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26 novembre 2014

Grillo va a scuola da Bossi

Non è un mistero per chi legge da tempo questa pubblicazione che noi riteniamo che la vera dissidenza non si trova mai candidata con grande spazio sui media di massa. Chi controlla questi canali di informazione ha un potere immenso sui popoli, e non è certo disposto a cederlo a qualcuno, specie se questo qualcuno è davvero intenzionato al cambiamento. Ovviamente, rispettiamo chi non la pensa come noi e vede in Beppe Grillo un valido elemento di cambiamento del sistema. Tuttavia, invitiamo a guardare attentamente i fatti.
Anche a noi piacerebbe che un reale personaggio che sta dalla parte del
popolo avesse tutto quello spazio mediatico che è stato dato, e ancora viene concesso, a Grillo. Ma, a nostro avviso, i fatti sono in grado di smascherare l’ex comico genovese come un semplice personaggio che ricopre un ruolo politico nel gioco delle parti del sistema attuale.

Abbiamo già ampiamente parlato (1) dei legami tra Grillo, il suo “guru” Casaleggio e diversi luoghi finanziari importanti, qui parleremo delle ultime  novità, che accomunano Grillo al “vecchio” Umberto Bossi, all’epoca d’oro della Lega Nord. Del resto, Grillo non ha mai nascosto la sua ammirazione per Bossi. Di lui ebbe a dire: “Umberto Bossi è stato il più grande statista degli ultimi cinquant’anni”, rimproverandogli soltanto il suo legame politico con Berlusconi: “Ha denunciato le storture romane e stava  con  le gente,  in mezzo  alla gente…  Ma poi ha fatto  società  con Roma ladrona”. (2)

Abbiamo notato che i nuovi gruppi politici che si offrono come “rivoluzionari”  e intenzionati a far rispettare i diritti della gente comune, all’inizio partono in quarta con un’immagine contrastante rispetto al panorama politico. Ma con l’andar del tempo si nota un graduale cambiamento  che li avvicina  sempre  più a quella “cattiva” politica  che purtroppo da molto tempo è imposta al nostro Paese. Ciò avviene anche perché questi gruppi sono destinati nel tempo a perdere consensi, in quanto una certa percentuale di chi li vota osserva se c’è una reale differenza del gruppo in questione  rispetto  al resto  della  politica.  Quindi,  per  attirare sempre più consensi, ci si onforma su diverse questioni  che  di  solito attirano molti elettori.Per fare un esempio, consideriamo la questione scottante degli immigrati.
Come ben sappiamo, negli anni Novanta fu la Lega Nord ad attirare moltissimi  elettori  promettendo di risolvere la questione dell’immigrazione. Era chiaro che questo partito mostrava di essere dalla parte della gente comune, dunque intenzionato  a risolvere quei problemi che la gente comune sente come importanti.

Umberto Bossi, il noto esponente della Lega, negli anni Novanta faceva numerosi  discorsi,  nei quali  prometteva  una linea  dura  contro l’immigrazione. All’epoca ancora non si utilizzava troppo la parola “clandestino”, però si parlava di “rispedire indietro”, di attuare severi controlli, e persino di privilegiare i cittadini in ordine alla regione di appartenenza.
Per attirare quante più persone possibili, Bossi metteva nel suo calderone razzista anche gli zingari e i meridionali. Anche altri esponenti della Lega

