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20 giugno 2015

Bimbi da cannone ed altre evoluzioni della specie

 “Eccezionale vittoria del centrodestra in Liguria: ha conquistato primo e secondo posto”.(www.spinoza.it)
“Ogni anno s’inventano un trucco nuovo. Prendono uno dei loro ragazzi, ragazzi neri, e lo mettono al governo, così può girare Washington con un sigaro in bocca. E siccome i suoi problemi  personali sono stati risolti, sarà colui che dice al nostro popolo:”Guardate che progressi stiamo facendo, sto a Washington, prendo il tè nella Casa Bianca. Sono il vostro portavoce, sono il vostro leader. Mentre la nostra gente continua a vivere nei bassifondi di Harlem, continuando a ricevere la peggiore forma di educazione”. (Malcolm X, discorso del 7 gennaio 1965 “Prospettive di libertà”)

Stavolta inizio fuori dai soliti seminati su cui ci confrontiamo con gli interlocutori, ma la cosa mi sta tremendamente a cuore. Sarà perché la Chiesa da duemila anni imposta il rapporto adulti-bambini in termini di dominio e arbitrio (la pedofilia ne è l’aspetto meno violento), questo paese è un gigantesco postribolo in cui si prostituiscono bambini. Non bastava la vendita dei propri figli ai pubblicitari del raggiro e della ruffianeria, con la proliferazione inarrestabile di spot televisivi (proibiti nella maggioranza dei paesi) in cui bambini, da pochi mesi (a volte feti) all’adolescenza, manipolati e decerebrati a raccontar balle e stimolare consumi idioti, spapagalleggiano le virtù di quel prodotto, o di quell’altro, a volte nocivi, in ispecie per loro, fingendo raccapriccianti entusiasmi per quel pollo agli antibiotici, per quell’automobile paradisiaca, superpotente sputacchiera di gas serra, per quella merendina ai grassi saturi. Spot pacchiani, oltretutto, confezionati da pubblicitari ottusi e inetti.

Non bastava che cervelli vergini e puliti venissero indottrinati da cinici impostori a fingere, turlupinare, esaltare, cose di cui non hanno la minima cognizione, ma la cui diffusione produce profitti, mentre intossica, deculturizza, rincoglionisce. Un crimine contro l’infanzia, la morale, le responsabilità degli educatori adulti, contro cui nessuna forza politica ha ancora sollevato la minima obiezione, non ha sollevato il minimo sopracciglio. Ci infervoriamo, alcuni,  per i crimini contro l’umanità inflitti a nazioni, migranti, Rom, cittadini poveri, ambiente, storia, cultura, e restiamo apatici e silenti, inavvertiti, di fronte a questo stupro dei nostri figli.

Cosa sarà di questi bambini, che adulti diventeranno? Materiale avariato per le De Filippi e le D’Urso, adulti addestrati al’ipocrisia (anche qui la Chiesa trionfa), alla finzione, alla fregatura, alla paraculaggine. Dunque all’impotenza, se non al teppismo, morale, etico, intellettuale, culturale. Materiale avariato, ma formidabilmente idoneo anche per Renzi, dirigente scolastico supremo per conto e su mandato dei padroni globalisti del tecno nazismo che sul volgo disperso che nome non ha, e neppure autodeterminazione, identità, domina e prospera. Il fuffarolo dell’annuncite, volgarotto ciarlatano cui, chissà perché, tutti, compreso l’esperto Freccero, riconoscono grande talento comunicativo, si è tramutato in picchiatore feroce e le cose le fa davvero: Jobs Act, Sblocca Italia, La Buona Scuola, Italicum, mazzate ai giudici, riforma costituzionale, guerre qua e là. A ritmo tale da lasciare tutti impietriti come Niobe, quando  Apollo e Artemide le ammazzarono i 14 figli.

