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16 maggio 2016

FRONTEX nel ghetto di Varsavia


Il quartiere di Muranów a Varsavia, è oggi una parte della città in piena trasformazione. Si vedono nuovi edifici, gru di costruzioni e uffici di agenzie, che si mescolano ai vecchi edifici che furono alzati dalla Polonia socialista sulle rovine del ghetto ebraico distrutto dai nazisti, dopo l'orrore della Seconda Guerra Mondiale.

Vicino alla fermata della metropolitana di Rondo Daszyńskiego c'è l'edificio Warsaw Spire. Lì si trova la sede di Frontex, la polizia di frontiera dell'Unione europea, un corpo controverso la cui funzione principale al di là della propaganda ufficiale, è quella di evitare che arrivino rifugiati in Europa.
Nel perimetro del ghetto, che fu demolito a fondo dai nazisti, racchiuse tra le mura sorvegliate dalle SS, ammassarono quattrocentomila persone, un terzo degli abitanti di Varsavia, che furono vittime di malattie, fame e deportazione nei campi di sterminio. Laddove i nazisti usarono i lanciafiamme per bruciare chi resisteva nascondendosi in edifici e scantinati distrutti, e per bruciare gli edifici, si è insediata la polizia di frontiera dell'Unione Europea, Frontex, una di quelle agenzie che di solito non sono controllate dai governi, né dalla maggior parte dei partiti politici, né dalla stampa, e né tanto meno, dai cittadini.
Non è raro che quando abbattono un edificio in Muranów, o quando costruiscono nuovi gasdotti o infrastrutture, vengano in superficie, a volte a meno di due palmi dal suolo, oggetti domestici che furono utilizzati dagli abitanti del ghetto negli anni del terrore nazista. Un piatto rotto o un pezzo di bambola. Essi testimoniano la sofferenza e la morte che hanno sofferto centinaia di migliaia di persone. Sulle macerie del ghetto, negli anni difficili del dopoguerra in cui Varsavia era una montagna di rovine, la Polonia socialista cominciò a costruire edifici per alleviare il problema dei senzatetto.

Ora, si raccontano storie terribili dell'attività di Frontex, girano per Varsavia racconti di aerei che decollano da aeroporti polacchi per viaggiare in altri paesi europei con una sinistra missione: deportare gli immigrati che sono stati arrestati dalla polizia in qualche paese europeo, notizie di deportazioni che violano la legalità comunitaria e internazionale, racconti di violazioni dei diritti umani e obblighi che dovrebbe rispettare l'Unione europea in virtù di accordi internazionali e di soccorso di profughi in fuga dalla guerra.

Ma la versione ufficiale che fluisce dalle istituzioni dell'Unione europea è un'altra. Oltre alle informazioni fornite da Frontex, quasi sempre destinate a mettere in risalto i migranti soccorsi da navi provenienti da diversi paesi, dalla Svezia alla Norvegia, tra gli altri, o dell'"invio" di immigrati verso la Turchia, o delle rotte utilizzate per raggiungere l'Europa, la verità è che la sua funzione primaria, al di là della ricerca e della formazione della polizia di frontiera che vanta, è un'organizzazione di "operazioni di rimpatrio" o di invio di "squadre di intervento rapido" su richiesta di uno o più paesi membri dell'Unione europea per fermare l'arrivo di immigrati in una qualsiasi delle frontiere esterne dell'Unione, o anche altrove. Il direttore esecutivo di Frontex è il francese Fabrice Leggeri, la cui ultima apparizione in pubblico è servita per celebrare l'indegno accordo dell'Unione europea con la Turchia, e congratularsi con la maggior durezza della Polizia del governo macedone nella sua azione con i rifugiati, e "l'efficacia" delle operazioni della NATO nel Mar Egeo.
 

Centinaia di persone sono morte nelle acque del Mediterraneo solo nei primi quattro mesi del 2016, ed è altamente probabile che molti altri siano morti senza la tragedia fosse riportata nei media. Solo a marzo la polizia ha intercettato più di 26.000 persone che cercavano di raggiungere l'Europa. Più di 50.000 rifugiati rimangono in Grecia, bloccati nel fango e nella miseria di campi disumani, mentre centinaia di bambini vagano senza meta, perché hanno perso i loro genitori o perché questi sono morti. Nonostante gli avvertimenti delle organizzazioni umanitarie (che temono che l'accordo di Ankara serva per fermare l'afflusso di immigrati in Grecia, ma apre altre rotte marittime ancora più pericolose), Frontex si compiace delle iniziative dell'Unione Europea. Nel mese di marzo, ad esempio, gli arrivi di immigrati e rifugiati in Italia sono raddoppiati, con i rischi connessi, dal momento che, per mare, la distanza che devono percorrere è molto più elevata rispetto alla rotta per le isole greche. Una barca salpata dall'Egitto verso l'Italia si è capovolta a metà aprile ed è stata data per dispersa dalle autorità italiane, così come le quattrocento persone ammassate in essa. Secondo le stime di Frontex, l'80% degli immigrati che arrivano in Europa sono "potenziali rifugiati". Cioè, fuggono dalle guerre scatenate dagli Stati Uniti in Medio Oriente e Nord Africa, o in altri conflitti.

Frontex inoltre, ha anche la pretesa di agire senza l'accordo dei governi europei, e l'iniziativa per rendere questo possibile è stato frutto di una proposta della Commissione europea. L'evidente limitazione della sovranità nazionale che questo suppone è stata considerata una questione poco importante da Fabrice Leggeri, responsabile della polizia di frontiera. Navi della NATO, polizia della Frontex, recinzioni interne, gas lacrimogeni, prigioni infami (CIES in Spagna) per imprigionare, senza alcun diritto, coloro che non hanno commesso alcun reato, ma hanno superato un confine, una linea immaginaria, una vergona di filo spinato, l'Unione europea dedica sempre più sforzi e risorse nel non alleviare la difficile situazione dei rifugiati, e per tenerli lontani dall'Europa. In una delle più grandi prigioni in Europa, il CARA (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo) a Mineo (Catania), in Sicilia, più di quattro mila persone, uomini e donne, devono attendere un anno e mezzo per una risoluzione dei loro casi; talvolta subiscono violenze essendo a volte costrette a prostituirsi. I nuovi lager della vergogna d'Europa si accompagnano all'ipocrisia dei governi e della stessa Unione, che, facendo finta di piangere la morte dei rifugiati nel Mediterraneo, prendono decisioni che aumentano i pericoli per loro. Nessuna persona è illegale. Urge la cancellazione del "regolamento di Dublino" e l'istituzione di vie legali e sicure per le persone in fuga guerre.

Tuttavia, Frontex continua a lavorare dai suoi uffici del vecchio Ghetto di Varsavia per chiudere la "Fortezza Europa". Negli anni della paura, i cittadini europei, le forze di sinistra, i movimenti progressisti devono raddoppiare gli sforzi di fronte la vergogna d'Europa, e il ricordo del ghetto di Varsavia dovrebbe commuovere questi governanti, pubblici funzionari, quei poliziotti che eseguono sempre gli ordini, anche se sono gli sporchi ordini di coloro che stanno calpestando la dignità dei cittadini europei e che ostacolando i più elementari obblighi umanitari di fronte alla sofferenza di milioni di persone.

Higinio Polo - El viejo topo
Traduzione per TLAXCALA di Alba Canelli

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