier israeliano Rabin aveva paventato il pericolo di una vittoria elettorale  del PCI in Italia per la NATO e lo stesso Kissinger aveva indotto il direttore della CIA William Colby – in sede di Commissione senatoriale – di ammettere il coinvolgimento dell'Agenzia nel colpo di stato militare in Cile congegnato per abbattere il governo del socialista Salvador Allende. Un chiaro tentativo di intimare e di fare pressione sugli italiani e di recedere da qualsiasi soluzione come quella proposta dal socialista Allende. Nel corso di una celebre intervista sul "Corriere della Sera" rilasciata al "fratello" Maurizio Costanzo (ottobre 1980) l'ineffabile Gelli fece una pesante allusione su un avvertimento che lui stesso avrebbe indirizzato a Moro. Quello che è documentalmente certo, poi, è che da quel momento fino al sequestro brigatista e all'assassinio di Moro, in certe sedi più o meno ufficiali o più o meno riservate soprattutto personaggi americani, inglesi e israeliani cercarono di concepire le tattiche più efficaci per contenere l'avanzata elettorale comunista e per interrompere il corso politico "moroteo". Tattiche comprensive di pressioni economiche per interrompere i finanziamenti del Fondo Monetario.

Da quel momento in poi, fra la fine del 1974 e il 1975 avvertimenti e minacciosi riferimenti ad una possibile "morte" dello statista democristiano cominciarono a susseguirsi in maniera incalzante e fra i dispensatori di queste delizie era da annoverare proprio Mino Pecorelli che, non a caso, era iscritto alla P2 e aveva messo a disposizione il bollettino OP dei "fratelli", specie quelli inseriti negli organici dei servizi segreti. Nel numero di OP del 9 gennaio 1976 viene pubblicata una caricatura di Moro con la seguente didascalia "Il santo del compromesso: vergine, martire e dimesso". Si può ragionevolmente ritenere che Gaetano abbia proprio pensato a questo numero di OP per inserire la figura del Santo nella sua canzone.  Solo qualche mese prima – sul numero di OP del 13 settembre 1975 ne "L'America esperta, scherza e provvede" Pecorelli cita la confidenza di un funzionario al seguito dell'entourage del Presidente statunitense Gerald Ford secondo il quale "c'è una Jacqueline nel futuro della vostra penisola" rifenrendosi, ovviamente, alla vedova del Presidente John Fitzgerald Kennedy assassinato a causa di un complotto che avrebbe visto partecipare organismi di intelligence USA, Cosa Nostra italoamericana ed elementi anticastristi e di estrema destra. Pecorelli alludeva alla fine che aveva fatto Moro ? Riteneva – o sapeva – che i mandanti e gli ispiratori dell'omicidio del Presidente democratico Kennedy sarebbero stati gli stessi di un eventuale delitto Moro ? In più di un'occasione lo stesso Moro, sfogandosi, avrebbe manifestato il timore che gli avrebbero fatto fare la fine di Kennedy. Dunque non è peregrino supporre che, alla fine, il progetto di sequestrare e uccidere Moro venne delineato negli stessi ambienti che si erano resi responabili della sorte del Presidente Kennedy. Peraltro l'ipotesi di un collegamento fra questi due delitti politici – a cui, poi, se ne potrebbero aggiungere altri – è già stata avanzata a più riprese, ad esempio dal Presidente Onorario della Corte di Cassazione Ferdinando Imposimato il quale, peraltro, si è ampiamente occupato del caso Moro nella veste di giudice istruttore. 

Si arriva così alla vigilia del 16 marzo 1978 e l'onnipresente Pecorelli pubblica uno stranissimo articolo, una sorta di rebus riprendendo il curioso necrologio di Giulio Cesare pubblicato dal quotidiano "Vita Sera". Il testo recita così:

Mercoledì 15 marzo il quotidiano "Vita Sera" pubblica in seconda pagina un necrologio sibillino: "A 2022 anni dalle Idi di marzo il genio di Roma onora Cesare  44 a. C. - 1978 d. C.". Proprio alle Idi di marzo del 1978 il governo Andreotti presta il suo giuramento nelle mani di Leone Giovanni. Dobbiamo attenderci Bruto ? Chi sarà ? E chi si assumerà il ruolo di Antonio, amico di Cesare ? S e le cose andranno così ci sarà anche una nuova Filippi ?"

