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21 ottobre 2014

LI CHIAMANO “ANTAGONISTI”

Ormai si lamentano anche quelli che durante le tornate elettorali si      
mettono in fila disciplinati aspettando di votare il loro uomo della      
“salvezza”. 
          


Il governo Renzi, si sa, non lo ha votato nessuno, eppure moltissime persone ci credevano. Adesso le proteste si moltiplicano, e le parole di Renzi  sul “cambiamento necessario” sembrano provenienti da un disco rotto. Leggendo le notizie del giorno, che rendono note le frasi e i comportamenti del governo, si ha l’impressione di avere di fronte due interlocutori che parlano lingue diverse: da un lato Renzi e i suoi discorsi pieni di buoni propositi, mossi dall’apparente intento di migliorare le sorti del nostro Paese, e dall’altra gli italiani. Gli italiani però, al contrario di Renzi, non hanno alcun palco privilegiato, e i  loro guai non vengono raccontati nemmeno dai talk show vecchio formato, quelli che mostravano le piazze, per intenderci.
I lavoratori precari, i disoccupati, i pensionati al minimo e gli imprenditori collassati, si possono trovare  oggi, nel caso singolo, soltanto  nei salotti pomeridiani in cui prevale la lamentela, e nei quali persino  gravissimi problemi  dovuti  alla  cattiva politica vengono trasformati in lacrime  e generiche richieste di aiuto, come se non vi fossero precisi responsabili. Intanto prosegue lo stillicidio dei suicidi per motivi economici.


Nascono persino nuove pagine su Facebook, che raccontano questi tragici fatti, definendoli “suicidi di Stato”. 1
Pochi giorni fa è toccato a Luciano Berti, un imprenditore di Ancona, che purtroppo ha deciso di utilizzare una pistola per togliersi la vita.
Stava covando in silenzio la sua decisione, mantenendo all’esterno quell’atteggiamento allegro che era solito avere con amici e conoscenti. Anche  l’artigiano Ivano Polita si è tolto la vita nella sua azienda di Noventa di Piave.  Da mesi lavorava anche tanto, ma senza guadagnare nulla. Viene raccontato da tutti come una persona bravissima nel suo lavoro, che però aveva iniziato ad avere difficoltà quando, a causa della “crisi”, non veniva pagato. Le ditte non lo pagavano, e il suo timore era quello di non riuscire più a pagare i dipendenti.
A Verona, un altro imprenditore edile ha tentato di uccidersi dandosi fuoco, perché temeva di non riuscire a pagare i dipendenti, dato che la banca gli aveva negato un prestito di 4mila euro. Per fortuna, l’uomo è stato salvato dai carabinieri e ricoverato nel reparto di Psichiatria dell'Ospedale Borgo Roma.

Di questi, e di molti altri casi analoghi, Renzi preferisce tacere. E non parla nemmeno quando, come sta accadendo nell’anno in corso, il nostro Paese viene scelto per importanti incontri e Summit. Non presta orecchio nemmeno alle innumerevoli proteste sollevate contro il governo, che ci sono state e continuano ad esserci, in molte città italiane.
Le proteste non sono mancate al Summit dei ministri europei, che hanno
scelto di riunirsi al Teatro Regio di Torino, per un “Vertice europeo sul lavoro”.
E’ stato preparato un corteo che ha riunito migliaia di persone, oltre agli
studenti  di  Torino. I militari che controllavano il Teatro Regio non si aspettavano che i manifestanti cercassero di oltrepassare le transenne, e
hanno  risposto  in maniera brutale, con massiccio uso di lacrimogeni,  e attivando le cariche.
I giornali hanno parlato di “antagonisti”, ma provate a chiedere a qualche giornalista che utilizza questo termine che cosa intende dire.
Difficilmente avrete una risposta chiara.
Sì, perché questi cosiddetti “antagonisti” sono migliaia di lavoratori, che si muovono per protestare contro la riforma del lavoro. E non solo.
Alla manifestazione di Torino c’era anche la Cgil di Torino e del Piemonte e parecchie categorie lavorative, oltre ai pensionati. Insomma, questi “antagonisti” poco ci manca che coincidano con la maggioranza degli italiani,   considerando i milioni di precari, disoccupati e lavoratori malpagati di cui il nostro Paese oggi abbonda.
A calmare gli animi non è bastato lo striscione rassicurante su cui si leggeva: “Mai la nostra firma per i licenziamenti”.
E nemmeno la notizia di un incontro tra una delegazione  della Fiom, il
presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino  e il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, già presente a Torino per il vertice europeo sul lavoro.
Questi “antagonisti” vengono descritti come indisciplinati, e talvolta etichettati con la parola “anarchici”, come se operai, impiegati e pensionati si divertissero a formare “cortei ribelli” per le strade d’Italia.