Nord mostravano chiaramente l'ostilità verso i rom e non solo. Ad esempio, Umberto Bossi durante la campagna elettorale delle regionali del
2000 diffuse volantini con lo slogan: "Se non volete zingari, marocchini e delinquenti a casa vostra, se volete essere padroni a casa vostra in una città vivibile, votate Lega Nord".
La campagna elettorale del 2000 fu particolarmente razzista, in particolare per i partiti di destra. Ad esempio, a Voghera il candidato di centro-destra Aurelio  Torriani  utilizzò volantini  allo scopo di mettere in cattiva luce l'avversario di centro-sinistra Antonella Dagradi, con la frase: "Gli zingari voteranno  di certo Antonella  Dagradi. Vuoi fare lo stesso?". Al raduno della Lega Nord a Voghera, Mario Borghezio e gli altri leghisti, recitavano "la preghiera dello zingaro", che diceva: "un bel milione dacci al mese, tanto il Comune non ha altre spese, dacci una casa con priorità,  perché siam nomadi ma restiamo qua, non vorremmo però essere ‘gasati’ dai Vogheresi oggi un po' incazzati". Il testo della "preghiera" fu distribuito a tutti i presenti.
In sostanza, la Lega incitava ad accogliere soltanto gli immigrati con lavoro e paventava i pericoli più tremendi, che sarebbero derivati dagli immigrati, dalle  malattie al caos sociale, violenza e criminalità di ogni genere.
Oggi Grillo sta facendo la stessa cosa: ha detto di accogliere i “profughi” e
di rispedire indietro tutti gli altri, per proteggere  la salute degli italiani. L’ingenuità e l’opportunità politica di queste dichiarazioni sono molto evidenti a chi conosce bene le cause dell’immigrazione e le paure che da essa scaturiscono.
Purtroppo l'atteggiamento dei politici che paventano rischi enormi da parte degli  immigrati  trova  parecchio riscontro negli atteggiamenti e nelle opinioni degli italiani. Come tutti sanno, la Lega riuscì persino ad andare al governo, pur non avendo un programma politico preciso e continuando a fare leva sugli  atteggiamenti razzisti e intransigenti. Proprio questa formazione politica    ebbe un ruolo riguardo alle “riforme” sull’immigrazione e all’introduzione dei cosiddetti Centri di Accoglienza. In Italia c'è un comportamento ambiguo verso gli immigrati: si riconosce che gli italiani hanno bisogno  del lavoro degli immigrati, che svolgono anche lavori molto umili con paghe da fame, tuttavia  permane da parte di molti e delle stesse istituzioni vigenti un atteggiamento   xenofobo e razzista. Tale atteggiamento viene espresso in vari modi, non solo dalla gente comune ma anche dalle istituzioni e dalla burocrazia. Ad esempio,
molti immigrati vengono costretti ad attendere molti mesi per la loro regolarizzazione, possono subire l’espulsione o la reclusione nei Centri di Permanenza Temporanei, e sono sempre più scarse le iniziative a favore dei processi di integrazione.
Le “riforme” prodotte dalla Lega di Bossi hanno sollevato molte voci, anche  quelle di studiosi che conoscono bene il fenomeno dell’immigrazione,  inserendolo, al contrario della Lega e di Grillo, in un contesto sociale, umano, storico e politico.
Ad esempio, la studiosa Federica Sossi (3) ha fatto notare che nei Centri di
permanenza temporanei gli immigrati rimangono senza nome e senza biografia, come persone non pienamente trattate da persone.
Nel libro Autobiografie negate, Sossi fa emergere un'amara verità: il
povero deve essere controllato e deve essere tenuto nascosto per quanto sia possibile. A questo scopo nascono vere e proprie prigioni-lager per chi non ha commesso alcun reato. In Italia i Cpt vengono legalizzati dalla legge n.
40 del 1998, detta Turco-Napolitano,  e saranno riconfermati  dalla legge
Bossi-Fini.
Li chiamano Centri di permanenza temporanea, Centri di accoglienza, oppure  centri d'ospitalità. Ma tutti noi sappiamo cos'è l'ospitalità e non credo che ci sogneremmo mai di costringere i nostri ospiti a stare a casa nostra, e di  riempirli di calmanti se si oppongono. Peraltro, è vietato entrare in questi   luoghi che hanno denominazioni così rassicuranti. Nemmeno Federica Sossi è riuscita ad entrare, le sarà permesso soltanto di fare delle interviste con alcuni “ospiti” del centro e sotto rigido controllo delle forze dell'ordine e delle  autorità  della Croce Rossa. “Persone che scompaiono prima di morire” li definisce la Sossi. Persone che non appartengono alla nostra nazionalità e per questo sono recluse senza reato, controllate a vista e private di diritti.
Da notare che il costo dei centri è altissimo, le strutture costano parecchi milioni di euro e per ogni “ospite” lo Stato paga fino a 100 euro al giorno, come fosse un albergo di lusso.
Dalle interviste fatte dalla Sossi emerge un grande squallore e una grande ingiustizia presenti in questi luoghi. Le camere mancano di mobili, al loro posto ci sono nicchie dove i reclusi dovrebbero sistemare le loro cose. I minimi  diritti come leggere  i giornali  o conoscere  la propria  situazione (perché si è lì e cosa deve accadere in seguito), sono optional dell'autorità
di turno. Vengono tenuti anche 60 giorni, mentre le operazioni di rimpatrio richiedono il più delle volte soltanto pochi giorni.
Dunque, mentre Grillo impara da Bossi a “trattare” il problema degli immigrati, si alimenta una totale indifferenza, oppure connivenza, da parte delle istituzioni e di molti italiani verso le vere problematiche, le reclusioni nel Cpt, i morti annegati e il sistema di potere iniquo che genera questa situazione.
Scriveva Bruno Cartosio:
"Le contraddizioni si sommano alle contraddizioni. Non sono pochi - Fini e Bossi sono tra loro - quelli che, sapendo bene quanto siano necessarie le braccia degli immigrati che vanno a lavorare in fabbrica e delle immigrate che curano i nostri vecchi, vorrebbero tanto che gli immigrati si materializzassero all'inizio della giornata e della nottata lavorativa e sparissero magicamente alla fine del turno. Sono quelli che magari trattano bene il filippino o la rumena che gli fa le pulizie in casa, oppure la salvadoregna o la peruviana che gli cura la mamma malata o fa le nottate all'ospedale, e poi pensano che gli 'extracomunitari'  - tutti gli altri,  che lavorano per tutti gli altri - siano criminali in potenza, da rimandare al loro paese. Sono anche quelli che prendono delle/degli 'illegali' a fare questi lavori  e  poi  denunciano  la  piaga  dell'immigrazione  clandestina.  Sono quelli che nelle riunioni delle Unioni industriali quantificano la domanda di  immigrati  nell'ordine delle migliaia e poi, nei  consigli comunali, mettono 'tetti' di poche decine o centinaia alle loro residenze nel proprio comune". (4)

