Sostieni la ricerca sulle polveri sottili

29 luglio 2016

Micael Moore: Trump può vincere

Amici, 
Mi dispiace di essere messaggero di una brutta notizia, ma ve l’ho data già  l’estate scorsa quando vi dissi che Donald Trump sarebbe stato il candidato Repubblicano alla presidenza. E ora ho per voi una notizia ancora più terribile e deprimente: Donald J. Trump vincerà in novembre. Questo miserabile, ignorante, pericoloso clown a tempo parziale e sociopatico a tempo pieno,  sarà il nostro prossimo presidente. Presidente Trump. Avanti, dite queste parole, perché le pronuncerete nei prossimi 4 anni: “PRESIDENTE TRUMP.”

Mai in vita mia ho voluto essere smentito più di adesso.
Posso vedere che cosa state facendo proprio adesso. State scuotendo furiosamente la testa: “No, Mike, non accadrà!” Purtroppo vivete in un bolla dove c’è  una camera dell’eco dove voi e i vostri amici siete convinti che gli Americani non voteranno un idiota come presidente. Passate dall’essere sconvolti da li al ridere di lui a causa della sua ultima folle osservazione  o dalla sua imbarazzante posizione  narcisistica su ogni cosa perché tutto riguarda lui. E poi ascoltate Hillary e vedete la nostra prima presidente donna, una donna che tutto il mondo rispetta, che è brillante e  che si preoccupa dei ragazzi, che continuerà l’eredità di Obama perché è questo che chiaramente vogliono gli Americani! Altri quattro anni così!

28 luglio 2016

Da Nizza al Medio Oriente: l’unico modo di sfidare l’ISIS

Ho visitato l’Iraq nel 1999. All’epoca non c’erano i cosiddetti ‘jihadisti’ che aderivano ai principi del ‘jihadismo’, qualunque possa esserne l’interpretazione. Alla periferia di Baghdad, c’era un campo di addestramento militare, non per ‘al-Qaida’, ma per il ‘Mojahedin-e-Khalq’, un gruppo iraniano militante in esilio che operava, con finanziamenti e armi straniere, per rovesciare la Repubblica iraniana. All’epoca, il defunto presidente iracheno, Saddam Hussein usava quella organizzazione che era stata esiliata,  per saldare i conti con i suoi rivali a Teheran, dato che anche loro abbracciavano le milizie governative anti-irachene per ottenere esattamente lo stesso scopo.

L’Iraq non era certo in pace allora, ma la maggior parte delle bombe che esplodevano in quel paese, erano americane. Infatti, quando gli iracheni parlavano di ‘terrorismo’, si riferivano soltanto ‘Al-Irhab al-Amriki’ – il terrorismo americano.
Gli attacchi suicidi erano difficilmente un evento quotidiano, anzi non erano mai un evento, in nessuna parte dell’Iraq. Non appena gli Stati Uniti invasero l’Afghanistan nel 2001 e poi l’Iraq nel 2003, si scatenò l’inferno.

L'ipocrisia del linguaggio del terrore

Le ore terribili e sanguinose di Venerdì sera e di Sabato mattina scorsi a Monaco di Baviera e Kabul - nonostante le 3.000 miglia che separano le due città – sono state una lezione molto istruttiva sulla semantica dell’orrore e dell’ipocrisia. E’ insopportabile questo vecchio termine generico, utilizzato quasi come segno di punteggiatura o firma da ogni politico, poliziotto, giornalista, opinionista e pensatore del mondo.
Terrore, terrore, terrore, terrore, terrore. Oppure terrorista, terrorista, terrorista, terrorista, terrorista.

Ma ecco che ogni tanto s’inciampa su questo cliché, come è accaduto durante lo scorso fine settimana. I fatti sono stati questi: non appena si è saputo della sparatoria a Monaco di Baviera ad opera di di tre uomini armati, i poliziotti tedeschi e tutti i ‘ragazzi’ e le ‘ragazze’ di BBC, CNN e Fox News hanno subito premuto il tasto del ‘terrore’. Ci hanno detto che il corpo di polizia di Monaco temeva si trattasse di un ‘atto terroristico’. La BBC ha riportato che la polizia locale era impegnata in una ‘caccia all’uomo anti-terroristica’.