Tornando a bomba, nel senso letterario del termine, di come l’Idra si avventi sui suoi figli anche per farne carne da cannone, avevamo avuto già qualche percezione. Tra le Disneyland del degrado estetico e immaginifico e i videogiochi della maniacale pedagogia dei mostri, delle stragi e atrocità (esaltate a ogni uscita da tale Federico Ercole sul “manifesto”, irresponsabile facilitatore delle industrie criminali che li creano e diffondono con l’obiettivo di allevare tagliatori di teste e torturatori ovunque servano), ci si prendeva cura dell’età dello sviluppo. Romanzi di formazione per futuri sbirri, marines, jihadisti e politici terminator. Ora, a perfezionare  lo psicoeffetto di videogiochi, film d’azione e smartphone che asfaltano cervelli e ti isolano in una bolla di virtualità, si è pensato opportuno passare a corpi reali, di bimbi e istruttori.

Dal preside al colonello

I primi riterranno del tutto naturale e logico passare dalla ferula del preside-padrone che li educa a servire lo sponsor aziendale, al missile intercontinentale del militare comandante. Da qualche tempo, nella scuola ben avviata al paradiso neoliberista  dai sinistri Luigi Berlinguer e Tullio De Mauro, si affacciano a istruire il pupo affascinanti ufficiali in gallonata divisa delle varie Armi. Alle pecorelle, al cui orizzonte non traspaiono che mattatoi, prospettano lavoro, sicurezza, carriera, prosperità, prestigio e medaglie del Capo dello Stato. Saranno loro ad allestire mattatoi agli altri, russi, musulmani, terroristi, alieni, finendo poi, ma questo non si dice, trapassati da proiettili, o mangiati dall’uranio. E siccome, servita un po’ la patria in mimetica, si può passare in polizia, i mattatoi saranno aperti anche per i No Tav, No Muos, No Nato, No Triv, No TTIP… Niente precariato, disoccupazione, sfratti,  di lavoro ce n’è, eccome.

Mentre a Pisa facevamo le riprese per “L’Italia al tempo della peste”, davanti alla caserma Gamerra, dove si addestrano quelle forze speciali che, a destinazione, vengono chiamate “squadroni della morte”, un cittadino sconvolto mi racconta delle iniziative di Comune e scuole, chiamata “Giornate della solidarietà”. Feste giocose in cui si trascinano scolaresche nelle caserme e nei poligoni a imparare come si ammazza anche meglio che nei videogiochi. Se il videogioco o il film di sfracelli sono le elementari, la caserma dei corsi di morte è il liceo. Gli esami di maturità si faranno sul campo.

Duce! Duce! Tanto è Rothschild che comanda.

La strategia che accomuna questi provvedimenti, osteggiati dai soli 5 Stelle, indica un disegno che è quello di tutti i proconsoli imposti dalla Cupola alle marche dell’Impero. Tra cacicchi scolastici, al servizio dei neoschiavisti aziendali, che tengono  in pugno insegnanti e studenti; verticizzazione delle politiche dell’ambiente che, per mangiarsi territorio e salute, tolgono di mezzo gli enti intermedi, più vicini al territorio (che i 5Stelle dovrebbero evitare di voler abolire, finendo col gettare il bambino con l’acqua sporca): regioni, provincie, comuni, sovraintendenze, organizzazioni sociali; legge elettorale che mette un cialtrone solo al comando, forte magari del 20% dei voti (ridotti al 10% dall’astensione);  senato dei nominati che elimina l’unico controllo rimasto; le guerre che il piantone degli Usa va promuovendo mascherandosi in Afghanistan da ardito incursore con tanto di targhetta “Renzi-Forze Armate”, e tutto il resto, vogliono dire una sola cosa: regime tecno nazista su una società lobotomizzata in cui la lotta di classe la fanno dall’alto verso il basso e, nel basso, la fanno fare tra vittime che si divorano a vicenda.

