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31 luglio 2015

Putin non ha il carisma di Bill Gates!

Alcuni eccessi critici nei confronti del governo greco in conseguenza del suo ultimo accordo con l'Unione Europea, hanno determinato degli effetti comunicativi piuttosto paradossali. Condannare troppo Syriza per il suo cedimento, significa infatti assolvere indirettamente l'UE, il Fondo Monetario Internazionale e la NATO, come se l'uscita dall'euro fosse solo una questione di buone intenzioni, di coerenza o dell'adozione della teoria monetaria "giusta". In realtà nessuna teoria monetaria ti spiega come difenderti dalle minacce di morte o dalle prospettive di un colpo di Stato camuffato da "rivoluzione colorata".
Non si può poi fare a meno di notare la solitudine del governo greco in tutte le recenti vicissitudini. Non c'è dubbio che Tsipras si attendesse un po' più di solidarietà da parte del governo russo. Dei commentatori particolarmente estimatori di Putin hanno però visto nella sua rinuncia ad approfittare delle difficoltà della UE un atteggiamento di lungimiranza politica. In effetti Putin nella circostanza ha spinto la sua lungimiranza da qui ad un milione di anni, quando di tutto quello che accade ora non fregherà più niente a nessuno. 

30 luglio 2015

Daniel Munevar (ex consigliere di Varoufakis): "Ecco perché ho cambiato idea sul Grexit"

«Bisogna prendere atto che il sistema non funziona e che non esiste la volontà politica di risolvere i problemi strutturali dell’euro».
Daniel Munevar è un giovane economista post-keynesiano di Bogotá. Ha lavorato con Yanis Varoufakis come consigliere per politiche di bilancio durante il periodo in cui Varoufakis è stato ministro delle Finanze in Grecia. Precedentemente è stato consigliere fiscale al ministero delle Finanze colombiano, e consigliere speciale per gli investimenti esteri diretti al ministero degli Esteri dell’Ecuador. È considerato uno dei più autorevoli esperti nello studio del debito pubblico latinoamericano. Questo rende particolarmente interessante la sua valutazione delle trattative e dell’accordo fra Grecia e creditori. In questa intervista esclusiva spiega perché gli eventi delle ultime settimane gli hanno fatto cambiare opinione sul Grexit.

Cosa ne pensi dell’ultimo accordo raggiunto fra la Grecia ed i suoi creditori?

Prima di tutto non è ancora chiaro se l’accordo sarà effettivo – ci sono parecchi parlamenti che devono approvare la partecipazione dei rispettivi paesi al “piano di salvataggio” del Meccanismo europeo di stabilità (European Stability Mechanism, ESM). Ma anche ammettendo che tutti i paesi approvino il piano, non c’è nessun modo che funzioni. Le misure economiche del programma sono semplicemente folli.

29 luglio 2015

Srebrenica: “Una città tradita”

Documentario dei registi norvegesi e giornalisti indipendenti Ola Flyum e David Hebditch. Parla dei fatti di Srebrenica del 1992-1995, durante la guerra in Bosnia-Erzegovina

28 luglio 2015

U€: Entro 10 anni la fine di ogni sovranità

Jean-Claude Juncker, Donald Tusk, Jeroen Dijsselbloem, Mario Draghi e Martin Schulz. E’ “la banda dei Cinque che risolve ogni cosa“, come cantava Elisabetta Viviani. Jean-Claude fa il presidente della Commissione Europea, una setta tipo Scientology che se ci entri poi non ne esci più, perché è ir-re-ver-si-bi-le. Donald invece è a capo di un club esclusivo, paramassonico, che di tanto in tanto finge di riunirsi al Consiglio Europeo per depistare mamma e papà dalle vere riunioni, che vengono organizzate in qualche grotta segreta, dove si tirano delle gran pippe sui cataloghi del Postal Market e pontificano sul futuro del pianeta (tipo “eravamo 4 amici al bar, uno s’è impiegato in una banca”). 
Jeroen ospita una cricca di commercialisti falliti, dediti all’usura, dove di tanto in tanto per svagarsi organizzano un torneo di freccette scagliandole contro il malcapitato di turno, tipo “la cena dei cretini“: lo chiamano Eurogruppo e l’ultima volta hanno invitato un certo Varoufakis. Inoltre, per hobby Jeroen presiede anche il MES, una baby gang che ti presta i soldi per le merendine e poi in cambio pretende che gli consegni tutte le biciclette. Mario porta avanti una zecca clandestina chiamata BCE e Martin è a capo di di un’assemblea condominiale fatta da centinaia di inquilini che non conta niente e decide ancor meno, ma litiga su tutto e costa tantissimo: a sfottò lo chiamano Parlamento Europeo.