E' ormai evidente che il delitto Moro è stato ampiamente annunciato e che è lui il Giulio Cesare destinato a morire nel corso di una congiura di Palazzo. Come giustamente ha rilevato il fratello dello statista Alfredo Carlo ci troviamo di fronte a un evento criminoso – ovviamente di natura politica – ampiamente previsto e addirittura annunciato. E fogli come "Vita Sera"e OP sono certamente informati perchè alimentati dai servizi segreti o da fazioni all'interno degli stessi servizi. Pecorelli non offre alla sua ristretta cerchia di lettori un giochino enigmistico con cui trastullarsi, ma far sapere che sa e conosce tutti i retroscena come ne sono al corrente i suoi committenti. A mio parere, quindi, quel cartello presente nel video de "Nel letto di Lucia" opera precisamente lo stesso accostamento che Pecorelli presenta nell'articolo sulle Idi di marzo. 

Come ogni buon enigma, il trafiletto sulle Idi di marzo offre una serie di quesiti a cui rispondere... Pecorelli sbaglia di un giorno solo, perchè Moro viene rapito dai brigatisti il giorno successivo alle Idi di marzo (cioè il 15 marzo) ma è particolare di assoluta irrilevanza. Il Giulio Cesare "morente o in procinto di essere eliminato" è senza dubbio il Presidente della DC, ma chi fa la parte di Bruto ? E chi assume le vesti di Antonio, l'amico di Cesare ? Innanzitutto è chiaro che, secondo Pecorelli, il Cesare/Moro sarebbe rimasto vittima di una congiura pianificata e portata a termine all'interno del Palazzo. Dunque un complotto scaturito dalle dinamiche e dagli equilibri di potere nel quale i brigatisti giocano un ruolo secondario e forse inizialmente inconsapevole. Ma per soddisfare la curiosità morbosa del lettore offriamo le nostre secche risposte sui quesiti:

Bruto e i congiurati al suo seguito = Licio Gelli e i piduisti

Antonio, l'amico di Cesare = Giulio Andreotti, il "traditore" di Aldo Moro

Bruto e i fedeli amici e adepti come Cassio sono pompeiani e seguaci di Catone Uticense, vivono di onori, cariche e privilegi, ma covano in seno il proposito di eliminare Giulio Cesare, l'uomo che metter in pericolo la Repubblica romana. E' ardito accostare le ambizioni di Cesare alla personalità dimessa e moderata di Aldo Moro, eppure non mancava chi lo paragonava a una sorta di imperator che avrebbe finito per distruggere la giovane democrazia italiana. Nessuno ha ancora ritenuto di cercare di capire psicologia e moventi dei piduisti che si opponevano alla "strategia dell'attenzione" e al Compromesso Storico, ma si può supporre che per loro era una questione di "vita o di morte" per la patria che, altrimenti, sarebbe stata lasciata in balia dei comunisti. In questo senso dovevano aver maturato un'ostilità sprezzante nei confronti dell'uomo che aveva legittimato le sinistre e portato i comunisti alle soglie del governo. Come i "nobili" congiurati pompeiani – veri "uomini d'onore" – reputano la morte di Moro il sacrificio accettabile per la salvezza della Patria e che, per questo motivo, è necessario che si sporchino direttamente le mani. Certo nel caso dell'attentato a Moro, i congiurati agiscono con la "copertura" delle BR, ma probabilmente si assumono la responsabilità diretta della riuscita dell'operazione di fronte a qualcuno.