Per quest’ultimo scenario, è stato inventato il ruolo di colui che sbraita verso l’alto e mena al basso. Basta pensare al fantastico dono ai ricchi che è la sua tassa flat del 15%. Matteo Salvini, dal compito primario, condiviso con i  periodici conati di zombie di “sinistra” di sembrare vivi (da Landini a Tsipras, dalle congreghe di teste d’uovo europeiste e filo-israeliane a “Libertà e Giustizia”), di sottrarre consenso e voti ai 5Stelle, gli unici che fanno paura, deve suscitare finta opposizione ed effettiva frantumazione della coesione sociale. E’ la trovata del sistema chiamata a fingere di scassinare, mentre si limita a pettinare i serpenti della Gorgone Medusa. Lo dimostra la compatta, forsennata, incessante campagna elettorale che gli hanno fatto tutti i Tg, talk show, giornali, in sinergia con le montature anti-Rom e anti-migranti. Pensate all’asimmetria mirabolante tra l’ambaradan intorno alla povera filippina schiacciata dall’auto dei Rom, e la discrezione sulle migliaia di uccisi ogni anno da pirati della strada autoctoni!  Del resto, questi zingari, gitani, nomadi o stanziali, sono il popolo più perseguitato, diffamato, emarginato del mondo, altro che gli ebrei. Cosa ci si aspettava da una simile trattamento, che ne uscisse un esercito della salvezza?

A garanzia di questa fenomenologia da “Untergang des Abendlands” (“Il Tramonto dell’Occidente”, da noi: il tuffo nella fogna), i gradi di gabelliere conferiti allo sguattero dagli enti di riferimento, Bilderberg, Troika, Pentagono,  Wall Street con i padrini renziani Goldman Sachs e JPMorgan, la silente benevolenza del papa e quella esplicita della CEI e, soprattutto, una co-governance storica, ma oggi grandemente rafforzata, tra classe dirigente e criminalità organizzata, che la si chiami mafia, o corruzione. Come concimata dai vari spurghi del grande letamaio, da “Mafia Capitale” a “Mafia Genova”, a “Mafia Campania” a “Mafia tutta Italia”, che sono poi le mafie minori, quelle delle corruttele da tangentucole, lo strato di vermi nel cesto dei rettili, mentre la criminalità organizzata per miliardi  prospera nei palazzi del potere e viene omaggiata ogni sera in televisione.  Ne scaturiscono ovunque creature da catalogo lombrosiano: l’accoppiata Renzi-De Luca o quella Squinzi-Salvini,  vengono da quella catena di montaggio.

Come lo è il linciaggio di Rosi Bindi che, per una volta nella vita, si è scapricciata, come detta la legge, sui lestofanti del proprio partito. Linciaggio cui ha partecipato a picconate quella foglia di fico avvizzita del cosiddetto garante anti-corruzione, Raffaele Cantone. Uno uscito dall’alambicco del nostro Frankenstein di borgata, ma accolto con  commossa gratitudine dal solito branco di boccaloni pronti a tuffarsi in tutte le fonti inquinate che gli sgorghino dal tombino: Obama, Tsipras (nello spappolamento della sua scadentissima delegazione italiota, il “compagno” Curzio Maltese va ora aggrappando la sua europoltrona ai 5 Stelle!), Rodotà, Hollande, Vendola, Ferrero, Fassina, Civati, Aung San Suu Khy, Mandela, Raul Castro, Mattarella, Bergoglio… Reggicoda di illusionisti. Di solito, se hai lo stomaco, li vedi far capolino tra i 72 lettori del “manifesto”. Gente che del termine “imperialismo”, principio che pure di tutto è a capo, manifesta nei suoi programmi una conoscenza quanto quella di un ideogramma mandarino.

