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14 ottobre 2015

L'unico paese in Europa con l'1% di disoccupazione...

E' per questo che lo vollero distruggere, e parliamo al passato perché questa porta è stata già chiusa in faccia al fascismo imperialista. Sai quale paese è?
Si tratta della Repubblica di Bielorussia, abitata da quasi 10 milioni di abitanti e attualmente presieduta da Alexander Lukashenko. Questo paese ha fatto parte dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (Urss) fino al 1991.
Dopo la disgregazione dell'Unione Sovietica, la Bielorussia si è dichiarata indipendente e ha mantenuto in prevalenza il controllo statale sull'economia. Ad esempio, le banche straniere sono praticamente escluse dal paese, i beni ed i servizi di base sono sovvenzionati dallo stato, i prezzi di vendita al dettaglio sono regolati e il governo continua a puntare sulle imprese statali. Infatti, il 51,2% dei Bielorussi lavora in aziende statali, il 47,4% è impiegato da imprese private nazionali e l'1,4 % lavora per imprese a capitale estero stabilitesi nel paese.

Il settimanale britannico The Economist, facendo riferimento a una relazione sulla libertà economica dell'Heritage Foundation dice in uno dei suoi articoli, che "Lukashenko segue una politica di onnipresente intervento statale in economia" e che "il governo nega i diritti di proprietà sui beni comuni, mantenendo risorse naturali, acque, foreste e terre sotto il controllo pubblico".


Il Washington Post, da parte sua, informa che "l'economia della Bielorussia continua ad essere controllata dallo stato e i prodotti alimentari della nazione sono coltivati in fattorie collettive".

A quanto pare, questo insieme di politiche di redistribuzione del reddito sarebbe responsabile degli alti livelli di uguaglianza nella società bielorussa.

Secondo quanto dice il giornale ucraino Rabochaya Gazeta, la percentuale della popolazione bielorussa con entrate inferiori alla soglia di povertà nella Repubblica è diminuita in sette anni, nel periodo compreso tra il 2001 e il 2008, passando da 41,9% a 6,1%. Il reddito reale della popolazione in questo periodo si è triplicato. Il rapporto tra il 10% dei cittadini più ricchi e il 10% di quelli più poveri nel 2009 è stato di 5,9 punti (in Russia arriva a 34). Questo indicatore è significativamente inferiore di quello registrato da altri paesi dell'ex-Urss.

Antonius Broek, rappresentante del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Pnus) ha dichiarato durante la presentazione della Relazione sullo sviluppo umano del 2011, che "in Bielorussia c'è poca povertà". Broek ha chiarito che secondo l'indice internazionale di povertà, la Bielorussia ha un indice quasi pari a zero.

Questi dati contrasterebbero con gli alti indici di povertà e disuguaglianza sociale mantenuti dagli altri paesi dell'ex area sovietica come Polonia, Ucraina, Ungheria, Romania o Lettonia, che hanno effettuato una "transizione" verso il capitalismo.

"Un cattivo esempio" da seguire

Questi dati socio-economici sono censurati dei mezzi di comunicazione di massa, controllati dal grande capitale e che rispondono ovviamente agli interessi dei capitalisti.

Gli Stati Uniti e l'Europa vedono la Repubblica di Bielorussia come un cattivo esempio da seguire per i paese vicini. Si tratta della battaglia ideologica ancora in atto tra capitalismo e socialismo. Non a caso, la stampa capitalista spesso etichetta il presidente Lukaschenko come "dittatore" o "autoritario". Infatti, il Dipartimento di Stato degli Usa è andato oltre e nel 2011 ha finanziato cinque partiti politici e 566 attivisti dell'opposizione bielorussa, ha sostenuto la formazione di oltre 70 organizzazioni della società civile, 71 giornalisti anti-governativi e 21 mezzi di comunicazione dell'opposizione.

Ma al di là delle manipolazioni mediatiche e delle accuse di Washington, è importante sottolineare che la Bielorussia è una democrazia multipartitica a suffragio universale. Dal 2007, su 110 membri della Camera dei rappresentanti della Bielorussia, 98 non sono affiliati ad alcun partito politico e degli altri 12 membri, 8 appartengono al Partito Comunista, 3 al Partito Agrario e 1 al Partito Liberal Democratico.

La maggior parte dei non iscritti a partiti rappresenta una vasta gamma di organizzazioni sociali di lavoratori, di associazioni pubbliche e della società civile.


Fonte: http://jmalvarezblog.blogspot.com.es/

Traduzione di Resistenze.org

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