La figura di Marco Antonio è storicamente più controversa perchè, consumato il delitto, Bruto Cassio e gli altri tentano di portarlo dalla loro parte e condividere con lui il nuovo corso. Luogotenente di Giulio Cesare, Marco Antonio era comunque uomo ambizioso e non mancano le ipotesi secondo cui fosse già stato messo al corrente del complotto, ma, per ambizione ed opportunismo, non fece nulla e non avvertì l'"amato" Cesare. In questo caso si può assimilare la figura del Presidente del Consiglio Andreotti a un Antonio "opportunista e traditore" ? Nella lunga carriera politica, Giulio Andreotti e Aldo Moro si sono spesso ritrovati su sponde opposte e, tuttavia, dopo il Congresso Nazionale della Democrazia Cristiana del 1976, Andreotti si era avvicinato alla posizione morotea e cominciato a dialogare con i comunisti fino a che Moro e Berlinguer si convinsero di dare fiducia a un governo di Solidarietà Nazionale o "della non sfiducia" presieduto dal Divo Giulio, personaggio notoriamente apprezzato dagli americani. Dunque Andreotti "tradisce" quello che, in quel preciso frangente, è il suo più importante alleato politico, viene portato a conoscenza di tutti i dettagli del complotto e si mette d'accordo con i congiurati piduisti. Ricordiamoci che una delle questioni irrisolte del caso Moro riguarda proprio la protezione e la tutela del Presidente della DC nell'imminenza di un'azione terroristica ampiamente annunciata e addirittura strombazzata ai quattro venti, e non stiamo qui ad elencare gli esempi. 

Molto probabilmente l'obiettivo di Andreotti è quello di sbarazzarsi di un compagno di partito di cui è nota la compromissione con i comunisti e proporsi come referente e mediatore con il PCI in una maniera che può soddisfare determinati ambienti e circoli americani e occidentali, ossia facendo in modo di ricacciare gli interlocutori all'opposizione. Ma l'ambiguità e il "doppiogiochismo" andreottiani sono noti: secondo il medico Adriano Monti, seguace del principe Borghese, il golpe di Tora Tora (1970) sarebbe riuscito solo se Andreotti avrebbe accettato di presiedere un "governo di salute pubblica" secondo gli auspici dell'Amministrazione Nixon e del suo Consigliere per la Sicurezza Nazionale Kissinger, mentre il "rosaventista" Roberto Cavallaro indicherà Andreotti come il "referente politico" del "colpo dello stato" previsto per il 1973. Tuttavia Andreotti – che tante volte ha ricoperto gli incarichi strategici di Presidente del Consiglio e di Ministro della Difesa – è anche l'eminente e autorevole uomo politico e di governo che, nel corso di un'intervista sul "Mondo" (1974) bruciò il neofascista Guido Giannettini, agente Z del SID coinvolto nelle indagini sulla strage di piazza Fontana;  che con il contributo del capo dell'Ufficio D del SID Maletti cercò di "liquidare" e ridimensionare l'ex direttore Vito Miceli grande amico di Gelli e Sindona e implicato nelle istruttorie sul golpe Borghese e sulla Rosa dei Venti;che da Ministro della Difesa cercò di prevenire le manovre del golpe "bianco" del trio Sogno – Pacciardi – Cavallo. Insomma, considerato dopotutto uomo di destra e "anticomunista", Andreotti continuava a rimanere il principale referente e contatto politico di Gelli e della P2 anche se, com'è logico che sia, la diffidenza rimane di questi ultimi rimane...
Interpellato a dare un giudizio sul senatore Andreotti, lo stesso Gelli non ha mancato di esprimere la sua ammirazione anche perchè aveva saputo ribaltare situazioni sfavorevoli in più di un'occasione.

Dunque Gelli e Andreotti sono i principali rappresentanti di due diverse fazioni "antimorotee", che convergono sull'obiettivo di liquidare il Presidente della DC ma si dividono sulle sorti del paese e sul suo futuro politico. Infatti Pecorelli scrive di una nuova Filippi, un probabile regolamento di conti fra i due gruppi di potere e non è poi assurdo pensare che l'articoletto sia stato commissionato proprio del Maestro Venerabile per rammentare ad Andreotti di non fare passi falsi e di svolgere adeguatamente e senza scherzi il suo compito di copertura... Non ci sarebbe stato un altro caso Giannettini o un altro principe Borghese costretto a riparare in Spagna... 

Se l'ipotesi è valida e dietro l'operazione Moro si possono scorgere "manine" americane, allora non è improbabile che ognuna delle due fazioni facesse riferimento a una precisa fazione dell'Amministrazione USA, della diplomazia americana e dei servizi di intelligence d'oltreoceano nel momento in cui, dopo la crisi dettata dal fallimento della guerra del Vietnam, si registrano conflitti, contrasti e cambiamenti di rilievo...

