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7 agosto 2015

Aziz Salmone Fall: “La gioventù africana deve lottare contro il neocolonialismo intellettuale„

Aziz Salmone Fall
Coordinatore della campagna internazionale Giustizia per Thomas Sankara (Cijs), membro influente del Gruppo di Ricerca e Iniziative per la Liberazione dell'Africa (GRILA), Aziz Salmone Fall è di tutti i combattimenti che riguardano l'autonomia del continente ed il miglioramento delle condizioni di vita dei suoi abitanti. In quest'intervista esclusiva accordata al Journal de l’Afrique, l'autore del film documentario “Africom go home"condanna la presenza delle basi militari straniere in Africa, fornisce precisazioni sull'evoluzione del dossier Sankara al Burkina Faso, ecc. invita le giovani generazioni africane a restare vigili e soprattutto organizzarsi per essere all'avanguardia nella liberazione in corso.

Può fare una breve presentazione del Gruppo di Ricerca e Iniziative per la Liberazione dell'Africa (GRILA) di cui è il presidente?

Grazie del vostro invito. Non c'è mai stato un presidente al GRILA durante questi 30 anni. Funzioniamo senza gerarchia e trasversalmente da parte di collettivi. Sono dunque soltanto un membro del collettivo contro l'impunità dove ho l'onore di coordinare da 20 anni la campagna internazionale Giustizia per Sankara, un gruppo di avvocati e di militanti. Il GRILA è un organismo autonomo e senza scopo di lucro che funziona grazie al contributo materiale ed intellettuale delle sue sezioni composte da membri e simpatizzanti. Nella sua visione di un mondo universalista, tenta di contribuire all'emergenza e al consolidamento dello sviluppo in Africa e alla solidarietà internazionale che richiede.

Concretamente, questo lavoro si compie con la sensibilizzazione e con azioni selettive in paesi del centro, come in Africa. Il GRILA è sostenuto attivamente da forze democratiche e progressiste che lottano per la distruzione di qualsiasi forma di razzismo e di etnocentrismo come pure il rispetto dei diritti collettivi e della persona; il rovesciamento dei regimi alleati dell'imperialismo; rotture selettive con il sistema mondiale capitalista; un equilibrio dei redditi città-campagna, l'autosufficienza alimentare e la soddisfazione per tutti beni essenziali; l'emancipazione delle donne, il miglioramento delle loro condizioni di vita ed il cambiamento delle mentalità maschili; la partecipazione popolare e civica, la democrazia popolare e la promozione della gioventù; uno sviluppo auto-centrato e più ecologico avente una gestione patriottica dei fondi pubblici; l'avvento di stati panafricani regionali e recentemente una confederazione panafricana.

Nonostante le azioni intraprese per la liberazione dell'Africa, il saccheggio delle sue risorse continua accelerandosi, la crescita economica va a vantaggio soltanto delle multinazionali straniere e dei loro messi locali. L'Unione africana è caratterizzata da una mancanza di vitalità e di vivacità. I giovani Africani muoiono a centinaia nel Mediterraneo tentando di raggiungere l'Europa. L'Africa è maledetta

Non credo all'esistenza di una maledizione sia essa divina o di altra natura, questo genere d'immagine fa parte del problema. Si tratta semplicemente di problemi umani, che gli umani possono risolvere.

Per l'Africa, il “nuovo ordine mondiale„ o la globalizzazione è soltanto un reimpiego selettivo del capitalismo dell'era precedente. Non permetterà neppure l'emergenza "di un progetto nazionale borghese". Alcuni paesi di questo continente al prezzo economico della compradorizzazione(subordinazione delle borghesie locali al capitale transnazionale, N.d.T), potranno adattarsi alle esigenze del sistema mondiale. Gli altri, nonostante la loro crescita, vivranno all'amo e gradualmente saranno marginalizzati o messi in riserva. In tutti i casi, non è possibile svilupparsi significativamente con i magri compensi che pagano le ditte transnazionali per le nostre risorse, senza contare l'incuria e le forme di corruzione locale.

