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23 settembre 2014

Niente di nuovo, sotto lo stesso Sole...

Le infiltrazioni avvengono in vari modi, soprattutto mediante il reclutamento di militanti ricattabili per loro precedenti penali o che si è fatto in modo di cacciare in pasticci criminali, ma vi sono anche molti "volontari". Questi agenti servono per le informazioni ma anche per tutte le operazioni di provocazione e di organizzazione di atti di violenza spettacolare, come per esempio quelli addirittura esemplari dell'Italicus e di Piazza Fontana."
Così si esprimeva l'ex agente della CIA Philip Agee nel corso di un'intevista al periodico "Europeo" nel numero del lontano 30 gennaio del 1976, rimarcando le responsabilità della celebre Agenzia nella "strategia della tensione" italiana. Naturalmente l'ex uomo di Langley forniva qualche dettaglio in più circa le operazioni e le tecniche dell'Agenzia approntate per mantenere le redini della "piccola" Italia, un baluardo strategico a cui era – ed è – impossibile rinunciare agli occhi degli yankees. Certo... Il suddetto Agee non era proprio uno stincodisanto e aveva dato mostra di simpatizzare per il castrismo in pieno periodo di contrapposizione con i sovietici (?), tuttavia non risulta che sia mai stato smentito in maniera efficacie e documentale in merito alle gravissime asserzioni, nè che giudice italiano o straniero lo abbia interrogato su queste delicate questioni. Al di là della sua piena attendibilità, Mr. Agee può essersi comportato come altri suoi ex colleghi, i quali, nauseati dalle condotte di quella che dimostrava ogni giorno di più di essere assimilabile ad un'associazione a delinquere di alto livello, si sono allontanato dalla Compagnia per denunciarne le malefatte... E penso al primo fra tutti, l'italoamericano Victor Marchetti che, fra i primi, parlò dei rapporti fra l'intelligence statunitense e la mafia a partire dallo sbarco in Sicilia, o al "contractor" della CIA  e del MOSSAD Richard "Dick" Brenneke...

Quel Brenneke che parlò della connection CIA/P2/Cosa Nostra in affari poco commendevoli come il riciclaggio di denaro sporco, il terrorismo e i traffici di armi e di droga... Quel Brenneke che fu creduto dal Tribunale dell'Oregon quando rivelò l'"October Surprise", il complotto per danneggiare il Presidente democratico Jimmy Carter e favorire il suo avversario, il repubblicano Ronald Reagan con il concorso di alti dirigenti e veterani della Compagnia come il petroliere texano George Bush senior, ex direttore della CIA e futuro vicepresidente e Presidente degli States.

Non sono solo Cosa Nostra italoamericana, la mafia sicula e altre potenti associazioni criminali ad annoverare una discreta compagnia di "pentiti"...

Dopo averle rilette – le dichiarazioni di Philip Agee – mi viene da sorridere e il perchè forse lo capirete da voi...

Solo una manciata di giorni fa è stato pubblicato un interessante rapporto della ONG statunitense Human Rights Watch – che da qualche tempo sta fornendo qualche motivo di dispiacere a yankees e israeliani – e della Università della Colombia che, nella sostanza, denuncia che buona parte degli atti di terrorismo praticato all'interno degli States e attribuito a radicali islamici non sono nient'altro che il risultato delle manipolazioni attuate dall'FBI – la celebre polizia federale statunitense – attraverso le cosiddette covert operations. Se rileggiamo le dichiarazioni dell'ex agente Agee scopriamo che non ci sono mica tante differenze fra le modalità operative assunte dalla CIA nel nostro paese nel corso degli anni Sessanta e Settanta e quelle dell'odierna FBI che dovrebbe tutelare e proteggere i suoi cittadini anzichè gonfiare artificiosamente uno "pseudoterrorismo" da agitare di fronte al grande pubblico. Se diamo anche una rapida occhiata al rapporto ricompare il consueto repertorio: pressioni, ricatti e pagamento di soggetti da sfruttare per alimentare il pericolo del "terrorismo islamico". In aggiunta ai nostri baldi agenti federali è stato anche ordinato o "consigliato" di circuire e manipolare i soggetti dotati di scarsa intelligenza o facilmente influenzabili così da poterli manovrare senza problemi... In realtà l'agenzia federale sta solo rispettando una poco onorevole tradizione inaugurata dal suo potente e sempiterno fondatore e direttore, quel Edgar J. Hoover, un paranoico reazionario e anticomunista che, nel corso della sua lunga e onorata carriera – cinquant'anni !!! - ha ricattato svariati presidenti e ha fatto sostanzialmente spiare e schedare in massa il popolo americano. Una delle specialità della casa federale era quella di infiltrare e penetrare massicciamente le organizzazioni e le associazioni in odore di comunismo e di trockismo. Nel corso degli anni Sessanta l'ingegnoso direttore promosse una vasta operazione di "controspionaggio" interno, competenza che era riuscito a "strappare" all'establishment di Washington. Se i cuginetti della CIA si occupavano delle questioni di carattere internazionale – almeno sulla carta -, Hoover e l'FBI si erano assunti il compito di smascherare le spie sovietiche sul territorio americano. Nacque così il COINTELTRO (Counter Intelligence Programme) che, in realtà, aveva l'obiettivo di annientare i "gruppi di odio" o movimenti radicali americani attraverso azioni di infiltrazione, camuffamento e provocazione. Considerate le convinzioni politiche del direttore Hoover – il quale non aveva in simpatia neanche i liberal -, si può ben comprendere quanto dovevano essere elastiche le sue nozioni di "comunismo" e di "radicalismo"... Le illegalità gravissime commesse dall'FBI sono ampiamente documentate: dalle operazioni dirette contro le Black Panthers fino a quelle che hanno colpito i residui del Ku Klux Klan... Sono anche gli anni degli omicidi eccellenti dei due Kennedy, di Martin Luther King Jr e di Malcolm X. Le lezioni impartite dal vecchio Hoover non sono mai state dimenticate e ben poco deve essere cambiato nell'FBI... Basta sempre sostituire il terrorismo o il terrorista "islamico" con qualcos'altro da vendere al pubblico americano...

Niente di nuovo, sotto lo stesso sole...

La storia ce lo insegna e ce lo ripete da decenni: milioni su milioni di dollari vengono spesi per finanziare le cosiddette covert operations della CIA, dell'FBI, della DIA (il servizio segreto del Pentagono), della potente NSA e di un'altra dozzina di agenzie di cosiddetta intelligence variamente impegnate in riprovevoli azioni di infiltrazione, provocazione e manipolazione. Insomma è la "politica clandestina ed occulta" baby, e tu non ci puoi fare nulla... In questo meccanismo la costruzione e l'elaborazione del "nemico" secondo lo schema definito da Carl Schmitt (la semplicistica opposizione amico/nemico) occupa un posto fondamentale. Chi non ha paura del "terrorista" o dell'"estremista" ?

La storia ce lo insegna...

Naturalmente se l'FBI si conformava alle direttive di COINTELPRO, la CIA – riorganizzata nel secondo Dopoguerra da un potente avvocato e uomo d'affari filonazista, Allen W. Dulles, per "combattere" un nuovo tipo di "guerra", la "Guerra Fredda" – non poteva essere da meno... Anzi... Sempre nel corso dei convulsi anni Sessanta venne varato un Programma di operazioni speciali il cui nome in codice – l'acronimo – era tutto un programma, terribilmente evocativo. L'operazione CHAOS – proprio come COINTELPRO – venne inizialmente concepita come un vasto programma di controspionaggio, ideato per stanare le spie sovietiche presenti nel paese. Evidentemente non emersero prove a sostegno di presunti complotti "comunisti" per cui si fece in modo di allevarlo, il "pericolo rosso". CHAOS si convertì in una colossale macchina di provocazione e di infiltrazione finalizzata ad accendere la miccia del caos, del disordine e della violenza nei momenti ritenuti propizi. Gli agenti "speciali" e coperti penetrarono i movimenti underground, studenteschi e giovanili con l'intento certo non dichiarato di far deragliare il pacifismo delle origini e di provocare la spirale del radicalismo violento che poteva terrorizzare l'opinione pubblica. Ma CHAOS non rimase confinata nel territorio degli States e venne estesa ai più importanti alleati della NATO come la Gran Bretagna, la Germania Federale, la Francia, la Spagna e, naturalmente, l'Italia. Il dato significativo è che CHAOS rimase in vigore esattamente nel periodo corrispondente alla "strategia della tensione". Semplice coincidenza ?

Presumibilmente la CIA e le altre più importanti agenzie di intelligence statunitensi esportarono il modello giovandosi della collaborazione dei "colleghi" del paesi alleati che, a tal fine, si "immersero" nell'ambiente veriegato della Nuova Sinistra. Perchè, tuttavia, le alte sfere della Casa Bianca, del Pentagono e di Langley avvertirono la necessità di progettare e realizzare un simile programma di operazioni coperte e clandestine ? Bisogna, innanzitutto, tenere da conto il contesto internazionale dell'epoca: gli States stavano per impegnarsi nel conflitto vietnamita e avevano bisogno del sostegno "patriottico" della propria opinione pubblica così come si voleva consolidare la lealtà degli alleati alla Superpotenza. Così non potevano essere certo guardati di buon occhio i sussulti di autonomia come quelli del sempre troppo nazionalista Presidente francese Charles De Gaulle, del cancelliere socialdemocratico Willy Brandt con la sua Ostpolitik e del leader democristiano Aldo Moro troppo dialogante con il PCI e le sinistre in generale (la "stategia dell'attenzione" e le aperture al Compromesso Storico. Almeno tali orientamenti non potevano e, in effetti, non venivano accettati da determinati settori della Casa Bianca, del Pentagono e di Langley, gi stessi che nutrivano quel complesso militare – industriale che il Presidente repubblicano Eisenhower aveva denunciato prima di rimettere il mandato nel 1959. Agitare lo spettro del "pericolo interno" – del "pericolo rosso" nella fattispecie – può sempre tornare utile quando c'è ampia disponibilità di liquidità, mezzi e materiale umano adatto allo scopo... Certo, a metà degli anni Settanta le Commissioni istituite dal Congresso e dal Senato (Pike e Rockefeller) dovettero ben prendere atto delle gravissime condotte illegali – ma si tratta di un eufemismo ! - tenute soprattutto dalla CIA e dall'FBI, ma – come era ovvio – la tendenza è stata quella di minimizzare e di "tagliare i rami secchi", come si dice in gergo spionistico. Se poteva essere ammessa l'attività clandestina della CIA nei Paesi del Terzo Mondo (Iran, Guatemala, Congo, Vietnam del Sud, Repubblica Dominicana, Bolivia, Cile, ecc...), era d'obbligo tacere su quanto era avvenuto nei paesi alleati dell'Europa occidentale – o in Giappone -. In effetti, se non si potè negare l'attività connessa all'Operazione CHAOS in Europa, non ne venne fornito alcun dettaglio. In realtà negli States suscitò scalpore l'estesa attività di spionaggio delle Agenzie americane, praticamente coeva allo scandalo Watergate che coinvolgeva pienamente l'Amministrazione del Presidente repubblicano Richard Nixon. Così, nel 1975, l'operazione CHAOS venne "chiusa" negli States, ma non è mai pervenuta la conferma di un'analoga "disattivazione" sul suolo europeo...

