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12 agosto 2015

La guerra infinita nel nuovo film di Michael Moore

Ci lavorava in gran segreto dal 2009, ma nei giorni scorsi ha rivelato il suo progetto e lo ha annunciato pubblicamente: Michael Moore sta per uscire con il suo nuovo film, “Where to invade next”. Avete indovinato di cosa parlerà? Di come il governo degli Stati Uniti mantiene questo stato di guerra infinita.
Sui social network lo ha definito lui stesso “un film epico”: è con “Where to invade next” che il regista americano Michael Moore torna sul grande schermo dopo gli Oscar già vinti con i suoi documentari al vetriolo. Dopo avere pubblicamente criticato le strategie di controllo di massa degli Usa e dopo avere definito Edward Snowden“eroe dell’anno”, Moore si appresta a proporre un lavoro (la prima mondiale sarà al Toronto Film Festival a settembre) girato in tre continenti che punta a raccontare di come «l’obiettivo degli Stati Uniti sia la guerra infinita, cosa che mi preoccupa da tempo e che mi ha indotto a tirare fuori la satira che serviva per questo film». «C’è questa sorta di bisogno costante di avere un nemico – ha spiegato Moore – c’è bisogno di individuare quale sarà il prossimo nemico, in modo da mantenere e alimentare il grande sistema e business dell’industria bellica, garantendo gli affari di chi fa soldi con questo business.
Mi sono proprio seccato di tutto questo, così ho deciso di raccontarlo in commedia». E ammonisce ironicamente: «Che il Pentagono stia in guardia, perché mi sto preparando ad invaderlo». Quando un follower di Twitter gli ha chiesto se riteneva fosse più importante far ridere la gente o mandare un messaggio, Moore ha risposto: «Entrambe le cose. L’umorismo è un formidabile veicolo di riflessione e commento sociale su ciò che accade oggigiorno». Il responsabile della programmazione del Toronto Film Festival, Thom Powers, ha commentato dopo avere visto personalmente il film alcune settimane fa che si tratta di un lavoro «veramente impressionante, è divertente, ben costruito, è destinato a catturare l’attenzione a livello mondiale. Si avvia ad essere il miglior lavoro di Moore».

L’ultimo film di Moore è stato “Capitalismo: una storia d’amore”, uscito sei anni fa. Nel 2004 aveva vinto la Palma d’Oro con “Fahreneheit 9/11”, in cui ha spiegato come George.W. Bush a suo tempo abbia vinto le elezioni presidenziali in maniera non proprio limpidissima e come molte migliaia di elettori - in gran parte afro-americani - siano stati privati, in Florida, del loro diritto di voto. Poi i rapporti di affari che Bush e la sua famiglia avevano con la famiglia Bin Laden, con gestione congiunta di società di costruzioni di armi. Moore ha sostenuto anche che Bush e la sua amministrazione non solo hanno sottovalutato il pericolo di un attacco terrorista alla vigilia dell'11 settembre, ma che hanno anche ignorato un eloquente rapporto dell’Fbi che parlava di un imminente attacco su larga scala sul territorio americano. Poi illustra come Bush abbia tratto giovamento dall'attacco alle torri gemelle instaurando un clima di paura e terrore tra gli americani per poi decurtare del 40% i fondi per la sicurezza nazionale e far sorvegliare la costa dell'Oregon  da un solo poliziotto.
Bentornato Michael!

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