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26 novembre 2014

Le simulazioni ideologiche di papa Francesco

In un mondo dove la critica scarseggia, chiunque critichi appena appena il capitalismo, anche se è un conservatore, può apparire come un messia di sinistra.

Scommetto che neanche gli spin-doctors, i propagandisti del Vaticano si immaginavano che il re-branding avesse tanto successo. In poco tempo Jorge Mario Bergoglio, il conservatore vicino ai settori più reazionari della Chiesa argentina durante la dittatura, che metteva i bastoni fra le ruote al progressismo kirchnerista [Kirchnerismo, ndt], è diventato un leader mondiale di sinistra.

Ma il vento è in poppa. Qualunque conservatore sensibile - come Bergoglio - appare un progressita a confronto degli ultra conservatori e trogloditi che dominano la Chiesa post-woityliana.
In un mondo in cui il fulcro della politica si muove (molto) verso destra, chiunque dica qualcosa sulla povertà e l'ingiustizia è già marxista e/o comunista (lo stesso accade sul tema della disuguaglianza e il suo contrasto: sembra una rivendicazione rivoluzionaria che nella sostanza è molto conservatrice). In un mondo dove la critica è rara, chiunque attacchi appena appena il capitalismo può apparire come un messia di sinistra.


Il trucco dell'operazione Francesco, sta in gran parte nel fatto che il lavoro era già compiuto. Certo Bergoglio ce ne ha messo del suo: ha dispiegato e maneggiato (quasi) alla perfezione, tutto l'arsenale di gesti e messaggi - deliberatamente - ambigui; ha sedotto e flirtato con ambienti progressisti all'interno e all'esterno della Chiesa.

Ma a guardare bene, dietro il bagliore delle sue simulazioni ideologiche, si vedono, come un'ombra, il suo passato e il suo presente conservatore e allo stesso modo i principi reazionari alla base del suo papato: a) disciplina, b) egemonia, c) cooptazione e d) neutralizzazione. Qui alcuni dei momenti e argomenti più sintomatici:

1 - Francesco respinge le accuse della destra americana di essere un marxista dopo la lieve critica al capitalismo mossa in Evangelli Gaudium (sono gli stessi ambienti che dicono che il dibattito sulle disuguaglianze è comunista, mentre in realtà è... procapitalista): "L'ideologia marxista è sbagliata, ma ho conosciuto molti marxisti che erano buone persone e non mi offendo" (Pagina 12,16/12/13). A no? Dovrebbero offendersi i marxisti, invece. Ma la cosa più problematica di questa strizzata d'occhio alla sinistra, al di là del parere che il marxismo è sbagliato (per inciso: non sarà una retrocessione rispetto a Giovanni Paolo II, che in Laborem execens diceva che il marxismo è pericoloso, ma contiene un briciolo di verità?), è la leggerezza con la quale Bergoglio gioca (oggi) con questo termine.
E ieri? Era vicino ai gerarchi che temevano che se fosse fallita la dittatura sarebbe venuto il marxismo (sic). Castigava i curas villeros [preti che vivono nelle villas miserias, le baraccopoli di Buenos Aires, ndt] che lo mettevano in pratica. Tacciò i padri Yorio e Jalics di essere di sinistra, consegnandoli ai militari (dicano quello che vogliono oggi gli estetisti della sua biografia). Di sicuro non si offesero, Yorio e Jalics, ma quasi persero la vita. Horacio Verbitsky ci dice che oggi queste sono questioni teoriche discutibili, come il dibattito sul marxismo o sulla teologia della liberazione che Bergoglio ha ravvivato, ma durante la dittatura era questione di vita o di morte (Pagina 12,16/3/14).

2 - Il tema della riabilitazione da parte di Francesco della teologia della liberazione merita un'analisi a sé; qui, solo due punti:
- Un motivo fondamentale del successo delle sue simulazioni è l'esistenza di chi crede oggi che egli fu sempre influenzato dalla teologia della liberazione e che dissimulava solo; d'altra parte, se per influenza si intende feroce opposizione (vedi la sua causa con Pedro Arrupe), sì, é stato molto influenzato.
- Secondo la più recente analisi storica di Michael Löwy, Francesco si situava agli antipodi di questa corrente, (Le Monde, 30/03/2013); gli ultimi mesi del suo papato, lo confermano: contrariamente alla teologia della liberazione, Bergoglio non opta per l'emancipazione dei poveri, bensì per la loro tutela; ignora i precetti più radicali della teologia della liberazione, cooptandoli e neutralizzandone il potenziale sovversivo.

3 - Il papa risponde alle accuse di essere un papa comunista e/o di parlare come Lenin (sic!) : "Io dico solo che i comunisti ci hanno rubato la bandiera della povertà" (La Jornada 30/06/2014)
È qualcosa che direbbe un compagno in armi o un rivale politico di sinistra che lotta per l'egemonia tra i poveri? Non sarà questo il midollo del bonapartismo neofrancescano?

4 - Il Papa durante l'incontro coi movimenti popolari (Vaticano, 27-29/10/14) parafrasando Hélder Cámara (arcivescovo e teologo cattolico brasiliano): "Se chiedo di aiutare i poveri, dicono che sono comunista" (Telesur, 28/10/14). Anche Löwy ricordava questo passaggio ("Se dò pane ad un povero, mi dicono che sono un santo; quando chiedo perché la gente è povera, mi chiamano comunista") ma per sottolineare che Bergoglio aiuta e non fa domande scomode. Nell'analisi di Francesco non c'è una classe oppressa e una classe che opprime, (cosa che identifica la teologia della liberazione); per lui, questo non importa: bisogna solo lavorare insieme per il bene di tutti.

In questo senso è eccessivo l'entusiasmo di Ignacio Ramonet [Direttore di Le Monde diplomatique, ndt) che dopo l'incontro (a cui ha assistito Evo Morales come leader e coltivatore di coca) applaudiva il gran valore del papa e il suo nuovo ruolo storico come portabandiera delle lotte
dei poveri del mondo (Rebelión, 30/10/14). E in più se ricordiamo l'analisi di Rubén Dri, ex sacerdote terzomondista: "Per Bergoglio il vero rivale sono i governi progressisti. Ma egli sa che non può scontrarsi frontalmente contro di loro. Deve agire in maniera intelligente, dal basso, tra i movimenti popolari" (Krytyka Polityczna, 01/02/2014). Così, quell'incontro coi movimenti sociali si profila piuttosto come la più grande, fino ad ora, simulazione di Francesco I.
La sua urgenza è cooptare, non cooperare, neutralizzare, non dare impulso; disciplinare e mettere i movimenti e i governi progressisti nel suo ovile. Questi non devono ignorare i cambiamenti nel Vaticano, ma neanche salire sulla papamobile. Né lasciare a Bergoglio la bandiera tanto anelata della povertà (e se qualcuno è confuso che ricordi la storia di Bergoglio).
 
Quando esplose la crisi, Reinhard Marx, vescovo di ... Tréveris, approfittando del suo cognome pubblicò un libro vagamente aperto alle riforme, titolato, ovviamente, Das Kapital (2008) - Piketty a quanto pare non fu il primo. E' stato un successo mediatico. Non a caso, continuando nella simulazione, il papa lo volle nel suo gruppo di cardinali e consiglieri di economia. Confondere Francesco con la sinistra è come confondere Reinhard con Karl Marx.
Maciek Wisniewski | lahaine.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centrodi Cultura e Documentazione Popolare

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