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23 marzo 2016

Colombia: Il prete delle due Bibbie, figura diabolica chiave dei Dodici Bastardi di Yarumal

Santiago e Alvaro Uribe
Yarumal, è un comune dei monti settentrionali di Antioquia (capitale, Medellin): è qui che, nel 1990, ha imperversato la banda dei "Dodici Apostoli" - si dovrebbe piuttosto dire dei "Dodici Bastardi" - che uccise almeno 300 persone, come parte di una campagna di "pulizia sociale". Al centro di questa banda, Santiago Uribe, uno dei fratelli di Alvaro Uribe, che è stato il presidente della Colombia dal 2002 al 2010 e che ora è senatore. Una prima inchiesta aperta nel 1997, è stata archiviata nel 1999 per "mancanza di prove". Ma 15 anni dopo, nuove "lingue" hanno cominciato a sciogliersi. Un ex sindaco ha parlato. Un procuratore ha aperto un'inchiesta. Sette dei 12 testimoni sono stati uccisi. Infine, alla fine di febbraio Santiago Uribe è stato arrestato con l'accusa di omicidio aggravato e associazione a delinquere. Il cappio dunque si sta stringendo intorno ad Alvaro Uribe, che tuona e minaccia i tre giudici responsabili dell'inchiesta sui "Dodici Apostoli": Eduardo Montealegre, Jorge Perdomo e Carlos Iván Mejía. Minacce da prendere sul serio. In Colombia, i giudici onesti rischiano altrettanto la vita come i giornalisti che rifiutano di lasciarsi corrompere. Gonzalo Guillén, un giornalista investigativo che è stato costretto all'esilio sotto il Presidente Uribe per sfuggire alla raffica di minacce di morte, ci racconta la storia di uno dei "Dodici Apostoli", il prete Palacio Palacio. 
FG - Tlaxcala

Stava per compiere i 60 anni di età, quando venne in città con un autobus di linea e una valigia di cuoio che trascinò fino alla residenza parrocchiale nella quale avrebbe poi vissuto. A prima vista non sembrava un prete qualsiasi perché, tra le altre particolarità , aveva due Bibbie .
Coperto fino ai talloni con la sua tonaca nera, abbottonata da cima a fondo e sbiadita dall'uso e dagli anni, Gonzalo Javier Palacio Palacio, è venuto per fare da assistente al sommo sacerdote della chiesa Las Mercedes nel paese di Yarumal, dipartimento colombiano di Antioquia. Il nuovo sacerdote divenne ben presto famoso poiché indagava ogni peccato dei parrocchiani, che andavano a chiedergli il perdono nel segreto sacramento della confessione, fino all’ultimo dettaglio.

“Un'altra cosa che ricordo di lui è che aveva due Bibbie: una, comune e attuale, per le messe e nell'altra, che portava ovunque, aveva aperto uno squarcio tra le pagine per nascondere un revolver Smith & Wesson, calibro 32, a sei colpi e calcio nero", ha precisato un vecchio contadino che era venuto spesso ad invocare la benedizione del sacerdote.

Nelle celebrazioni religiose tuonava dal pulpito esibendo la Bibbia per celebrare la messa, "in questo Vangelo si vede molto chiaramente che Cristo dà a noi apostoli il potere di rimettere i peccati. Da nessuna parte si dice che i cristiani dovrebbero chiedere perdono a Dio direttamente. No, devono chiederlo sempre a noi che siamo i loro apostoli", ha ricordato il vecchio contadino.
Ricorda che, come nessun’altro prete, esaminava attentamente ogni confessione per conoscerne ogni minimo dettaglio. Si potrebbe dire che con le sue domande faceva l'autopsia di ogni peccato per verificare se ci fosse qualche traccia di crimine segreto. “Non gli bastava sapere se una persona aveva mentito, se aveva avuto brutti pensieri, se aveva giurato invano il santo nome di Dio o se aveva desiderato la moglie del prossimo. No, chiedeva di chi era figlia la moglie del prossimo, dove aveva studiato, come si chiamava, dove viveva e ciò che faceva esattamente questo prossimo”.

Un'altra particolarità del sacerdote Palacio Palacio era che, in contrasto con i suoi esaustivi interrogatori, "impartiva penitenze molto leggere. Ci si poteva confessare, poniamo il caso in cui si aveva litigato con un vicino o si aveva rubato una macchina. Quindi chiedeva, questo sì, ogni minimo dettaglio del vicino o della macchina e, infine, dava semplicemente la benedizione e, nella migliore delle ipotesi, un semplice padrenostro come penitenza”.
Nonostante la serie infinita di domande che sottoponeva ai suoi parrocchiani, essi preferivano confessarsi con lui per vedersi ricompensati con la semplicità delle sue penitenze.

Ma la predilezione per questo padre iniziò a diminuire tra la gente, perché aveva adottato la maligna abitudine di chiedere ad alcuni parrocchiani fotografie di persone menzionate nelle confessioni e teneva in sospeso il perdono di Dio, fin quando il penitente non avesse soddisfatto il determinato ordine celeste loro impartito.