Gli storici e gli analisti non sembrano concordare sulla data in cui ebbe inizio il programma clandestino e speciale della CIA. C'è indecisione fra il 1963 e il 1967 – comunque sotto la Presidenza del democratico Lyndon Johnson, un altro "texano di ferro" come George Bush senior... La versione del 1963 dovrebbe indurre a qualche seria riflessione...  L'evento si collocherebbe quasi immediatamente dopo l'assassinio del Presidente Kennedy, caduto a causa di una congiura i cui contorni non sono mai stati chiariti completamente. Il 7 dicembre del 1963 – al terzo piano del padiglione principale della sede CIA di Langley si sarebbero riuniti il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito William Westmoreland – il pricipale dirigente dei servizi speciali militari -, il capo del controspionaggio della CIA James Jesus Angleton e il suo diretto superiore nonchè direttore dell'Agenzia John McCone, il Segretario di Stato Dean Rusk e il Segretario alla Difesa Robert McNamara. I presenti convennero sulla necessità di "rispondere" alla minaccia comunista e definirono le linee di quella che, poi, sarà conosciuta come Operazione CHAOS. Il più convinto sostenitore del progetto è proprio il leggendario capo del controspionaggio della CIA Angleton che si assumerà anche il compito di coordinare le varie strutture dell'intelligence.
Figura inquietante e conturbante, quella di Angleton... Colto e raffinato, è il figlio del Presidente della Camera di Commercio americana con sede a Milano. E' un grande conoscitore ed esperto di affari italiani e, come suo padre, è massone come, del resto, sono massoni tutti coloro che ricoprono i vertici delle agenzie di intelligence americane, Hoover compreso. Ciò non deve sorprendere, perchè gran parte della massoneria è profondamente radicata negli ambienti "altolocati" statunitensi e britannici e, quindi, l'affliazione costituisce un bel biglietto da visita per aprire molte porte. Amante della letteratura e della poesia, Angleton è anche un convinto anticomunista e filofascista, cultore del poeta connazionale Ezra Pound, un simpatizzante dei regimi fascisti. Ed è, infatti, con questo retroterra politico, ideologico e culturale che Angleton inizia a farsi le ossa in Italia nella Sezione X2 dell'OSS – il servizio antesignano della stessa CIA – durante la guerra. Non deve stupire che, come Angleton, tutti i maggiori dirigenti e coloro che hanno diretto le operazioni speciali e clandestine nella CIA abbiano maturato la loro esperienza proprio nel Belpaese. William Colby - uomo di fiducia di Dulles, Capo Stazione dell'Agenzia a Roma nella prima metà degli anni Cinquanta e direttore della Cia fra il 1973 e il 1976 – ammetterà candidamente come l'Italia avesse costituito il più grande laboratorio per le operazioni clandestine della CIA come il golpe cileno. Naturalmente non è mai stato chiarito il senso di quanto dichiarato da Colby il quale morirà nel corso di uno strano incidente di "pesca" agli inizi degli anni Novanta... Ben prima dell'inizio della "Guerra Fredda", Angleton si convinse che il miglior modo per combattere i comunisti fosse reclutare i nazisti e i fascisti e sarà proprio lui ad organizzare la "fuga" del principe Junio valerio Borghese, comandante della Flottiglia  X MAS al servizio della Repubblica di Salò per sottrarlo alla fucilazione da parte dei partigiani milanesi. Ancora a guerra in corso – verso la fine del 1944 -, mentre le sorti del conflitto erano ormai decise, si diffuse la convinzione che era necessario prepararsi a combattere il nuovo conflitto contro i "rossi" ed è in tale contesto che la brigata "Franchi" – nome di battaglia del conte Sogno Rata Vallino, già agente al servizio degli alleati angloamericani -, la brigata "irredentista" dell'Osoppo e la X MAS del principe Borghese tentarono degli approcci. Durante i prodromi della "Guerra Fredda" ritroviamo Angleton a Roma mentre profonde tutti gli sforzi nel tentativo di coordinare tutte le organizzazioni e i gruppi paramilitari anticomunisti e antibolscevichi, dai "bianchi" ed irredentisti del Nord Est alle formazioni del clandestinismo neofascista passando per la cosiddetta Banda Giuliano, naturalmente legata anche alla mafia siciliana. Siamo agli albori della nascita della GLADIO e della sezione italiana della STAY BEHIND, la rete paramilitare clandestina foraggiata dagli americani e dagli inglesi e, successivamente, inquadrata nel Patto NATO. Gli elementi reclutati nella GLADIO o in organizzazioni similari venivano addestrati dai Green Berets e dai Marines americani e dalle SAS britanniche. Le modalità operative dei "soldati" della "Guerra Fredda" verranno formalizzate nel cosiddetto Piano DEMAGNETIZE secondo cui ogni mezzo è consentito pur di "disattivare" i partiti comunisti occidentali – specialmente quello italiano e quello francese -, dalle operazioni paramilitari a quelle politiche, senza trascurare quelle psicologiche e propagandistiche. Il responsabile dell'operazione CHAOS è dunque un caposcuola della CIA, che, peraltro, si è formato a Londra nella raffinata scuola britannica di spionaggio e ha contribuito alla fondazione del servizio israeliano, il MOSSAD, poi alleato della stessa CIA. E intuibile che, sul finire degli anni Sessanta, quando il principe Borghese si illuse di attuare un colpo di stato in Italia sicuramente anche con l'appoggio dell'Amministrazione Nixon, non trascurò di consultare il vecchio amico americano. Fra  i maggiori collaboratori di Angleton durante il conflitto si mise in mostra un giovane vicequestore che si sarebbe distinto come eminenza grigia dell'Ufficio Affari Riservati, il servizio segreto del Viminale fino al suo scioglimento ufficiale, nel 1974. Stretto collaboratore della CIA, affiliato della P2 e una reputazione di architetto della "strategia della tensione", Federico Umberto D'Amato non mancherà di alludere alle sue pericolose e bizzarre amicizie sia a destra come a sinistra. Cionondimeno – e forse proprio per questo motivo – D'Amato ricoprì il prestigioso incarico di Segretario presso l'Ufficio Sicurezza Patto Atlantico e ciò non può non far pensare alle ottime entrature americane. Niente male per chi – a vario titolo – è stato accusato di coltivare amicizie con gli "autonomi" o i neofascisti e per chi, a sua volta, si è attribuito la frequentazione con il "nero" Delle Chiaie e il "rosso" Sofri...
L'enorme influenza di JJ Angleton, tuttavia, non gli impedì di terminare ignominiosamente la carriera nel 1975, in coincidenza con la chiusura ufficiale dell'Operazione CHAOS. Solo e rassegnato, fu costretto a dare le dimissioni e a fare da capro espiatorio per tutte le malefatte dell'Agenzia...

Un'idea precisa di quello che può aver rappresentato ed essere stata concretamente l'Operazione CHAOS la fornisce Theodore G. Shackley nel suo "Third Option", un compedio teorico delle covert operations... Ma che cosa è la "terza opzione" ? Quella che si situa fra la guerra e la pace, ovvero lo stato di tensione artificiosamente creato grazie alle operazioni speciali. E chi è Shackley ? Sicuramente uno dei maggiori esperti sull'argomento, un agente delle "operazioni speciali" della CIA con un curriculum che fa rabbrividire... Già veterano dei CIC – i Counter Intelligence Corps, il servizio segreto dell'esercito americano attivo durante il conflitto mondiale -, agli inizi degli anni Sessanta riceve dall'Agenzia il primo importante incarico a Miami dove dirige la locale stazione e organizza un agguerrito gruppo di cubani anticastristi senza scrupoli assoldati per rovesciare il regime di Fidel Castro. Il gruppo delle "operazioni speciali" è sicuramente coinvolto nella fallita invasione della Baia dei Porci e nell'operazione Mangoose e non trascura di trafficare con Cosa Nostra italoamericana che ha certamente qualche conto in sospeso con il dittatore cubano. Anche se i tentativi di assassinare Castro falliranno tutti miseramente, Shackley si segnala come elemento di sicura affidabilità e di provata fede "anticomunista" tanto che – in Vietnam – gli viene affidata la responsabilità dell'Operazione PHOENIX, null'altro che un programma di assassinii e di eliminazioni di massa nei confronti di chi collaborava con i vietcong. Ma Mr. Shackely si dedica anche ad attività più redditizie e si ingegna a trafficare eroina con il concorso del boss mafioso di Miami Santo Trafficante. I proventi del commercio servono anche a finanziare le operazioni speciali della CIA, quelle che costituiscono la "terza opzione" di sui Shackley è uno specialista. Ormai l'attività di Shackley non si distingue da quella di un'associazione a delinquere: rapporti con la mafia italoamericana, terrorismo su vasta scala, traffici di armi e droga, ecc... Gli enormi profitti di questo intraprendente nucleo della CIA condurranno alla fondazione della Nugan Hand Bank a Sidney, un istituto finanziario creato apposta per riciclare i proventi illeciti di questi traffici. Alcuni "soci" di Shackley – come Frank Terpil e Edwin Wilson – verranno accusati di vendere ingenti quantitativi di esplosivo militare C4 al dittatore libico Gheddafi, formalmente un nemico degli USA. Nonostante i sospetti e, forse, proprio per la spiccata vocazione criminale di Shackley al servizio della "causa", il "Diavolo Biondo" – così veniva soprannominato – entrò a far parte della cerchia di collaboratori dell'amministrazione Reagan/ Bush. I suoi servigi dovevano essere stati molto apprezzati, soprattutto dal suo ex superiore George Bush senior. Inevitabilmente il suo nome comparirà anche quando scoppierà lo scandalo "Iran/contras", la compravendita di armi all'Iran degli ayatollah per finanziare la guerriglia antisandinista dei contras in Nicaragua. Il traffico d'armi ripete uno schema ben collaudato da Shackley e soci...
Nel carniere di un esperto di "strategia della tensione" come Shackley non poteva mancare l'esperienza italiana e proprio in Italia avrebbe conosciuto un certo Licio Gelli, destinato ad una folgorante carriera massonica nella famigerata loggia coperta Propaganda Due. Agli atti della Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla P2 risulterebbe il reclutamento del Venerabile nei CIC nel lontano 1944, il servizio segreto militare in cui Shackley avrebbe iniziato la sua carriera di agente segreto...