L'ordine, o il disordine mondiale è spietato per l'Africa nonostante i suoi slogan d'emergenza e di un futuro brillante. Diverse sezioni delle formazioni sociali africane saranno marginalizzate e condannate alla mendicità e sottoposte al regno avido di caste di predatori. Le altre formazioni sociali che avranno la possibilità di essere integrate nel mercato mondiale lo saranno soltanto al prezzo della compradorizzazione e dell'adeguamento permanente alle conseguenze, inevitabilmente sempre più crudeli, delle esigenze insaziabili del grande capitalismo. È la sorte che riserva attualmente il capitalismo all'Africa, cioè la possibilità di una vita rispettabile ad una piccola minoranza di privilegiati, una moltitudine di altri vivono all'amo di un'economia informale di prodotti in fin di vita e di rifiuti e, per il restante terzo, la sopravvivenza nella miseria.

Il disordine mondiale è agguerrito nel gestire l'insopportabile. Il mercato mondializzato permette la circolazione dei beni, dei servizi e delle merci attraverso le frontiere ma limita la circolazione umana, sempre più filtrato, con la fuga di cervelli e di braccia sfruttabili. I muri e le frontiere degli arcipelaghi di prosperità in tutto il mondo, anche in Africa, saranno eretti sempre più in alto e le orde di giovani dagli orizzonti bloccati si sforzeranno di superarli. Tuttavia, la maggior parte dei paesi africani, nonostante il fallimento degli ultimi tre decenni, si sforzano di proseguire un'ipotetica uscita dalla crisi orchestrata dagli istituti finanziari e dalle voraci multinazionali del grande capitale. La lotta sfrenata delle élites per l'appropriazione dei mezzi d'arricchimento, di potere e di violenza devasta il continente. La spoliticizzazione di intere sezioni della società mantenuta da diversioni culturali e sportive e la frammentazione dei settori politicizzati impediscono anche una risposta collettiva organizzata.

Benché le aspirazioni popolari che contestano questa via dominante non dispongono dello spazio politico per essere concretizzate, forze progressiste si organizzano affinché riescano. Occorrono più impegni politici, allargare il margine d'azione dello Stato, recuperare gli spazi della sovranità e salvaguardare il bene comune. In breve, la democrazia e le strategie progressiste dovrebbero essere orientate nel senso dello sviluppo auto-centrato e popolare.

Ha realizzato un film sull reticolzione militare dell'Africa da parte degli USA con il titolo “Africom go home„. Quale è il messaggio che voleva trasmettere attraverso il film? Ha l'impressione che sia stato ricevuto dal pubblico?
Il film si interpone contro la presenza di tutte le basi straniere, non soltanto gli impianti americani. Può essere visto gratuitamente sul web in francese, in inglese, ed in tedesco. È un documento di contro-propaganda e di sensibilizzazione, a fini non commerciali, ad uso di archivio e di consultazione. Questo documento video è un'interpretazione personale della sfida geopolitica africana e mondiale. E' soltanto la mia opinione e non del GRILA e dei suoi membri. Il film si rivolge ai dirigenti africani, ai panafricani, agli internazionalisti ed alla gioventù africana preoccupati della condizione dell'Africa nel sistema mondo. Confronta la visione dei padri progressisti del panafricanismo a quella dei sostenitori della dominazione e dei loro alleati locali. L'obiettivo di questo documento è un contributo soggettivo al seguito della dichiarazione "Africom go home" prodotta in una decina di lingue, firmata da una cinquantina di personalità ed organizzazioni africane e tedesche che si oppongono alla presenza dell'Africom in Germania come in Africa. Le versioni multilingue della dichiarazione sono su www.grila.org.

Questo documento audiovisivo è articolato su immagini del web di cui gli autori non hanno alcuna responsabilità nel trattamento del film. Il documento audiovisivo è costruito sulle sfide fondamentali seguenti: il seguito della dichiarazione Africom Go Home e la fondatezza di questa dichiarazione; la storia e l'evoluzione della presenza militare imperialista e neocoloniale in Africa in 50 anni; l'arrivo dell'Africom, la sua decifrazione e quello delle rivalità e scopi imperialisti sul continente, ma anche la loro sorveglianza reciproca e le loro contraddizioni nella lotta contro il terrorismo. La denuncia della dilagante espansione e falsamente umanitaria dell'Africom in Africa e la sua posizione in Germania così come in tutta una serie di basi. Le contraddizioni degli Africani e le loro organizzazioni per difendersi contro i conflitti legati al saccheggio delle risorse e l'accesso al territorio. La necessità della resistenza panafricana ed internazionalista e la ri-politicizzazione democratica della nostra gioventù.

