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26 gennaio 2016

Cile: la schiavitù moderna

Il 9 gennaio 2016, intorno alle 6:35 al chilometro 88 della strada R-86 che collega i quartieri di Angol a Los Sauces, al bivio Huequén, c'è stato un incidente stradale con conseguenze terribili. Nove persone sono state uccise e una gravemente ferita. Le identità corrispondono al guidatore Rodrigo Zambrano Flores (32), Fernando Canío Cuitiño (17), Aldo Pérez Sepúlveda (20), Bhayron Díaz Muñoz (19), Segundo Muñoz Alarcón (64), Nicolás Bravo Flores (18), María Garrido (33), Daniela Retamal (35) e Bárbara Henríquez di 17 anni, che lascia un bambino di 1 anno. L'unica superstite della tragedia, identificata come Madeleine Vallejos Muñoz (17), è ricoverata presso l'Ospedale di Angol e sarebbe stata trasferita all'Ospedale Hernan Henriquez Aravena di Temuco.

Non è un evento straordinario che si verifica una volta su un milione e che quindi è imprevedibile.
È un qualcosa che punta i riflettori sulla "tratta di persone", comune nel lavoro stagionale e si verifica non solo in agricoltura, ma anche nei settore del turismo, del commercio ed altri, che vedono un aumento dell'attività in date specifiche (settimana santa, festività nazionali e di fine anno), tutto avvallato da una normativa come il subappalto, il lavoro part-time ed altre che sono state ammesse per consentire lo sfruttamento dei lavoratori in estenuanti giornate e senza controllo di qualsiasi tipo.

Purtroppo ancora una volta coloro che hanno pagato un alto prezzo nel cercare di guadagnare risorse economiche per i loro familiari, sono stati i lavoratori.
E' da molto tempo che stiamo denunciando questa "nuova schiavitù". Un processo di sfruttamento della forza-lavoro umana, sostenuto dalle autorità politiche del paese, in quanto nessuno sforzo viene fatto per rispettare gli standard minimi di legge nei processi di produzione e di servizio, dove per qualche moneta al giorno migliaia di persone compiono lavori senza nessuna protezione.

Coloro che sono morti in questo incidente erano persone che si guadagnavano da vivere con la raccolta di mirtilli, e secondo le informazioni ad oggi disponibili, che i media hanno evitato di diffondere, erano senza protezione. Prendiamo nota dirigenti sindacali e lavoratori:
- Non risulta che ci fossero contratti di lavoro e nemmeno certezza di chi fosse in definitiva il datore di lavoro.

- Non si sa se fossero dotati degli elementi minimi di protezione sul lavoro e se avessero uniformi e calzature adeguate per il lavoro che svolgevano.
- L'orario di lavoro quotidiano è sconosciuto, ma certamente deve aver superato le 45 ore settimanali distribuite su 5 o 6 giorni, e sconosciuta è l'esistenza di un meccanismo di controllo dell'orario.
- Almeno tre delle vittime erano minorenni, ma non si sa se avevano le autorizzazioni richieste dalla legge e se queste sono state richieste dal datore di lavoro.
La Seremi (Segreteria Ministeriale Regionale) del Lavoro, la direzione nazionale e il ministero del lavoro hanno segnalato in seguito agli sfortunati eventi, che controlleranno la conformità con le leggi, non sappiamo se questo è stato fatto, se le sanzioni sono state applicate al negriero, e se sono stati in grado di identificare le violazioni della legge commesse.

Non c'è bisogno di una sfera di cristallo o di poteri speciali per affermare già da ora, che poco o nulla cambieranno le condizioni di lavoro per le migliaia di lavoratori temporanei e subappaltati. Ciò che è chiaro è che si torna a parlare di questa nuova schiavitù, quando uno o più lavoratori subiscono gravi lesioni e/o muoiono perché vi è scarso rispetto delle leggi sul lavoro.

Ci sono altri fatti che hanno bisogno della nostra attenzione e ci interpellano come funzionari sindacali. Non è stata diffusa alcuna dichiarazione da parte delle organizzazioni dei lavoratori, nemmeno l'esigenza di un'indagine rapida e risolutiva. Che non ci siano sindacati del settore agricolo?