CHAOS e la "strategia della tensione" vengono modellate da una matrice chiaramente "statunitense" e "atlantica", ma la paternità del progetto non è solo riconducibile agli yankees...
In seguito alla proclamazione dell'indipendenza dell'Algeria dalla Francia (5 luglio 1962), un gruppo di irriducibili ufficiali e miliziani dell'OAS – l'organizzazione terroristica e colonialista che stava conducendo una guerra senza quartiere perchè la Francia mantenesse le redini dell'Algeria, considerata alla stregua di un "territorio francese esteso a parte del Nord Africa – si rifugiarono nel Portogallo clericofascista del dittatore Salazar – nella capitale Lisbona - per fondare una finta agenzia di stampa, la Aginter Press. Dietro questa operazione, si cela, in realtà, il tentativo di dare vita a un movimento anticomunista internazionale in grado di raccordarsi con tutte le organizzazioni di estrema destra presenti sul continente europeo. Insomma, un centro di raccordo della codiddetta "internazionale nera" disponibile alle più spregiudicate e "sporche" operazioni di terrorismo. Il pallino degli ufficiali dell'OAS è evidente e, infatti, a dimostrazione dell'irriducibile colonialismo, l'Aginter Press recluta mercenari e volontari addestrati a combattere in paesi come l'Angola e il Congo, teatri di confronto fra i vecchi "padroni" occidentali – e il loro alleato statunitense – e i movimenti di liberazione germinati dal secondo Dopoguerra. Ma Aginter Press diventa tristemente famosa anche per il presunto coinvolgimento nella strage di Piazza Fontana, nell'organizzazione degli attentati del 12 dicembre del 1969 a Milano e a Roma e, in generale, nella "strategia della tensione". In realtà assimilare la falsa agenzia stampa a una sorta di tessera dell'"internazionale nera" è riduttivo e non spiega come mai, sulla sua attività, sia stato apposto il segreto NATO. Secondo uno dei massimi e più informati studiosi della STAY BEHIND – organismo, non dimentichiamolo, inquadrato nell'Alleanza Atlantica – e di GLADIO, lo svizzero Daniele Ganser, Aginter Press era parte dell'esercito segreto della NATO. In effetti è rimasto un esteso cono d'ombra sul genere di operazioni paramilitari ideate e realizzate dagli ex miliziani dell'OAS. I militari francesi anticolonialisti – in gran parte estremisti di destra e tradizionalisti cattolici, ex collaborazionisti del Regime di Vichy o ex partigiani "bianchi" ed ex gaullisti delusi – dimostrano anche una buona propensione all'elaborazione teorica rispetto ai "colleghi" americani. Punto di riferimento e figura carismatica dell'organizzazione è sicuramente il tenente Yves Guillou alias Yves Guerin Serac, militare di indubbie capacità e senza scrupoli. Una carriera da veterano nei più caldi teatri di guerra dopo il Secondo Conflitto Mondiale: dalla Corea all'Indocina, dal canale di Suez all'Algeria... Non v'è dubbio alcuno che questo "eroe di guerra" – a cui viene conferita la Bronze Star, l'onoreficenza assegnata dagli americani ai più valenti e coraggiosi combattenti – avesse fatto una precisa e irrevocabile "scelta di campo", offrendo i suoi talenti alla causa dell'Occidente filoamericano e filoatlantico. Nel corso delle numerose campagne militari a cui parteciperà, Guillou /Serac combatterà a fianco dei reparti statunitensi, inglesi ed israeliani, a cui non mancherà di donare il suo impegno, sempre a sostegno della stessa "causa". Sarebbe errato confinare l'operato di ufficiali francesi come Guillou/Serac nella sfera del colonialismo europeo più radicale e nel pur cruento teatro di guerra algerino... La guerriglia condotta in Indocina, in Algeria così come in altri paesi del Terzo Mondo, dimostrerebbe che un vasto e ramificato complotto comunista mondiale – evidentemente concertato dai sovietici e dai cinesi – è in atto e che occorre porvi rimedio in maniera drastica. Non si tratta più della guerra tradizionale – con gli eserciti in campo aperto – ma di un conflitto di tipo nuovo, combattutto sul terreno della guerriglia di bande e di gruppi e della propaganda più incisiva e ficcante. Secondo Guillou/Serac i comunisti stavano vincendo la guerra proprio sul terreno delle simpatie e dei consensi guadagnati con una propaganda martellante a cui bisognava rispondere adottanto gli stessi stili e linguaggi a fini di "controterrore". E' la cosiddetta "guerra non ortodossa" o "guerra a bassa intensità" che contempla anche l'uso del terrorismo indiscriminato e rivolto contro la popolazione civile. La guerra d'Algeria diventa anche un laboratorio di terrorismo indiscriminato e selettivo che oppone i colonialisti dell'OAS ai partigiani dell'FLN. Ma il profondo anticomunismo radicale e di marca militare di Guillou/Serac e dei militanti dell'OAS non esaurisce l'elaborazione "teorica" della "guerra non ortodossa". L'"occidentalismo" di Guillou/Serac anticipa la teoria geopolitica della "Clash of Civilization" di Samuel Huntington – uno dei "cervelli" della Commissione Trilaterale -, lo "scontro di civiltà" che avrebbe opposto gli occidentali agli arabi e ai musulmani. Infatti per Guillou/Serac la guerra contro il comunismo internazionale è un conflitto che oppone la civiltà alla barbarie e gli arabi e i musulmani appatengono a quest'ultimo schieramento. Sicuramente l'esperienza sul campo di questo ufficiale francese ha determinato il suo deciso orientamento politico – ideologico: non solo lo scontro con gli arabi dell'FLN algerino, ma anche la guerra per il canale di Suez (1956) che contrappose gli eserciti israeliano, britannico e francese a quello del dittatore egiziano Nasser. Guillou/Serac ebbe modo di esprimere la sua ammirazione per l'esercito israeliano e, quando, venne fondata l'Aginter Press, cercò di farne anche lo strumento per convertire gran parte dei gruppi dell'estrema destra europea – di matrice nazista, razzista, antisemita o antisionista – alla causa anticomunista e filoatlantica per la quale Israele era diventato ormai un alleato imprescindibile. L'orizzonte anticomunista e anche "antiarabo" di Guillou/Serac e soci richiedeva di favorire la costituzione di alleanze strategiche e tattiche fra tutti coloro che avevano a cuore la sopravvivenza e il dominio della civiltà occidentale, coinvolgendo sia gli elementi filofascisti e filonazisti che coloro che avevano combattuto nella Resistenza "bianca". Sussistono pochi dubbi che "la guerra non ortodossa" predicata e praticata dagli ex militanti dell'OAS si fosse tradotta in forme di terrorismo fomentate e protette ai più alti livelli... Così l'attività dell'Aginter Press non poteva trascurare la penetrazione e l'infiltrazione nei gruppi di estrema sinistra, soprattutto maoisti. Il braccio destro di Giullou/Serac, l'ex ufficiale delle Waffen SS Robert Leroy il quale, non solo coltiverà uno stretto rapporto con il discusso segretario del Partito Comunista filocinese Gerard Buillard – fonte del servizio segreto italiano SID con il nome in codice di "Bill" – ma riuscirà anche ad entrare in contatto con l'Ambasciata della Cina Popolare a Berna, l'unica legazione del colosso maoista in Europa. L'esperienza e l'elaborazione teorica dei francesi dell'OAS e dell'Aginter Press ha concorso a definire i contorni programmatici dell'Operazione CHAOS, piano concepito nell'ambito dell'intelligence USA, ma esteso agli alleati europei e giapponesi ? Non esiste un definitivo riscontro documentale e storiografico, ma, a giudicare, da varie tracce, indizi ed episodi, sembrerebbe proprio di sì... La "guerra non ortodossa" o "a bassa intensità" dell'OAS farà presa sulle maggiori organizzazioni neofasciste e neonaziste italiane – Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale – e, soprattutto la prima, si doterà di un apparato paramilitare "parallelo" alla struttura organizzativa ufficiale. Inoltre l'OAS farà scuola presso i vertici militari e diplomatici degli States e dell'Alleanza Atlantica al punto che, fra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi degli anni Sessanta, verranno organizzati svariati convegni sull'argomento. Il più celebre rimane, senza dubbio, quello dell'Hotel Parco dei Principi di Roma (3 – 5 maggio 1965) organizzato dall'Istituto Pollio, diretta emanazione dello Stato Maggiore dell'Esercito e dei servizi segreti italiani. All'evento – a cui, alcuni storici e stroriografi fanno risalire i prodromi della "strategia della tensione" in Italia – partecipano studiosi e intellettuali di estrazione tradizionalista e conservatrice, politici e diplomatici con convinzioni "atlantiche", agenti segreti ed estremisti di destra. Compaiono nomi che ricorrono nelle inchieste sulla strage di Piazza Fontana... Fra questi il famoso agente "Zeta" dell'Ufficio D del SID Guido Giannettini, un convinto neofascista che raccoglieva informazioni tanto sull'estrema destra che sull'estrema sinistra. Ma il suo ruolo non si limitava a questo... Giannettini era un giornalista esperto di questioni militari e un sostenitore delle teorie sulla "guerra non ortodossa" ed era in contatto con i francesi dell'Aginter Press come Pino Rauti , leader di Ordine Nuovo e Stefano Delle Chiaie, capo di Avanguardia Nazionale. Nel 1961 era stato invitato per tenere una conferenza alla Scuola dei marines di Annapolis sulle "Tecniche e possibilità di un colpo si Stato in Europa" acui avrebbero partecipato alti ufficiali del Pentagono e della CIA. Per quel che riguarda il famoso convegno dell'Istituto Pollio sulla "guerra rivoluzionaria", sembra che la sua più diretta applicazione fosse stata la costituzione dei cosiddetti Nuclei di Difesa dello Stato, una sorta di GLADIO, riservata però agli elementi di estrema destra...
Per quanto riguarda i professionisti della "guerra non ortodossa" dell'OAS, i loro nomi vengono spesso associati a "delitti eccellenti" come quello del Presidente John Fitzgerald Kennedy, del Presidente dell'Eni Enrico Mattei e ai tentativi di assassinare il Presidente francese, il "traditore Charles De Gaulle, ritenuto colpevole di aver trattato e accordato l'indipendenza algerina – tutti eventi delittuosi graditi all'establishment finanziario, economico, diplomatico, politico e militare internazionale -, oltre alla disastrosa e fallimentare invasione della Baia dei Porci e agli altri tentativi di rovesciare Castro perseguiti dagli americani. Secondo diverse testimonianze avrebbero ricoperto un ruolo operativo di tutto rispetto nell'ambito delle cosiddette covert operations. Fra queste è significativa quella di Roberto Cavallaro il quale testimoniò che nel 1972 – in Francia - ufficiali dell'OAS e dell'Aginter Press avrebbero  condotto l'addestramento per l'operazione BLUE MOON, voluta dagli americani della CIA, presumibilmente nell'ambito della programmazione di CHAOS. E che cos'era BLUE MOON ? La distribuzione pianificata di allucinogeni e di stupefacenti fra gli ambienti giovanili della contestazione allo scopo di "disgregarli". Gli stupefacenti aprirebbero un altro scabroso capitolo mettendo mettere in campo nomi noti come quello del guru della "controcultura" psichedelica Timothy Leary o come quello dello sconosciuto ai più, misterioso, Ronald Stark, trafficante di droga, criminale d'alto bordo e presumibile agente di qualche struttura di intelligence statunitense dalle mille identità e dalle mille relazioni, figura di riferimento della "mafia hippie" della Confraternita dell'Amore Eterno, sorta di interfaccia e di "facciata" fra i servizi segreti americani e Cosa Nostra. E chi è Cavallaro ? In possesso del Cosmic, il Nulla Osta della NATO al più alto livello di sicurezza, avrebbe fatto parte di una misteriosa organizzazione paramilitare e paragolpista di matrice "atlantica", denominata appunto Rosa dei Venti, come il simbolo dell'Alleanza Atlantica. Ma Rosa dei Venti è anche il nome di uno dei tre nuclei "ufficiali" della STAY BEHIND francese, coincidenza che potrebbe far riemergere il ruolo degli ex dell'OAS. Coinvolto nell'inchiesta giudiziaria padovana (1974) Cavallaro fu costretto a fare alcune parziali ma importanti ammissioni davanti all'incredulo giudice Giovanni Tamburino. Se condotta fino in fondo, l'inchiesta del giudice padovano – che portò alla clamorosa incriminazione del piduista direttore del SID Vito Miceli, poi prosciolto da tutte le accuse -  avrebbe probabilmente potuto portare alla conoscenza di GLADIO con ben quindici anni di anticipo. Vale la pena riportare nero su bianco una particolare dichiarazione del "rosaventista".
"Chi realizza questa strategia ? (il riferimento è, ovviamente, alla "strategia della tensione" in Italia) I "gruppi paralleli". L'organizzazione esiste di per sè, ha una struttura legittima il cui scopo è di impedire turbative delle istituzioni, Quando queste turbative si diffondono nel paese (disordini, tensioni sindacali, violenze, e così via) l'"organizzazione" si mette in moto per creare le possibilità di ristabilire l'ordine. E' successo questo: se le turbative non si verificavano, esse venivano create ad arte dalla "organizzazione" attraverso i gruppi paralleli, che sono tutti questi  organismi di estrema destra (ma ce ne sono anche di estrema sinistra) sotto processo nel quadro delle cosiddette trame nere (Rosa dei Venti, Ordine Nero, La Fenice, il MAR di Fumagalli, i Giustizieri d'Italia e tanti altri)".
Quanto rivelato da Cavallaro confermerebbe l'attuazione di covert operations nel più classico stile CHAOS, di classiche operazioni di "destabilizzazione" finalizzate alla conseguente "stabilizzazione" del quadro interno. Insomma il disordine artificiosamente creato come premessa per la restaurazione di un particolare ordine sociale, istituzionale ed economico. Dalle sue parole si comprende anche che l'organismo "direttivo" a cui si riferisce, ha una natura sovranazionale ed è inserita nel sistema di sicurezza della NATO. La "strategia della tensione" viene concretizzata giovandosi dei cosiddetti "gruppi paralleli", ossia gruppi terroristici ed estremisti della più svariate matrici ideologiche. "Neri", "bianchi e anche "rossi"... Le modalità di strumentalizzazione di tali gruppi dovrebbero essere le più disparate: utilizzo di ufficiali di collegamento, infiltrazione, creazione di gruppi concepiti ad hoc... Ne deriva che buona parte del terrorismo e dell'estremismo "pseudopoltico" italiano degli anni Settanta fosse effettivamente e, in qualche modo, manovrato ed eterodiretto. Di grande e inatteso interesse risulta, invece, il riferimento ai "gruppi di estrema sinistra" che, in teoria, avrebbero dovuto essere contratati dall'"organismo di sicurezza". Nel merito nessuno ha approfondito o ha voluto approfondire la questione individuando quali gruppi "rossi" fossero assimilabili a determinati "gruppi paralleli". Dal rapporto finale della Commissione Rockefeller – teso, comunque, a ridimensionare e a minimizzare – emerge che, fra il 1969 e il 1970, nell'ambito di CHAOS venne varato il cosiddetto "Progetto 2" che prevedeva l'istruzione e l'addestramento di agenti statunitensi da dedicare al reperimento di informazioni e allo sviluppo dell'estrema sinistra maoista. Il rapporto evidenzia: "Il memorandum è di estrema importanza: un agente statunitense è impiegato all'estero nell'ambito di acquisizioni informative per CHAOS al fine di sviluppare una ideologia che era stato addestrato a combattere."  Il senso è molto chiaro: vengono reclutati agenti della CIA - ma quali ? - il cui compito è implementare l'estrema sinistra maoista con il presumibile intento di amplificare il disordine e sollecitare i processi "destabilizzanti". Inoltre l'operazione pare anche finalizzata ad allargare le fratture nello schieramento di sinistra fra i filosovietici e i maoisti, in quegli anni ai ferri corti. D'altronde il "Progetto 2" rientra nella programmazione di CHAOS e di JJ Angleton. Resta da capire quali fossero stati gli effetti di questa attività, da conoscere l'identità degli agenti del "Progetto 2" di CHAOS... Peraltro proprio nel periodo che coincide con il pieno dispiegamento della "strategia della tensione". Invece è certo che l'inchiesta sulla Rosa dei Venti – insieme a quella del presunto tentativo golpista del principe "nero" Borghese e di quello dell'ex partigiano "bianco" filoamericano e filoinglese Sogno – venne sottratta al giudice naturale e avocata alla Procura della Repubblica romana, il porto delle nebbie ove tutto viene sepolto e insabbiato. Infatti l'esito delle tre inchieste che avrebbero potuto illuminare inquietanti retroscena è scontato... Regista dell'intera operazione – non dichiarato, ma la cui presenza aleggia da sempre... - lo scaltro Giulio Andreotti, con la collaborazione del giudice Claudio Vitalone, suo fedelissimo... 