27 luglio 2016

Esperto indipendente dell'ONU: "TTP, TTIP, TISA e CETA non hanno alcuna legittimità democratica"

La ratifica di CETA e TTIP costituirebbe un serio ostacolo al raggiungimento di un ordine internazionale equo e democratico
Ad Alfred de Zayas , esperto indipendente dell'ONU per la Promozione di un Ordine Internazionale Equo e Democratico, è stato assegnato il compito di verificare se i trattati sul commercio internazionale proposti tra i paesi atlantici (TTIP, TISA, e CETA) siano o meno in accordo con il diritto internazionale. Venerdì, 24 giugno de Zayas ha pubblicato il suo resoconto, arrivando alla stessa conclusione di un altro rapporto pubblicato in precedenza il 2 febbraio scorso sul TPP, il trattato di libero scambio tra le nazioni del Pacifico e cioè che tali trattati violano le leggi internazionali, e sono incompatibili con la democrazia.

Il resoconto sui trattati atlantici li condanna affermando che "accordi commerciali preparati e negoziati in segreto, escludendo le principali parti interessate, quali sindacati, associazioni dei consumatori, operatori sanitari, esperti ambientali e i rispettivi Parlamenti, non hanno alcuna legittimità democratica". Questo dice molto sulla natura dei trattati proposti dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che comprendono appunto il TPP, il TTIP, il TISA, ed anche il CETA, il trattato proposto tra l'UE e il Canada.

Qual è la strana relazione tra i drammatici fatti di Nizza e la riforma del lavoro di Hollande?

Dalle prime ore della notte in cui ha avuto luogo la brutale indignazione collettiva di centinaia di cittadini che commemoravano a Nizza la data dell'assalto rivoluzionario alla prigione della Bastiglia, cominciò ad essere chiaro che nella storia ufficiale trasmessa sia dai mezzi di comunicazione gallici che internazionali, i dati non erano coincidenti, che erano contraddittorii e non rispondevano agli standard di un attacco jihadista classico (...).

Alcuni precedenti
Storicamente la si conosce come “Kristallnacht”. La traduzione è “Notte dei cristalli”. Con questo nome si identificano i fatti accaduti in Germania tra il 9 e il 10 novembre 1938. Durante quella notte, i nazisti iniziarono tutta una catena di attacchi violenti combinati contro i beni e le persone di altri tedeschi di etnia ebrea.
Quel “pogrom” fu presentato dalla stampa di allora come una reazione spontanea della popolazione tedesca contro gli ebrei per l’assassinio, due giorni prima, del segretario dell’ambasciata tedesca a Parigi, Ernst von Rath, per mano di un giovane tedesco di origine ebrea.
Ma oggi è ampiamente provato che quegli atti di “ripudio” antisemiti furono organizzati in precedenza dal ministro della propaganda del Reich, Joseph Goebbels, e ordinati personalmente dallo stesso Adolf Hitler.

26 luglio 2016

Il boomerang terroristico e le responsabilità francesi e europee

Tutti, giustamente, esprimono il loro orrore per l'attentato svoltosi a Nizza durante i festeggiamenti del 14 luglio e che è costato 84 morti e oltre 100 feriti. Altrettanto giustamente l'esecrazione degli attentatori, che si sono accaniti indiscriminatamente su una folla inerme, è universale e completa.

Sarebbe, però, il caso che, almeno in certi settori che si suppongono critici, si cerchi di andare oltre l'orrore allo scopo di capire razionalmente la situazione in atto. Alberto Negri del Sole24ore, a caldo subito dopo gli attentati, diceva su Rai3 che i terroristi hanno portato in Europa e in Francia la guerra che da anni si svolge lungo la sponda sud del Mediterraneo.

Ciò che sarebbe bene aggiungere al ragionamento di Negri è che gli attentati terroristici in Europa rappresentano un assaggio, per quanto gli effetti siano drammatici e dolorosi per noi, di quella guerra che l'Europa occidentale e gli Usa hanno esportato in Iraq, Libia, Siria, che è costata centinaia di migliaia di vittime civili, comprese donne e bambini, e che ora ritorna indietro come in un effetto boomerang. Dunque,  ritorna al centro d'origine quella guerra che è stata esportata da quello stesso centro ricco e avanzato negli ultimi quindici anni e che si pensava rimanesse relegata a centinaia se non migliaia di chilometri dai nostri confini, nella arretrata e povera periferia mediorientale e africana.

