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30 maggio 2016

Se devi scappare, lascia una scia con l'estintore

Cari amici, interrompete immediatamente quello che state facendo e correte tutti a Mestre, dove stanno tenendo un importantissimo corso su come comportarsi durante un atto di terrorismo. Se vi sbrigate, fate ancora in tempo ad assistere alle ultime lezioni. Dal quotidiano "La Nuova di Venezia e Mestre" leggiamo:
"Un laccio emostatico può salvare una vita, così come sapere che un colpo di arma da fuoco trapassa mobili e muri e che fingersi morti non serve per scampare a una raffica di mitra, mentre dimostrarsi arrendevoli in caso di rapimento aumenta le chance di sopravvivenza.
Un corso specifico. Per abbassare il livello di ansia diffusa, Enforma, Ente Formazione Mantovano accreditato dalla Regione Veneto, per la prima volta in città ha acceso i riflettori sull'acquisizione comportamentale da adottare nei casi ci si trovi coinvolti, inconsapevolmente, in atti di terrorismo.

Bruxelles chiuderà l'accesso alle informazioni sul TTIP

La Commissione europea chiuderà i punti di informazione ministeriale sull'accordo commerciale tra gli Stati Uniti e l'Unione Europea come "misura preventiva" di fronte a filtrazioni
La campagna contro TTIP, l'accordo commerciale negoziato da Stati Uniti e Unione europea, sta prendendo forza. L'episodio di filtrazione, da parte di Greenpeace Olanda, di una serie di documenti dei negoziati che erano stati tenuti segreti, ha fatto si che il trattato sia venuto alla conoscenza dell'opinione pubblica e le conseguenze sono già qui: La Commissione Europea ha annunciato ieri che taglierà l'accesso - già molto limitato - alle relazioni periodiche sullo stato di avanzamento dei negoziati.

Dopo mesi di campagne di visibilità e la pressione delle organizzazioni ambientaliste, gruppi pro trasparenza e rappresentanti politici, che si sono lamentati dell'assoluta opacità che circonda i colloqui, l'Unione europea ha dovuto consentire delle cosiddette 'sale di lettura': spazi nei ministeri di tutti i paesi membri in cui si può accedere a estratti dei negoziati, con una forte vigilanza e senza possibilità di copiare nulla.

Matteo Re

Il 2 giugno del 1946, con un referendum gli italiani hanno scelto la repubblica. A ottobre del 2016, con un referendum agli italiani sarà chiesto di restaurare la monarchia.
Il risultato della controriforma renziana sarà infatti una monarchia post-democratica truccata da repubblica maggioritaria.
Tutti i deputati saranno in un modo o nell’altro di nomina regia: quelli della Camera verranno scelti dai capi partito attraverso le liste bloccate, quelli del Senato non più elettivo saranno ripescati dalla classe politica più sputtanata d’Italia: quella regionale.
Sarà premier il capo d’un partito votato più o meno da due italiani su dieci, e avrà controllo diretto o indiretto su tutte le altre istituzioni, alla faccia di Montesquieu.
È piuttosto evidente che Matteo Renzi veda se stesso nel ruolo di questo monarca incostituzionale, però a giudicare dai sondaggi gli italiani gli preferirebbero chiunque altro.

29 maggio 2016

Massimo Fini:"I Marò sono colpevoli, andavano giudicati in India"

Lo ha sempre detto e lo ribadisce anche nel giorno in cui la Corte Suprema indiana dà il via libera al rientro in Italia di Salvatore Girone: i due marò italiani sono colpevoli e dovrebbero essere giudicati da New Delhi. Ma Massimo Fini, giornalista e scrittore, oggi aggiunge una postilla: quattro anni di custodia cautelare senza processo sono intollerabili.
Massimo Fini
Fini, lei ha sempre sostenuto che era giusto lasciare che a giudicare i nostri marò fosse la magistratura indiana. È ancora di questo avviso?

«Sì, tranne per il fatto che un’attesa di più di quattro anni, durante i quali Girone e Latorre sono rimasti in carcere preventivo, sia pur morbido, e senza aver avuto neanche il processo, è inaccettabile. Il problema vero è che la giustizia indiana è peggio di quella italiana».