25 luglio 2015

"Cancelliamo il nome dell'€uropa dalle nostre menti e dai nostri cuori"

Una settimana amara
Domenica 5 luglio, la vittoria di OXI ci ha dato l'illusione che la rottura della catena finanziaria fosse possibile. Una settimana dopo, si scopre che la catena è più draconiana che mai. La settimana di umiliazione per i greci è stata una settimana di umiliazione della decenza e della democrazia in tutta Europa.
Per la terza volta nel giro di un secolo, la Germania ha distrutto l'Europa.
Ma dobbiamo imparare dall'esperienza di questa settimana amara. La prima lezione è questa: coloro che credono nell'unità dell'Europa sono perdenti. Coloro che disprezzano l'idea di Europa sono vincitori. I greci hanno accettato la miseria e l'umiliazione perché credono nell'Europa. I tedeschi non hanno mai accettato la solidarietà europea; sono sempre stati convinti che la gentaglia pigra del sud viene dopo i loro soldi. Il loro rifiuto di accettare la responsabilità per i migranti che provengono dal Mediterraneo, il loro rifiuto di pagare un risarcimento di guerra alla Grecia, e la violenza contro il governo Tsipras sono la prova del loro rifiuto assoluto della solidarietà europea. È per questo che sono vincenti.

Noi dobbiamo imparare una lezione: cancellare il nome dell'Europa dalle nostre menti e dai nostri cuori.

22 luglio 2015

Adiós Manuel

Manuel Talens è morto Martedì 21 luglio a Valencia dopo una lunga malattia. Con lui perdiamo un fratello, un amico, un compagno. Era insostituibile, sapevamo già da molto tempo, in quanto la malattia lo aveva allontanato da noi. La sua scomparsa lascia un buco nero.

Manuel aveva lasciato il camice del medico per indossare l'abito dello scrittore e del traduttore. Ha mantenuto dalla sua formazione ed esperienza medica un'enorme attenzione verso l'altro e la sofferenza. Era uno dei tre fondatori della rete Tlaxcala e redattore principale del Manifesto per il lancio della nostra rete e del sito di Tlaxcala nel febbraio 2006. 
Manuel era un comunista senza partito un rivoluzionario senza dogmi, un "socratico primario", dal momento che avrebbe potuto fare suo il motto del saggio di Atene: "Io so solo una cosa: non so nulla".

Intervista al romanziere, traduttore e articolista Manuel Talens: "Nessuno può sfuggire alle proprie origini di classe quando è il momento di parlare o di scrivere"

In omaggio a Manuel Talens, scomparso il 21 lulglio 2015, ripubblichiamo una intervista rilasciata allo scrittore Enric Llopis nel febbraio del 2014
Manuel Talens (Foto: Asun Harguindey)
Manuel Talens (Granada 1948) è medico, romanziere, traduttore e articolista per la carta stampata e sulle piattaforme digitali di lingua spagnola. Per undici anni è stato opinionista su El País. Nel 2005, dopo essersi occupato per cinque anni del coordinamento dei traduttori di Rebelión, è passato a far parte di Tlaxcala, la rete internazionale di traduttori per la diversità linguistica – gruppo plurinazionale e multilingue di cui è membro fondatore assieme ad altri traduttori europei e latinoamericani di una dozzina di lingue e culture. Finora, ha pubblicato tre romanzi - La parábola de Carmen la Reina (1992) (La parabola di Carmen la Regina), Hijas de Eva (1997) (Figlie di Eva) e La cinta de Moebius (2007) (Il Nastro di Moebius) - oltre a tre libri di racconti -, Venganzas (1995) (Vendette), Rueda del tiempo (2001, Premio Andalucía de la Crítica 2002) (Ruota del Tempo) e La sonrisa de Saskia y otras historias mínimas (2003) (Il sorriso di Saskia e altre storie brevi). Nel 2008 è uscito il suo libro di saggi Cuba en el Corazón (Cuba nel Cuore).