Verosilmilmente Gelli e gli accoliti piduisti sarebbero collegati al CSIS di Georgetown (centro di irradiazione di politiche strategiche e internazionali elaborate da esperti, accademici, diplomatici e alti funzionari dell'intelligence), a Kissinger e ai kissingeriani, alla vecchia guardia "anticomunista" della CIA consolidatasi già ai tempi dell'OSS, ai neoconservatori e ai "falchi" repubblicani, mentre Andreotti dialoga con l'Amministrazione del Presidente democratico Jimmy Carter e i suoi fiduciari per la politica estera e internazionale, i "trilateralisti" Zbgniew Brzezinski e Cyrus Vance, rispettivamente Consigliere per la Sicurezza Nazionale e Segretario di Stato. Forse non è un caso che, nella fase più delicata e calda del sequestro Moro, nella capitale giunga l'esperto dell'antiterrorismo del Dipartimento di Stato Steve Pieczenick, designato da Kissinger e confermato da Vance. Quindi, a suo modo, probabilmente anche un uomo di mediazione fra le due fazioni "italoamericane"... 

Chissà quale attendibilità si può attribuire a un uomo ormai vecchio, malato e morente come Gelli quando, indirettamente, rivelò al giornalista Dolcetta  che l'"esecuzione" di Moro l'avevano compiuta "loro"... A prescidere, però, dall'alto livello delle entrature del Maestro Venerabile in certi ambienti e circoli d'oltreoceano, qualcuno ha le idee piuttosto e, anzi, molto chiare, su quanto è accaduto in Italia e sul coinvolgimento di precisi e definiti reti, gruppi o fazioni di potere...

Il nome dell'ex Segretario di Stato delle Amministrazioni Nixon e Ford Henry Kissinger, che avrebbe esercitato una certa influenza anche sull'Amministrazione del Presidente democratico Carter rimbalza qua e là...

Ad esempio, già all'indomani della morte di Moro, il curioso notista e commentatore americano Webster Griffin Tarpley confezionò uno studio che puntava il dito su Kissinger e sui servizi di intelligence statunitensi, britannici e della NATO. "Chi ha ucciso Aldo Moro ?", redatto su commisssione del sottosegretario agli Interni Giuseppe Zamberletti, si giovava soprattutto delle confidenze di elementi riconducibili all'ala democratica della CIA...

Ancora una volta fu sempre il solito Pecorelli che, con i suoi messaggi sibillini e allusivi su OP, dimostrò di essere informato su retroscena impensabili per l'epoca. Fra le frasi inserite nei suoi articoli ricordiamo: "I rapitori di Aldo Moro non hanno nulla a che spartire con le Brigate Rosse comunemente note" o "Gli autori della strage di via Fani e del sequestro di Aldo Moro sono dei professionisti addestrati in scuole di guerra del massimo livello" . Oppure "La BR non rappresentano il motore principale del missile, esse agiscono come motorino per la correzione della rotta dell'astronace Italia."... Piuttosto eloquente..

Ma anche che "La Lockheed e via Fani sono il frutto di un lucido supepotere." Come è noto i documenti che avrebbero dovuto screditare Moro additandolo come l'Antilope Cobbler dello scandalo Lockheed erano usciti dal Dipartimento di Stato grazie a un giovane funzionario di nome Loewenstein. Tuttavia il vero suggeritore dell'operazione era il solito Segretario di Stato Henry Kissinger. Dunque Pecorelli accusava implicitamente il potente diplomatico tedesco americano di essere l'ispiratore e il mandante delle azioni concertate per uccidere "politicamente" o "fisicamente" Moro ? Parrebbe di si, ma certamente il giornalista – spia si riferiva a ben precisi ambienti internazionali e, innanzitutto, americani di cui Kissinger era forse il più stimato e autorevole esponente. 

E a pensarci bene, con quell'apparente parodia di uno slogan perfino abusato, il buon Gaetano avrebbe "completato" la complessa architettura pecorelliana... Per compendere la morte del Moro/Cesare bisogna scavare in un certo e tenebroso mondo statunitense...

Come sappiamo la fine di Mino Pecorelli è nota...