Non pensa che l’arbitrato internazionale sia più adeguato per una vicenda simile?

«Io penso che se la morte dei due pescatori fosse avvenuta al largo delle coste siciliane, i due marò sarebbero stati giudicati da un tribunale italiano».

28 maggio 2016

Preparativi di intervento militare in Venezuela

Il copione dell’intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela è stato scritto nel Comando Sud (CS) delle loro forze armate e viene applicato dettagliatamente dai loro alleati della Tavola dell’Unità Democratica (MUD) (coalizione dei partiti di ultradestra del Venezuela, n.d.t.), sigla che copre la controrivoluzione, cioè lo strumento imperiale per stimolare le carenze di prodotti e le zioni di strada e la violenza armata in dosi tali da favorire le condizioni ideali per giustificare l’intervento militare diretto nel paese con le più grandi riserve di petrolio del mondo. Lo dice esplicitamente l’affermazione dell’ammiraglio Kurt W.Tidd, capo del CS: “il nostro opportuno intervento ha permesso di delineare una strada per la rapida uscita del regime”. Qualche amico ha fatto avere a Caracas i 12 punti della fase 2 del piano del CS. Il documento rileva “la sconfitta alle elezioni e la scomposizione interna del regime populista e anti-nordamericano raccolgono l’impatto di successo delle nostre politiche applicate con forze alleate nella regione nella fase 1 di questa operazione”.

27 maggio 2016

Uscire dall'€uro?

L'analisi di quanto accaduto a partire dall'introduzione dell'euro e soprattutto dallo scoppio della crisi nel 2007-2008 dimostra la necessità di mettere a tema la disgregazione dell'area euro. Su questo bisogna fare due precisazioni. La prima è che l'obiettivo primario deve essere la Uem (Unione economica e monetaria) e non la Ue nel suo complesso. Nonostante la Ue sia una istituzione tutt'altro che neutrale dal punto di vista di classe e funzionale alle istanze del capitale, è l'euro lo strumento attraverso cui passa la ristrutturazione capitalistica a livello continentale. Senza di esso il capitale perderebbe gran parte della sua capacità di imporre politiche antipopolari e alla Ue mancherebbe il braccio operativo. La seconda è che il nostro primo compito consiste nel chiarire la necessità della disgregazione dell'area euro. Il come questo debba avvenire è importante, ma è successivo. La disgregazione dall'euro può avvenire in modi diversi: per mutua decisione di tutti i Paesi partecipanti, oppure per decisione unilaterale di uno o di più Paesi. La mia opinione è che l'uscita dall'euro anche unilaterale di uno o più Paesi non debba più essere considerata un tabù, bensì come una opzione praticabile e soprattutto necessaria. Tuttavia, il quando e il come ciò possa avvenire non è indifferente, ed è legato alle condizioni del contesto generale e della lotta di classe, sebbene già oggi, come accennerò più avanti, sia necessario inserire l'uscita dall'euro in una elaborazione programmatica più complessiva. L'aspetto più importante, però, è che chi intende rappresentare il punto di vista dei lavoratori abbia, e presenti pubblicamente, una posizione chiara, la quale non può che essere la necessità del superamento dell'euro.

Strategia del golpe globale

Quale collegamento c'è tra società geograficamente, storicamente e culturalmente distanti, dal Kosovo alla Libia e alla Siria, dall'Iraq all'Afghanistan, dall'Ucraina al Brasile e al Venezuela? Quello di essere coinvolte nella strategia globale degli Stati uniti, esemplificata dalla «geografia» del Pentagono.

Il mondo intero viene diviso in «aree di responsabilità», ciascuna affidata a uno dei sei «comandi combattenti unificati» degli Stati uniti: il Comando Nord copre il Nordamerica, il Comando Sud il Sudamerica, il Comando Europeo la regione comprendente Europa e Russia, il Comando Africa il continente africano, il Comando Centrale Medioriente e Asia Centrale, il Comando Pacifico la regione Asia/Pacifico.

