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31 luglio 2015

Putin non ha il carisma di Bill Gates!

Alcuni eccessi critici nei confronti del governo greco in conseguenza del suo ultimo accordo con l'Unione Europea, hanno determinato degli effetti comunicativi piuttosto paradossali. Condannare troppo Syriza per il suo cedimento, significa infatti assolvere indirettamente l'UE, il Fondo Monetario Internazionale e la NATO, come se l'uscita dall'euro fosse solo una questione di buone intenzioni, di coerenza o dell'adozione della teoria monetaria "giusta". In realtà nessuna teoria monetaria ti spiega come difenderti dalle minacce di morte o dalle prospettive di un colpo di Stato camuffato da "rivoluzione colorata".
Non si può poi fare a meno di notare la solitudine del governo greco in tutte le recenti vicissitudini. Non c'è dubbio che Tsipras si attendesse un po' più di solidarietà da parte del governo russo. Dei commentatori particolarmente estimatori di Putin hanno però visto nella sua rinuncia ad approfittare delle difficoltà della UE un atteggiamento di lungimiranza politica. In effetti Putin nella circostanza ha spinto la sua lungimiranza da qui ad un milione di anni, quando di tutto quello che accade ora non fregherà più niente a nessuno. 


Quando c'erano di mezzo basi militari da difendere, come a Tartus in Siria o in Crimea, la Russia ha fatto qualcosa, ma in quel caso a spingere sono state le forze armate russe, e non si è intravista alcuna strategia da parte di Putin. L'attuale presidente russo è certamente un tipo "tosto", capace di sfidare le minacce di eliminazione fisica, ed abbastanza competente in fatto di sicurezza da scegliersi ed addestrarsi da solo le proprie guardie del corpo. Ciò lo pone nelle condizioni di mediare tra Gazprom e le forze armate, ma non lo rende un leader politico. Putin pensa prima da ricco e poi da russo, e quindi oggi la sua priorità è di tornare a fare affari con l'UE ottenendo il ritiro delle sanzioni economiche. 

Il recente accordo tra USA ed Iran sul nucleare, non costituisce una buona notizia per la Russia. Il ritorno del clepto-clero al potere in Iran indica che anche lì si dà una priorità agli affari e, di conseguenza, c'è il rischio concreto di una deriva iraniana in senso filo-occidentale. Ciò determinerebbe un maggiore isolamento per la Russia ed una crescente minaccia per i suoi confini. 


L'opinionismo di destra, in base al consueto gioco delle parti mediatico, ha spacciato l'accordo USA-Iran come un ennesimo esempio del "troppobuonismo" occidentale e dell'ingenuo "pacifismo" di Obama e Kerry. Ma il fumo mediatico del finto dibattito tra destra e "sinistra" può incantare l'opinione pubblica occidentale, mentre gli esperti russi di strategia si saranno resi conto che il senso dell'accordo è che gli USA considerano la Russia come il bersaglio principale. Un Putin davvero lungimirante avrebbe quindi appoggiato più esplicitamente l'Iran negli anni scorsi e non avrebbe acconsentito alla liquidazione politica di Ahmadinejad, che non era un granché, ma quantomeno non era coinvolto più di tanto nell'affarismo del clero sciita. Se la Russia non fa politica, non ci si può sorprendere che non ci riesca la Grecia, oggi costretta ad annaspare alla giornata. Nei giorni scorsi si è assistito alla barzelletta di un FMI che criticava "da sinistra" l'accordo UE-Grecia, perciò il governo greco è andato a bussare alla porta del "poliziotto buono" chiedendo un altro prestito, con tutti gli ulteriori guai che ciò comporterà. 

Vi sono stati anche commentatori che in questi mesi si sono apertamente schierati a sostegno del governo greco. Il più noto a livello internazionale è l'economista americano Paul Krugman, da sempre contrario all'euro. Anche la comunicazione di Krugman non è però esente da ambiguità. Si può facilmente dimostrare che l'euro, dal punto di vista di qualsiasi dottrina economico-monetaria, costituisce una mera stupidaggine, ma la stupidità può spiegare molte cose, non tutto.


Krugman come spiega che nei suoi primi otto anni relativamente tranquilli l'euro non sia mai riuscito a diventare una valuta di riserva? Come mai ogni Paese europeo ha dovuto continuare a procurarsi dollari per comprare merci dalla Cina o petrolio dall'Arabia Saudita? Possibile che l'euro non costituisse una valuta credibile per transazioni a livello mondiale? Forse Krugman si è dimenticato che esistono cose che si chiamano colonialismo e imperialismo?


Il punto è che le scelte monetarie sono spesso atti di guerra e addirittura armi da guerra; di quel tipo di guerra detto "a bassa intensità", anche se gli effetti sono comunque devastanti. Qualcuno si ricorderà della moneta di occupazione americana in Italia, le famose am-lire che dal 1943 distrussero le finanze italiane. Per comprendere la gravità della portata di quella scelta statunitense, occorre considerare che persino i nazisti si astennero dall'imporre una moneta di occupazione alla Francia e al Nord Italia, nonostante che la Repubblica di Salò fosse qualcosa di meno di uno Stato fantoccio, ciò per esplicita ammissione dello stesso Mussolini.


Se l'euro fosse considerato per quello che è, cioè una moneta di occupazione, forse i termini del problema risulterebbero più chiari. Come strumento di occupazione coloniale, l'euro potrebbe risultare obsoleto e superato di qui a poco, ma la guerra imperialistica continuerà comunque con nuovi strumenti. Von Clausewitz diceva che la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi, ma una politica che non riconosce di trovarsi in stato di guerra, non è più politica, ma vuota messinscena.




La conseguenza è che la politica estera può essere privatizzata a vantaggio del lobbismo multinazionale. Durante una sua visita a Bruxelles nel giugno scorso, il fondatore di Microsoft, Bill Gates, è stato ricevuto in pompa magna dalla Commissione Europea e dal suo presidente Juncker. La fondazione privata di Bill Gates è stata trattata con più riguardo di uno Stato, ed ha potuto aprire tutto un tavolo di collaborazioni con l'UE per "aiuti" all'Africa


Certamente la legge consente a Bill Gates di fare ciò che vuole, ma un organismo pubblico (?) come la Commissione Europea non dovrebbe prescindere dalla questione del conflitto di interessi, e cioè dei nessi esistenti tra i pacchetti azionari posseduti da Gates in varie multinazionali - come, ad esempio, Monsanto -, e le sue iniziative "umanitarie" nel campo della Scuola, dell'alimentazione e del denaro digitale. Alla ricchezza è quindi riconosciuto ufficialmente lo status di un carisma messianico che le consente di sottrarsi al giudizio umano e di scavalcare le procedure istituzionali. Non ci sono più leader politici, ma in compenso ci sono miliardari-messia.


Fonte: COMIDAD

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