"Riprendiamoci il Giappone"


Un altro cartello del gruppo "contestatore" di Gaetano riporta uno slogan che appare semplicemente assurdo: "Riprendiamoci il Giappone". A cosa si riferiva l'istrionico cantautore calabrese ? Proprio nel 1973 il Giappone entrava a far parte nell'esclusivo "club" delle potenze occidentali od occidentalizzate – necessariamente schierate con gli USA e la NATO – ad industrializzazione avanzata. In verità parlare di club per quanto riguarda la natura della Commissione Trilaterale sarebbe estremamente riduttivo. Ulteriore evoluzione della schiera di organizzazioni e think tank di marca angloamericana e occidentale (CFR, RIIA e Bilderberg), la Trilaterale costituisce il nuovo consesso in cui le "menti migliori" – fra USA, Europa occidentale e Giappone - della politica, dell'imprenditoria, della finanza, del mondo accademico, del giornalismo, ecc... elaborano gli scenari più adatti a perfezionare il sistema capitalistico internazionale. In poche parole la Commissione si presenta come una sorta di "Internazionale del capitalismo" ideata e progettata innanzitutto da eminenti personalità statunitensi della finanza, della diplomazia e della cultura. I fratelli Rockefeller – David, noto per la sua concezione ipocritamente "filantropica" del capitalismo e Nelson, repubblicano e vicepresidente dell'Amministrazione Ford – ne sono gli animatori, mentre fra le "menti" ingaggiate per mettere a punto documenti e programmi si possono annoverare innanzitutto i già citati Kissinger e Brzezinski a dimostrazione che la Commissione intrattiene saldi rapporti con le amministrazioni statunitensi. Ma qual'è l'ispirazione politico – ideologico – sociale di questo think tank molto influente e ramificato ?

Dagli anni Cinquanta fino ai primissimi anni Sessanta il mondo occidentale aveva conosciuto l'intensa e incessante crescita economica e di occupazione, trainate dall'industria della ricostruzione e dai fondi del cosiddetto Piano Marshall (EUROPEAN RECOVERY PROGRAM) del Dipartimento di Stato americano che era servito anche a sostenere la domanda nei paesi europei e a garantire alle industrie stratunitensi nuovi sbocchi di mercato. Si pensi innanzitutto all'industria culturale e dello spettacolo... Negli anni definiti "del Boom" per la crescita economica e del benessere dei cittadini dei paesi rientranti nel cosiddetto "blocco occidentale", si era delineato una sorta di compromesso fra capitale e lavoro, fra le ragioni del profitto e le istanze dei lavoratori, determinando una generale politica programmatica riformatrice e fondata sull'interventismo dello Stato in campo economico – sociale (il cosiddetto Welfare coniato dal governo del laburista inglese Attlee all'indomani della fine del conflitto). Tale sistema di relazioni sociali ed industriali di marca keynesiana e socialdemocratica e l'interventismo dello Stato avevano garantito quel benessere che rendeva il sistema occidentale e capitalista preferibile alla controparte sovietica. Ma il Boom è destinato a terminare...

A partire dagli anni Settanta il capitalismo muta parzialmente forma ed entra in una nuova fase non più caratterizzata dalla crescita incessante dei redditi e dei consumi. A partire dal 1973 – con la crisi della "stagflazione" determinata dall'eccessivo incremento dei prezzi petroliferi – si assiste a una serie di periodici "choc" sui mercati finanziari e delle merci che assumono un carattere certamente strutturale. Allo scopo di "deprezzare" il debito contratto con le spese militari della guerra del Vietnam, l'Amministrazione Nixon abolisce la convertibilità fra oro e dollaro, dichiarando, di fatto, un "fallimento epocale" poichè alla valuta non corrisponderà più un controvalore tangibile. La moneta diventa puro valore fissato sui mercati dei cambi ed infatti il tasso di cambio fra le valute delle diverse nazioni da fisso e fissato una volta per tutte, diventa variabile e fluttuante, incentivando inevitabilmente le manovre puramente speculative. 