In qualità di traduttore professionista, ha tradotto in castigliano più di settanta opere di narrativa, semiotica, linguistica, psichiatria, teatro, saggistica e cinema di autori tanto diversi come Groupe µ, Georges Simenon, Edith Wharton, Groucho Marx, Paul Virilio, Blaise Cendrars, Derek Walcott, James Petras, Donna J. Haraway, Natan Zach, Fred Goldstein o Guy Deutscher. Oggi, si dedica esclusivamente alla traduzione professionistica, sebbene sia stato uno dei membri fondatori di Tlaxcala –la rete internazionale di traduttori per la diversità linguistica – con cui, per giunta,  ha collaborato per diversi anni. Quali differenze esistono tra i due lavori? Come ha sviluppato la militanza politica nel lavoro di traduzione?
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21 luglio 2015

Il IV Reich e la "questione tedesca"....

Uno dei più frequenti, e stupefacenti, fenomeni della storia umana è la prevaricazione esercitata sentendosi vittime: vittime si sentono gli israeliani che rinchiudono i palestinesi in una prigione a cielo aperto, vittime del terrorismo palestinese, vittime dell'insicurezza, vittime dell'ostilità araba. Vittime si sentono i razzisti italiani che rinchiudono i richiedenti asilo in lager inumani: vittime dell'invasione di immigrati clandestini, di rifugiati che minaccerebbero la loro sicurezza, le loro vite, il loro benessere.
Vittime si sentono i tedeschi delle sanguisughe greche che stanno succhiando il benessere così duramente conquistato. Perché non c'è dubbio che a leggere gli economisti tedeschi, la crisi greca sembra una truffa fraudolenta attuata da fannulloni, incapaci, disonesti meridionali che vanificano l'alacre, parca, industriosa morigeratezza dei paesi dell'Europa del nord: è assai istruttivo il rendiconto che Jacob Soll ha pubblicato sul New York Times di un convegno di economia tenutosi a Monaco di Baviera all'inizio di luglio, convegno a cui partecipavano nomi tedeschi di rilievo come Hans-Werner Sinn, Clemens Fuest, Henrik Enderlein, Daniel Gros.

Un pulcinella e una farsa

Non passa giorno che non si parli della cosiddetta potenziale bancarotta greca. I programmi televisivi traboccano di persone che propongono soluzioni, fanno analisi, oppure criticano ora l’uno ora l’altro. Nonostante la questione sia di certo seria, in realtà è stata trasformata in farsa, a vantaggio di chi non cerca soluzioni ma ha interesse a creare ulteriori problemi.
Infatti, il perno centrale della questione dovrebbe essere l’euro, e molti in Europa ormai hanno capito che questa moneta non soltanto non è affatto degli europei, come dovrebbe essere, ma non è altro che uno strumento di dominio sui popoli europei.
Per capirlo basta accendere per pochi minuti la televisione e vedere quali sono i semplici fatti: una nazione (quella greca) che dovrebbe essere libera e democratica, in realtà deve dare conto ad un’autorità di un altro paese (in questo caso la Merkel) e deve andare a sindacare persino sugli stipendi ai dipendenti pubblici o sulle tasse da far pagare ai cittadini, avendo di fatto perduto ogni sovranità.

19 luglio 2015

Bono Vox e Monsanto inondano l'agricoltura dell'Africa con OGM

Mentre la sua carriera musicale continua la caduta libera nella totale irrilevanza, la pop star "Bono" degli U2 ha annunciato il suo appoggio a un programma sostenuto dagli Usa per saccheggiare l'Africa rubando le sue terre e i suoi sistemi agricoli per poi sostituirli con gli OGM (organismi geneticamente modificati) e con i pesticidi.

Al recente vertice del G8 tenutosi a Camp David nel Maryland, il regime di Obama ha incontrato i leader del settore privato per annunciare il lancio della "Nuova Alleanza per la nutrizione e la sicurezza alimentare", una malcelata Rivoluzione Verde 2.0 che mira a sradicare il sistema Africano di coltivazione autonoma basata sul lavoro del nucleo famigliare per sostituirlo con i sistemi tossici della monocoltura controllati da multinazionali come la Monsanto.