Aggiungiamo qualche altro mattone all'edificio...

A mio parere, quando si affronta l'argomento dell'Operazione CHAOS e della "strategia della tensione" non si può trascurare il ruolo, mai sufficientemente approfondito, della loggia massonica coperta Propaganda Due e dei suoi affiliati. Indubbiamente si tratta di uno dei più gravi – e forse il più grave – scandalo della Repubblica italiana e, o per coincidenza o più probabilmente per scelta deliberata, la P2 dispiegò tutto il suo potere proprio in corrispondenza della stagione della "strategia della tensione", delle stragi impunite e degli anni di piombo nel Belpaese (1969 – 1981).
Aeroporto – 4 luglio 1981 -: all'aeroporto di Fiumicino viene perquisita una valigia appartenente a Maria Grazia, figlia dell'ormai discusso Venerabile, Gran Maestro della loggia P2 Licio Gelli che, al momento, ha conquistato la reputazione di uomo più potente e famigerato d'Italia. Viene rinvenuta una discreta quantità di documenti riservati come lo Schema "R" (il Piano di Rinascita Nazionale) e il Piano di Rinascita Democratica che costituisce un'ulteriore evoluzione rispetto al primo. Con ogni probabilità questa "scoperta" non è casuale, ma assolutamente voluta e pilotata dal padre di Maria Grazia il quale intende lanciare una serie di messaggi ben precisi a determinati ambienti massonici e politici del Belpaese e... d'Oltreoceano. Ormai fugggiasco, Gelli è però a conoscenza di un'incredibile quantità di segreti delicati che gli conferiscono la possibilità di esercitare pesanti ricatti ai più alti livelli. Inoltre, dietro l'alone del mistero che lo ha circondato, il Venerabile non rinuncia a manifestare un certo gusto per l'uscita scenica e plateale... Proprio in quel 4 luglio il nuovo governo della Repubblica italiana retto per la prima volta da un esponente laico - il repubblicano Giovanni Spadolini – si presenta alle Camere per ottenere la fiducia. Non solo... In quella data negli USA si festeggia il Giorno del Ringraziamento... A chi intende rivolgersi il Venerabile Gran Maestro Licio Gelli per riconquistare le posizioni perdute ?
Fra il 12 e il 13 marzo dello stesso anno, su disposizione dei magistrati milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone, vengono perquisite dalla GDF l'abitazione di Gelli – villa Wanda – nei pressi di Arezzo e gli uffici della Gio. Le., la fabbrica di abbigliamento del Venerabile con sede a Castiglion  Fibocchi. L'operazione viene effettuata con il massimo riserbo, conoscendo l'influenza esercitata dal  personaggio in questione. Ed è proprio a Castiglion Fibocchi che i militari della GDF fanno le scoperte più interessanti e scabrose: non solo trovano una serie di documenti riservati capitati nelle mani di Gelli attraverso canali inconfessabili, ma anche l'elenco degli aderenti e degli iscritti alla loggia coperta. E' la "crema" della Repubblica italiana: i vertici dei servizi segreti del Ministero della Difesa, dell'Esercito, dell'Arma dei carabinieri, della GDF stessa, ministri, parlamentari, segretari di partito, diplomatici, magistrati, esponenti dell'alta burocrazia statale e "boiardi di stato", banchieri, finanzieri , faccendieri, stimati grandi imprenditori, industriali, professionisti, editori, tycoon, giornalisti, personaggi del mondo dello spettacolo, ecc... Non mancano anche gli stranieri, influenti personaggi argentini, brasiliani, ungheresi, ecc... e perfino due statunitensi particolari che durante gli anni Settanta hanno diretto la Stazione romana della CIA. In questa curiosa e inquietante compagnia di giro non mancano i personaggi in odore di golpismo, illustri bancarottieri e politici corrotti... La scoperta della loggia P2 scatena un terremoto politico – giudiziario che travolgerà il governo del democristiano Arnaldo Forlani, ma sicuramente lo scandalo mette in allarme anche gli establishment degli USA e del Vaticano... La sordida vicenda di Gelli e dei suoi "adepti" rischia di tracimare e di esondare, se non verrà posto un freno all'azione della magistratura milanese. Come gradatamente e gradualmente emergerà, la P2 si colloca esattamente al crocevia di universi apparentemente separati e distinti. Settori dell'intelligence – e dell'establishment – statunitense e italiano, Cosa Nostra italoamericana e siciliana, parte della Massoneria italiana e internazionale, settori del Vaticano, alta finanza, grande impresa, alte personalità della politica italiana, ecc... Ovviamente la parola d'ordine è minimizzare e ridimensionare... Così la P2 diventa un'ininfluente congrega di squallidi affaristi, una loggia "deviata", un'associazione a delinquere – secondo le parole dell'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini -, una lobby dai contorni criminali... Sarà proprio una sentenza della magistratura romana a sancire questa visione rassicurante e "limitata" della loggia gelliana. Però, sulla base di riscontri documentali e testimoniali, i conti non tornano mai...
Ben altri sono i contorni che si parano innanzi ai più informati: la loggia non è una modesta banda di intrallazzatori, di affaristi, di corrotti e di corruttori, ma appare come uno "Stato nello Stato", per tanto, troppo tempo la sede del potere reale, istituzionale, politico, finanziario, economico e militare... D'altronde com'è possibile che un soggetto come Gelli detenga documenti e materiale riservatissimo se non per intercessione di ben introdotte e alte personalità. Apparentemente messo alla corda il Venerabile non accetta di essere dipinto alla stregua di un mediocre e velleitario avventuriero a caccia di potere e profitto facile. Portando all'attenzione dell'opinione pubblica il Piano di Rinascita Democratica intende proprio ribadire la natura "progettuale" della loggia P2. Riforma istituzionale per rafforzare l'esecutivo, ridimensionamento e rottura dell'"unità sindacale", controllo della magistratura da parte dell'esecutivo, selezione delle personalità politiche "più capaci ed efficienti (con Andreotti e Craxi in testa), ecc... Grande attenzione viene riservata ai mass media per la manipolazione e il controllo della pubblica opinione secondo i dettami di un documento elaborato dagli esperti della Commissione Trilaterale (Rockefeller, Kissinger, Brzezinsky, Huntington, ecc...). Infatti fra la seconda metà degli anni Settanta e gli inizi degli Ottanta, Gelli e il suo socio Umberto Ortolani – piduista e Cavaliere di Malta – si dedicano ad acquisire il controllo di svariati quotidiano e periodici, agevolano la scalata al "Corriere della Sera" da parte della Rizzoli attraverso i finanziamenti del Banco Ambrosiano del "fratello" Roberto Calvi e assecondano l'avvio dell'avventura del network televisivo privato di un giovane e rampante tycoon meneghino, Silvio Berlusconi. Se nella P2 non mancano certo i corrotti, i carrieristi e gli avidi, nel complesso si ha l'impressione di trovarsi di fronte a una sorta di "partito occulto" capace anche di orientare istituzioni e governo.

Facciamo qualche passo indietro...