Nizza fa venire in mente l'Operazione Gladio

I commentatori che hanno imparato a diffidare di spiegazioni ufficiali, come Peter Koenig (qui) e Stephen Lendman (qui) hanno sollevato domande circa l'attacco di Nizza.

 Sembra strano che un solitario alla guida di un camion di grandi dimensioni possa ottenere l'accesso alle aree interdette nelle quali i francesi si sono riuniti per guardare i fuochi d'artificio  della festa per la presa della Bastiglia.
Sembra anche strano che l'episodio venga marchiato come evento terroristico dal momento che la famiglia del presunto autore afferma che egli non fosse affatto religioso e non avesse alcuna motivazione religiosa.



Non lo sapremo mai. Ancora una volta il presunto autore è morto e convenientemente ci ha lasciato la sua carta d'identità.



Sembra che la conseguenza di tutto ciò in Francia sarà un permanente stato di legge marziale. Questo spegnimento della società potrà inoltre venir applicato alle proteste contro l'abrogazione delle protezioni del lavoro in Francia da parte del burattino capitalistico Hollande. Coloro che protestano per il ritiro dei loro sudati diritti verranno schiacciati sotto il peso della legge marziale.



25 luglio 2016

“In ginocchio da te”: l’amore incondizionato della Mogherini per i sauditi si compie nel silenzio assoluto

Mogherini: “I paesi del Golfo sono il quarto mercato di esportazione dell’Ue, per un flusso commerciale totale pari a 155,5 miliardi di dollari all’anno nel 2015”.
Se i giornalisti antiestablishment volessero fare qualcosa di davvero utile, dovrebbero recarsi in gruppo – le azioni solitarie non sono servite – alle conferenze stampa dei potenti e fare domande scomode o anche lanciare scarpe, metaforiche o vere, come fece il loro collega iracheno con rischi ben maggiori. Temi che non ti accreditino la volta successiva? Ne andranno altri. Non è forse il web pieno di giornalisti blogger analisti editorialisti?
Niente di tutto questo è successo il 18 luglio a Bruxelles in occasione dell’incontro ministeriale congiunto fra Consiglio d’Europa e Consiglio di Cooperazione del Golfo-Ccg che comprende Arabia saudita, Kuwait, Emirati arabi, Qatar, Bahrein, Oman. Un giornalista del filosaudita Al Quds Al Arabi e un cronista dell’agenzia stampa kuwaitiana Kuna hanno porto domande genuflesse alla conferenza stampa congiunta dell’alto rappresentante (in ginocchio) della politica estera Ue Mogherini Federica e del ministro saudita Adel al Jubeir.

I terroristi dell’ISIS si addestrano nei pressi di un campo militare degli Stati Uniti in Kosovo

Ci sono almeno cinque campi di addestramento dell’ISIS (Daesh, in arabo) in Kosovo, a pochi chilometri dal campo militare degli Stati Uniti di Bondsteel. 
Il portale di notizie nordamericano,VeteransToday, citando fonti vicine ai servizi di intelligence del Kosovo, ha riferito, ieri, che i campi di addestramento del Daesh sono situati vicino al confine del Kosovo con l'Albania e la Macedonia, nei pressi del campo più grande del mondo di fuori del territorio degli Stati Uniti.
I campi più grandi, ha precisato la fonte, sono nelle zone adiacenti alle città di Urosevac e Djakovica così come nel distrettoe Decani, mentre i più piccoli si trovano nelle regioni di Prizren e Pec.