Coalizione Sociale, elezioni, 5Stelle

“Colui che inganna troverà sempre coloro che permettono di farsi ingannare” (Niccolò Machiavelli)

Ma come fanno a illudersi, a rivoltolarsi nella perenne scoperta del buono nel sistema! Dalla fine della guerra hanno a che fare con gli stessi e con i loro riconoscibilissimi mandanti: Hanno manipolato le elezioni del ‘48, su disposizione dell’OSS e poi della Cia hanno stretto un patto strategico con le mafie, fatto le prove di restaurazione con Tambroni, De Lorenzo, Borghese, alimentato un fiume di sangue con le stragi di Stato e di mafia, rimpannucciato il fascismo, ammazzato Aldo Moro, allevato e tolto di mezzo Sindona, Calvi, organizzato le BR, corrotto fino al midollo il PCI, messo Bertinotti a capo dei detriti di quest’ultimo, fatto gli ascari di tutte le guerre, massacrato il paese, depredato la sua popolazione, venduto beni comuni, storia, cultura, identità, sovranità, futuro. E i loro, i nostri, figli. Ma non è poi l’Italia una tessera particolarmente miserevole in un mosaico occidentale che è tutto una fogna di inganno e corruzione?

E’ da tempo, da quello che ho visto in Messico, Honduras, Serbia, Kosovo, soprattutto negli Usa delle elezioni presidenziali da Bush in poi che non mi fido più del sistema elettorale in uso in Occidente. E non c’era neanche bisogno del ricupero peggiorativo della legge elettorale del 1922 da parte del reclutatore di ministri e sottosegretari lestofanti, per capire che qui una sinistra vera, un’opposizione autentica, non viene lasciata vincere più. La partita non solo è truccata in partenza (da legge, circoscrizioni, manipolazione mediatica, voto comprato e venduto) e all’arrivo (brogli) E’ pure tra squadre di una playstation manovrata da un solo giocatore e che si limitano a battersi per chi occupa la parte migliore della mangiatoia.

Sarebbe quindi da sostenere una “coalizione sociale” che riunisca dal basso tutte le forze che resistono e si battono per un’alternativa radicale. Ma, visto che a votare, di riffa o di raffa, non ti fanno più vincere , a costo che votino in trenta, né Wall Street, né Bilderberg, Aspen, Trilateral, Council of Foreign relations, il saltimbanco toscano, l’alternativa è la forza in piazza. Chavez ha vinto al voto, ma eravamo in America Latina e, però, ha dovuto difendere il risultato con il blocco di massa dello Stato. Così Morales, Correa, Kirchner. Ma vi immaginate Revelli, Ciotti, Rodotà, Bonsanti, Spinelli, i quaraquà della sinistra della nostrana “coalizione sociale”, assediare Palazzo Chigi, occupare fabbriche e ferrovie, chiudere le banche. Per il momento, dunque, non ci resta che il voto per i 5Stelle. Non li faranno vincere, ma dalle loro battaglie nelle istituzioni non potrebbe sorgere, comunque, un cambiamento dei rapporti di forza tale da contaminare le masse, creare unità, rete, leadership, tra i vari focolai di rivolta e far giocare la partita su un campo scelto da noi?

Da Tariz Aziz il laico a Haydar Al Abadi lo scita

Tāreq ʿAzīz
L’assassinio di Tariq Aziz, ministro degli esteri e vice primo ministro, carta regale nel mazzo Usa degli eliminandi iracheni, è stato per me che, in vari incontri, ne avevo conosciuto l’intelligenza, l’idealismo, la passione per il suo paese e l’integrità, un colpo al basso ventre. Era stato il mio direttore quando facevo il corrispondente da Roma del quotidiano iracheno “Ath Thawra”. L’esecuzione strisciante di questo prigioniero di guerra, classificato mostro e terrorista, corrisponde all’opzione giudiziaria di Obama e dei suoi predecessori, riservata a nomi di rango sotto attenzione pubblica, come Milosevic, Bobby Sands e, presto, Karadzic, Mladic, il pellerossa Leonard Peltier, Mumia Abu Jamal…  Quella extragiudiziaria la praticano con i droni su invisibili e innominati: 60 vittime l’altro giorno di un funerale afghano. Migliaia in Yemen dove si esercita, perfino con ordigni al neutrone israeliani, l’antica alleanza, in questi giorni consacrata davanti al pubblico sotto l’ombrello Usa, tra teocrazie assolutiste del Golfo (e relativi mercenari Isis e Al Qaida) e teocrazia razzista di Tel Aviv (e relativi surrogati Isis e Al Qaida), l’avanguardia genocida dell’Occidente in Medioriente.