Islanda: "E se si togliesse alle banche la possibilità di creare denaro?"

Un rapporto parlamentare islandese suggerisce di dare solo alla Banca Centrale il monopolio per la creazione della monetaUna vera e propria rivoluzione, se l'idea venisse applicata ...
L'Islanda è decisamente il paese della creatività finanziaria. Dopo aver mostrato - nel 2009 - che esisteva un modo alternativo al trasferire il debito bancario al debito pubblico, l'isola nordica potrebbe essere pronta a realizzare un grande esperimento monetario. Lo scorso 31 marzo, infatti, il presidente della commissione per gli affari economici dell'Althingi, il parlamento nazionale islandese, Frosti Sigurdjonsson, ha presentato una relazione al Primo Ministro, Sigmundur Gunnlaugsson sulla riforma del sistema monetario islandese. Ed è una vera e propria rivoluzione quella che propone. 
La mancanza di controllo della banca centrale sul sistema monetario

17 luglio 2015

La vera natura dell'Unione €uropea

Diradatesi le nebbie nei cieli di Grecia, è possibile ora fare alcune considerazioni e tentare di trarre alcuni insegnamenti dalle vicende che si sono svolte in quel Paese.
E' emersa con chiarezza cristallina la natura dell'Unione Europea.
E' questa un'organizzazione interstatale che tutela gli interessi del capitale finanziario che opera sul continente a discapito dei popoli che vi ci abitano.

Tale è stata l'azione dei Capi di Governo europei che negli anni 2010-2011 hanno liberato le banche prevalentemente tedesche e francesi dal peso dei titoli di debito pubblico greco, che fino a quel momento avevano fruttato a quelle banche tassi d'interesse molto al di sopra della media, ma, poiché giudicati ormai difficilmente esigibili e quindi deprezzati rispetto al loro valore nominale, venivano acquistati dagli Stati europei e per tale via trasferiti a carico dei popoli.

16 luglio 2015

Fine dell'Europa

La decisione dell’Eurozona è una svolta storica. Sancisce molti cambiamenti, tutti irreversibili. Non è soltanto la condanna a morte economica della Grecia. E’ la fine dello stato di diritto per l’Europa intera.
Sono in molti a dire apertamente che ciò che si è consumato a Bruxelles il 13 luglio 2015 è stato un "colpo di stato". Realizzato con strumenti finanziari, con un ricatto dei forti contro i deboli, che implica e si regge su un atto di forza, su un'imposizione illegittima. Anzi è l'inizio della fine dell'Europa come entità che si proponeva di essere unitaria e si rivela ora un'accozzaglia di egoismi, che non è nemmeno possibile definire "nazionali", poiché sono stati dettati dalla frenesia del guadagno delle élites bancarie internazionali.
Un'Europa senza solidarietà e divisa, spaccata. Con la Germania (ma che dico?, con una parte della Germania; ma che dico?, con un partito tedesco — la CDU-CSU — guidato da un ministro delle Finanze, Wolfgang Shauble, che combatte contro la premier del suo partito Angela Merkel) che si trascina dietro sei stati dell'est, tutti antieuropei in sostanza, e che pretende di fare la lezione a tutta la restante Europa, per costringerla ad accettare il modello tedesco. Come ha scritto Varoufakis: "per mettere il timore di Dio nei francesi", costringendo la Grecia a uscire dall'euro".

15 luglio 2015

Grecia: Prime riflessioni dopo la dichiarazione del vertice europeo

Nelle ore e nei giorni a venire, mi siederò in Parlamento per esaminare le normative del recente accordo del vertice europeo sulla Grecia. Sono anche ansioso di sentire dal vivo i miei compagni Alexis Tsipras e Euclides Tsakalotos, che ne hanno viste di tutti i colori in questi giorni. Fino ad allora, mi riservo il giudizio sulle normative future. Nel frattempo, ecco alcune riflessioni impressionistiche sollevate dall'accordo.
  • Un nuovo trattato di Versailles ossessiona l'Europa - ho usato questa espressione nella primavera del 2010 per descrivere il primo "salvataggio" che si stava preparando in quel momento. Se questa allegoria era pertinente allora, purtroppo, lo è ancora di più oggi. 
  • Mai prima di allora l'UE aveva preso una decisione che minasse in una maniera così fondamentale il progetto di integrazione europea. I leader europei, trattando Alexis Tsipras e il nostro governo come hanno fatto, hanno inferto un colpo decisivo al progetto europeo.