I dati a cui abbiamo accesso indicano che ci sono 43 sindacati aziendali, 25 interaziendali, 95 indipendenti e 11 federazioni del settore. Supponiamo anche che più di una Confederazione è presente nel settore, eppure finora quello che prevale è il silenzio. Neppure i sindacati hanno detto nulla, o le organizzazioni di difesa dei diritti umani, o le molte organizzazioni di difesa della vita, partiti e movimenti politici, organizzazioni sociali, siano essi continuisti [del pinochetismo, NdT] o rivoluzionari. E si tratta proprio di difesa della vita. Niente di più, niente di meno.

In nessun caso la critica esclude quelli che tra noi hanno la classe operaia come il fulcro delle proprie azioni. Poco o nulla abbiamo detto circa gli atroci incidenti e i costi della vita umana che implicano e questo non deve ripetersi.

Questo sfortunato incidente stradale mette a nudo il malgoverno dello Stato sostenuto dal sindacalismo ufficiale, rispetto alle riforme reali ed effettive del Codice del lavoro,  riforme che prendano realmente in considerazione i drammi quotidiani che affrontano milioni di lavoratori non organizzati, e che non potranno organizzarsi e negoziare collettivamente con i cambiamenti promossi.
E attenzione che non si richiedano solo leggi chiare, ma anche regolamenti rigidi, che in virtù di una rigorosa punizione obblighino il datore di lavoro a rispettare chi assume.
In ciò che stanno discutendo non è considerato l'obbligo di pagamento del trasporto e raccolta per giorno lavorato, come non si considera il termine della polifunzionalità.

Le riforme sono necessarie per stabilire un reddito minimo decente, che sia maggiore in valore rispetto ai miseri 250.000 pesos (315€) in vigore dal 1 ° gennaio di quest'anno. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare che i lavoratori temporanei part-time o full-time e altri sono pagati in base al salario minimo.

Le riforme del lavoro dovrebbero prendere in considerazione l'obbligatorietà per il datore di lavoro di fornire gli indumenti da lavoro e calzature adeguate a partire dal primo giorno di lavoro, il diritto all'asilo indipendentemente dal numero di donne che lavorano nell'impresa e il bonus garantito.
Fino a quando queste questioni fondamentali non verranno affrontate, milioni di lavoratori continueranno a rischiare la vita.

A nome della nostra organizzazione vogliamo dare le nostre condoglianze alle famiglie di ciascuna delle vittime.

E questo ci da l'occasione per reiterare l'esigenza di giustizia effettiva (e non solo una compensazione economica o una pensione di grazia [pensione concessa dal Presidente della Repubblica, NdT]  perché questo non è sufficiente a riparare i danni) nel caso di Rodrigo Cisterna, Juan Pablo Jimenez, Nelson Quichillao e molti altri che hanno perso la vita sul posto di lavoro e a cui giustizia non è stata resa.
Bisogna punire coloro che abusano dei lavoratori in modo indiscriminato, protetti da una legislazione carente, è il minimo che possiamo chiedere in questa triste occasione.

Rodrigo Cisterna Fernández, 26 anni, un operaio della Forestal Arauco (regione del Bio Bio), ucciso dai Carabinieri, il 3 maggio 2007, durante una protesta operaia che si era prolungata per tre mesi, chiedendo migliori condizioni di lavoro in un contesto di alta precarietà ed esternalizzazione.

Juan Pablo Jimenez, 35 anni, presidente del Sindacato Numero Uno della società di ingegneria elettrica Azeta, subappaltatore del più grande distributore di energia elettrica del paese Chilectra, è stato ucciso da un presunto "proiettile vagante" in testa il 21 febbraio 2013.


Nelson Quichillao Lopez, dipendente della società Geovita, subappaltatore della Codelco (Corporacion Nacional del Cobre), che partecipava alle proteste dei minatori in El Salvador, è stato ucciso dalle forze speciali della polizia il 24 luglio 2015.

Traduzione per TLAXCALA di Alba Canelli

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