Di conseguenza si ridefinisce il rapporto di "forza" fra capitale e lavoro a tutto vantaggio del primo mettendo in crisi le tradizionali relazioni neocorporative (imprenditoria – Stato – sindacato). Gli investimenti speculativi li può effettuare chi dispone di abbastanza capitale e di informazioni di prima mano per muoversi sui mercati di titoli e valuta. La Commissione Trilaterale non è cche il frutto della presa d'atto della nuova situazione che, infatti, impone nuove parole d'ordine all'insegna del neocapitalismo, del neoliberismo (e magari anche del neoconservatorismo) come deregulation, privatizzazioni, politiche monetarie, ecc... I grandi magnati e tycoon non sono più disposti a sostenere i costi del Welfare State e perseguono una trasformazione dello Stato ad organizzazione "leggera" e "flessibile". Probabilmente c'è anche la consapevolezza che il blocco sovietico non riuscità a reggere la competizione con la superpotenza americana innanzitutto sul piano militare e delle spese militari, per cui l'attenzione si rivolge soprattutto al tentativo di smantellare il cosiddetto e "socialdemocratico" "Stato del benessere" non più sostenibile, per favorire le liberalizzazione dei "mercati". Tradotto, per lasciare mano libera ai grandi monopoli e oligopoli industriali, finanziari e mediatici, all'espansione transnazionale delle multinazionali e delle corporations... 

Nel 1975 la Commissione Trilaterale licenzia un documento programmatico denso di significati intitolato "Crisis of Democracy", frutto dell'analisi dei sociologi e politologi Crozier, Watanuki e, soprattutto Samuel Huntington, che diverrà celebre soprattutto per "The Clash of Civilization". Si avverte il pericolo di quel "sovraccarico di democrazia" da parte dei cittadini che si era manifestato soprattutto a partire dagli anni Sessanta, mentre gli autori sottolineano la mecessità di ripristinare la "governabilità" a scapito delle istanza democratiche. Fra le opzioni valutate, si attribuisce ai media – televisione, stampa, ecc... - la funzione di inculcare nelle menti dei cittadini l'apatia e l'indifferenza politica per le quali l'industria culturale e dello spettacolo possono essere utilmente adoperate. Una lezione che verrà tenuta a mente da Gelli e dai piduisti nel loro tecnocratico Piano di Rinascita Democratica in cui grande importanza viene attribuita all'obiettivo di costituire un sistema di "quotidiani di battaglia" e di creare un network televisivo privato che ridimensioni una RAI che ancora riveste una grande funzione culturale e pedagogica nell'"alfabetizzazione" del popolo italiano. Ma il Piano di Rinascita Democratica travalica forse gli stessi confini delle loggia gelliana, combattuta fra un'anima angloamericana e anglosassone e una latinoamericana. 

Proprio nel momento in cui Gaetano sta entrando nell'ultima fase della sua breve ed intensa carriera, il neoliberismo "trilateralista" – che, in sè, reca i germi della "postdemocrazia" (Crouch) e propaganda un totalizzante pensiero unico – coglie i suoi primi successi politici in Inghilterra con il premierato conservatore di Margaret Thatcher (1979) e con la presidenza repubblicana dell'ex attore Ronald Reagan negli States (1980). E' la Nuova Destra di ispirazione neoliberista e neoconservatrice che, rigettando il tradizionale "statalismo", si adatta ai nuovi tempi. Tuttavia v'è da puntualizzare che il neoliberismo e la presunta " liberalizzazione globale dei mercati" non escludono un'implementazione del Warfare, una crescita del complesso militare – industriale e dei rispettivi investimenti. Così come nuove risorse e fondi vengono destinati alla cura dell'ordine pubblico all'insegna della dottrina della "zero tolerance", sostanziale gustificazione per la creazione di un nuovo stato di polizia. Insomma, alla riduzione delle spese per il welfare, la sanità , le pensioni, l'istruzioni, ecc... corrsisponde esattamente l'incremento di quelle che ricadono nella voce delle Dottrina della Sicurezza Nazionale. D'altronde il progressivo impoverimento e la declassazione di intere categorie sociali non provocano necessariamente quello scontento che può essere contenuto anche a colpi di manganello ? In effetti l'Amministrazione Reagan offre un chiaro esempio dell'applicazione di questo modello... 

Se Gaetano non poteva certo prevedere tali sviluppi, invece l'influenza delle Trilaterale era già piuttosto nota e probabilmente il cantautore riteneva che anche l'Italia non ne fosse immune. Ma la sua opinione sul mondo dorato dei ricchi e degli ultraricchi, di quelli che non si accontentano mai – e che vengono coperti e giustificati dalle ideologie liberiste, pragmatiche e utilitariste della Trilateral – è abbastanza chiara e definita nei testi più pungenti del suo repertorio.