Successivamente l'apostolo di Cristo iniziò a suscitare sentimenti di paura tra una parte del paese che aveva scoperto come molte delle persone di cui il sacerdote aveva chiesto molto dettagliatamente nel confessionale erano poi state uccise da bande di uomini armati, dalla Polizia Nazionale o dall'Esercito.
Ci fu un momento in cui nessuno andava più al confessionale per chiedere pietà a padre Palacio Palacio e lui, sorpreso dall’improvvisa perdita di fede, scese in strada e nei bar della città per informarsi tra i membri della Chiesa del perché avessero deciso di evitarlo. "Sua reverenza, mi ha detto una signora è perché ha l'alito molto cattivo che ora preferiscono confessarsi con il parroco o andare fino a Santa Rosa", ricorda di aver mentito il vecchio contadino quando una mattina era stato fermato dal sacerdote. Tra il terrore che ha seminato nella regione in un periodo caratterizzato da un numero elevato e crescente di uccisioni di persone delle quali Palacio Palacio aveva chiesto nella confessione, i membri della Polizia Nazionale a Yarumal cominciarono a legare corpi al paraurti anteriore dell’auto di pattuglia del distaccamento Nissan Patrol per esporli durante le lente attraversate del paese.

Era il 1990. I contadini non hanno dovuto fare molta fatica per scoprire che un gruppo di proprietari terrieri e di commercianti del paese, legati alla Polizia Nazionale e all'Esercito stavano commettendo omicidi selettivi, chiamati "pulizia sociale", sotto la direzione dell’allevatore di bestiame Santiago Uribe Vélez, fratello del controverso politico regionale Álvaro Uribe Vélez, entrambi figli del deceduto mercante, ex partner di Pablo Escobar e presunto trafficante di cocaina Alberto Uribe Sierra, che era stato salvato dalle influenze di suo figlio Álvaro grazie ad una richiesta di estradizione fatta dal governo degli Stati Uniti.



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Santiago Uribe Vélez

Prima di mettere in atto la strategia terrificante di mostrare in pubblico i corpi delle vittime de "I dodici apostoli" è stato riportato in fascicoli giudiziari che Santiago Uribe Vélez ordinò di rinnovare l’auto di pattuglia del distaccamento che era stata utilizzata e di farla ridipingere con colori regolamentari, nero e bianco, per far sì che vengano riconosciuti i veicoli della Polizia Nazionale.
Le vittime della "pulizia sociale" erano, di solito, tossicodipendenti, prostitute, omosessuali, persone di sinistra, forestieri, lavoratori agricoli anticonformisti che avevano denunciato i loro datori di lavoro, protestanti, morosi, ladri, atei, sospettati di cospirazione con la malavita guerrigliera e, in generale, tutti coloro che erano contrari alla decenza, alla morale pubblica, e ai sani usi cristiani.
Sotto il regno del terrore, Yarumal divenne, come si è soliti riconoscerlo un rifugio esemplare di ordine, pace, sicurezza e democrazia. Tuttavia prudenti indagini fatte dal popolo e volte a scoprire la verità hanno permesso di stabilire che l'organizzazione criminale che ha causato tali "benefici di pulizia sociale" era gestita da un consiglio di undici persone, più il messaggero di Cristo a Yarumal, sua reverenza Gonzalo Javier Palacio Palacio: per questo vennero ribattezzati "I dodici apostoli".

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Le inchieste che, con silenzio e cautela, gli abitanti commentavano in clandestinità e a voce bassa, hanno loro permesso di stabilire che gli assassini che rasero al suolo i campi della regione erano stati addestrati dalla polizia e da militari in un settore della gigantesca tenuta La Carolina, dei fratelli Uribe Vélez, situata tra i municipi di Yarumal e Santa Rosa de Osos, a nord del dipartimento di Antioquia.
Il latifondo era stato adibito principalmente all’allevamento di tori da combattimento.

La scorsa settimana, con un ritardo di 25 anni, è stato arrestato Santiago Uribe Vélez per aver costituito questo gruppo criminale i cui misfatti ammontano a circa 300 omicidi. E 'stata una causa imprevista che ha sempre impedito di portare avanti l’efficiente potere sabotatore che su questo caso ha avuto Álvaro Uribe Vélez, presidente della Colombia tra il 2002 e il 2010.
Lo stesso ex presidente è coinvolto nella sintetica matrice, composta da circa 13 mila pagine, di cui conservo con molta cura la copia originale a New York. 

Distinto dal numero 8051 dell’Unità per i Diritti Umani e per il Diritto Umanitario Internazionale del Procuratore Generale della Colombia, contiene numerose denunce, rapporti forensi, dichiarazioni di testimoni protetti, indagini indipendenti, denunce, confessioni di narcotrafficanti, giudizi di organizzazioni internazionali, organigrammi, perizie, capi d’accusa ufficiali di varie autorità e connessioni ad altri procedimenti penali dei quali fanno anche parte numerose accuse indirizzate a Santiago e Álvaro Uribe Vélez per vari crimini contro l'umanità attribuiti a "I dodici apostoli" a radice e fondamento di quello che anni dopo sarebbe diventato il grande esercito dei cartelli della droga che, con più di 20.000 sicari suddivisi in blocchi regionali paramilitari, furono conosciuti come Autodefensas Unidas de Colombia, AUC.