Ma come hanno fatto i magistrati milanesi a "scoperchiare" la loggia coperta di Gelli e Ortolani ? Colombo e Turone stavano conducendo le inchieste relative al bancarottiere di Patti Michele Sindona, imputato sia per l'omicidio dell'avvocato Ambrosoli – il "liquidatore" della Banca Privata sindoniana – che per la misteriosa vicenda del falso rapimento del finanziere in stile "pseudobrigatista". Nell'estate del 1979 – un anno convulso e denso di "omicidi eccellenti – Sindona venne "prelevato" e trasferito da New York a Palermo per esecitare pressioni ricattatorie nei confronti di personaggi insospettabili, colpevoli di illecita esportazione di valuta ("la lista dei 500"). Complici del bancarottiere mafioso, boss di grosso calibro delle "famiglie" newyorkesi e delle cosche palermitane e alti dignitari della massoneria italoamericana e siciliana. Come il medico militare italoamericano Joseph Miceli Crimi, affiliato alla loggia coperta CAMEA come altri protagonisti della misteriosa e criminale vicenda, l'uomo che sparò ad una gamba di Sindona per simularne il sequestro da parte di fantomatici "brigatisti". Già pezzo grosso della finanza internazionale Michele Sindona era finito sotto osservazione da parte degli inquirenti statunitensi e italiani per il suo ruolo nel riciclaggio dei proventi del narcotraffico. Nel corso dell'improbabile "detenzione", Miceli Crimi viaggiava fra Palermo e Arezzo e, quindi, faceva sostanzialmente da latore di messaggi fra Michele Sindona e Licio Gelli. La circostanza viene scoperta dal giudice Giovanni Falcone che, venuto in possesso dei biglietti aerei e ferroviari del massone italoamericano, trasmise l'informazione ai colleghi milanesi che si stavano occupando del falso sequestro di Sindona. All'epoca il magistrato che sarebbe diventato il simbolo della lotta alla mafia si stava occupando dei canali finanziari di riciclaggio dei profitti dei traffici di droga gestiti dalle cosche palermitane e, di lì a poco, avrebbe collaborato alla cosiddetta Pizza Connection, l'inchiesta internazionale sul narcotraffico che coinvolgeva i due rami di Cosa Nostra – quello italoamericano e quello siciliano -. In questo modo gli inquirenti poterono scoprire le liste di Gelli e ciò non è di secondaria importanza, perchè mette in luce come le vicende del finanziere mafioso si intrecciassero profondamente con quelle del Venerabile e come le indagini milanesi dovessero fatalmente incontrarsi con quelle palermitane... Quel che non è mai stato appurato è se Gelli stesso fosse destinatario dei ricatti di Sindona o se i due avessero concordato l'intera operazione. E' invece certo che la Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla loggia P2 iniziò i suoi lavori nel momento in cui furono terminati quelli della Commissione che si occupava di Michele Sindona e, allo stato attuale, i documenti di quest'ultima dovrebbero essere ancora secretati... Allo stato attuale è comunque sicuro che la parabola della loggia P2 non solo può essere scissa dalla massoneria, ma neanche dalla storia di Cosa Nostra e della mafia in generale...

In seguito alla "scoperta" della loggia gelliana scoppia il pandemonio e la primavera del 1981 è contrassegnata da una serie di episodi "criminali" apparentemente slegati fra loro, ma che forse vanno ricompresi in quel contesto generale.
a partire dall'aprile del 1981 i Corleonesi iniziano a sterminare i boss delle cosche palermitane che egemonizzavano la Cupola di Cosa Nostra. I primi a farne le spese sono il potente boss Stefano Bontade e Salvatore Inzerillo, entrambi in rapporti stretti con la "famiglia" newyorkese dei Gambino. Tutti i boss di Cosa Nostra sono affiliati alla massoneria e, a quanto pare, fra coloro che sollecitarono le iscrizioni dei mafiosi risulterebbe lo stesso Gelli;
il 4 aprile viene finalmente arrestata la "primula rossa" delle BR, Mario Moretti, figura ambigua e discussa;
il 28 aprile le BR – "Partito Guerriglia" rapiscono l'assessore campano della DC Ciro Cirillo. Artefice dell'operazione è un altro ambiguo capo brigatista, Giovanni Senzani, sospettato di rapporti con i servizi segreti di diversi paesi. L'azione terroristica sebra finalizzata a ricattare i più alti esponenti del maggior partito di governo e, infatti, Cirillo viene liberato dopo una trattativa che coinvolge, oltre alle BR senzaniane, i servizi segreti con il misterioso ANELLO e la Nuova Camorra Organizzata del boss Raffaele Cutolo. Sul piatto i miliardi della ricostruzione del dopo terremoto;
il 30 marzo viene ferito in un attentato il Presidente USA Ronald Reagan. A questo attentato ne segue un altro – il 13 maggio – al Papa polacco Giovanni Paolo II. Passerà un anno e i due leader si incontreranno segretamente per rinnovare l'impegno a finanziare il sindacato polacco anticomunista Solidarnosc;
In corrispondenza con la pubblicazione della lista della P2 rinvenuta a Castiglion Fibocchi e a pochi giorni dall'attentato al Papa, viene arrestato il Presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi, altro piduista "eccellente". L'inchiesta sull'Ambrosiano rischia di far emergere i rapporti finanziari con Sindona e con lo IOR (l'Isituto per Opere Religiose), la banca vaticana diretta da Monsignor Marcinkus. Ancora una volta i complicati meccanismi delle scatole cinesi portano al Vaticano, alla P2 e a Cosa Nostra... In una lettera al Papa sarà lo stesso Calvi a rivelare il suo ruolo nel finanziamento a Solidarnosc. L'anno dopo verrà "suicidato" a Londra con il probabile concorso di mafiosi siciliani, camorristi napoletani e malavitosi della Banda della Magliana sotto il Blackfriars Bridge con tanto di allestimento di una messinscena colma di simboli e riferimenti massonici. Nel 1986 toccherà al banchiere piduista e mafioso Sindona, "suicidato" con un caffè avvelenato alla stricnina. Tradotto nel carcere femminile di Voghera, era appena stato condannato all'ergastolo e, negli ultimi mesi, riceveva spesso la visita di Carlo Rocchi, un agente della CIA. Alla giovane promessa dei servizi segreti Francesco Pazienza verrà sequestrato un biglietto in cui venivano indicati i possibili mandanti del sospetto "suicidio": "Americani, Vaticano, Andreotti."