Ai 6 comandi geografici se ne aggiungono 3 operativi su scala globale: il Comando strategico (responsabile delle forze nucleari), il Comando per le operazioni speciali, il Comando per il trasporto. A capo del Comando Europeo c'è un generale o ammiraglio nominato dal presidente degli Stati uniti, che assume automaticamente la carica di Comandante supremo alleato in Europa.

24 maggio 2016

#Renzi, giù le mani da #Berlinguer

Enrico Berlinguer
Se c’è una cosa che abbiamo fatto in questi sette anni di lavoro continuo a diffondere le idee di Enrico Berlinguer, facendolo riscoprire a centinaia di migliaia di giovani (sono un terzo quelli sotto i 30 anni nella web-community di quasi 500mila utenti di enricoberlinguer.it), è stata proprio quella di impedire che l’ex-leader del PCI venisse utilizzato a proprio uso e consumo per esigenze elettorali di breve periodo.
E’ un esercizio facile: si estrapola una sua frase dal contesto e in questo modo si fa dire a Enrico Berlinguer quello che si vuole, usando la sua immagine pulita, onesta e che ha ancora moltissima presa sui giovani e i meno giovani (nonostante le penose campagne revisioniste di quel surrogato di giornale che è oggi l’Unità) per cercare di legittimare le proprie idee. Un esercizio meschino, da bassa politica, tipico dei disperati e di persone con lo spessore politico di un fazzoletto di carta imbevuto d’acqua.
E’ successo di nuovo, con Matteo Renzi che questa volta tenta di legittimare quella porcata di riforma costituzionale, fatta da un parlamento di nominati con legge incostituzionale e scritta coi piedi (altro che revisione grammaticale alla Concetto Marchesi, come si fece alla fine dell’Assemblea Costituente), sostenendo che di “monocameralismo” parlava anche Enrico Berlinguer.

20 maggio 2016

Antisemitismo: Arma di intimidazione di massa

In un mondo in cui reiterare più volte attraverso i media, serve come prova inconfutabile, alcune parole sono parole macedonia, significanti intercambiabili il cui utilizzo codificato in anticipo si presta ad ogni tipo di manipolazione. Slittamenti perpetui del senso che autorizzano il passaggio insidioso da un termine all'altro, senza che nulla si opponga alla maligna inversione per cui il carnefice diventa la vittima, e la vittima il carnefice, e l'antisionismo diventa antisemitismo, come affermato da Manuel Valls, il primo capo di governo francese ad aver pronunciato un tale insulto. Nel momento in cui alcune persone relazionano "l'intifada dei coltelli" con l'odio ancestrale per gli ebrei, vale la pena chiedersi perché questa assimilazione classica e fraudolenta svolge comunque una funzione essenziale nel discorso dominante.


Da settant'anni, è come se il rimorso invisibile per l'Olocausto garantisse all'impresa sionista un'impunità assoluta. Con la creazione dello stato ebraico, l'Europa si libererà miracolosamente dai suoi demoni secolari. Ha dato a se stessa uno sbocco ai sensi di colpa che segretamente rodeva le sue infamie antisemite. Portando sulle sue spalle la responsabilità per il massacro degli ebrei, essa cerca di sbarazzarsi a tutti i costi di questo fardello. Il culmine del progetto sionista ha offerto ad essa questa possibilità. Applaudendo la creazione dello Stato ebraico, l'Europa si ripulisce dai suoi peccati. Allo stesso tempo, ha offerto l'opportunità al sionismo di completare la conquista della Palestina.

18 maggio 2016

Sahrawi: il tradimento continua

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di prorogare ancora per un anno la Missione delle Nazioni Unite per l'organizzazione del Referendum nel Sahara Occidentale - MINURSO - nel mezzo della crisi più dura che affronta il processo di autodeterminazione del popolo sahrawi, dopo la decisione del Marocco, come potenza occupante, di espellere 73 membri del personale civile della MINURSO lo scorso marzo.

