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11 dicembre 2015

Parigi e 9/11: il grande déjà vu

Ora che le acque si sono calmate, possiamo osservare con un minimo di distacco i fatti di Parigi. E ci accorgiamo che, per svariati aspetti, ci ricordano molto da vicino quelli dell'11 settembre.

Déjà vu n.1 - I "buchi" nell'intelligence
Dopo Parigi ci hanno raccontato che i servizi francesi avevano avuto diverse segnalazioni sugli attentati imminenti, ma che "non sono riusciti a collegare le informazioni" in modo da riuscire a prevenirli.
Dopo l'11 settembre ci hanno raccontato che CIA, FBI, NSA eccetera avevano ricevuto diversi avvisi sugli attacchi imminenti, ma che non avevano saputo "connect the dots" (collegare i puntini).
Soltanto un imbecille può credere che i servizi occidentali fra i più esperti al mondo (quelli francesi e quelli americani) siano talmente imbranati da non saper prevenire un attacco che è stato ampiamente annunciato da soffiate di ogni tipo. E' molto più probabile, invece, che tutte queste informazioni siano state ignorate intenzionalmente (come nel noto caso di Coleen Rowley, la whistleblower dell'FBI), proprio perchè si voleva che gli attentati andassero in porto.
Fra l'altro, sia gli americani che i francesi si sono curiosamente dimenticati di punire, licenziare, o perlomeno sospendere dal servizio coloro che avrebbero commessi questi errori clamorosi. Come se le vite dei loro concittadini, perdute a causa di questi errori, non contassero nulla.


Déjà vu n.2 - L'attacco alle nostre libertà
Subito dopo gli attentati di Parigi, ci hanno racconato che "l'Islam ci attacca perchè odiano i nostri valori di libertà e democrazia".
Subito dopo l'11 settembre ci hanno raccontato che gli islamici hanno organizzato gli attentati alle Torri Gemelle "perchè odiavano l'occidente con i suoi valori di libertà e democrazia".
Peccato che in ambedue i casi i presunti esecutori di questi attentati fossero dei caproni da discoteca che giocavano d'azzardo, bevevano alcol e sniffavano coca direttamente dalle chiappe delle prostitute con cui passavano le loro serate. Tutte abitudini che con l'Islam hanno ben poco a che fare.

Déjà vu n.3 - Appello all'unità nazionale
Due giorni dopo gli attentati di Parigi, l'intero parlamento francese cantava in coro l'inno nazionale, con la mano sul cuore, per richiamare i propri concittadini a quel "senso di unità nazionale" che fa così tanto comodo a chi governa, per rafforzare le proprie posizioni e tacitare i suoi oppositori.
Due giorni dopo gli attentati dell'11 di settembre, l'intero parlamento americano cantava in coro l'inno nazionale davanti a Capitol Hill, per richiamare i propri concittadini a quel "senso di unità nazionale" che fa così tanto comodo a chi governa, per rafforzare le proprie posizioni e tacitare i suoi oppositori.

Déjà vu n.4 - Perdità di libertà
A ruota del richiamo all'unità nazionale, seguiva a Parigi un forte restrigimento delle libertà personali, nel nome della "sicurezza collettiva", con estensione dello stato di emergenza ai prossimi tre mesi. Presumibilmente rinnovabili ad libitum.
A ruota del richiamo all'unità nazionale, seguiva in America un forte restrigimento delle libertà personali, nel nome della "sicurezza collettiva", con la proclamazione dell'infame "Patriot Act". Che fu poi rinnovato con l'altrettanto infame Patriot Act 2.

Déjà vu n.5 - Minaccia batteriologica
Quasi a rafforzare questo senso di "pericolo imminente" - che giustificava in pieno le nuove norme restrittive - dopo i fatti di Parigi il primo ministro Valls ha dicharato che "i terroristi potrebbero disporre di armi chimiche e batteriologiche", in grado di scatenare gravi epidemie nelle più grandi metropoli del paese.
Un mese dopo gli attentati dell'11 settembre, l'America ha vissuto un lungo periodo di paranoia, grazie ai famosi "attacchi all'antrace". Perpetrati contro politici (curiosamente democratici), contro giornalisti (curiosamente dubbiosi della tesi governativa) e contro gente comune, si sarebbe poi scoperto che il ceppo di antrace utilizzato per terrorizzare la popolazione proveniva da un laboratorio militare governativo.

Déjà vu n.6 - Futuro minaccioso
Non appena si è calmata la prima ondata di paura, in Francia, i governanti si sono affrettati a far sapere alla popolazione che "probabilmente andremo incontro ad altri attacchi del genere, nel prossimo futuro".
Dopo l'11 settembre, per anni, Dick Cheney è andato avanti a ripetere come un mantra che negli Stai Uniti "a new terrorist attack is not a matter of if, but only a matter of when" (un nuovo attacco terroristico non è questione di se, ma soltanto una questione di quando).
Per loro fortuna, il nuovo attacco gli americani lo stanno ancora aspettando. Ma intanto sono quindici anni che se la fanno sotto dalla paura, e si sono completamente dimenticati di richiedere indietro le libertà che gli erano state tolte dopo l'11 settembre.
E come se il cacciavite delle libertà personali girasse da una parte sola: si stringe molto facilmente, ma poi a smollarlo non ci riesce più nessuno.

Déjà vu n.7 - Ebrei avvisati in anticipo
Il giorno dopo gli attentati di Parigi, il Times of Israel ha scritto: "Proprio venerdì mattina, i funzionari di sicurezza della comunità ebraica in Francia sono stati informati di una possibilità molto concreta di un grave ed imminente attacco terroristico nel paese." (*)
Pochi giorni dopo l'11 settembre, su Haaretz compariva la notizia, mai smentita, che alcuni dipendenti della Odigo di New York (una società di telecomunicazioni israeliana, con sede a Tel Aviv) erano stati avvisati di non andare a lavorare quel giorno alle Torri Gemelle.
Che dite, saranno tutte coincidenze?

Massimo Mazzucco
Luogocomune.net

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