CariChieti: "La banca non era insolvente all'avvio della risoluzione di Bankitalia"

La notizia è di qualche giorno fa, ma va ricordata in quanto apre una breccia in quella apparentemente inscalfibile facciata reputazionale di Bankitalia.
Dai giornali difatti si apprende che la sentenza sullo stato di insolvenza di Carichieti: "ha stabilito che in atti non ci sono elementi che consentano di affermare l’esistenza di uno stato di insolvenza al momento dell’avvio della risoluzione, mentre l’insolvenza vi era al momento in cui è stato emanato il provvedimento di liquidazione coatta amministrativa." Ed anche:

"Sempre a proposito della insolvenza i giudici avrebbero scritto che si basa su perdite scaturite da rettifiche di valore netto dei crediti di cui non è stata data alcune giustificazione. "
Che cosa vuol dire? Vuol dire che finalmente un tribunale ha messo in dubbio l'operato degli ultimi amministratori della banca tra cui i commissari di Bankitalia che hanno svalutato in modo eccessivo i famosi crediti deteriorati andando a intaccare in modo irreversibile il patrimonio, arrivando quindi al dissesto.

Homo Economicus


La strage di Nizza e l'età psicotica

Siamo in epoca psicotica, non è la prima e non sarà l'ultima, nessuna apocalisse. Cos'è un'epoca psicotica? Come insegna Paul-Claude Racamier (1924-1996), la psicosi – tra gli altri sintomi familiari - è la negazione di qualsiasi tipo di conflitto. Nei sistemi psicotici “conflitto”, per definizione, significa “distruzione”. Bisogna far sempre finta che tutto vada bene. Nei momenti in cui il conflitto “si mostra” - come direbbe Wittgenstein - si mostra in termini distruttivi, unica sua possibilità, giacché il resto deve essere “dialogo”. Sintassi dei sistemi psicotici. Non è questo ciò che i politici chiamano totalitarismo? Sembra che i sistemi psicotici e il totalitarismo siano un unico soggetto visto da dentro e da fuori.

Quando, di fronte a un conflitto, anziché aprire una discussione, ci si rivolge a un'istanza superiore, preposta, nella mente di chi lo fa, ad annientare la parte “altra” del conflitto, allora siamo ai capi scala della Germania Democratica, alla buca delle delazioni.
Questo soggetto collettivo esiste e non è quel soggetto collettivo romantico che libererà l'umanità da ogni male. È narcisista e sadico. Però, questo soggetto, non è struttura patologica individuale, è sistema patologico.

22 luglio 2016

La III Guerra Mondiale è in atto

Siamo ormai nella III Guerra Mondiale. Questa Guerra non si combatte con gli eserciti schierati ma col terrorismo, le banche, il depauperamento del suolo, lo sfruttamento dei popoli e delle nazioni meno abbienti. Le migrazioni dei popoli hanno assunto  caratteristiche di esodo biblico. La cronaca degli avvenimenti è un susseguirsi frenetico di fatti gravissimi: attentati, stragi, bombardamenti, abbattimento di aerei di linea  avvengono in tutte le parti del mondo: dal Medio Oriente, al Bangladesh, dal Messico, alla Nigeria, Sudan, Somalia, Turchia e nella “civilissima” Europa.  Diventa sempre più attuale una celebre frase di Carl Von Clausewitz…”La guerra è la prosecuzione della politica  con altri mezzi”. Le guerre moderne le fanno i servizi segreti, i contractor (mercenari), le multinazionali, le bande mafiose, le grandi banche. Ormai viviamo in una società dove politica e criminalità convivono o meglio la politica è spesso criminale e il crimine si fa politica. Assistiamo impotenti alle“migrazioni forzate”, le cui cause, molto spesso, possono essere attribuite ai governi europei e occidentali: il traffico di armi, gli interessi legati al petrolio e ai suoi derivati, l’espropriazione di vasti territori per gli interessi delle multinazionali, lo sfruttamento del sottosuolo. Questo avviene spesso con la complicità di regimi dittatoriali senza scrupoli, che reprimono con la violenza ogni forma di dissenso. Il caos regna sovrano.

21 luglio 2016

Il ridicolo colpo di stato in Turchia in 17 riflessioni

Di Nazanìn Armanian 

In base alla scarsa informazione disponibile sui fatti del 15 luglio, mi vengono le seguenti idee:

1. Anche se il regime di Recep Tayyip Erdogan è capace di commettere un attentato di “falsa bandiera” (aveva progettato di distruggere il mausoleo dello Sha Solimano, fondatore della dinastia ottomana, situato in Siria e di lanciare un missile sui propri cittadini, incolpando di entrambi gli atti il governo di Bashar al Assad, come ha rivelato nel marzo 2014), non lo farebbe partendo dall’esercito. Sarebbe un’operazione troppo arrischiata, con armi reali, tramite un’istituzione in cui il presidente turco non ha fiducia.