Il 29 aprile 2016, i 15 membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno votato la Risoluzione n°2285 sulla prosecuzione della MINURSO ancora per un anno. Con dieci voti a favore, tra cui quello della Spagna e della Francia; tre astensioni, quelle della Russia, dell'Angola e della Nuova Zelanda; e due voti contrari, quelli del Venezuela e dell'Uruguay - che non hanno capacità di veto - la risoluzione sostiene la "necessità urgente" che la missione multinazionale, finora inefficiente, recuperi la sua piena operatività entro 3 mesi e il Segretario Generale dell'ONU ha informato il Consiglio di Sicurezza sull'evoluzione della situazione.

17 maggio 2016

L’Islamofobia è uno strumento politico

Quando, nel 2006, le caricature blasfeme contro l’Islam pubblicate su un giornale danese causarono 205 morti, l’allora Segretario Generale dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica Ekmeled Ihsanoglu fece visita al responsabile delle relazioni estere dell’Unione Europea, Javier Solana.
In quel momento la posizione ufficiale della UE era che non vi era in assoluto islamofobia e che si trattava di un incidente isolato. Da allora questa è stata, più o meno, la posizione delle istituzioni europee.
Ma ora assistiamo ad un’autentica negazione della realtà. Per tre anni manifestazioni di massa in Germania, specialmente a Dresda (dirette da un uomo con precedenti penali), si sono succedute settimanalmente sotto la bandiera del PEGIDA (patrioti Europei Contro l’Islamizzazione del Continente).
Nel 2011 il massacro di 77 persone a Oslo da parte di Anders Behring Breivik fu ugualmente condannato come l’azione di un pazzo solitario. Attualmente si riconosce l’esistenza di più di 20 atti giornalieri di islamofobia solo in Germania.

16 maggio 2016

FRONTEX nel ghetto di Varsavia


Il quartiere di Muranów a Varsavia, è oggi una parte della città in piena trasformazione. Si vedono nuovi edifici, gru di costruzioni e uffici di agenzie, che si mescolano ai vecchi edifici che furono alzati dalla Polonia socialista sulle rovine del ghetto ebraico distrutto dai nazisti, dopo l'orrore della Seconda Guerra Mondiale.

Vicino alla fermata della metropolitana di Rondo Daszyńskiego c'è l'edificio Warsaw Spire. Lì si trova la sede di Frontex, la polizia di frontiera dell'Unione europea, un corpo controverso la cui funzione principale al di là della propaganda ufficiale, è quella di evitare che arrivino rifugiati in Europa.
Nel perimetro del ghetto, che fu demolito a fondo dai nazisti, racchiuse tra le mura sorvegliate dalle SS, ammassarono quattrocentomila persone, un terzo degli abitanti di Varsavia, che furono vittime di malattie, fame e deportazione nei campi di sterminio. Laddove i nazisti usarono i lanciafiamme per bruciare chi resisteva nascondendosi in edifici e scantinati distrutti, e per bruciare gli edifici, si è insediata la polizia di frontiera dell'Unione Europea, Frontex, una di quelle agenzie che di solito non sono controllate dai governi, né dalla maggior parte dei partiti politici, né dalla stampa, e né tanto meno, dai cittadini.

Venezuela: prorogato lo stato d'emergenza per il pericolo concreto di un intervento straniero

Lo scorso 13 maggio, il Presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha prorogato per altri tre mesi lo stato d’emergenza. La proroga è stata decisa dopo le recenti dichiarazioni dell’ex Presidente della Colombia, Alvaro Uribe. Il 12 e 13 maggio all’Università “Dade College” di Miami, negli USA, si è svolto un incontro di leader mondiali di organizzazioni pubbliche, private e non profit, tra i quali alcuni coinvolto nello scandalo “Panama Papers”, come Jorge Arrizurieta, imprenditore cubano-statunitense sostenuto dalla famiglia Bush o l’ecuadoriano Guillermo Lasso.

