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30 dicembre 2015

Una crisi economica globale Made in China?

China and the 21st Century Crisis (La Cina e la crisi nel 21° secolo) di Minqi Li è stato pubblicato oggi (20 ottobre 2015). Nel libro, egli esamina le fondamenta di quello che potrebbe essere il luogo della caduta del capitalismo, e perché potrebbe accadere prima di quanto pensiamo.
Diverse istituzioni economiche dominanti mettono in guardia contro il rischio della crisi economica mondiale a venire. L'8 settembre, il Citi Group ha pubblicato un rapporto di ricerca, Is China Leading the World into Recession? (La Cina sta conducendo il mondo in recessione?) scritto da Willem Buiter, capo economista di Citi. Il rapporto avverte che "una recessione globale a partire dal 2016, guidata da Cina, è ora lo scenario principale della nostra équipe di Global Economics. L'incertezza rimane, ma la probabilità di una risposta politica rapida ed efficace sembra diminuire".

L'11 settembre, Daiwa Securities Group, la seconda più grande società di intermediazione mobiliare in Giappone, ha pubblicato un rapporto intitolato What Will Happen If China’s Economic Bubble Bursts (Che cosa accadrà se scoppia la bolla economica cinese). 
Il rapporto di Daiwa sostiene che il tasso di crescita economica della Cina cadrà a zero, anche nello "scenario ottimale". Tuttavia, un "collasso" dell'economia cinese sarebbe il "risultato più probabile". In questo caso, "se l'economia cinese, la seconda più grande del mondo, due volte più grande del Giappone, dovesse cadere in questa situazione di crisi, l'effetto più che probabile sarebbe quello di mettere l'economia mondiale in una spirale. Il suo impatto potrebbe essere il peggiore che il mondo abbia mai visto".

Poi il 3 Ottobre, Lawrence Summers, ex segretario al Tesoro e consigliere economico di Obama, ha scritto un articolo intitolato "The Global Economy Is in Serious Danger" (L'economia mondiale è in grave pericolo). L'articolo appare sia sul Financial Times che sul Washington Post.

Sembra che un crescente consenso sta emergendo sul fatto che l'economia capitalista mondiale si sta rapidamente avvicinando alla prossima crisi. Dal punto di vista della lotta di classe mondiale, la vera domanda è sapere quale ruolo gioca la prossima crisi economica nell'attuale situazione di crisi strutturale del capitalismo mondiale (la terza "crisi strutturale" dopo quelle del 1914-1945 e 1968-1989) e se l'attuale crisi strutturale può essere risolta o meno nel quadro storico del capitalismo.

In risposta alla recente crisi strutturale, il capitalismo mondiale ha adottato il "neoliberismo", un insieme di politiche e istituzioni per sopraffare la classe operaia nei paesi  centrali e semi-periferici. Ma l'equilibrio globale del potere non sembrava decisamente a favore delle classi capitaliste finché la Cina non ha intrapreso la "riforma e apertura". La transizione verso il capitalismo della Cina ha fornito centinaia di milioni di lavoratori capaci a salari che rappresentano una piccola frazione di quelli prevalenti nei paesi centrali. L'incorporazione di una manodopera a basso costo così massiva ha decisamente minato il potere contrattuale delle classi lavoratrici occidentali.
Lavoratori e operai dello stabilimento Hi-P di Shanghai, in sciopero a Dicembre 2011
AP / Sipa Foto

Da allora, la struttura sociale della Cina è stata fondamentalmente trasformata. Un'importante classe operaia militante è emersa. Secondo la stima del sottoscritto, il numero dei lavoratori dipendenti è aumentato da circa 230 milioni nel 1990 a 370 nel 2012. Se si include la "classe media" più privilegiata urbana (professionisti e tecnici), il totale dei dipendenti urbani e rurali è aumentato di circa 250 milioni dal 1990 a 420 milioni nel 2012. Attualmente, circa 100.000 "incidenti di massa" (termine ufficiale per gli scioperi, rivolte e manifestazioni di protesta di massa) si verificano ogni anno, coinvolgendo circa 10 milioni di persone.