Nel film, segnalate che nuove ri-colonizzazioni dell'Africa sono in corso. Come si manifestano?

Le potenze imperialiste sono preoccupate dalla cooperazione internazionale pro attiva che forniscono i cinesi, gli indiani ed altri paesi emergenti anch'essi insaziabili in risorse. Incapaci di proseguire la chimera della cooperazione internazionale, che in qualunque caso non ha mai assolto le esigenze dello 0,7% del loro PIL, i paesi della NATO in un'isteria guerriera, dal periodo della guerra fredda e della lotta in Afghanistan, hanno strumentalizzato l'islamismo e le sue varianti, come hanno fatto, durante la lotta contro l’apartheid, sostenendo Pretoria ed i suoi tirapiedi e dando al mondo l'impressione dell'opposto.

In breve, per moderare il loro declino economico e cooptare le borghesie dei paesi emergenti nella loro scia, c'è un'escalation terroristica che permette loro di giustificare il patrocinio di tutti i paesi che non possono difendersi contro il pericolo terroristico. Sono i primi responsabili del vaso di Pandora terroristico che ormai germoglia nelle terre fertili del sottosviluppo e della frustrazione o del risentimento anti-occidentale, e le agende contraddittorie si diffondono.
La condizionalità della sicurezza è dunque venuta ad innestarsi alla condizionalità politica degli adeguamenti economici, detta governance. Le élites africane ingannate e spaventate dei nostri Stati, dismessi dai loro attributi di sovranità con gli aggiustamenti, approvano questa messa in tutela e rifiutano, a volte a malincuore, i gesti fermi di autodifesa e della sovranità panafricana. C'è dunque ormai una costellazione di basi dove gli interessi della Françafrique (1) costeggiano i dispositivi della NATO, dell'Africom, delle reti d'intelligence, di logistica e di cooptazione totale dei nostri eserciti e delle nostre direzioni politiche. Con la dipendenza tecnologica ed il vincolo volontario di intere sezioni spoliticizzate o disinformate dei nostri àscari moderni, ho la sensazione che siamo meno preparati a resistere a questo fenomeno complesso di quanto lo eravamo per resistere contro la colonizzazione del ventesimo secolo.

Dinanzi al congresso usmericano nel marzo 2014, il generale Rodriguez, che comanda l'Africom ha rivelato che questa componente dell'esercito USA ha condotto in Africa 55 operazioni, 10 esercizi e 481 “attività di cooperazione nel settore della sicurezza". Il suo commento?

Credo che i tenori dell'Africom, in ricerca permanente di finanziamento, inizino a riconoscere apertamente ciò che dissimulavano da tempo. Camminano su un terreno conquistato. Abbiamo rivelato tutto ciò nel film prima che il comandante lo rivelasse all'opinione pubblica. In Germania, siamo riusciti a convincere dei deputati a sollevare la violazione della costituzione tedesca con le estorsioni dell'Africom. Abbiamo spiegato che questo paese non poteva, dopo Berlino nel 1885 ed ora Stoccarda, ricolonizzare l'Africa. Continuiamo a dire che bisogna chiudere le basi dell'Africom a Stoccarda e tutte le basi e strutture degli Stati Uniti e della NATO sul continente. L'Unione Africana deve fare coraggiosamente dietrofront e non restare sotto tutela. Tutto ciò è riferito nel film che invecchia bene e rimane attuale. Gli Africani americani che amano l'Africa, l'Africa cosciente e panafricana, devono svegliarsi prima che sia troppo tardi. È Davide contro Golia, e ci occorre molto più di Davide.

Incarcerando Laurent Gbagbo a L'Aia, e assassinando Mouammar Gheddafi, l'occidente non sta inviando un messaggio forte ad altri dirigenti che sarebbero tentati di opporsi ai suoi interessi in Africa?