Ritorno a Sarajevo (dei cappellani militari)

Slobodan Milošević
E qui non posso non chiedermi se non si rendano conto della corda che offrono a questi boia coloro che, nel “manifesto” e dintorni, insistono, contro tutte le evidenze, ad avallare la perfida bufala di Srebrenica, con un paginone per il papa, campione di “platitudes” buoniste da tre soldi al chilo, che va a rinnovare la fola di “Sarajevo città martire assediata dai serbi”, trascurando le bande fasciste di Itzetbegovic e Tudjman e i tagliagole di Osama bin Laden in Kosovo e Bosnia. Ma anche i 100mila serbi cacciati dalla città e i 100mila bosgnacchi  che ne hanno preso le case e i mestieri. Cianciano di  nazionalismi, fanatismi religiosi ed etnicismi, come causa della disgregazione jugoslava, mettendo tutti sullo stesso piano, sorvolando sulla matrice di tutto questo, che era il disegno imperialista, con assist vaticani, di squartare una nazione dal modello politico e sociale “sbagliato”. Gettando nello stesso calderone, ma i serbi, “ultranazionalisti”, più in basso, chi difendeva una grande conquista di civiltà, e chi l’ha voluta polverizzare (leggetevi Tommaso De Francesco).

Salto sul carro delle vittime

Mi si potrebbe accusare di trasformismo. I più tenaci e pazienti dei miei interlocutori si ricorderanno di cosa andavo scrivendo di Saddam e dell’Iraq fin dagli anni ’70, quando ebbi la fortuna di conoscere quel paese che non era secondo per emancipazione umana, specie in istruzione, sanità e vitalità culturale, a molti paesi cosiddetti sviluppati e che, assieme all’Iran, era visto dagli ex-colonizzatori come il massimo ostacolo alla ricolonizzazione. Era dura la fatica di contrastare l’alluvione di diffamazioni e falsificazioni che su questi paesi e la loro leadership antimperialista si abbatteva. Io stavo con l’Iraq e con Saddam, anche nel confronto con i persiani di Khomeini. Del resto lo scontro fratricida tra popoli che, per millenni, tra Nabucodonosor e Ciro il Grande, avevano condiviso una stessa civiltà, lo aveva istigato USraele. Ma la coalizione anti-irachena di imperialismo-sionismo occidentale, satrapi del Golfo e Tehran (con tragicamente anche la Siria)  imponeva quella scelta. Rafforzata alla vista di come i governanti installati a Baghdad dagli occupanti ottusamente andavano discriminando la componente sunnita, laddove Saddam aveva saputo mantenere un equo equilibrio tra le due comunità e i cristiani (negli alti gradi dell’esercito e perfino ai vertici dello Stato, gli sciti erano addirittura maggioranza)

Il frutto avvelenato di quella malapolitica che, sotto il premier Al Maliki, era arrivata a reprimere nel sangue (2008-2012) le proteste dei sunniti, è stata la collaborazione di questi con gli ascari imperiali dell’Isis. Oggi il quadro si è rovesciato e di fronte allo squartamento di Siria e Iraq, in funzione anti-iraniana e anti-russa, la scelta di collocarsi a fianco di Baghdad, delle milizie scite e dell’Iran, non è da voltagabbana, ma è di riaggiustamento di strategie, tattiche  e obiettivi contro il nemico principale. All’obiettivo, in parte già realizzato con l’incessante rafforzamento finanziario, logistico e armato dei collusi-collisi Al Qaida(Al Nusra) e Stato islamico da parte dei mandanti del Golfo e di USraele, ora padroni di metà Siria e di quella parte dell’lraq che nei progetti storici dell’imperialismo-sionismo punta alla tripartizione dell’Iraq e alla polverizzazione della Siria, si oppone il cosiddetto arco scita (con l’adesione di numerose tribù sunnite), guidato dall’Iran e sostenuto da Russia e buona parte del Sud del mondo. Nessun dubbio che sia Marx, che Engels, che Lenin, avrebbero condiviso la nostra scelta.