Dopo un forte calo nel 1990 e una stabilizzazione nel 2000, la quota di reddito da lavoro nel PIL della Cina ha cominciato ad aumentare dopo il 2010, che riflette la crescente forza della classe operaia cinese. La pressione sul profitto capitalista ha portato ad un rapido declino del tasso di profitto dell'economia nazionale. Negli anni 2000, il tasso di profitto di tutta l'economia della Cina è stato di circa due volte superiore al livello degli Stati Uniti. Dal 2007, il tasso di profitto della Cina è sceso precipitosamente. Date le tendenze attuali, il tasso di profitto della Cina potrebbe, in pochi anni, scendere ai livelli visti l'ultima volta negli Stati Uniti durante la Grande Depressione.

Come molte istituzioni tradizionali hanno previsto, una crisi maggiore dell'economia cinese potrebbe affondare l'economia capitalista mondiale in una crisi che si rivelerà più distruttiva della "grande recessione" del 2008-2009. La questione è se il capitalismo globale può sopravvivere alla crisi in arrivo e se le condizioni favorevoli all'accumulazione globale possono essere restaurate.

E' stato generalmente sostenuto sia da persone provenienti da destra che da sinistra, che il capitalismo era un sistema incredibilmente flessibile in grado di adattarsi alle nuove condizioni storiche. Dopo tutto, il capitalismo è sopravvissuto alla "crisi strutturali" precedenti del 1914-1945 e 1968-1989. Tuttavia, ci sono almeno due nuovi sviluppi che potrebbero rendere la crisi strutturale a venire fondamentalmente diversa dalle due precedenti.

In risposta alla crisi strutturale del 1914-1945, il capitalismo mondiale si è adattato alle sfide sociali della classe operaia occidentale (sotto forma di keynesismo e stato sociale) e movimenti di liberazione nazionale non occidentali ( sotto forma di programmi di decolonizzazione e di sviluppo economico). Invece, durante la crisi strutturale del 1968-1989, il capitalismo mondiale non poteva più soddisfare le crescenti esigenze delle classi lavoratrici centrali e semi-periferiche e ha dovuto adottare politiche neoliberali per ripristinare il tasso di profitto.

Se alla fine del 20° secolo, il capitalismo mondiale non poteva più rispondere alle esigenze delle classi lavoratrici centrali e semi-periferiche, qual è la probabilità che il capitalismo globale nel 21° secolo risponda alle esigenze non solo delle classi lavoratrici centrali e semi -periferiche, ma anche della classe operaia cinese (che da sola rappresenta circa un quinto della forza lavoro mondiale)? Inoltre, a differenza del tardo 20° secolo, non esiste nessun altra area geografica che potrebbe fornire un'enorme mercato del lavoro a basso costo e le altre condizioni per l'accumulazione di capitale per aiutare capitalismo globale a ripristinare soddisfacenti condizioni di accumulazione del capitale. Solo risorse energetiche insufficienti potrebbero impedire all'India di diventare la prossima 'Cina'.

Inoltre, i sistemi ecologici globali si stanno rapidamente avvicinando al collasso totale, il che richiede un altro limite invalicabile sull'accumulo di capitale globale. In un recente commento, Kevin Anderson, uno dei massimi esperti mondiali sui cambiamenti climatici, espone il motivato argomento che un programma di stabilizzazione climatica realistica richiederebbe la riduzione del 10% o più del tasso annuale di emissione mondiale, per evitare più di due gradi di riscaldamento globale. Il messaggio di base dell'osservazione di Anderson, è una stabilizzazione ragionevole del clima (compatibile con la conservazione della base materiale della civiltà umana) è fondamentalmente incompatibile con il perseguimento di una crescita economica senza fine (cioè, vale a dire l'infinita accumulazione di capitale).

Può il mondo soddisfare contemporaneamente i requisiti di base della sostenibilità ecologica globale e le esigenze di base di miliardi di persone nel Sud del mondo? Troveremo la risposta, in un modo o nell'altro, nei prossimi decenni.

Traduzione per TLAXCALA di Alba Canelli

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