Io non ragiono in termini di occidente. C'è un sistema mondo a motivo dominante capitalista con cui l'essenziale delle nostre elite collabora. C'è un sistema multilaterale disusato, dove perdurano l'impunità e la giustizia a due velocità, dove ci sono diritti e pochi doveri. Le forze che sono al di sopra delle leggi che hanno complottato contro Gbagbo e Khadafi sono conosciute ed arrivano del resto al loro fine senza dover ricorrere a queste istanze. Mostriamo anche questo nel film. L'Africa ha il record di martiri caduti per salvaguardare la sovranità del suo popolo. La lotta continua e nuove generazioni apprendono chi sono Sankara, Fanon, Cabral, Ben Barka o Chris Hani e proseguono la resistenza.

Gheddafi era un grande contributore del Unione Africana e pagava del resto la parte degli stati insolventi. Il suo assassinio non ha rotto il sogno del panafricanismo che incarnava e paralizzato l'UA?

La vergogna è l'Unione Africana, soprattutto finanziata da donatori stranieri e sostenuta a braccio dalle politiche volontaristiche e interessate del leader del Jamarihya. Questo tempo è passato, ma spetta a noi collettivamente dotarci di una valuta continentale, di un esercito continentale, di un mercato interno di beni di consumo di massa. Il sogno del panafricanismo che Gheddafi ha scoperto in corso di strada del suo cursus politico è sorto nelle diaspore all'inizio del 20° secolo, non può morire. Io, sono il prodotto biologico di un Senegalese e di un'Egiziana. Mio padre era naturalizzato congolese ed è lui che ha riportato la famiglia di Lumumba in Egitto quando Patrice Lumumba è stato assassinato dagli stessi che ri-colonizzano l'Africa oggi. Vedete bene che il panafricanismo vive. Sono ottimista perché panafricano! Questa è l'Africa, con i suoi valori vitali ecologi, la sua solidarietà, il suo calore umano e il suo ottimismo, nonostante la loro erosione, che darà la risposta umana ed adeguata alla globalizzazione predatrice o purtroppo il mondo si estinguerà!

Cosa sono diventati i progetti panafricanisti portati da Gheddafi: Fondo monetario africano, banca centrale africana, ecc.?

L'Unione Africana ha lanciato un insieme di progetti in modo volontaristico sotto la sua guida. Nel principio, rimangono corretti. Ma l'élite dell'Unione Africana nonostante l'evidenza dell'impasse del NEPAD vi crede ancora. Oggi si ha una strategia per il 2050, che riprende il gergo della Banca mondiale: stati competenti custodi della sicurezza, istituzioni forti, con primato della governance e del diritto, tutti tagliati per il settore privato. Personalmente, sono scettico. Propongo il "panafricentrage" un disimpegno selettivo del mercato mondiale, una costruzione, un'autonomia collettiva del continente e degli scambi Sud-Sud.
È un grande sacrificio, certo, ma la maggioranza della popolazione vi aspira, la Cina l'ha fatto dolorosamente e l'Africa può fare anche meglio.

Lei è d'altra parte il coordinatore della campagna internazionale Giustizia per Thomas Sankara (Cijs). Come avete accolto il rovesciamento di Blaise Compaoré e cosa è cambiato dopo il 30 ottobre 2014?

Con sollievo. L'esumazione delle 13 tombe dei martiri del 15 ottobre 1987, che include la tomba presunta di Thomas Sankara al cimitero di Dagnoën, ha fornito corpi del reato e dati legisti. Sono sotto la responsabilità del giudice istruttore, del Prof. Robert Soudré e del dott. Norbert Ramdé, esperti presso la Corte d'appello di Ouagadougou, e del Prof. Alain Miras, medico legale esperto ed operante presso la Corte d'appello di Bordeaux in Francia. La presunta tomba di Sankara, impunemente profanata due volte in passato sotto il regime del Presidente Compaoré, fiancheggiava allora una discarica di rifiuti. Questo lavoro d'attuazione del processo giudiziario si contrappone alle pratiche d'impunità della magistratura del regime Compaoré che è stato finalmente rovesciato da un'insurrezione popolare. Dopo 20 anni di vane procedure in Burkina, Cijs aveva ottenuto dall'ONU dei diritti per la vedova Sankara e i suoi figli, che segnano una prima contro l'impunità in Africa e nell'ambito del sistema delle Nazioni Unite nel caso dell'omicidio di un capo di stato. L'identificazione della tomba di Thomas Sankara, una pratica di esumazione poco africana, ha lo scopo soltanto di facilitare la manifestazione della verità. Ciò che importa, è che la pagina dell'impunità sia voltata, che la giustizia sia resa affinché il Burkina possa serenamente completare la sua riconciliazione.