2. E’ dubbio anche che Fathola Gülen, il religioso sunnita turco felicemente residente negli USA abbia potuto, come indica Erdogan, mobilitare migliaia di militari di un esercito profondamente laico. Oltretutto il suo metodo è prendere il potere infiltrandosi nei luoghi chiave del potere, non patrocinare una rivolta di amateurs.

3. E’ possibile organizzare un colpo di Stato in un paese della NATO (che non solo è ubicato nella regione più strategica del mondo ma che è anche in guerra) senza che il Pentagono lo sappia e lo autorizzi? Gli almeno 1.500 militari USA presenti nelle basi in Turchia avrebbero dovuto sapere qualcosa dei piano di alcuni golpisti che, oltretutto, hanno agito come dilettanti.

20 luglio 2016

USA : da Dallas a Baton Rouge, giovani neri aprono un fronte di guerra interno, provocando il panico tra i ben pensanti

Tre parole anglo-yankee vengono in mente per definire i recenti "incidenti" che hanno commosso l' US-America dell'alto e che hanno suscitato una virtuosa "condanna unanime" di tutte le star della blackitudine - le esecuzioni di poliziotti da parte di giovani neri, prima a Dallas e poi a Baton Rouge -: backlash, back-fire e/o blowback. Ritorno di fiamma, effetto di ritorno, effetto bumerang. Come possiamo sorprenderci nel vedere che dei giovani, ai quali è stata insegnata l'arte di uccidere dei nemici lontani, rivolgono le loro armi contro i "blu" - contro gli assassini impuniti di neri?
Di Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي 
Tlaxcala

Sia a Dallas che a Boton Rouge, in entrambi i casi, gli autori - che non saranno mai processati perché adeguatamente "giustiziati"- di questi atti di rappresaglia contro una polizia negricida, erano dei veterani di guerra. Il tiratore  di  Dallas era un veterano dell'Afghanistan, il veterano di Baton Rouge dell'Iraq. Veterani di guerra, vale a dire gente che aveva imparato a uccidere veloce, molto e bene. Quello che fa di solito un buon cecchino. Proviamo per un momento a metterci al posto loro.

Brasile: "Il governo provvisorio è illegittimo e corrotto"

'A Verdade' ha intervistato Ivan Pinheiro, 70 anni, segretario-generale del Partito Comunista Brasiliano (PCB). Avvocato, Ivan ha iniziato la sua militanza politica fin dalla gioventù, nel movimento studentesco di Rio de Janeiro. Nel 1976, entrò nel PCB e fu eletto presidente del Sindacato dei Bancari, importante trincea di resistenza alla Dittatura Militare. In questa intervista, espone l'opinione del PCB sulla congiuntura nazionale, la lotta contro il governo golpista di Michel Temer e difende l'unità delle forze popolari nella costruzione di una alternativa a sinistra per la crisi capitalista. 

19 luglio 2016

Consigli di un esperto greco ai golpisti turchi (ed altri...)

Turchia. L’errore più grande: non essere riusciti a neutralizzare Erdogan. A Cipro nel 1974 i golpisti hanno bombardato a lungo il palazzo presidenziale per uccidere il Presidente Makarios. Lui è riuscito miracolosamente (non a caso era arcivescovo) a fuggire: il governo golpista è crollato dopo cinque giorni, non appena i turchi hanno invaso l’isola. Neanche i colpi di stato militari sono più quelli di una volta. Errori madornali, ingenuità, gravi, troppe negligenze hanno caratterizzato il tentato golpe in Turchia. Tanto che proprio la tecnica dilettantesca ne ha decretato anche il fallimento. Eppure, l’esercito turco ha una lunga storia di pronunciamenti militari, seguendo la gloriosa tradizione balcanica, che ha fatto scuola in Medio Oriente e in America Latina.