Durante questo incontro l’ex presidente colombiano Alvaro Uribe (che ricordiamo nel 1991 era considerato dalla National Security USA il narcotrafficante n. 82 più ricercato al mondo) ha dichiarato, parole testuali: “Le forze armate democratiche siano poste al servizio dell'opposizione venezuelana”. Inoltre ha aggiunto che in Venezuela deve essere replicato il colpo di stato giuridico-parlamentare che in Brasile ha rimosso dal suo incarico per 180 giorni la Presidente eletta Dilma Rousseff.
Dopo queste dichiarazioni, il presidente Nicolas Maduro ha fatto vari annunci per proteggere la sicurezza nazionale da possibili interventi stranieri; inoltre ha colto l’occasione per comunicare nuovi provvedimenti contro la guerra economica che le oligarchie nazionali e internazionali stanno promovendo contro il Venezuela.

14 maggio 2016

Il Partito "Democratico" e Alvaro Uribe i principali sponsor internazionali dell'intervento in Venezuela

America Latina sott'attacco costante. Golpe più o meno morbidi contro tutti i paesi che hanno scelto una via indipendente e sovrana. In Brasile al potere attualmente c'è un (ex) informatore della CIA con il mandato chiaro di distruggere integrazione regionale e BRICS. L'altro paese al centro di guerra economica, mediatica e azioni sovversive è il Venezuela, cuore dell'emancipazione dell'America Latina dalle forze del male oligarchico-finanziarie che, contemporaneamente, in Europa vogliono imporre il TTIP.
 
Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha confermato venerdì le nuove misure di emergenza "per affrontare il colpo di stato oligarchico e il sabotaggio finanziario internazionale". Si tratta di una proroga di altri 60 giorni di tempo per affrontare l'"assalto dell'oligarchia". Quell'assalto che ha appena messo fine alla democrazia in Brasile, vanificando oltre 50 milioni di voti.

9 maggio 2016

Paolo Borsellino, la sua ultima intervista censurata dalle TV


Berlusconi, Mangano, Dell' Utri, Riina, Provenzano, che brava gente...
Un commosso ringraziamento a Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, alle loro scorte e a tutti i morti ammazzati per avere cercato di combattere...

7 maggio 2016

Renzi sulle orme di Trump?

In arrivo nuovi lager per gli immigrati
Capitalismo e immigrazione sono due fenomeni strettamente connessi, e nessun analista serio potrebbe analizzarli separatamente: l’economia del nord del mondo costringe le popolazioni del “sud” del mondo ad abbandonare la loro terra d’origine per sfuggire (a) alla rapina delle proprie risorse e materie prime, perpetrate dalle multinazionali occidentali,  e (b) alle continue guerre che le potenze imperialiste, capitanate dagli Usa, scatenano per soddisfare gli insaziabili appetiti delle classi dominanti.

L’Italia, come molti lettori sanno, è un paese aderente alla Nato quindi, volente o nolente, deve sottostare al sistema di “sicurezza”  (meglio dire repressione e organizzazione della guerra imperialista) coordinato dall’imperialismo americano. Sarà per questo che la borghesia stracciona di casa nostra,  supina nei confronti della lobby sionista e dei grandi uomini d’affari americani, ha dichiarato guerra ai migranti africani e magrebini che fuggono dalla miseria più nera; un gioco interno al capitalismo di cui questa classe dirigente inetta e fellona è in buona parte responsabile.

6 maggio 2016

TTIP: la «Nato economica»

Cittadini, enti locali, parlamenti, governi, interi Stati esautorati dalle scelte economiche, messe nelle mani di organismi controllati da multinazionali e gruppi finanziari, violando i diritti dei lavoratori, la tutela dell’ambiente e la sicurezza alimentare, demolendo servizi pubblici e beni comuni: per tali ragioni, espresse dalla Campagna Stop Ttip promotrice della manifestazione del 7 maggio a Roma, va respinto il «Partenariato transatlantico su commercio e investimenti» (Ttip), negoziato segretamente tra Usa e Ue.
A tali ragioni se ne aggiungono altre, di cui poco o niente si parla: quelle di carattere geopolitico e geostrategico, che rivelano un progetto molto più ampio e minaccioso. L’ambasciatore Usa presso la Ue, Anthony Gardner, insiste che «vi sono essenziali ragioni geostrategiche per concludere l’accordo». Quali siano lo dice lo U.S. National Intelligence Council: esso prevede che «in seguito al declino dell’Occidente e l’ascesa dell’Asia, entro il 2030 gli Stati in via di sviluppo sorpasseranno quelli sviluppati».