Un panorama complicato in cui è assai arduo districarsi e incastrare ogni tassello, ma, in ogni caso, si delinea e si sviluppa a partire dalla scoperta e dallo "scioglimento" della loggia P2. Come ha giustamente osservato l'ex Presidente della Commissione Parlamentare stragi, il senatore Giovanni Pellegrino, la loggia coperta costituiva un vero e proprio potere e il suo presunto declino ha creato un vuoto che qualcuno ha provveduto a colmare. Certo, poi, il senatore si è anche affrettato a ridimensionare la portata storica della P2... Ma, preso atto che la loggia coperta non celava un comune consorzio del malaffare, ma che incarnava una forma di "potere occulto" o, comunque, esercitato al di fuori della sovranità e della legalità repubblicana, che cos'era realmente ? Quale era la sua essenza più profonda ? Bisogna ammettere che la Commissione presieduta dall'onorevole Tina Anselmi fece un ottimo lavoro e che, grazie ad essa, è stata raccolta una notevole mole di materiale documentale. In particolare la relazione di maggioranza si giovò di un'immagine incisiva ed efficacie per descrivere la struttura della loggia P2, con la illustrazione della struttura a "doppia piramide"... Licio Gelli avrebbe rappresentato l'anello di congiunzione fra le due piramidi, essendo al vertice della prima e, contemporaneamente, alla base della seconda. Immergendosi nel clima di quegli anni – dai Sessanta agli Ottanta – stupisce come le maggiori personalità politiche dell'epoca facessero la fila, per conferire e discutere con il Venerabile all'Hotel Excelsior di Roma. Fra questi anche politici "navigati" del calibro di Andreotti, Cossiga, Craxi, ecc.. Ma se Gelli poteva occupare il vertice di quella che può essere definita la P2 "conosciuta", a chi doveva rispondere ? Ancora non è stata una risposta definitiva per spiegare esaustivamente il "fenomeno P2", ma, allo stato attuale della ricerca e delle conoscenze, si potrebbe rispondere che la loggia coperta di Gelli è stata uno strumento utilizzato per mantenere un certo ordine e status quo sociale, istituzionale, politico ed economico, oltre che per tenere canali di "diplomazia occulta e parallela" e di riciclaggio e finanziamento di oscuri traffici. Evidentemente niente era trascurato, neanche le modalità mafiose, terroristiche o criminali. All'insegna di una certa bandiera... L'ex Presidente della Repubblica e "gladiatore" Francesco Cossiga ha dovuto ammettere che la P2 altro non era se non un "circolo dell'oltranzismo atlantico". Affermazione che è stata confermata dal diretto interessato – Licio Gelli – il quale ha definito la P2 "un ombrello per gli anticomunisti". Significativamente il Raggruppamento Gelli/P2 emerge dalle indagini del vicequestore Emilio Santillo, dirigente dell'ispettorato Antiterrorismo, che si era fatto apprezzare per i colpi inferti sia al terrorismo neofascista che a quello "rosso"... Fra il 1974 e il 1976 il superpoliziotto trasmetterà alle procure tre relazioni su Gelli e la P2: al solito giudice Tamburino del Tribunale di Padova il quale – lo abbiamo visto – stava conducendo la delicata inchiesta sulla Rosa dei Venti; alla Procura bolognese impegnata nelle indagini su Ordine Nero, sigla che raccoglieva gli scampoli di Ordine Nuovo dopo il suo scioglimento e a quella fiorentina che indagava sull'assassinio del giudice romano Vittorio Occorsio, freddato a coli di mitra proprio da un commando di Ordine Nero. Quest'ultimo si era imbattuto nella P2 indagando sui sequestri di persona della capitale a cui partecipavano la malavita marsigliese e romana e l'estrema destra. Sarà proprio il caso del delitto Occorsio che metterà in rilievo la pericolosità della "massoneria deviata" con il coinvolgimento mai totalmente chiarito di un buon numero di affiliati. Comunque sia, il vicequestore Santillo era così convinto del livello di pericolosità criminale della P2 che, nei fatidici 55 giorni del sequestro Moro, ebbe modo di esternare il sospetto circa un coinvolgimento del Venerabile nel sequestro dello statista democristiano. Fra l'altro avrebbe voluto perquisire anche Villa Wanda... Così non stupisce che, quando venne istituito il servizio segreto civile – il SISDE -, Santillo venne clamorosamente escluso nella rosa dei candidati. In quel periodo la penetrazione istituzionale della P2 aveva raggiunto i picchi più elevati: ai vertici dei servizi segreti erano stati insediati tre affiliati eccellenti. Il generale Santovito al SISMI, il generale Grassini al SISDE e il prefetto Walter Pelosi al CENSIS, l'organismo di coordinamento dei servizi.
Così la P2 si affaccia alla cronaca giudiziaria in vicende che odorano di paragolpismo e terrorismo... Basterebbe dare un'occhiata alla girandola di nomi che – dentro e fuori alla loggia – girano intorno ai nomi di Licio Gelli, di Michele Sindona, di Umberto Ortolani e di Roberto Calvi. Spagnuolo, Miceli, il citato D'Amato, Palumbo, Birindelli, Giudice, Lo Prete, il principe Alliata di Montereale, Sogno, Pacciardi, Cavallo, il principe Borghese, Fumagalli, Santovito, Musumeci, De Carolis, ecc... Non solo vi si ritrova la schiuma della massoneria e della mafia, ma si può facilmente risalire al fatto che, fin dalla Seconda Guerra Mondiale, molti fra loro sono stati – e sono – fiduciari dei servizi di intelligence e degli organismi militari americani e inglesi. Come sappiamo lo stesso Gelli – che ha condiviso con Ortolani il servizio del SIM, il servizio segreto dell'Italia fascista – è stato arruolato nei Counter Intelligence Corps della V Armata americana. Filoamericanismo, Filoatlantismo e anticomunismo cementano la rete che si identifica con la loggia P2 e i suoi adepti si conoscono bene, a dispetto della professione di segretezza... Basti ricordare i famosi affidavit indirizzate alla Procura di New York, le dichiarazioni giurate firmate da "alte personalità" per impedire che il "fratello" Sindona venisse estradato in Italia. Un paio di anni prima – nel 1974 – Sindona era riuscito ad espatriare e sottrarsi alla giustizia italiana grazie all'aiuto di Gelli e soci... Ma chi sono i firmatari dell'"appello" in cui il banchiere mafioso, piduista e massone viene ritratto come un perseguitato dai comunisti ? Il nome di Licio Gelli è scontato... C'è il Procuratore della Cassazione Carmelo Spagnuolo di cui la giornalista Sandra Bonsanti ha offerto un memorabile ritratto negativo, non scevro da tinte tipicamente mafiose. Nel corso di una riunione ristretta a Villa Wanda (1973) il nome di Spagnuolo era emerso come probabile candidato di un governo di "salute pubblica"di marca piduista... C'è il solito ex partigiano "bianco" Edgardo Sogno, promotore di un golpe "anticomunista" e "antifascista"... C'è Francesco Bellantonio, cognato di Sindona e Gran Maestro della Comunione massonica di Piazza del Gesù che, negli anni Settanta, stava "trattando" la possibilità di riunificazione con quella di Palazzo Giustiniani e, quindi con il Gran Maestro Lino Salvini e Licio Gelli... C'è l'ex agente del SOE, servizio segreto dell'esercito britannico John McCaffery jr.... C'è il massone italoamericano Philip Guarino, futuro presidente del Comitato elettorale del Partito Repubblicano per l'elezione di Ronald Reagan a Presidente con probabili entrature mafiose... L'incontro fra Licio Gelli e Michele Sindona venne propiziato da un altro "fratello", il direttore del SID Vito Miceli, il cui nome appare nelle inchieste sul tentato golpe del principe "nero"Junio Valerio Borghese e sulla Rosa dei Venti e il massone italoamericano e repubblicano Philip Guarino ha un'assidua frequentazione con tutti e tre. Invece il britannico McCaffery è socio d'affari di Sindona nel consiglio di amministrazione della Hambros Bank, ma, al contempo, è stato il referente di Edgardo Sogno, capo partigiano della brigata "Franchi" ma anche agente al servizio degli alleati angloamericani durante il conflitto mondiale. Nel 1974 Sogno figura fra i promotori di un golpe "bianco" – che, nelle sue intenzioni avrebbe dovuto essere sostenuto da un arco che andava dall'ala "moderata" dell'MSI alla corrente "autonomista" e "anticomunista" del PSI – insieme all'ex Ministro della Difesa Randolfo Pacciardi – affiliato alla Loggia Garibaldi di New York – e al provocatore ex comunista Luigi Cavallo. Quest'ultimo è stato uno stretto collaboratore di Sogno ai tempi di Pace e Libertà negli anni Cinquanta e, nel 1975, Sogno lo presenterà a Sindona il quale si gioverà dei suoi particolari servizi per fare pressione su Roberto Calvi e costringerlo a concorrere ad arginare la difficile situazione del suo sistema finanziario. E sarà proprio Gelli a mediare fra i due finanzieri – entrambi iscritti alla Loggia P2 – per mettere pace fra loro. Tutto il gruppo è coinvolto in manovre paragolpiste: l'aristocratico Sogno rivelerà che il suo piano "golpista" aveva avuto il via libera e il beneplacito degli americani e degli inglesi e che solo lo scandalo Watergate – con le conseguenti dimissioni del Presidente Richard Nixon – aveva vanificato tutti gli sforzi. Per parte sua in una dichiarazione giurata del 1981 McCaffery ammise il proprio coinvolgimento in un piano golpista filoamericano, filoinglese e filocapitalista a cui avrebbe partecipato Sindona stesso. Il nome del banchiere siciliano ricorre sempre fra i maggiori finanziatori dei vari progetti paragolpisti come quello della Rosa dei Venti, almeno secondo le dichiarazioni del solito Roberto Cavallaro. E, secondo il "pentito" mafioso Angelo Siino – ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra – Sindona voleva convincere gli "uomini d'onore" a promuovere la secessione della Sicilia. Per quanto riguarda l'ineffabile Gelli, fra il 1969 e il 1974, tenne ripetute riunioni alla presenza di ufficiali dell'Esercito e dei carabinieri, in cui venne ripetuto il concetto che "un colpo di stato militare è sempre preferibile a un regime clericocomunista".
E' questo il succo di questa storia: Gelli e la P2 furono operativi in un arco temporale che partendo dalla metà degli anni Sessanta agli inizi degli Ottanta quando – a scorno di reazionari, conservatori, anticomunisti e filocapitalisti – prima la DC apre al PSI con i governi di centrosinistra, poi si avvicina pericolosamente agli "avversari storici" del PCI berlingueriano. Il principale artefice e promotore di questi accordi – che preludono lo "sdoganamento democratico" dei comunisti – è quell'Aldo Moro che verrà rapito e "giustiziato dalle BR in circostanze che, ancora adesso, attendono un autentico chiarimento. Quel che è certo è che lo "scivolamento" a sinistra non poteva essere accettato da determinati ambienti militari, politici, diplomatici, economici e finanziari. Per questo la "strategia della tensione" – a fini destabilizzanti e per la conseguente stabilizzazione moderata – viene opposta alla morotea "strategia dell'attenzione" nei confronti del PCI. Sostanzialmente la P2 ha soprattutto fuzionato come strumento per la realizzazione di questo programma e, infatti, il solito Cossiga riferirà che la loggia gelliana era stata concepita per rendere vano il "Compromesso Storico" fra DC e PCI...
Sospettato di essere iscritto lui stesso alla loggia P2, Cossiga si dimostra assai ben informato...
Per il "Presidente – gladiatore" Licio Gelli rispondeva a referenti d'oltreoceano... Non solo... Attribuendo l'informazione ad un'mprecisata fonte militare, si spingerà ad affermare che la loggia P2 aveva origini "americane" e che era stata concepita all'interno della base americana di Bagnoli come gruppo di militari e civil servants al servizio della bandiera a stelle e strisce. E' una dichiarazione sorprendente: la loggia P2 avrebbe fatto parte della galassia della "massoneria militare" e, in effetti, la sua costituzione risalirebbe al periodo in cui si stavano installando le logge della NATO presso le varie basi militari americane presenti in Italia. Si pensi alla Benjamin Franklin di Livorno, alla Aviano in Friuli, alla H.S Truman di Bagnoli, alla George Washington di Vicenza, ecc... Nell'ottica statunitense la massoneria doveva diventare un efficacie strumento per contrastare il comunismo e le sinistre e, a tale scopo, impegnarono ingenti risorse e mezzi per favorire l'unificazione delle due grandi comunioni massoniche italiane, quella di Palazzo Giustiniani e quella di Piazza del Gesù. Grazie alle sue grandi capacità di organizzatore, Gelli non fu estraneo a queste manovre.
Forse per carenza di risorse culturali e interpretative o forse per mancanza di reale volontà, i rapporti "americani" del Venerabile Licio Gelli sono stati scarsamente indagati e approfonditi. Eppure, a coronamento dei suoi servizi come insostituibile "agente di influenza", Gelli ha presenziato alle cerimonie di insediamento di ben tre Presidenti USA – i repubblicani Gerald Ford e Ronald Reagan e il democratico Jimmy Carter, non in stretto ordine cronologico – a Washington. Come per Sindona le entrature di Gelli presso determinati ambienti statunitensi sono più che notevoli. Grazie alla sua qualifica di agente segreto di alto livello (nome in codice "Filippo"), si può agevolemente presumere come avesse coltivato stretti rapporti con i vari alti dirigenti della CIA e dei servizi di intelligence statunitensi assegnati al nostro paese, come il futuro direttore dell'Operazione CHAOS JJ Angleton, William Colby, il "Diavolo Biondo" Theodore G. Shackley e i due piduisti "eccellenti" Rundolph Stone e Mike Sednaoui, rispettivamente il numero uno e il numero due della CIA nella prima metà degli anni Settanta. Sicuramente Gelli era un assiduo frequentatore dell'Ambasciata statunitense – fra l'altro sede delle attività di intelligence e della loggia Colosseum -, la cui familiarità doveva essere nota ai maggiori politici italiani, sempre in cerca di assensi e sponde d'oltreoceano. Senza dimenticare illustri e stimati politici statunitensi repubblicani come il già citato Guarino o un altro texano come John Connally il quale, dopo aver abbandonato il Partito Democratico, era diventato ministro nell'Amministrazione Nixon e, successivamente si era distinto come animatore di circoli, associazioni e lobbies finalizzate alla preservazione dell'Italia nel "campo atlantico e occidentale".
Ciononostante, forse, per individuare i reali "padrini" e referenti statunitensi del Venerabile Licio, sarebbe necessario fare riferimento al campo dei kissingeriani, dei neoconservatori e dei "falchi" più o meno repubblicani. Nel corso degli anni Settanta e Ottanta questi gruppi si sono raccolti soprattutto attorno il CSIS (Center of Strategic and International Studies), think tank dal sapore bellico e bellicista capace di influenzare in profondità gli orientamenti della politica estera statunitense. Capisaldi degli "esperti" di strategia militare e di geopolitica: l'egemonia mondiale degli USA, il predominio dell'elemento "anglofono" e, quindi, l'asse USA – GB, l'alleanza militare  con Israele e, quindi, la posizione sionista. Fra le personalità più eminenti e influenti di questo "serbatoio di cervelli" si distinguono naturalmente il "maestro di diplomazia"  Henry Kissinger, membro e fondatore anche del Bilderberg e della Commissione Trilaterale, l'ammiraglio Alexander Haig, già Consigliere per la Sicurezza Nazionale nella prima Amministrazione Nixon e, successivamente massima carica militare della NATO fra il 1974 e il 1979, il direttore della CIA William Colby, l'ex ambasciatrice a Roma Claire Booth Luce, un anticomunista viscerale tanto da coltivare ottimi rapporti con l'ex Ministro della Difesa Pacciardi e l'ambasciatore Sogno, vecchie conoscenze di Gelli. In effetti la posizione geografica dell'Italia nel bel mezzo del Mar Mediterraneo, ne fa un chiodo fisso per gli "strateghi del CSIS". Nel think tank non possono mancare i grandi esperti e conoscitori di affari italiani come il brillante politologo e giornalista neoconservatore Michael Ledeen, già editorialista del Wall Street Journal ed opinionista del Giornale Nuovo di Montanelli (editore Silvio Berlusconi) e "padrino" del giovane e rampante Francesco Pazienza, conosciuto come "erede" di Licio Gelli in servizio nel SuperSISMI del duo piduista Santovito/Musumeci, o come un altro "esperto" noto alle televisioni italiane, Edward Luttwak che in gioventù pubblicò il manuale "Strategia del colpo di stato" (1969) che sembra fatto apposta per i piduisti. A quanto pare, già nel 1969, furono proprio Kissinger e Haig – per conto dell'Amministrazione Nixon – a sollecitare il Gran Maestro Gelli a "iniziare" 400 alti ufficiali delle Forze Armate per farne l'esercito di riserva per un eventuale colpo di stato. Tuttavia dal 1975, con il Piano di Rinascita Democratica, il "colpo di stato morbido" basato sulla penetrazione e infiltrazione massiccia delle istituzioni ha preso il posto del golpe "classico".
Il CSIS non è un'innocua istituzione culturale o universitaria e, dal suo grembo, vengono partoriti i vertici della DIA, della CIA, del Pentagono e della NATO. Malgrado non siano disponibili prove definitive in proposito, parrebbe proprio che pure la conoscenza d' George W. Bush da parte del Gran Maestro non fosse poi così superficiale... Quando scoppiò lo scandalo del rapporto CIA/P2 in seguito alle rivelazioni fatte da alcuni ex agenti dell'Agenzia nel corso di una trasmissione della RAI dell'estate del 1990, venne chiamato in causa l'allora vicepresidente e futuro Presidente – e già direttore della CIA – Bush. Alla domanda se lo conoscesse o meno, Gelli rispose in maniera ambigua, come per alludere che, sì, lo conosceva eccome... 