Dunque riprendiamoci il Giappone, riprendiamoci la vita... 

"Podere ai contadini"

Poche parole per commentare l'altro cartello del lotto il quale, a mio giudizio, intende lanciare una ficcante frecciatina contro il comunismo "berlungueriano" e, più in generale, contro il comunismo tout court. In sostanza si contesta al marxismo o al marxismo – leninismo – e nella versione della "doppiezza berlingueriana" del partito di "lotta e di governo" – di non essere altro che una scienza della conquista del potere, disinteressandosi, in realtà, delle istanze avanzate dagli operai, dai lavoratori e dai contadini. Come anche altrove Gaetano punta il dito sui comunisti accusandoli di volersi sostituire agli altri padroni, così si rivendica il gusto per la pura protesta, la rivendicazione per il miglioramento delle proprie condizioni materiali – ma non solo – di esistenza. Si sa, Gaetano è uno spirito anarcoide che divide innanzitutto l'umanità fra ricchi, potenti e "miracolati" da una parte e poveri, indigenti ed emarginati dall'altra, sapendo dove collocare coloro che occupano il PCI nelle posizioni di vertice. Per cui, ironicamente, ai tradizionali e fortunati slogan marxisti leninisti come "tutto il potere ai Soviet" o "tutto il potere al proletariato" si sostituisce il più genuino "podere ai contadini". Perchè ai contadini – o ai proletari – non interessa affatto un potere che si concentrerà comunque nelle mani delle classi dirigenti... 

Conclusioni

Al termine di questo viaggio qualche lettore contesterà sicuramente un approccio tutto rivolto a "sopravvalutare" la poetica assurda e apparentemente demenziale di un cantante di musica leggera con il vizio della stravaganza. Ma noi che amiamo giocare d'azzardo rivendichiamo a Rino Gaetano un ruolo più importante e significativo di quanto immaginato da critici o detrattori poco disposti a tollerare talune eccentricità. Nella sua discografia c'è molto di più e soprattutto in questa non notissima "Nel letto di Lucia" che, a nostro avviso, costituisce un compendio e una summa dei temi cari all'autore. Al centro la povera, piccola e sgangherata Italia le cui sorti sono rette da coloro che passano per il "letto di Lu – Cia", in buona sostanza un territorio in parte visibile e in parte grigio e addirittura tenebroso ove si incontrano e si compenetrano l'intelligence USA (e non solo la CIA), la massoneria più o meno "ufficiale", la famigerata Loggia Propaganda Due e la Commissione Trilaterale che, non a caso, viene generalmente ritenuta un'associazione "paramassonica". Tutto questo rimane celato in maniera criptica dietro i versi immaginifici e divertiti del cantautore che solo in pochi sanno e riescono a recitare. Poi, alla fine del maggio 1981 accade qualcosa e la lista della famigerata e neanche tanto misteriosa loggia gelliana viene portata allo scoperto. Forse è venuto il momento in cui il buon Rino potrà aiutare a "decodificare" i testi delle sue canzoni più curiose. Non avrà il tempo di farlo: morirà a soli trentun anni in un incidente automobilistico la cui dinamica è rimasta oscura ed inspiegata... 

Era il 2 giugno del 1981...

Un anno convulso il 1981 e non solo per la "bomba" dello scandalo P2...

In quel primo scorcio dell'anno vengono feriti nel corso di due distinti attentati il neo Presidente degli USA Ronald Reagan e Papa Giovanni Paolo II...

Viene arrestata la "primula rossa" del brigatismo Mario Moretti, sospetto di rapporti con i servizi segreti, mentre per la liberazione dell'assensore regionale campano Ciro Cirillo viene portata a compimento una torbida trattativa fra settori del SISMI piduista, le BR capeggiate dall'ambiguo criminologo Senzani e la Nuova Camorra Oganizzata di Raffaele Cutolo...

Le fazioni della feroce mafia corleonese di Liggio, Riina e Provenzano iniziano lo sterminio delle "famiglie" palermitane massacrando i potenti boss Stefano Bontade e Salvatore Inzerillo...

Una lunga primavera calda in cui perì un giovane artista apparentemente svagato che, forse, sapeva veramente troppo...

Saluti

HelterSkelter

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