La costruzione dell'Unione €uropea: Un'organizzazione liberale al servizio del capitalismo

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, i paesi capitalisti si trovano in una situazione economica molto complicata, con un debito enorme e paesi da ricostruire fisicamente ed economicamente. Poiché devono equilibrare i loro conti, fanno appello agli Stati Uniti, i quali, dopo aver tratto un buon tornaconto dalla guerra, offrono ai paesi europei il Piano Marshall, un piano di aiuti economici, di prestito. Il progetto è affidato alla OECE (Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea), che ha lo scopo di organizzare una duratura cooperazione economica tra i paesi europei e mettere in atto un programma comune di recupero, l'Economic Cooperation administration e anche l'Export-Import Bank. Diciassette paesi europei ricevono così finanziamenti attraverso il Piano Marshall.

Gli Stati Uniti, grazie al Piano Marshall, emergono come regolatore dell'economia in Europa e come garante dell'imperialismo economico. Possono anche vegliare contro l'insorgenza di qualsiasi movimento comunista ad ovest della Germania, in particolare in paesi come la Francia, dove il Partito Comunista, alla fine della guerra esce notevolmente rafforzato. I liberali europei sostengono al tempo stesso l'idea di una comunità economica, volta a creare gli Stati Uniti d'Europa sul modello americano.

14 luglio 2015

Yanis Varoufakis: "L'Eurogruppo non ha esistenza legale ma ha il potere per decidere le vite degli europei. E il suo grande capo è Doc Schäuble"

L'ex ministro delle finanze greco rilascia al settimanale britannico "New Statesman" la prima intervista dopo le sue dimissioni. E non risparmia dettagli e retroscena su nulla di quanto accaduto negli ultimi cinque mesi. Harry Lambert del «New Statesman» ha realizzato la prima intervista a Yanis Varoufakis dopo le sue dimissioni dal governo greco. Una conversazione pubblicata integralmente sul sito new​sta​te​sman​.com che ha avuto luogo prima dell’accordo di domenica notte. Ne pubblichiamo alcuni stralci.

Harry Lambert: come ti senti?
Yanis Varoufakis: (…) mi sento sollevato nel non dover più sostenere questa pressione incredibile a negoziare da una posizione che giudico difficile da difendere. (…) Le mie peggiori paure si sono confermate, ma la situazione si è rivelata perfino peggiore.

Un cavallo di Troia nella Casa dell'austerità

Il ritorno del cavallo di Troia - Rico Schacherl, Sudafrica
La Grecia inventò la democrazia. La mitologia greca ha forgiato il modo in cui l'Occidente guarda se stesso. La Grecia ha anche coniato il nome di questa penisola asiatica: Europa




"Al giorno d'oggi solo i criminali osano danneggiare gli altri, senza l'aiuto della filosofia" Robert Musil, L'uomo senza qualità
L'Odissea racconta che ci sono voluti dieci anni ad Ulisse per tornare a casa dopo la fine della guerra di Troia. I suoi discendenti stanno facendo la storia della casa originale della democrazia. E non vanno da nessuna parte. Hanno già posto la loro cavallo di Troia nella fortezza dell'intolleranza e dell'austerità. Non si può tornare indietro dopo il ripristino della dignità. E se le Muse dominano, si ritorna alla dracma.
Le cosiddette "istituzioni" dell'UE - insieme con i politici cosmicamente mediocri dei paesi ricchi dell'Unione Europea - tutti insieme, si sono comportati come barbari, dimostrando, graficamente, come tutta la costruzione kafkiana dell'UE ha un odio viscerale per la democrazia.

U€: L'Austria se va davvero!