Al di là dei discorsi, cosa fanno le nuove autorità del Burkina Faso perché giustizia sia fatta sull'assassinio del presidente Sankara?

Il regime del presidente Kafando e del primo ministro Zida ha deciso che il principe si occuperà della questione. Un giudice istruttorio è stato nominato. I nostri avvocati vegliano e fino ad oggi l'istruzione segue il suo corso. Il popolo anche, come il resto dell'Africa, è vigile ed osserva queste autorità che hanno infine cominciato ciò che è stato rifiutato per 28 anni. Sappiamo che gli assassini ed i loro mandanti sono là, li intimidiscono e vanno in giro. Ma la potenza del popolo che ne ha cacciato alcuni è la nostra più grande assicurazione.

Dove trovate i mezzi finanziari per pagare la ventina di avvocati che difendono il dossier Sankara?

Come ho detto, siamo Africani organizzati e autonomi, e abbiamo fatto la stessa cosa in occasione della lotta contro l'apartheid. Nessuno ci aiuta, ci finanziamo con i nostri eventi e la nostra forza è la solidarietà internazionalista. I nostri avvocati lavorano pro bono. Tutto ciò non ha prezzo, ha solo valore.

La Nigeria, prima potenza economica, ha appena conosciuto una nuova alternativa nella trasparenza e nella pace. La sua reazione?

Ho un pensiero per il nostro amico Ken Saro Wiwa. Il paese è chiamato a ridistribuire il reddito. La Comunità internazionale è così responsabile nel fare la luce su quelli che, all'origine, hanno sostenuto Boko Haram, ecc. la Nigeria deve restare unita ed evitare la spirale di guerra. Coloro che hanno complottato per il Biafra, come quelli che vogliono imporre il caos, sanno in realtà che questo paese è una delle 3 locomotive dell'Africa. I nigeriani sanno che tutti siamo anche nigeriani.

Un messaggio alla gioventù africana?

Il disordine mondiale è agguerrito nel gestire l'insopportabile, prodotto dal capitalismo degli ultimi 30 anni. È il tempo e la parte di questa gioventù, spesso disillusa ed alienata, che conserva una grande capacità d'indignazione, ma purtroppo una debole organizzazione. L'ordine militarista nutre i culturalismi e mantiene soprattutto questa radicalizzazione che oscilla nel terrorismo; ciò che giustifica maggiormente la sua repressione costante e l'esigenza di controllo della sicurezza. Fuggite le sette e i falsi profeti, ne deriva una strumentalizzazione crescente ed una zizzania che impedisce il vivere insieme. Il risveglio fascista che costituisce la risposta del capitalismo senile alla sua crisi ipoteca il vostro futuro. Uno sviluppo più equilibrato è il tentativo di contare sulle proprie forze in una prospettiva internazionalista e panafricanista, è la nostra uscita dalla crisi. Si tratta di sottoporre le relazioni estere alle esigenze interne dello sviluppo dei nostri paesi. Ma la coscienza sempre più omogeneizzata dai valori dominanti del sistema mondiale contemporaneo è incapace di prendere in considerazione questa soluzione. I giovani devono operare contro il neocolonialismo intellettuale, per una ripoliticizzazione democratica, la disalienazione della coscienza, e la canalizzazione di un'intellighenzia organica in grado di supportare progetti per la società, alternativi al disordine che imperversa in Africa. Un panafricanismo proattivo in diaspora e sul continente permettono di organizzarsi, resistere ed imporre un altro mondo.

N.d.T.:
(1) Françafrique (Franciafrica), un termine  inventato dal presidente ivoriano Houphouët-Boigny per designare la "relazione privilegiatafra la Francia e le sue "ex" colonie africane, è stata ripresa dai critici del neocolonialismo francese per denunciare il nesso mafioso fra la classe politica francese e quella dell'Africa occidentale e centrale.

Traduzione per TLAXCALA di Alba Canelli

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