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12 aprile 2016

Il generale El Sisi: la nuova prostituta di Casa Saud

Nonostante i tentavi dei mass media italiani – soprattutto quelli legati a certi ambienti che possiamo definire patriottardi – d’imbellettarlo, il regime egiziano del generale El Sisi, giorno dopo giorno, mostra il suo vero volto. Inutile girarci attorno sventolando lo spauracchio dell’Islam politico: siamo i fronte ad una dittatura al servizio di Israele e di Casa Saud.

Sabato scorso, Egitto ed Arabia Saudita hanno firmato diversi accordi di cooperazione incluso un patto relativo alla creazione di un fondo d’investimenti che ammonta a ben 16 milioni di dollari 1. La notizia è stata diffusa dalla televisione pubblica egiziana e subito ripresa criticamente dal giornale online hispantv: ‘’(Acordaron) poner en marcha un fondo de inversión egipcio-saudí con un capital de 60.000 millones de riales saudíes (16.000 millones de dólares)’’.
Le pessime notizie non finiscono qui.
Il “re demente” saudita ha annunciato la costruzione di un ponte sul Mar Rosso, affinchè gli scambi fra i due paesi possano incentivarsi. I toni sono proprio quelli di un bel giorno di festa: ‘’Ho concordato col mio fratello, sua eccellenza il presidente ( El Sisi) la costruzione di un ponte che unisca i nostri due paesi’’ 2. Questo progetto faraonico è stato accompagnato dalla cessione definitiva delle isole di Tiran e Sanafir all’Arabia Saudita 3. Le isole in questione, collocate sul Mar Rosso, sono state occupate, tanto per cambiare illegalmente, da Israele fin dal 1967. La prossima domanda sorge quasi spontanea: quali finalità (militari) ha questo regalo di El Sisi al duo Israele – Arabia Saudita, proprio nel bel mezzo dell’aggressione imperialistica allo Yemen ?

El Sisi, nel 2013, ha rovesciato con un colpo di Stato militare il pessimo – ma al peggio non c’è mai fine – governo dei Fratelli Musulmani di Morsi. In questi tre anni, dopo qualche illusione iniziale, l’Egitto ha plaudito a tutti i massacri consumati dalla casa reale saudita contro il popolo yemenita, comprese le repressioni interne. Il dittatore egiziano, fin da subito, ha chinato il capo davanti a Riyadh dichiarandosi pronto ad inviare oltre 700 soldati in sostegno dei tagliagole wahhabiti, gli stessi che millanta di combatte sul Sinai. Un servilismo doppiamente grave dato che una inchiesta pubblicata il 28 aprile 2015, inchiodò il generale, rivelando come il 73 % dei militari egiziani fosse contrario all’ ‘’avventura’’ militare saudita nello Yemen 4.

L’Egitto diventa il cane da guarda delle potenze imperialistiche…

Gli stretti rapporti El Cairo – Riyadh da un lato spingono sempre più a destra il regime egiziano, dall’altra lo gonfiano di soldi corrompendolo fino al midollo. Per ben 4 milioni di dollari, il reuccio Salman, è riuscito ad ottenere l’oscuramento del canale Al Manar, la tv degli Hezbollah 5.

El Sisi – il quale non ha mai celato le sue simpatie israeliane – ha dichiarato guerra ai movimenti di liberazione nazionale che operano nell’area. Fin da subito, in linea con le richieste di Netanyahu, Hamas è stata bollata come organizzazione terroristica. Scrive il giornalista Michele Giorgio su Il Manifesto: ‘’Non si vede perché il movimento palestinese dovrebbe appoggiare attacchi contro l’Egitto che rappresenta la sua unica possibilità di rompere il blocco di Gaza, attuato da Israele, e con il quale, anche dopo il golpe militare, ha provato invano a riallacciare relazioni’’ 6. Ma evidentemente El Sisi ha altri progetti per Gaza: liquidare Hamas e sostituire Abu Mazen ( un personaggio, di per sé, già abbastanza ambiguo ) con Dahlan. Ma chi è l’uomo del “Pinochet egiziano” ? Ecco la risposta, breve ed eloquente, del giornalista Alan Hart: ‘’Abbas era solo uno dei moltissimi palestinesi che hanno creduto, come me, che sia stato Dahlan che, per conto del Mossad, l’agenzia investigativa nazionale di Israele, abbia messo il veleno (polonium-210 o altro) che uccise Yasser Arafat’’ 7. El Sisi vuole che la sicurezza di Gaza venga messa nelle mani di chi, con tutta probabilità, ha collaborato con coloro che sono sospettati di aver assassinato Arafat. E’ un messaggio eloquente: Arafat iniziò la lotta contro l’imperialismo israeliano, Dahlan è complice dei sionisti di Tel Aviv, gli uccisori del padre dell’OLP. ‘’Chi vuole la sicurezza deve stare dalla parte del più forte’’, questo slogan regna incontrastato nei salotti buoni della borghesia di El Cairo.