Occorrevano 100mila firme, in un settimana ne hanno raccolte 261.000 ma solo perchè hanno dovuto fermarsi: la Corte Costituzionale austriaca aveva concesso sette giorni e non uno di più per raccogliere le firme necessarie ad ammettere la petizione popolare per l’uscita dell’Austria dall’Unione Europea, sperando che non sarebbero stati sufficienti. Ne avesse dati quindici, probabilmente la gran parte dei sei milioni e mezzo di elettori austriaci (in Austria il diritto di voto scatta a 16 anni) avrebbe votato a favore della ‘Volksbegehren EU Austritt‘.
Un successo, nonostante il boicottaggio dei media nazionali ed europei (ancora oggi e nonostante tutto la stampa italiana non parla di questo avvenimento e quella austriaca lo fa giusto perchè costretta dalla situazione), nonostante le difficoltà del voto ammesso solo nelle sedi comunali e nei tribunali.
Nonostante tutto 261mila Austriaci hanno deciso che il Parlamento deliberi immediatamente oppure indica un Referendum popolare perchè sia il popolo a decidere se restare o meno nell’Unione Europea.

12 luglio 2015

La storia sconosciuta delle negoziazioni del debito greco

La maggior parte dei più importanti mezzi di informazione e persuasione spagnoli hanno presentato i negoziati che si stanno svolgendo tra le più importanti istituzioni dell’establishment finanziario (sia la Banca Centrale Europea- BCE – che il Fondo Monetario Internazionale – FMI) e i politici europei (la Commissione Europea, il Consiglio Europeo e l’Eurogruppo, dominato dal governo tedesco) da un lato e il governo di Syriza della Grecia dall’altro, come un incontro fallito originato dalla presunta rigidità e incompetenza di quest’ultimo, nonostante la pazienza e il comportamento razionale dei primi. In precedenti articoli ho messo in discussione questa visione così compiacente e poco critica, riprodotta quale parte della ‘sapienza’ convenzionale e promossa dai guru mediatici economici, tutti con chiara sensibilità neo-liberista.
Gli ultimi esempi sono le analisi della situazione greca del consigliere ufficiale in materia economica de La Sexta Noche, il sig. José Carlos Dìez, e dell’ ‘economista della casa’ (come lo definisce la televisione pubblica della Catalogna, TV3, nel suo programma “lezione di Economia”), il sig. Xavier Sala i Martìn.

L’abbondante evidenza scientifica (anche se non i più grandi mezzi di informazione spagnoli, compresa La Sexta Noche e TV3) mostra l’errore e/o la malafede di questa versione ufficiale.
L’ultima prova di tale falsità l’ha appena data una persona che conosce bene la trama politica che stava dietro alle politiche approvate dalle istituzioni dell’establishment finanziario e politico europeo citato precedentemente, e imposte alla popolazione greca.

10 luglio 2015

Il sistema insindacabile di oppressione in Europa

Una voce da Bruxelles, riportata da Dedefensa: “Fino a  qualche anno fa, la consegna fra i  funzionari dirigenziali era di essere più discreti possibile, specie nel caso delle auto di servizio ( …). Da qualche mese è  un diluvio nell’altro senso: enormi 4×4, SUV, eccetera – si direbbe che i nostri famosi  fabbricanti tedeschi non cessino di fabbricarne di sempre più grossi, più massicci, più blindati, specialmente concepiti per i funzionari  – Juncker è un campione in questo campo – che sembrano sempre più delle  fortezze semoventi, blindati di  inaudita potenza e lusso, intoccabili, coi vetri oscurati, che si muovono in lunghi convogli come dei cingolati russi che invadessero l’Ucraina…”.
Insomma han buttato la maschera e  adottato   lo stile  di  ostentazione   che è parte dello stile  di vita degli oligarchi criminali  dell’Est europeo. Istruttivo  il particolare dei vetri oscurati,    un tempo   tipico  della Nomenklatura sovietica. Il privilegio di un  potere  che non deve rispondere di sè.

