Sostieni la ricerca sulle polveri sottili

12 febbraio 2016

Perché gli esperti occidentali desiderano il fallimento della Cina

Fin dall'inizio del 2016, cè stato un vero e proprio proliferare di prognosi catastrofiche sullo stato asseritamente disastroso dell'economia cinese nei media occidentali. Noti organi di stampa come The Economist ed il Wall Street Journal hanno opinato che la domanda non è se, ma quando l'economia cinese andrà incontro ad una profonda recessione.
Il Wall Street Journal ha dato alla Cina cinque anni di tempo prima che l'intero sistema collassi. L'Economist sostiene che Pechino ha malgestito l'economia cinese, in particolare cercando di controllare la propria valuta, lo yuan, per troppo tempo. Si è aggiunta a queste pessimistiche previsioni anche la banca d'affari Goldman Sachs, che ha consigliato i propri clienti di abbandonare la nave cinese che affonda portando in salvo il proprio denaro.

Si è spinta sino ad affermare che "la Cina sta rischiando un insostenibile aumento del suo rapporto debito/PIL che potrebbe portare il paese ad oltrepassare il punto di non ritorno ed a precipitare nell'instabilità economica e, con ogni probabilità, politica.

Altrove, esperti influenti come George Soros hanno addossato la responsabilità della crisi economica globale sulle spalle di Pechino.

Soros, in una intervista a Bloomberg Business, ha dichiarato direttamente da Davos, dove il World Economic Forum stava tenendo il suo convegno annuale, che la Cina è già nel bel mezzo di un' "atterraggio di emergenza" e che le cose potranno andare solamente peggio.

La differenza tra la crisi finanziaria del 2008 e i problemi di oggi, secondo Soros, sta nel fatto che nel 2008 le istituzioni finanziarie occidentali erano da biasimare, perché si erano immerse in un debito rischioso, in particolare i mutui americani subprime (1), mentre oggi la colpa sarebbe del governo cinese, che ha lasciato espandere fuori controllo la bolla del debito pubblico ed ha creato un'economia gonfiata che presto si affloscerà.

Soros è nel giusto quando afferma che la crisi del 2008 fu dovuta ai difetti strutturali delle economie occidentali. Quello di cui non tiene conto è che dagli anni del crac dei mutui subprime questi difetti strutturali non sono stati per nulla riparati.

Come animali da soma eccessivamente appesantiti, i paesi sviluppati come gli Stati Uniti ed il Giappone stanno ancora zoppicando con una montagna di debito sempre crescente sulle spalle ed una crescita minima o pari a zero. Grandi quantità di denaro sono state iniettate al fine di mantenere vive queste bestie da fatica.

Così, in quale modo l'economia globale ha cercato di mantenersi in sella negli ultimi cinque anni? Per la gran parte sulle spalle della crescita cinese trainata dalle esportazioni.

Ma al posto di esser grati per la cavalcata, oggi che la crescita cinese diminuisce, come inevitabilmente succede, gli occidentali puntano il dito a dire "E' tutta colpa vostra, noi non  c'entriamo niente".

In sostanza, è il capitalismo occidentale che ha cacciato il mondo nella situazione in cui è oggi. Ma invece di accettare la responsabilità per aver provocato il caos, gli occidentali cercano di addossare la colpa alla Cina.

Naturalmente la Cina ha i suoi problemi, e sono problemi seri. La Cina ha un severo eccesso di produzione industriale, una bolla immobiliare, un debito eccessivo, un altrettanto eccessivo affidamento sulle esportazioni e così via.

Ma il governo cinese conosce tutto questo molto bene e negli ultimi anni sta di conseguenza cercando di trasformare la propria economia.
Sta cercando di farlo passando ad un modello nazionale maggiormente basato sui servizi e sviluppando iniziative oltremare come l'iniziativa "One Belt One Road"(2) e la Banca Asiatica per gli Investimenti e le Infrastrutture, per generare occasioni produttive per le imprese cinesi che stimoleranno anche altre economie, specialmente quelle in via di sviluppo.

La necessaria trasformazione dell'economia cinese sta diventando sempre più difficile da raggiungere per via delle sue enormi dimensioni.
Questo non significa che stia automaticamente procedendo verso il fallimento ovvero che i leaders della Cina non comprendano come realizzarla. Ciò non significa che non saranno inevitabilmente commessi errori o che la strada da percorrere sia priva di buche.

E quindi per quale motivo così tanti esperti occidentali e così tante linee editoriali sono intente a parlar male della Cina?

Perché, sebbene essi abbiano ragione sul fatto che la Cina debba affrontare alcuni seri problemi ed è altamente probabile che ad un certo punto passi attraverso tempi difficili nei prossimi cinque anni (come tutte le economie in crescita inevitabilmente fanno ad un certo punto) è nei loro interessi appuntare la responsabilità di ogni futura recessione, che la legge della gravità economica suggerisce arriverà presto o tardi, sulla Cina piuttosto che su se stessi.

Note:

1) n.d.t.: i mutui subprime indicano quella tipologia di prestiti che, nel mercato finanziario USA, vengono concessi ad un soggetto che non può accedere ai tassi di mercato, dal momento che ha od ha avuto pregresse problematiche nella sua storia debitoria. Sono prestiti ad alto rischio sia per i creditori, che rischiano la potenziale e probabile insolvenza del debitore, per causa della sua cattiva storia creditizia, per il suo indebitamento o per la sua non chiara situazione finanziaria. Sono però un enorme e spesso insostenibile rischio anche per il debitore, che sopporta altissimi tassi di interesse. Il prefisso "sub", indica che il prestito viene concesso a condizioni inferiori a quelle ottimali, definite di prime loan, considerando il maggior grado di rischio del rapporto obbligazionario. La tipologia subprime comprende un'ampia varietà di strumenti: i mutui di denaro subprime, i prestiti d'auto subprime, le carte di credito subprime.

2) n.d.t. Iniziativa economica (detta anche nuova via della seta e nuova via marittima della seta) nel quale il governo cinese propone una cornice di sviluppo e cooperazione basata sulla connettività tra le nazioni emergenti in Eurasia.


Jeremy Garlick * | globalresearch.ca
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare


* Jeremy Garlick  è lettore di Relazioni Internazionali al Centro Jan Masaryk per gli Studi Internazionali all'Università di Economia di Praga. opinion@globaltimes.com.cn
Copyright © Jeremy Garlick, Global Research, 2016

Nessun commento:

Posta un commento

Avvertenze da leggere prima di intervenire sul blog Voci Dalla Strada

Non sono consentiti:
- messaggi pubblicitari
- messaggi con linguaggio offensivo
- messaggi che contengono turpiloquio
- messaggi con contenuto razzista o sessista
- messaggi il cui contenuto costituisce una violazione delle leggi italiane (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)