Oggi non c’è più la Lega che inveisce contro gli stranieri poveri, ma c’è Grillo, che ha iniziato ad imparare dalla “scuola” di Bossi. Infatti, recentemente  proprio Grillo, seguendo le orme di Bossi, ignorando gli aspetti storici, sociali,  finanziari,  economici  e politici  del fenomeno,  ha inveito contro i “clandestini” dicendo nel suo che servono "misure immediate", altrimenti "avremo  sempre  più razzismo e malattie epidemiche… È tempo di affrontare l’emigrazione come un problema da risolvere e non come un tabù. Chi entra in Italia con i barconi è un perfetto sconosciuto: deve essere identificato immediatamente, i profughi  vanno accolti,  gli altri, i cosiddetti  clandestini  rispediti da dove venivano. Chi entra in Italia ora deve essere sottoposto a una visita medica obbligatoria all’ingresso per tutelare la sua salute e quelle degli italiani che dovessero venirne a contatto», sottolinea «Il trattato di Dublino, firmato a suo tempo dalla coalizione di centrodestra che ora si strappa le vesti e c’erano Alfano, Lega e Berlusconi, va disdetto immediatamente.   Cosa dice il Trattato? Il profugo  che  arriva  in un Paese  non  può più uscirne  per  essere  accolto altrove. Chi arriva in Italia dalla Siria per esempio non può andare in un altro Paese della Ue e passa il tempo a cercare di fuggire dal nostro Paese in  stazione  per  recarsi  in  Germania  o  in  altri  Paesi  del  Nord  Europa. L'Italia è diventata la sala di aspetto, la porterei dei disperati del mondo. Chi arriva qui deve avere il diritto di muoversi liberamente nella Ue. In mancanza di queste immediate misure  avremo sempre più razzismo e malattie epidemiche. È questo quello che vogliamo? Basta saperlo". (5)