Negli stessi termini, il governo egiziano collabora con Casa Saud contro il movimento antimperialista degli Houthi ed appoggerebbe un’ aggressione militare israeliana contro il Libano a discapito degli Hezbollah. Lo Stato indipendente iraniano è un punto di riferimento per tutti i movimenti popolari che si oppongono al colonialismo e al sionismo, e allora El Sisi cosa fa ? Non molto tempo addietro ha addirittura accusato il pessimo – lo ribadisco – Morsi d’aver cercato di svendere il paese a Teheran 8. Una accusa balorda dato che l’Iran appoggiò, fin da subito, le legittime rivendicazioni del popolo egiziano contro la dittatura di Mubarak, provando – nei limiti del possibile – a dare un orientamento indipendentista ed antimperialistico alla sollevazione popolare.

El Sisi dopo il golpe pronunciò queste parole ‘’L’Egitto di oggi non è l’Egitto di ieri, stiamo costruendo insieme uno Stato civile moderno, sviluppato’’. Una cosa è certa: l’Egitto di oggi è l’esatta antitesi dell’Egitto nasseriano. Nasser, insieme all’algerino Ben Bella, fu uno dei più decisi sostenitori della causa palestinese; nel 1963, il padre del ‘’socialismo panarabo’’ diede pieno appoggio al popolo yemenita contro Casa Saud 9. Di quale modernizzazione parla El Sisi ? Fa forse riferimento alle uccisioni mirate di tutti i militanti legati alle organizzazioni patriottiche e comuniste ?

La dittatura di El Cairo – appoggiata anche da gran parte delle organizzazioni neofasciste europee – è un avamposto della reazione saudita ed un alleato attivissimo dell’imperialismo israeliano. La lotta all’Islam politico – molto spesso anch’esso inconsistente e strumentalizzabile – è una protesi ideologica che facilita, nel mondo arabo, la centralizzazione del potere nelle mani delle elite. Chi si cela dietro i proclami antimusulmani di El Sisi, primo fiancheggiatore del wahhabismo di Riyadh ? La classe operaia egiziana è, per questioni demografiche, la più robusta e ‘’simil-europea’’ dell’area: saprà fronteggiare i progetti della propria borghesia vassalla ? El Sisi fonda il suo potere (a) sul capitalismo “casinò” saudita, (b) sulla cooperazione con la macchina da guerra israeliana. La situazione offre un solo vantaggio certo: il nemico principale – la contraddizione principale, per dirla con una nota espressione di Mao – non è mai stato così in ‘’bella mostra’’, l’unico problema è trovare il modo per combatterlo su tutti i campi, compreso quello dell’informazione.

1. http://www.hispantv.com/newsdetail/egipto/231805/egipto-arabia-saudi-acuerdo-inversion-visita-rey-salman-sisi

2. http://www.hispantv.com/newsdetail/egipto/231599/egipto-arabia-saudi-contruccion-puente-mar-rojo

3. http://egyptianstreets.com/2016/04/09/egypt-declares-islands-of-sanafir-and-tiran-as-saudi-arabian-territory/

4. http://www.hispantv.ir/newsdetail/egipto/29667/militares-egipcios-guerra-contra-yemen-reforzaria-a-al-qaeda

5. http://iqna.ir/it/news/3480341/spenta-tv-di-hezbollah-%E2%80%9Cal-manar%E2%80%9D

6. http://ilmanifesto.info/per-legitto-di-al-sisi-hamas-e-un-gruppo-terrorista/

7. http://diegosiragusa.blogspot.it/2016/03/al-sisi-complotta-con-israele-per.html


9. https://www.youtube.com/watch?v=3YA96PG9Opc&nohtml5=False

Di Stefano Zecchinelli - L'Interferenza

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