16 luglio 2016

Hiroshima sul lungomare di Nizza

Breve discorso sul nostro orrore quotidiano e sui compiti dell'ora
Sintesi del discorso tenuto dal responsabile del Centro di ricerca per la pace e i diritti umani, Peppe Sini, la mattina di venerdi' 15 luglio 2016 nel piazzale di Santa Barbara a Viterbo.
1. Ovunque è  Hiroshima
In ogni luogo si può essere sterminati.
Esistono armi cui non si può sfuggire, e poteri assassini disposti ad usare quelle armi contro chiunque. L'umanità e unificata nel segno del dolore e della paura.
E questa violenza che dall'alto incombe su tutti, tutti contagia, e dagli eserciti passa alle milizie, dalle milizie alle mafie, e dai criminali ai reietti, dagli emarginati senza speranza alle persone fino a ieri integrate o equilibrate che un giorno il delirio offusca o la sventura abbatte e precipita nella sofferenza più  inesorabile e nel rancore che null'altro desidera se non che altri soffrano anch'essi, che anche ad altri sia strappato ogni bene, e di ogni bene il fondamento: la nuda vita.
E questa violenza trova sempre un'ideologia, infinite ideologie, che la giustifichino, che la glorifichino; e che effettualmente inducono esseri umani oppressi e infelici, o illusi e avidi, a farsi assassini.

14 luglio 2016

Il patto d'acciaio NATO-UE

«Di fronte alle sfide senza precedenti provenienti da Est e da Sud, è giunta l'ora di dare nuovo impeto e nuova sostanza alla partnership strategica Nato-Ue»: così esordisce la Dichiarazione congiunta firmata l'8 luglio, al Summit Nato di Varsavia, dal segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

Una cambiale in bianco per la guerra, che i rappresentanti dell'Unione europea hanno messo in mano agli Stati uniti. Sono infatti gli Usa che detengono il comando della Nato – di cui fanno parte 22 dei 28 paesi dell'Unione europea (21 su 27 una volta uscita dalla Ue la Gran Bretagna) – e le imprimono la loro strategia.

Enunciata appieno nel comunicato approvato il 9 luglio dal Summit: un documento in 139 punti – concordato da Washington quasi esclusivamente con Berlino, Parigi e Londra – che gli altri capi di stato e di governo, compreso il premier Renzi, hanno sottoscritto a occhi chiusi.

9 luglio 2016

La strana e inquietante "incompiuta" della Repubblica

Con una formula felice i periti della Commissione Parlamentare stragi Silvio Bonfigli e Jacopo Sce intitolarono un loro vecchio saggio "Il delitto infinito" (Edizioni KAOS) ad indicare un caso di delitto politico che sembra non esaurire mai "sorprese" e retroscena inediti. In circa quarant'anni di pubblicazioni dedicati all'affaire Moro – a partire dall'omonimo saggio licenziato dal grande scrittore siciliano Leonardo Sciascia, sono stati scritte decine e decine di testi caratterizzati da notevoli differenza per stile ed ipotesi.

Secondo il politologo Giorgio Galli – uno dei maggiori studiosi della storia del Partito Armato – ogni vicenda, ogni singolo dettaglio o episodio del caso Moro è così denso di quesiti ed implicazioni da meritare un volume a parte, corposo per capitoli ed argomenti. In effetti, in tutti questi decenni abbiamo letto e visionato svariati libri relativi ai più importanti e scabrosi risvolti sul caso Moro, senza mai incontrare il testo definitivo, quello capace di ricostruire i "misteri" del caso Moro nella sua essenza, facendo sintesi di quanto accadde nei più tragici e funesti giorni della nostra singolare Repubblica. Perchè – e non bisogna dimenticarlo – ogni singolo episodio, ogni dettaglio, ogni risvolto più o meno segreto va a formare quelle tessere che potrebbero conferire una forma comunque completa e definita a questo enigma che, certo, non combacia con la semplice storia di un gruppo di intrepidi guerriglieri metropolitani che rapisce il più eminente esponente della classe politica ed istituzionale democristiana, ma, forse, è una storia molto meno complicata di quella che qualcuno vorrebbe raccontare, magari cercando di confondere le idee a qualcuno.