Questo semplificare in questo modo un fenomeno complesso che ha aspetti e radici profonde nelle gravi ingiustizie e nelle rapaci azioni di chi controlla il sistema economico e finanziario, ci appare una replica di quello che Bossi & Co. hanno detto per anni.
Grillo, come Bossi, ignora che la maggior parte degli immigrati che tenta
di venire in Europa è fatta di giovani sani e in buona salute, alcuni dei quali SI AMMALANO DA NOI, quando non trovano un lavoro o non guadagnano  abbastanza, e quindi vivono in condizioni di grave miseria. Per queste persone,  si solleva forse la voce di Grillo o di altri politici? Sappiamo bene che ciò non avviene.

Quindi, il discorso di Grillo, come quello di Bossi e similari, non è affatto a protezione di diritti umani, dimenticando che gli immigrati sono esseri umani, e quindi dovrebbero  avere gli stessi nostri diritti. Questi discorsi sono fatti per attirare elettori, e per mostrarsi forti, a danno dei più deboli. Grillo, come Bossi, ignora completamente il contesto  storico  necessario per comprendere appieno il fenomeno dell’immigrazione. Non si tratta di buonismo o di palesare  la forza,  e non si tratta  nemmeno  di paventare l’ennesima epidemia. Si tratta di capire il perché delle gravi diseguaglianze economiche del nostro pianeta. Di capire perché persone del Terzo mondo che prima avevano un terreno che permetteva  loro la sussistenza  adesso non lo hanno più. Capire perché molti giovani del Nord Africa scelgono di venire da noi, pensando di poter trovare una ricchezza che nel loro paese non  hanno. Capire  anche  chi  organizza i viaggi  nei  vecchi  barconi, chiedendo per quel viaggio infernale cifre ragguardevoli.
Qualsiasi persona può parlare nei termini in cui parla Grillo del problema dell’immigrazione. Moltissime voci da tempo si levano per dire “ritornino a casa”,  “portano  problemi”,  ecc. A cosa  è servito? E’ cambiato  forse qualcosa? L’unico effetto di queste frasi è di attirare nuovi elettori, addossando  molti  problemi  sulle  spalle  degli  immigrati. Anche quei problemi che sono del tutto estranei al fenomeno.
Grillo, evidentemente, ignora (o vuole ignorare)  che l’intero  sistema ha interesse ad alimentare l’immigrazione, sia per “cacciare” dal loro paese quei giovani che potrebbero diventare dissidenti, sia per abbassare il costo del lavoro e peggiorare la situazione dei lavoratori europei. Inoltre, il razzismo serve a metterci gli uni contro gli altri, secondo il principio del Divide et impera, tanto importante per permettere ai pochi di dominare sui molti.

Quindi, i termini del problema non sono quelli utilizzati da Bossi e ora da Grillo. Mettersi contro i più poveri, odiarli o temerli non serve a nulla. Al contrario, serve capire che non si può vincere con l’odio e con l’ignoranza. Non  si  vince  se  si  proiettano  le  cause  dei  problemi  sulle  persone  più povere. Non si vince se si ignorano i veri fatti storici e politici6  che hanno creato le situazioni che spingono all’immigrazione. Si vince comprendendo appieno i fatti, e rinunciando ad appoggiarsi a quei politici che soltanto in apparenza sono dalla parte della gente comune.



Note:
1) - Randazzo Antonella, Il Travagliato Travaglio, Espavo, Milano 2009.
2) - http://www.veja.it/2014/08/06/bebbe-grillo-bossi-grande-statista-degli-ultimi-50- anni/ 

5) - http://www.tmnews.it/web/sezioni/politica/grillo-subito-misure-immigrati-o- sempre-piu-razzismo-e-malattie-PN_20141020_00270.shtml
6) - Randazzo Antonella, Homo Grex, Espavo, Milano 2013.


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