Piccola, coraggiosa nazione (Non siamo noi)

Ero in Grecia in questi giorni e benché lontano dalla capitale (stavo alle pendici dell’Athos, il Monte Santo) ho potuto vedere il  progressivo indurimento delle persone. Spero che i nostri media abbiano dato notizia delle enormi, continue ed infami minacce, umiliazioni, delle grossolane ingerenze e notizie  false, degli sporchi trucchi che l’Eurogruppo, Merkel, e il Rettile della BCE hanno messo in atto  per far sentire impotente, spaventare, far paura ai cittadini della piccola nazione e indurli a cedere. Prima, per forzarli ad accettare l’ennesimo indebitamento con programma di austerità senza prospettive, poi per indurli col terrore a votare Sì. 
Non hanno risparmiato nessun abuso: dalla decisione di tenere una riunione dell’Eurogruppo escludendo la Grecia – che è pur sempre un membro dell’eurozona – fino alla decisione di Draghi di bloccare la liquidità alle banche elleniche, qui si sono visti autentici reati, comportamento criminali (1) che spero un giorno si possano portare alla Corte di Giustizia.  Poi le notizie false: dall’emissione di sondaggi che facevano stravincere il Sì a nome di un’agenzia greca che si è affrettata a smentire di averli mai fatti (e denuncerà i responsabili, se sarà possibile identificarli) fino all’ultima autentica informazione del Financial Times: in caso di No, saranno intaccati i depositi  sopra gli 8 mila euro. Tremate, pensionati.

9 luglio 2015

Non sono più ministro!

Il referendum del 5 luglio passerà alla storia come un momento unico in cui una piccola nazione europea si è alzata in piedi contro la servitù per debito.

Come per tutte le lotte per i diritti democratici, il prezzo da pagare per questo rifiuto storico dell''ultimatum del 25 giugno dell'Eurogruppo, è alto. E' quindi essenziale che il grande capitale guadagnato dal nostro governo con lo splendido voto del NO venga immediatamente investito in un SI per una risoluzione adeguata - un accordo che preveda una ristrutturazione del debito, meno austerità, una redistribuzione in favore dei bisognosi e vere riforme. 

I dannati del mare

Nel novembre 1989, al suono delle fanfare di tutto l’Occidente ‘democratico’, cadeva il “Muro” per antonomasia, quello di Berlino. Sono passati 26 anni e, nel mondo, di muri ne sono stati eretti più di una ventina: muri di filo spinato, di cemento, di sabbia e pietra, contornati da fossati, elettrificati, guardati a vista da soldati che sparano…
I più conosciuti sono quelli tra Stati Uniti e Messico (dove le “schiene bagnate” centro-americane cercano di entrare nella terra promessa del dollaro), quello tra Israele e Cisgiordania, la barriera di Ceuta e Melilla in Marocco: Ma ve ne sono altri meno noti, come quello recente tra Bulgaria e Turchia eretto per fermare i profughi siriani, quello tra l’Oman e gli Emirati Arabi, quello tra lo Yemen e l’Arabia Saudita, quello tra la Tailandia e la Malaysia e via dicendo.
Ogni anno migliaia di persone perdono la vita per oltrepassare questi muri.

8 luglio 2015

"Grexit": Quale sarà lo scenario per l'economia globale?

Nessuno può prevedere esattamente come sarà lo scenario peggiore per l'economia globale, ma potrebbe diventare molto scomodo nei mercati mondiali. La rivista americana Foreign Policy ha analizzato quale prospettiva ci attende in questa situazione e ritiene che i rischi più evidenti sono nella zona euro a causa della Grecia, e in Cina.
"Se la Grecia subirà un "default" e, alla fine abbandonerà l'Euro, l'invulnerabilità della moneta sparirà", secondo Daniel Altman, economista di 'Foreign Policy'. In questo caso, gli investitori saranno costretti a considerare che anche altri paesi potrebbero lasciare la zona euro, e il Portogallo potrebbe essere il prossimo sulla lista, evidenzia Altman. "E crescerà notevolmente l'incertezza circa il valore dell'euro. Se la composizione della zona euro è imprevedibile, non c'è modo di sapere quanto dovrebbe costare l'euro o i titoli in euro", osserva l'economista. La tendenza delle banche centrali per creare riserve in euro come un contrappeso al dollaro si è già invertita, ma con l''Grexit' potrebbe precipitare.