Con queste premesse il Venerabile non poteva non inviare precisi messaggi ai suoi "amici" statunitensi e, infatti, nel doppio fondo della valigia della figlia Maria Grazia viene anche trovata la copia di un singolare e, per certi aspetti, inquietante, documento militare. Si tratta del Field Manual 30 – 31 B, supplemento del  Field Manual, manuale per l'addestramento e l'istruzione dei membri delle forze speciali militari e per i corpi di elites inquadrati nei servizi segreti militari statunitensi per le covert operations siglato da quel generale William Westmoreland, il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito durante la guerra del Vietnam, che, con il direttore del controspionaggio della CIA JJ Angleton – direttore dell'Operazione CHAOS -, aveva tracciato le direttive dei nuovi orientamenti dell'intelligence USA negli States e nell'Europa occidentale. In realtà, tramite di diversi organi di stampa – in Turchia, in Spagna e in Italia – questo documento circolava da qualche anno o ne era nota l'esistenza. Spesso sono stati espressi dubbi circa la sua autenticità, ma senza soverchia convinzione, da parte delle autorità statunitensi. Anche Gelli poteva essere riuscito a reperirlo tramite i suoi canali informativi nella Rizzoli, ma, tanto per tagliare la testa al toro, fa allegare al FM la lettera di un presumibile dirigente di qualche struttura di intelligence USA. Se il FM è da ricondurre all'attività occulta e clandestina dei servizi segreti militari del Pentagono – DIA -, il Venerabile poteva esserne venuto a conoscenza proprio perchè era già stato reclutato dai servizi segreti dell'Esercito statunitense. Fra coloro che sono convinti dell'appartenenza di Gelli alle strutture di intelligence militari statunitensi, figura il compianto regista Giuseppe Ferrara e non senza ragione... Non solo il Venerabile sarebbe stato arruolato nei CIC insieme ad altri ex nazisti o ex fascisti fin dai tempi del conflitto mondiale, ma la stessa P2 non sarebbe stata altro se non l'emanazione di quella "massoneria militare" allestita presso le basi militari americane e NATO, presso le quali, evidentemente, operavano le strutture militari di intelligence. Un'altra testimonianza corrobora la tesi della riconducibilità di Gelli e della P2 ai servizi segreti militari del Pentagono (DIA): il medico militare piduista Matteo Lex affermò, nel corso di una seduta della Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla P2, che i nominativi della loggia coperta di Gelli e Ortolani erano nella disponibilità del Pentagono,. Uomini di fiducia, quindi... Fra costoro era presente anche Monsignor Paul Casimir Marcinkus, il socio "occulto" dei finanzieri piduisti Michele Sindona e Roberto Calvi. Quindi la verità potrebbe essere molto semplice, come agente fiduciario della DIA, Licio Gelli doveva conoscere il FM, dedicato alle operazioni speciali dei servizi segreti militari del Pentagono.

Per dare al lettore un'idea di cosa fosse il contenuto del Field Manual 30 – 31 B riportiamone un estratto assai significativo, tradotto in italiano... 

"Può capitare che i governi dei paesi ospiti dimostrino una certa passività o indecisione nei confronti dell'eversione comunista o comunque di ispirazione comunista, e che reagiscano con inadeguato vigore alle propiezioni dei Servizi trasmesse dalle Agenzie USA. Tali situazioni si verificavano in particolare quando l'insorgenza cerca di acquisire un vantaggio tattuco astenendosi temporaneamente da azioni violente, coltivando quindi in seno all'autorià del paese ospite un falso senso di sicurezza. In questi casi i Servizi dell'esercito USA debbono avere i mezzi per lanciare particolari operazioni atte a convincere i governi dei paesi ospiti e l'opinione pubblica della realtà del pericolo dell'insorgenza e della necessità delle azioni per contrastarla.
A questo fine, i Servizi dell'esercito USA dovrebbero cercare di penetrare l'insorgenza mediante agenti in missioni particolari e speciali con il compito di formare gruppi d'azione tra gli elementi più radicali dell'insorgenza. Quando il tipo di situazione prospettata poc'anzi si verifica, tali gruppi, i quali agiscono sotto il controllo dei Servizi dell'esercito USA, dovrebbero essere usati per lanciare azioni violente o non violente, a seconda delle circostanze (...).
Nei casi in cui l'infiltrazione da parte di tali agenti nel gruppo guida dell'insorgenza non sia stata efficacemente attuata, si possono ottenere gli effetti summenzionati utilizzando le organizzazioni di estrema sinistra."

Senza margini di dubbio ci troviamo davanti a un manuale approntato per le cosiddette false flag operations ("operazioni sotto falsa bandiera"), di "destabilizzazione per la stabilizzazione". Con ogni probabilità questo tipo di indicazioni e di istruzioni è destinato alle forze speciali militari (ad esempio Green Berets o marines) utilizzate per le azioni concapite nell'ambito della programmazione di CHAOS. Ad un'attenta lettura colpisce l'affinità fra quanto è contenuto nel  Field Manual 30 – 31 B e le dichiarazioni del presunto "rosaventista" o "gladiatore" Roberto Cavallaro. C'è il chiaro e cristallino riferimento allo stato di tensione artatamente costruito nei paesi alleati, al fine di diffondere un clima di terrore, disordine e violenza che convinca i governi e le opinioni pubbliche sulla necessità di un'adeguata reazione. Poi balza all'occhio come i "gruppi d'azione" citati nel FM  somigliano molto ai "gruppi paralleli" di cui parlava Cavallaro. In questo caso l'estensore o gli estensori si riferiscono alla formazione o alla germinazione di "gruppi d'azione" di estrema sinistra o "comunisti", ma controllati dagli agenti dei Servizi dell'esercito USA.  Costoro dovrebbero infiltrarsi alla testa dei gruppi dell'insorgenza, potendo così dirigere le operazioni sotto "falsa bandiera". Tuttavia non sempre le "penetrazione" viene conseguita con successo per cui non si esclude di poter strumentalizzare i gruppi di estrema sinistra. Secondo quest'altra opzione i servizi speciali dell'esercito sarebbero in grado di "trattare" con i "rossi" per poterli utilizzare a proprio vantaggio. La quasi perfetta sovrapposizione di modalità operative fra quelle delle forze militari speciali USA – sotto la direzione dei servizi del Pentagono – e quelle di nuclei paramilitari come la GLADIO, inseriti nella rete STAY BEHIND della NATO farebbe legittimamente pensare a una stretta collaborazione delle diverse strutture nelle operazioni riconducibili alla cosiddetta "strategia della tensione", in Italia e altrove.
Gelli sarebbe stato perfettamente a conoscenza di questo tipo di azioni clandestine e, infatti, nel gennaio del 1976 sul bollettino OP – Osservatorio Politico diretto dal piduista Mino Pecorelli compare un titolo di grande interesse ("Decapitate le BR: giorni caldi attendono il paese ?"). Il giornalista e avvocato piduista commenta la notizia dell'arresto – il secondo arresto dopo la spettacolare evasione dell'anno prima dal carcere di Monferrato – del fondatore e capo delle BR Renato Curcio. Viene menzionato il parere degli esperti di "affari italiani" del Dipartimento di Stato statunitense per i quali – lungi dall'avere debellato il terrorismo – si prevedono atti di violenza, alimentati dal PCI berlingueriano. Molto strano... Dovendo seguire il difficile processo di accordo fra la DC e il suo partito – il cosiddetto Compromesso Storico – e la conseguente intesa fra tutte le forze democratiche dell'arco costituzionale, il segretario Enrico Berlinguer non ha certo bisogno di una recrudescenza del terrorismo, tantopiù se è "rosso" e di matrice marxista leninista, visto che, secondo molti osservatori ed analisti, le stesse BR non sono altro che un'affiliazione "armata" del PCI. Al contrario sono proprio quegli esperti di "affari italiani" (del Dipartimento di Stato ? Del CSIS ?) ad avere un reale e concreto interesse ad acuire la tensione e ad esacerbare gli animi, rianimando le formazioni armate di estrema sinistra. Quello che temono settori dell'establishment "massonico", militare, politico, diplomatico ed economico statunitense – ma anche della NATO -  non è la violenza terroristica – che opportunamente controllata può dare buoni frutti... - ma l'abbraccio fra Moro e Berlinguer e il grande consenso elettorale conquistato dall'odiato PCI. Occorre, quindi, fare qualcosa... E, infatti, l'intraprendente e infaticabile Mino avverte che "Sono pertanto questi i motivi che hanno indotto gli USA a mettere a disposizione dell'Ambasciata di Roma – dove sono attesi a giorni – e delle multinazionali statunitensi operanti in Italia un nucleo di 50 marines esperti di guerriglia urbana e antiterrorismo. Potranno collaborare con i nostri servizi di sicurezza che evidentemente, oltreocano non riscuotono sufficiente affidabilità." 
Dunque – sempre che la notizia sia attendibile – un buon numero di marines – quindi membri di un corpo militare di elite – si sarebbe dovuto recare in Italia per proteggere dai terroristi "rossi" gli obiettivi statunitensi – Ambasciata, sedi di multinazionali, ecc... - collaborando anche con le locali autorità con funzioni di consulenza in merito alla "guerriglia urbana" e all'"antiterrorismo". Oppure... Di fatto, se vera collaborazione ai fini di stroncare il terrorismo italiano v'è stata, nessuno ne ha visto alcuna traccia per cui questi militari, magari efficienti nei teatri di guerra e guerriglia autentica, hanno rivelato la loro incompetenza. In corrispondenza del biennio 1976 – 1978 – periodo in cui i 50 marines devono aver operato in Italia – si è assistito ad un'autentica escalation del terrorismo, degli attentati e delle violenze di piazza, ecalation che raggiunge il suo culmine con il sequestro e l'assassinio di Aldo Moro, il regista democristiano del Compromesso Storico. Un periodo senza precedenti – con una crisi economica e un tasso di disoccupazione alle stelle – concidente anche con la massima penetrazione della loggia P2 nelle istituzioni, con l'attività di una strana e ambigua scuola di lingue parigina sospettata di alimentare l'"euroterrorismo" e con la direzione delle BR da parte dell'ambiguo e sfuggente Mario Moretti.
Occorre ricordare al paziente lettore che l'incredibile Mino Pecorelli – indefesso cacciatore di scoop – non è un giornalista qualunque. Sul suo bollettino viene pubblicato il contenuto delle "veline" dei servizi segreti che i capi ritengono di dover diffondere. Infatti Pecorelli è iscritto alla P2 e conosce bene il Venerabile Licio Gelli che, almeno inizialmente, apprezza e supporta e si mette al servizio del discusso Vito Miceli, prima direttore del del SIOS – Esercito e, successivamente, del SID (1970 – 1974). E', quindi, presumibile che vi fosse una relazione fra l'articolo di Pecorelli e la copia del Field Manual 30 – 31 B fatta trovare dalla figlia di Gelli. Insomma il Venerabile Gran Maestro della loggia P2 sa... E sa, perchè la P2 ha occupato soprattutto i vertici dei servizi segreti, soprattutto quelli del Ministero della Difesa. A chiosa dell'articolo Pecorelli – forse per disposizione dello stesso Gelli – "consiglia" i servizi di informazione e di sicurezza ( a direzione piduista) di offrire tutta la collaborazione possibile agli esperti militari di guerriglia urbana e di antiterrorismo giunti dagli USA. Anche se – seguendo i dettami del Field Manual 30 – 31 B – questi sono stati invece incaricati di "penetrare" e "strumentalizzare" l'estrema sinistra per impedire lo sbocco offerto dal Compromesso Storico. Perfino il titolo dell'articolo di Pecorelli – avvezzo ai messaggi "trasversali" e alle insinuazioni – contiene qualcosa di estremamente curioso, una sorta di ossimoro... Le BR sono state decapitate e, tuttavia, giorni caldi attendono il paese... Una profezia realizzatasi forse soprattutto grazia alle sollecitazioni provenienti d'oltreoceano... Le domande sono di prammatica: se le BR sono state sconfitte, chi dà il fuoco alle polveri della tensione ? Che cosa sono le "nuove BR" ? Ma, soprattutto, che tipo di operazioni sono state condotte dalle forze speciali dell'esercito USA nel nostro paese ? Se la logica ha un senso, gli americani si sono adoperati per fomentare atrificiosamente la tensione e il disordine, non per contrastarli. Secondo Giovanni Galloni, ex vicepresidente del CSM, amico e collaboratore di Moro, questi era perfettamente a conoscenza del fatto che la CIA e il MOSSAD israeliano avevano infiltrato le BR e, tuttavia, si lamentava del fatto che non stavano offrendo alcuna collaborazione per smantellarne i covi. D'altronde forse Moro ignorava che i servizi segreti e le forze di sicurezza, occupate in pianta stabile dalla P2, erano tenute a seguire le disposizioni d'oltreoceano...