"A dire la verità, per condannare Álvaro Uribe non sono mancate prove ma palle”, ha detto dal suo account Twitter l'avvocatessa penalista di Bogotá Diana Muñoz.

Uno dei massacri più ripudiati de "I dodici apostoli" fu quello della famiglia López, nella zona rurale di La Solita, nel municipio di Campamento, nei pressi di Yarumal, dove sono stati uccisi sei contadini, tra cui due bambine di otto e undici anni, Yoli e Milena (vedi foto). Un bambino di otto anni, Darwin (vedi foto), fu risparmiato purché raccontasse come era stato commesso l’omicidio plurimo e purché terrorizzasse la gente con la sua storia. Questo ragazzo ha salvato un bambino che era stato sfiorato ovunque dai proiettili degli assassini, ma ha ricevuto solo piccole ferite schivando una granata a frammentazione lanciata dagli assassini.


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Darwin è sopravvissuto per raccontare i fatti e affinché non restino impuniti. Non desidera essere perdonato o dimenticato: vuole giustizia

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Yoly e Milena, le bambine morte nella strage commessa dal gruppo paramilitare che operava a Yarumal e Campamento, Dipartimento di Antioquia, Colombia

Al massacro ha partecipato il battaglione Bárbula della IV Brigata dell'Esercito Nazionale, e i morti, comprese le due bambine, sono stati presentati come combattenti delle FARC.
La famiglia López ha saputo che l'esercito e "I dodici apostoli" avevano deciso di ucciderli e per un paio di mesi trascorsero le notti dormendo alle intemperie nascosti nelle montagne. Poi hanno abbandonato il loro pezzo di terra e si sono nascosti a Medellín e Anorí ma sono tornati clandestinamente per risolvere questioni interne che avevano lasciato in sospeso.

Quando tutto fu sistemato, i López si prepararono a fuggire con una lunga camminata che avrebbero intrapreso al mattino, sani e salvi.
Comunque, da un paio di sprovvedute confessioni di penitenti ricevuti nel confessionale della parrocchia di Las Mercedes, di Yarumal, il prete Palacio Palacio, arrivò alla conclusione che i López erano tornati a La Solita, benedisse i fedeli, trasmise l’informazione agli assassini ed essi massacrarono tutti i membri della famiglia quando avevano appena bevuto una tazza di caffè Cerrero e mentre si stavano preparando a migrare nelle montagne e ad intraprendere un percorso di diversi giorni che avevano cercato d’iniziare prima della comparsa delle prime luci del nuovo giorno.

Venti anni dopo, María Eugenia López, che aveva perso la famiglia nella strage e che sapeva che il prete Palacio Palacio celebrava messa nella parrocchia di San Joaquín a Medellin, dove la Chiesa Cattolica lo nascondeva dalla giustizia, decise di cercarlo. Entrando nella chiesa riconobbe la voce dell'apostolo che risuonava nelle pareti del regno sacro, aspettò che la messa fosse terminata e lo affrontò.

-Ha sterminato la mia famiglia - lo rimproverò María Eugenia.
 - Non so di cosa sta parlando -  rispose il prete sbadatamente.
 - Ha sterminato la mia famiglia a La Solita, con l'esercito e "I dodici apostoli” gli urlò di nuovo María Eugenia guardandolo negli occhi.
-Ciò che desidera sapere lo chieda alla Fiscalía, io sono innocente - mormorò il prete con il respiro agitato e vicino agli 80 anni di età.
- Fu preso il 22 dicembre 1995 e gli fu trovata la pistola che nascondeva in una Bibbia, poi è rimasto libero ma è un assassino - ha detto María Eugenia con un coraggio che mai in vita sua aveva conosciuto.

Ed io non posso avere un’arma? -replicò il vecchio prete. Con il battito tremante, estrasse da una tasca della tonaca un coltello e ne sferrò la lama brunita e tagliente -Il fatto che io abbia questo coltello significa che la ucciderò? Ha chiesto con un fallito attacco alla gola di María Eugenia, che riuscì a schivarlo - Questo revolver me lo ha regalato il  generale Gustavo Pardo Ariza! (che è stato rimosso dal suo incarico per aver aiutato Pablo Escobar a fuggire dal carcere nel 1991) .
- Non ho intenzione di perdonarla né di dimenticare quello che mi ha fatto. Voglio solo sapere la verità e che giustizia sia fatta, esclamò María Eugenia all'apostolo di Cristo che aveva appena celebrato una messa e sferrato un colpo di pugnale.




Per concessione di Tlaxcala
Fonte: http://www.hispanopost.com/el-cura-de-las-dos-biblias
Data dell'articolo originale: 07/03/2016

URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=17543

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