8 luglio 2016

Brexit e banche, parla l’economista Galloni

“Si può uscire dal baratro senza l’Europa che alimenta la turbofinanza”
Nino Galloni
Negli anni Ottanta, da funzionario, fu isolato per le sue posizioni ostili ai trattati e critiche su euro, sistema finanziario e banche. Oggi le sue teorie vengono prese a prestito anche da chi lo avversava. "Bisogna ribaltare i paradigmi senza venire a patti con le istituzioni: sono parte del problema e non hanno soluzioni", è la sua ricetta. Ai Cinque Stelle che attingono alle sue tesi dice: "Sono disponibile, ma per un progetto senza compromessi"

Alle cronache dell’epoca era passato come “l’oscuro funzionario che fece paura a Helmut Kohl”. Da una posizione di vertice al ministero del Bilancio dell’Italia anni Ottanta aveva osato avversare apertamente i trattati europei. Profetico, a tratti perfino eversivo nelle sue teorie macroeconomiche, metteva già in discussione le politiche neoliberiste, il futuro della moneta unica, il dogma degli investimenti senza debito. E ora, a distanza di trent’anni e di molti libri e conferenze, anche chi governa nei consessi internazionali, perfino chi manovra la nave dell’eurozona alla deriva, inizia a parlare la sua strana lingua.

7 luglio 2016

Dhakka: L'alleanza cino-bengalese non piace all'US-IS

Bangladesh, perchè la firma Rita Katz

Stavolta non c’è dubbio alcuno: a compiere il massacro di Dhakka è stato l’IS. Quello vero. Quello che pubblica la rivista DABIQ, patinata, hollywoodiana, tutta in inglese: che infatti ha pubblicato le foto dei morti ammazzati, di cui nove italiani e 7 giapponesi – il che vuol dire che lo IS  era lì coi suoi inviati. Non c’è dubbio che è stato lo IS: lo assevera Rita Katz, unica fonte che l’ANSA adotta come certa, diramando addirittura le foto con il logo del SITE, la ditta Katz. Il capo dell’IS in Bangladesh è uno nato nell’Ontario, Canada.

Solo il governo del Bangladesh, come hanno rilevato i nostri media con giusta riprovazione, insiste a dire che l’IS non c’è nel paese, e che si tratta di avversari interni e  internazionali. Ha addirittura imbastito una polemica con Rita Katz, che è sempre la prima a pubblicare le foto dei morti ammazzati  dell’IS da quado detto IS è in Bangladesh; e Rita Katz ha risposto per le rime, come si evince da questo comunicato.

Il motivo per cui l’IS – quello vero – s’è dovuto espandere anche in Bangladesh è presto detto: questo stato di quasi 10 milioni di abitanti s’è fortemente legato a Pechino.  Appoggia esplicitamente e “fortemente” la pretesa cinese sulle isole disputate del Mar Cinese Meridionale.

4 luglio 2016

Si affrettano a dire che ora tutto cambierà e che l'Europa unita sarà diversa

Vediamo: 25 marzo 1957, nasce la CEE (Comunità Economica Europea). L'Inghilterra, meglio dire la Gran Bretagna, non c'era. In prospettiva non ci sarà più. Ma vista la china cui sta scivolando la UE (Unione Europea) di adesso, arriveremo ancora a qualcosa di simile alla forma del 1957? Non ci possiamo giurare ma potrebbe essere ancora così.

È chiaro che in questi primi giorni dal delirio annunciato è difficile mettere ordine definitivo in quello che sta accadendo e in quello che le parti in causa, a favore o contro la disgregazione dell'Europa Unita, in un tempo più o meno ravvicinato, vorrebbero fosse.

I segnali della disgregazione si sono fatti però inquietanti, per chi vorrebbe tenere assieme questo nonsense di 28, ora 27, Paesi saldamente uniti. Ebbene è proprio questa saldezza politica che non è mai esistita. Forse in altri tempi, quando erano pochi gli Stati appartenenti all'Unione. Ma forse a guardare bene le cose, neppure allora. Insomma il capitalismo europeo dei centri forti e trainanti si è inventato molte forme amministrative, allargando in continuazione i membri partecipanti, pur di funzionare al meglio, per loro. Basti dire che nell'UE c'è pure Cipro!?!