5 maggio 2016

Turchia: Erdogan, il grande taglieggiatore

Con l’accordo tra l’Unione Europea (UE) e la Turchia, entrato in vigore il 20 marzo scorso, è stato istituito un gigantesco campo di concentramento, affidato ad una delle figure più oscure del panorama internazionale: il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Quasi 5 milioni di rifugiati (2.5 milioni siriani e il resto in maggioranza iracheni e afgani) sono rimasti intrappolati in Turchia nella loro fuga verso l’Europa, mentre fuggivano dalle guerre che gli interventi della NATO hanno causato nei loro paesi.
L’accordo tra le 28 nazioni della UE e Ankara è stato denunciato da Filippo Grandi, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, visto che il patto viola il diritto internazionale sui rifugiati. 
Il costo di questa monumentale prigione a cielo aperto sarà, per i prossimi due anni, di 6 mila milioni di euro, e il maggior beneficiario è Erdogan, il quale sa molto bene che tutte le sue richieste saranno soddisfatte dalla UE visto che una “fuga” di massa dei rifugiati verso la Grecia devasterebbe la molto precaria situazione dell’Europa politicamente e economicamente.
Erdogan ha oltretutto ottenuto che la UE semplifichi la richiesta dei visti e acceleri gli accordi per l’integrazione della Turchia nella UE, misura lungamente desiderata da Ankara e che la UE ha rifiutato sistematicamente per  i sospetti anti-islamici.

Il grande bluff del #JobsAct

In seguito ai primi dati utilizzati da Matteo Renzi per sostenere la bontà delle sue norme sulla efficacia sul mondo del lavoro, ora arrivano quelli di inizio 2016: un disastro. Come volevasi dimostrare. Già all’epoca si era sorvolato nello specificare come la parola “indeterminato”, essendoci un’ampia libertà di licenziamento, non avesse più un gran significato e su quanto i dati fossero parziali. Come dimostrato in altra sede (qui), l'andamento annuale si è mantenuto stabile, e la crescita di fine anno poteva essere facilmente ascrivibile alla scadenza degli sgravi contributivi, vero asse portante dell’intera legge. 
Ebbene, ora sono passati altri due mesi, e dunque cominciano a trapelare i dati dell’occupazione riferibili al primo trimestre 2016. A oggi gli incentivi rimangono ma sono molto meno generosi: per il 2016 gli anni di sgravio sono solo 2 e non 3, l’agevolazione dal 100% passa al 40% della contribuzione e il massimale da 8.060 a 3.250 euro. Non bastano, a quanto pare, nemmeno a mantenere stabile il livello occupazionale. Il contratto più vantaggioso per le aziende a questo punto è quello di apprendistato, dove la retribuzione è più bassa e i contributi fermi al 13%. 

4 maggio 2016

Obama: "I paesi europei devono seguire le regole stabilite dagli USA"

Per una volta, il presidente Obama ha parlato chiaro ed ha dichiarato quello che è il vero progetto degli USA per l’Europa e per il Mondo:  “Gli USA devono definire le regole e devono prendere le decisioni (….) gli altri paesi devono seguire le regole stabilite dagli USA e dai suoi soci, e non al contrario”. Queste affermazioni Obama le ha messe nero su bianco in un articolo scritto di suo pugno per il “The Washington Post”, in cui ha ribadito che gli altri paesi  devono seguire le regole stabilite dagli Stati Uniti e dai suoi soci.
In questo contesto Obama ha chiesto al Congresso di approvare  quanto prima sia possibile, l’accordo che si denomina  TTP e che prevede la creazione di una zona di libero commercio fra i 12 paesi dell’Asia e del Pacifico perchè siano soltanto gli USA a stabilire le regole dei contratti di interscambio mondiale e siano esclusi (dalle decisioni sulle regole) altri paesi come la Cina o l’Europa , quest’ultima nel caso dell’altro accordo previsto, il TTIP, per l’area di libero commercio Trans Atlantico.