Guerra Usa all’Europa

Cinquantamila nuovi arrivi di migranti, quest’anno, dai territori incendiati dall’imperialismo, quasi tutti in Italia. Se ne prevedono altre centinaia di migliaia. Davanti ai loro subalterni europei, al vertice dei 7 Grandi Delinquenti in Baviera, il ferro di lancia americano dei neocolonialisti del governo mondiale gongola alla riuscita del progetto di destabilizzazione e indebolimento dell’UE mediante questa invasione di disperati dalla difficile sostenibilità economica e sociale. Munizione per le armi della lacerazione sociale brandite da fasciorazzisti come Salvini e del ricatto dell’imperatore nei confronti delle proprie marche. Come è l’assedio alla Russia. Surreale la denuncia del vertice di una Russia aggressiva in Ucraina, mentre l’intero arco degli Stati esteuropei vede il pullulare di esercitazioni Nato esplicitamente orientate alla guerra contro Mosca e mentre il naziregime di Kiev, violando gli accordi di Minsk, ai quali Russia e Donbass si attengono, scatena nuovamente le riarmate bande dei battaglioni nazisti, nobilitati da istruttori Usa in Guardia Nazionale, contro il presidio patriottico e antimperialista di Donetz e Lugansk. Ricattata dai valori della “democrazia” occidentali a schierarsi contro il partner e vicino naturale e di enorme potenzialità economica, con l’intensificazione di sanzioni che la colpiscono più che la stessa Russia, allontanata dalla prospettiva di sfuggire alla morsa degli avvoltoi finanziari  sovranazionali e di inserirsi nei progetti bancari ed economici alternativi che vanno riunendo Russia, Cina e gran parte del mondo, gli Usa costringono gli europei a sbranarsi da soli.

E qui la dedica di chiusura va a tale Simone Pieranni, del solito quotidiano (anti)comunista “il manifesto”, che, oltre a sforzarsi di mettere su piani paralleli chi resiste al fascismo e chi lo impone, insozza la memoria di Alexei Mozgovoy, eroico comandante comunista della brigata “Fantasma”, ammazzato dagli scavatori nazisti di fosse comuni. Pieranni insuffla nelle menti leggere dei suoi lettori velenose diffamazioni sui resistenti delle repubbliche popolari. Sottolinea  la sensibilità ai diritti umani dimostrata dal proconsole Usa Poroshenko nell’autorizzare un Gay Pride di cento persone che hanno un chiaro senso delle priorità e stigmatizza i nazi di Privy Sector che quel corteo assalgono.  Mentre nulla ha da osservare sul genocidio a cui Poroshenko spedisce gli stessi suoi tagliagole in Donbass, o contro la nomina del georgiano e neo-ucraino Saakashvili a governatore di Odessa. La città già onorata dai jihadisti con croce uncinata quando hanno fatto bruciare vivo un centinaio di civili antifascisti e dunque degna del despota e ladrone inseguito dalla giustizia del suo paese, ma mito dell’Occidente per essere stato l’antesignano della guerra alla Russia. Un segnale inconfondibile delle intenzioni dell’Occidente. Con l’UE di nuovo, e come a Belgrado, incatenata al carro di guerra della Nato che, prima ancora della Russia, si propone di devastare l’Europa. E non vogliamo uscirne, da questa Europa gestita da sicari imperiali contro i propri popoli, incominciando a uscire dalla Nato?  


Per le firme: noguerranonato@gmail.com

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