Con Tsipras e con la Grecia, per l'Europa e la democrazia

Se a Laio, re di Tebe, l'oracolo di Delfi non avesse predetto che in un futuro prossimo sarebbe stato ucciso dal primogenito, il quale avrebbe poi sposato la propria moglie Giocasta, il giovane Edipo non sarebbe mai stato adottato dal re di Corinto, mai ne sarebbe fuggito, mai avrebbe ucciso Laio, ignaro fosse suo padre, e mai avrebbe sposato Giocasta, ignaro fosse sua madre.
In questi giorni, più che in ogni altro momento della loro storia, le Istituzioni che compongono la Troika provano ad affidare il destino della Grecia e dell'Europa ad una profezia simile a quella di Sofocle, capace di auto-avverarsi per il solo fatto che ognuno, assalito dall'istinto di sopravvivenza e dalla paura, potrebbe credervi.
Nascono da questa intenzione due equivoci ampiamente smentiti dai fatti: il primo vorrebbe un popolo egoista, che vive di tutele ingiuste a scapito degli altri Stati. Il secondo, addirittura, vorrebbe la Grecia intenzionata a non onorare il debito e ad abbandonare l'Euro attraverso il voto.

6 luglio 2015

Rompere il Corralito* della BCE in Grecia!

A causa del controllo della Banca centrale europea sui conti bancari dei Greci, FairCoop vuole aiutare la popolazione rompere il “corralito”* ( la corsa al ritiro dei proprio risparmi dalle banche), offrendo la possibilità di scambiare una parte dei loro bilanci digitali di “Euro greci” in Faircoins. In modo che i cittadini greci possano diversificare i propri risparmi e cambiarli in una valuta che la BCE non può controllare e che è in sintonia con l’etica della cooperazione sociale di fronte al modello economico neoliberista che la troika vuole imporre. 

In collaborazione con il Festival per la Solidarietà e l’Economia Collaborativa, FairCoop ha creato un conto corrente Greco attraverso il quale i cittadini possano comprare i Faircoin.
Se vuoi partecipare, ecco i passi da seguire:

2 luglio 2015

Giorgio Napolitano: piccola nota sull'indecenza

Il 17 giugno l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto dalle mani grondanti sangue di Henri Kissinger il premio a lui intitolato, quale riconoscimento diplomatico per le sue alte doti di europeo convinto. La carriera politica di Napolitano è andata dipanandosi dall'appartenenza al PCI, ala destra, migliorista, sino all'invenzione di teoremi governativi perniciosissimi per l'Italia. Gli ultimi governi Monti, Letta (questo andrebbe messo tra parentesi, stando la sua mitezza personale di decisa lontananza dal precedente, appunto Monti e dal successivo) e Renzi  sono opera usa. E specialmente quest'ultimo, in carica, il Renzi primo, si sta rivelando come un governo di destra decisa. Peggio di Berlusconi, ancora più a destra del suo ultimo  governo - basti osservare la controriforma della scuola pubblica, neppure il Cavaliere aveva osato tanto - Renzi si configura come messa in pratica della visione di indecenza del suo mentore Napolitano.

1 luglio 2015

L’attacco dell’Europa alla democrazia greca

Il continuo crescendo di litigi e battibecchi all’interno dell’Europa può apparire all’esterno come l’inevitabile risultato della triste partita finale tra la Grecia e i suoi creditori. Infatti, i leader europei stanno finalmente cominciando a rivelare la reale natura del persistente dibattito sul debito, e la risposta non è delle più piacevoli: il dibattito riguarda il potere e la democrazia più che il denaro e l’economia.
Naturalmente, le misure economiche che sono alla base del programma che la “troika” (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) ha imposto alla Grecia cinque anni fa sono state pessime, causando un calo del 25% del Pil del Paese. Non riesco a pensare a nessuna depressione che sia mai stata così intenzionale e che avesse conseguenze così catastrofiche; il tasso di disoccupazione giovanile della Grecia, ad esempio, ora supera il 60%.
È spaventoso che la troika si sia rifiutata di assumersi qualunque responsabilità o di ammettere quanto erano sbagliate le sue previsioni e i suoi modelli. Tuttavia ciò che è anche più sorprendente è che i leader europei non hanno neanche imparato la lezione. La troika sta ancora chiedendo che la Grecia raggiunga un avanzo primario di bilancio (al netto del pagamento degli interessi) pari al 3,5% del Pil entro il 2018.