3 maggio 2016

Il cyber-imperialismo israeliano: una minaccia per la democrazia

Il conflitto di classe, nell’attuale contesto storico, assume molteplici forme: (a)politico-militare; (b) socio-economico; (c) ideologico. Le classi dominanti mirano non solo ad imporre il sistema economico che più gli è congeniale, cioè il capitalismo selvaggio, ma anche a concentrare nelle proprie mani l’informazione: i social network, al pari dei mass media tradizionali, sono un’arma da guerra.
Il direttore del giornale online l’Interferenza.info, Fabrizio Marchi, ha da poco spiegato in un suo lucido e puntuale articolo i meccanismi perversi di quello che personalmente  ho chiamato il “cyber-imperialismo”‘’La peculiarità di questa moderna forma di dominio è infatti la sua altissima capacità  di condizionare e controllare l’esistenza degli individui a qualsiasi livello, non tanto nella sfera pubblica quanto soprattutto in quella privata, la quale a sua volta condiziona la prima. In pratica non esiste un solo anfratto della vita umana che sia sottratto al suo controllo, né potrebbe essere altrimenti’’ 1. Un sistema come questo mira a realizzare ciò che Marchi definisce acutamente “dominio assoluto”, cioè il controllo totale da parte della borghesia imperialista sulla vita privata dei singoli individui. Ogni forza borghese, in una guerra intra-capitalistica, gioca la sua partita: quanti sanno che l’Unione Imperialistica Europea ha investito nel 2013 due milioni di euro per fare la guerra in rete agli euroscettici ? A dirlo non è qualche nostalgico sovietico ma il giornale liberale Il Fatto Quotidiano.

La banca presta la moneta che non ha...

L’insegnamento di Luciano Gallino sulla moneta: «Lo Stato si decida a fare in piccolo quello che le banche private fanno in grande: creare denaro dal nulla»
Una delle radici più profonde e nascoste della crisi è la moneta/debito, come insegna Luciano Gallino (“Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegati ai nostri nipoti“, Einaudi, 2015). Il senso del suo insegnamento radicale e controcorrente si può sintetizzare così: la grande maggioranza della moneta che utilizziamo viene creata ex nihilo dalle banche private sotto forma di prestiti, cioè di moneta/debito. Questa è la vera causa dell’esplosione globale dei debiti privati e pubblici che soffocano l’economia.
La moneta bancaria aumenta i debiti e sottrae ricchezza all’economia reale. La moneta dovrebbe invece diventare un bene pubblico, una risorsa messa a disposizione dallo Stato per produrre ricchezza e benessere grazie alla piena occupazione e alla svolta ecologica dell’economia. E’ l’unica via d’uscita dalla crisi.


In continuità con gli studi e le lezioni sulla “moneta endogena” di economisti insigni, come John M. Keynes e Hyman Minsky e, in Italia, Augusto Graziani, Gallino spiega il malefico ingranaggio: «Una banca moderna crea denaro quando concede un credito. La credenza popolare per cui la banca presterebbe ad altri il denaro già depositato da un altro correntista è infondata». 

2 maggio 2016

Europa, il bavaglio delle multinazionali sul giornalismo d'inchiesta

Si chiama "Directive on the protection of undisclosed know-how and business information (trade secrets) against their unlawful acquisition, use and disclosure", in breve "Trade Secrets Protection", "direttiva per la protezione del segreto aziendale".
E' stata approvata a larghissima maggioranza (il 77% dei voti favorevoli) giovedì, dieci giorni fa dal Parlamento Europeo.

Apparentemente sembra uno strumento giuridico fornito alle imprese per proteggersi dallo spionaggio economico e industriale. In realtà è un altro ostacolo, e non di poco conto, per mettere definitivamente a tacere quei pochi giornalisti d'inchiesta che ancora rimangono nel nostro paese e in Europa.