Lo stesso segretario Fiom, Federico  Bellono, ha condannato la reazione dei militari a Torino, parlando di “un eccesso di reazione nella gestione dell’ordine pubblico fino al punto di lanciare lacrimogeni verso il nostro palco… Ho chiesto  al  questore un incontro, già oggi, per farglielo presente, … Il numero delle persone coinvolte nei disordini era irrisorio:
50 o 100 al massimo, di fronte a migliaia di lavoratori. Siamo in una fase
in cui ci saranno molte iniziative sindacali, è necessario che si gestiscano nel modo migliore possibile”. 2

Ormai gli italiani sono abituati alla disinformazione. Le notizie di regime parlano di poliziotti  chiamati a riportare “l’ordine”,  senza fare cenno ai motivi  della  protesta.  Questa  generica  “riforma  del lavoro”  è compresa dagli italiani alla stessa stregua di una formula matematica. Tuttavia, molti
hanno il sentore dell’ennesima fregatura, perpetrata attraverso parole seducenti e illusioni da prestigiatore.
Tutte  le cosiddette  “riforme”  che  il  nostro  paese  ha subito  da parte  di governi a servizio del dominio finanziario internazionale, sono state ammantate dell’aureola del “progresso”, mistificate nei significati fondamentali, oppure addirittura mai spiegate.

Eppure la spiegazione di questa  fantomatica “riforma del lavoro”  è semplice:  i ministri europei sono preoccupati  del fatto che le banconote emesse  in  regime di signoraggio 3 non vengono più dotate di valore attraverso il lavoro semischiavile delle persone indigenti o, come si diceva una volta, delle masse proletarie. Ci sono miriadi di proteste nei Paesi del Terzo mondo, e, com’è noto, persino Hong Kong non è esente.
Il sistema finanziario a matrice occidentale, ormai da diversi anni, fa acqua da tutte le parti, e dato che alcuni Paesi hanno cercato di porvi rimedio attraverso  una decisa riforma finanziaria (Russia in testa, appoggiata da diversi  altri paesi), l’attenzione dei falchi occidentali  si è appuntata sui paesi più deboli dell’Unione, dei quali fa parte anche il nostro.
Questo spiega il movimento inquietante che sta gravitando proprio sull’Italia di Renzi.
La  questione  non  riguarda  soltanto  il  settore  del  Lavoro,  ma  anche  la
Scuola, il settore fiscale e l’Economia in generale.
Non ci sarà alcuna ripresa in seguito a queste “riforme”, al contrario, si sta cercando  di dare il colpo finale  al nostro Paese,  per tenere in piedi un sistema non più sostenibile.
Intanto le proteste proseguono, si è protestato da Nord al Sud contro un governo che viene percepito da sempre più persone come un fantoccio di interessi estranei a quelli italiani.
Il 10 ottobre scorso, ci sono stati cortei in molte città italiane:  Treviso, Verona, Latina, Milano, Varese, Monza, Brescia, Lecco, Mantova, Bergamo, Catania, Siracusa, Vittoria, Messina, Trapani, Palermo, Caltanissetta, Bari, Brindisi, e molte altre città. A protestare erano insegnanti e studenti. Alberto Irone,   portavoce nazionale della Rete Studenti Medi, ha spiegato:
“E’ passato un mese dalla pubblicazione del Piano Scuola e quasi tre settimane  dall’inizio della consultazione che, però, non è stata portata avanti con la stessa forza che gli annunci a inizio settembre ci facevano pensare. Nel frattempo la scuola è cominciata e gli studenti si trovano a vivere sempre gli stessi problemi dentro e fuori le proprie aule: sistema del diritto allo studio assente, didattica anacronistica, bocciature che mettono a repentaglio il futuro scolastico di molti giovani andando ad aumentare le percentuali della dispersione scolastica. Insomma, nulla a che vedere con la annunciata rivoluzione della scuola. Domani saremo nelle nostre piazze per ribadirlo, non ci stancheremo mai di dire che la Grande Bellezza siamo noi”.
Anche i Cobas si sono mobilitati per uno sciopero generale della scuola “contro il Piano Renzi, la scuola-azienda, la scuola-miseria e la scuola- quiz”, in parecchie città.
La sceneggiata di Renzi però va avanti, come se la “platea” alla quale si rivolge fosse vuota o muta.
“Incontrerò i lavoratori” dice alludendo ad un presunto dialogo promosso
dalla Fiom.
"Investire è ottimismo… Un imprenditore è tale solo se ogni giorno prova a scommettere sul futuro e ad investire con coraggio e determinazione", dice rivolgendosi ai potenziali investitori asiatici.
Ma se pensa davvero questo perché non affronta il problema dei crediti bancari negati, che producono ogni giorno una miriade di fallimenti e continuano ad istigare al suicidio?
Un Presidente del consiglio italiano che ignora gli imprenditori italiani e mostra di avere a cuore quelli stranieri!
Grazie Renzi, complimenti, se volevi cambiare l’Italia, lo hai fatto. In peggio.


Note:
1 https://it-it.facebook.com/pages/Piccoli-imprenditori-e-i-suicidi-di- stato/263017430426713
2 http:/www.ilmessa/ggero.itPRIMOPIANO/CRONACA/torino_tensione_corteo_stud enti_contro_vertice_lavoro/notizie/961101.shtml
3 Randazzo Antonella, La Nuova Democrazia, Nuova Edizione Espavo, Milano 2013.
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo  articolo  è tratto  dalla  pubblicazione  “NUOVA  ENERGIA”.  Per informazioni andare al sito: http://associazioneespavo.blogspot.it/
oppure: http://antonellarandazzo.blogspot.it/
Per richiedere l’autorizzazione alla riproduzione di questo articolo scrivere a:  nuovaenergia@rocketmail.com

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