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8 luglio 2015

Con Tsipras e con la Grecia, per l'Europa e la democrazia

Se a Laio, re di Tebe, l'oracolo di Delfi non avesse predetto che in un futuro prossimo sarebbe stato ucciso dal primogenito, il quale avrebbe poi sposato la propria moglie Giocasta, il giovane Edipo non sarebbe mai stato adottato dal re di Corinto, mai ne sarebbe fuggito, mai avrebbe ucciso Laio, ignaro fosse suo padre, e mai avrebbe sposato Giocasta, ignaro fosse sua madre.
In questi giorni, più che in ogni altro momento della loro storia, le Istituzioni che compongono la Troika provano ad affidare il destino della Grecia e dell'Europa ad una profezia simile a quella di Sofocle, capace di auto-avverarsi per il solo fatto che ognuno, assalito dall'istinto di sopravvivenza e dalla paura, potrebbe credervi.
Nascono da questa intenzione due equivoci ampiamente smentiti dai fatti: il primo vorrebbe un popolo egoista, che vive di tutele ingiuste a scapito degli altri Stati. Il secondo, addirittura, vorrebbe la Grecia intenzionata a non onorare il debito e ad abbandonare l'Euro attraverso il voto.

Per quanto riguarda la prima menzogna, i numeri raccontano una situazione economica disperata e palese nei suoi effetti, non dissimili rispetto a quelli che avrebbe prodotto una guerra. Dopo l'intervento dei creditori (dal 2011 quasi tutte istituzioni pubbliche) la situazione è drammaticamente peggiorata: una persona su quattro e un giovane su due non lavorano, il prodotto interno si è ridotto di un quarto.
Questo brusco calo ha aggravato progressivamente il rapporto col debito, oggi insostenibile non a causa di un eccesso di spesa pubblica, ma della sconsiderata riduzione imposta. A questo si aggiunge che la mortalità infantile è aumentata di quasi la metà e che il tasso di abbandono dei nascituri è triplicato da quando le misure imposte dalla Troika hanno determinato tagli orizzontali allo stato sociale e alla sanità.
È nella cornice di questa emergenza umanitaria che si colloca la scelta del referendum, peraltro già contenuta nel programma elettorale di Syriza. Una consultazione che affonda le sue ragioni in un principio irrinunciabile, che l'Europa dei commissari ha smarrito: l'economia è uno strumento democratico al servizio della felicità dell'uomo e non viceversa.
Sul secondo punto, invece, allo stravolgimento della realtà contribuiscono tanto i creditori quanto alcuni sherpa dell'euroscetticismo, in gran parte gli stessi che vorrebbero chiudere le frontiere dei rispettivi Stati.
La Grecia farà di tutto per rimanere nell'Euro, e la vittoria del No consentirebbe a Tsipras di tornare ai negoziati con un mandato rinnovato, per chiedere all'Europa e alla Troika di ristrutturare il debito mediante un livellamento delle diseguaglianze sociali e non attraverso l'ulteriore taglio delle garanzie minime ai meno abbienti. Perché sia chiaro: anche in questa trattativa il tema del contendere non riguarda economia e saldi di bilancio irrisori, ma la politica. Non è un caso che premi Nobel ed economisti di ogni parte del mondo stiano producendo appelli di vicinanza a Tsipras e al popolo greco, perorando la causa del dissenso al ricatto imposto. In tutta Europa, la cura imposta alla crisi finanziaria ha prodotto enormi scompensi sociali, allargando la forbice fra i ricchissimi e il resto della popolazione.
La scelta non è quindi fra la permanenza e l'uscita dall'euro, ma fra continuare ad amplificare le diseguaglianze o restituire l'Europa alla democrazia. Ed è per questa stessa ragione che l'establishment europeo sta usando ogni arma disponibile per indebolire la stabilità del Paese ellenico: se la Grecia riuscisse ad affermare attraverso il voto che un altro modo di intendere l'Europa è anche possibile, oltre che necessario, in ogni Stato i popoli potrebbero chiedere di fare altrettanto, esprimendosi e rovesciando le politiche di austerità e i tagli ai diritti imposti dai rispettivi governi.
La solidarietà che in queste ore si sta producendo, e che stiamo producendo, è indispensabile ma insufficiente, se intendiamo il voto greco come lo specchio di una possibilità che parla anche del nostro Paese.
Non solo per costruire anche in Italia quel soggetto di sinistra e di alternativa che serve come l'aria, ma per restituire al nostro Paese la possibilità di liberarsi dalle misure lacrime e sangue imposte dai governi delle larghe intese senza alcun mandato democratico.
Per questo affermiamo l'urgenza di poter decidere sul nostro destino e di poterci esprimere, anche in Italia e democraticamente, su tutte le misure legislative che hanno recepito le imposizioni della Troika, arrivando talvolta a modificare addirittura la Costituzione. Se è stato possibile in Grecia, lo sarà anche nel nostro e negli altri Paesi europei.
Abbiamo affollato le principali piazze del Paese per ribadire vicinanza ad Atene e il più profondo dissenso rispetto alle politiche di austerità. Dopo il voto, che potrebbe consentire a Tsipras di negoziare il debito con un nuovo mandato del popolo greco, torneremo a mobilitarci per chiedere con più forza di poterci esprimere allo stesso modo. Per chiedere con più forza Europa e democrazia.
Di Simone Oggionni

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