Cercando di diffondere la copia del Field Manual 30 – 31 B il Gran Maestro della P2 aveva probabilmente intenzione di ribadire agli "amici" statunitensi che lui aveva sempre seguito alla lettera le indicazioni ricevute e che, come vertice della prima piramide, conosceva ogni particolare, ogni dettaglio del travagliatissimo ventennio che, dal PIANO SOLO del generale dell'Arma dei carabinieri Giovanni De Lorenzo, approdava allo "scoperchiamento" della loggia filoamericana, filoatlantica e anticomunista. Compresi quelli delle covert operations compiute dai militari americani sul nostro territorio. Anche il suo ex "pupillo" Pecorelli sapeva molte cose... Fra l'altro era a conoscenza delle attività meno edificanti di Andreotti e della sua corrente e di moltissimi retroscena sull'affaire Moro. Quando verrà assassinato il 20 marzo del 1979 – quasi a un anno esatto dall'agguato di via Fani – verosimilmente da sicari della mafia siciliana o della Banda della Magliana, si è ormai sganciato dalla P2 e, ormai, è un "cane sciolto", incontrollabile per molti... Gli sparano in bocca, secondo un rituale mafioso riservato a chi sa troppo ed è deciso pure a rivelarlo... E' un trattamento che può essere anche applicato ai "traditori". Invece Maria Grazia, la figlia di Gelli, morirà in un incidente stradale nell'estate del 1989... Fu vero incidente ? Non è certo da escludere anche se questo paese è veramente costellato da strani incidenti, bizzarri suicidi, morti sospette, oltre che da omicidi eccellenti per mano della mafia o del terrorismo.

Cadaveri di coloro che sanno troppo e che, forse, hanno intenzione di divulgare quello che sanno...

Vorrei concludere questa "rassegna" illustrando qualche esempio di come CHAOS sia stata una realtà che, fra l'altro, ha condizionato gli orientamenti delle opinioni pubbliche sulle due sponde dell'Oceano Atlantico...

Facciamo qualche passo indietro nel tempo, fino ad approdare a una data simbolica, quel 1968 che si segnalò per la diffusa contestazione giovanile, per i movimenti di protesta, giovanili e studenteschi e per la controcultura hippie e underground.
Fra il 25 e il 30 agosto di quell'anno a Chicago si svolse una convention del Partito Democratico, in vista delle primarie che avrebbero stabilito quale candidato avrebbe concorso con il repubblicano Richard Nixon per le elezioni presidenziali. Si scatena la guerriglia fra orde di contestatori e la polizia per le strade della città. Sul finire degli anni Novanta il Presidente Clinton dispose la declassificazione di una serie di documenti governativi relativi a quel periodo. Così si  scoprì che fra i "facinorosi", ben il 17 per cento erano agenti di agenzie federali e di strutture di intelligence. Questi episodi di guerriglia urbana non mancarono di impressionare la pubblica opinione e, infatti, il candidato delle primarie contrario alle prosecuzione dell'impegno in Vietnam, Eugene McCarthy venne battuto da Hubert Humphrey, molto meno sensibile rispetto alle ragioni dei "pacifisti". Il quale è ovviamente destinato a soccombere nel confronto presidenziale con Nixon, il sostenitore della "pace onorevole", ovvero della cessazione dei combattimenti in Vietnam dopo aver fatto "terra bruciata". Neanche tre mesi prima, il 6 giugno 1968, era stato assassinato a Los Angeles il carismatico candidato democratico Robert Kennedy, strenuo sostenitore del disimpegno in Vietnam e in predicato di diventare il successore di Lyndon Johnson.
Facciamo ancora qualche passettino indietro, durante il famoso e celebrato Maggio parigino del Sessantotto e lasciamo parlare un testimone di quanto si vuole raccontare, Luis Manuel Gonzalez – Mata, agente segreto dei servizi segreti della Spagna del generalissimo Franco...

"La CIA fu ben più esigente. Essa mifece incontrare un membro della missione americana. Era il gran coordinatore dei servizi americani a Parigi e si faceva chiamare Donovan.
"Lei deve continuare la sua azione contro il governo francese." mi disse
Io (sorpreso): "Come ?"
Donovan: "Forse questa è l'occasione buona per sbarazzarsi del generale De Gaulle."
Io: "Gli preferite i gauchisti ?"
Donovan: "I gauchisti non arriveranno mai al potere, ma se il disordine di allarga, la borghesi francese si spaventerà. Costringerà De Gaulle a cambiare politica, ad allontanarsi dai paesi dell'Est e del Terzo Mondo per riavvicinarsi agli Stati Uniti. Oppure toglierà la propria fiducia al generale e la rivolgerà ad altri partiti con i quali potremo intenderci più facilmente."
Io: "In concreto cosa significa tutto questo ?"
Donovan: "Significa che dobbiamo incoraggiare il disordine, creare incidenti tra i rivoltosi e il servizio d'ordine. Solo così scateneremo l'indignazione della maggioranza silenziosa."
Di lì a pochi giorni, Donovan mi informò che la CIA aveva già alcuni uomini all'interno del movimento; si trattava per la maggior parte di ex componenti della legione o dell'OAS che erano riusciti ad infiltrarsi nei gruppuscoli dell'estrema sinistra.
"Alla Sorbona" mi spiegò "abbiamo solidi agganci tra i katanghesi, quelle bande che occupano i sotterranei e che si battono con tanta violenza contro la polizia. Lei si unirà a loro. Se lo tenga in mente: vogliamo il massimo dei feriti e dei danni."
Dunque mi mescolai fra i rivoluzionari. Identificai immediatamente numerosi agitatori che si erano infiltrati, agenti segreti, poliziotti in borghese dei servizi francesi, militanti del movimento di estrema destra Occidente, membri del SAC, delinquenti comuni. Tutti costoro si agitavano, sorvegliavano, tentavano di familiarizzare con i capi gauchisti."

La testimonianza di questo solerte agente dei servizi spagnoli è veramente un compendio di quello che è stata l'Operazione CHAOS negli USA e in Europa. Innanzitutto si avverte immediatamente quanto i servizi di informazione e di sicurezza dell'Europa occidentale fossero – sono – subordinati alle strutture di intelligence USA e alle loro direttive. Il Maggio francese è assurto a simbolo della ribellione anarchica e giovanile del Sessantotto, eppure dalle parole di Donovan, il dirigente della CIA di stanza a Parigi, emerge oramai che la "gauche" – la Nuova Sinistra sospesa fra maoismo, anarchismo e libertarismo – non costituisce più un problema per i suoi velleitarismi, in alcune occasioni infantili. Anzi – e lo abbiamo già visto – può risultare utile e remunerativo agli occhi degli yankees e dei loro alleati – infiltrarla e strumentalizzarla nei modi che si ritengono opportuni. Il materiale umano non manca di certo: agenti sotto copertura, estremisti di destra, mercenari, delinquenti comuni, ecc... Il meccanismo è sempre quello previsto per la guerriglia urbana e le violenze di piazza: provocare i maggiori danni possibili – bruciando auto, spaccando vetrine, cercando lo scontro fisico, il contatto con le forze dell'ordine, ecc... -. Uno schema che era già stato a applicato e che si ripeterà – vedi la convention del Partito Democratico a Chicago – più volte... CHAOS è una grande scuola e, nonostante sia stata "disattivata" da tempo, è stata riproposta sotto altre spoglie... Si pensi, ad esempio, alle terribili giornate del G8 Genova, il 20 e 21 luglio del 2001, quando, sotto gli occhi increduli dei genovesi, le forze dell'ordine caricavano violentemente i manifestanti "pacifici", mentre i famosi Black Blockers si davano da fare per devastare la città con   scientifica perizia, praticamente indisturbati... Sulla "genuinità" di gruppi estremistici come il Black Bloc – dai contorni ideologici indefiniti e indefinibili – sono stati espressi numerosi dubbi da parte di diversi osservatori come Franco Fracassi. Alcuni filmati ritraggono agguerriti manifestanti mentre parlano tranquillamente con uomini in divisa...
Tornando alla guerriglia urbana del Maggio parigino, non si può non accennare a cosa rappresentasse il generale Charles De Gaulle in quel periodo e perchè la sua politica non fosse gradita agli americani. Inaspettatamente, quando venne eletto Presidente, De Gaulle intraprese una politica internazionale all'insegna della piena autonomia, per rilanciare l'immagine della Francia, rimasta offuscata negli anni della decolonizzazione (Indocina, Algeria, ecc...). Si trattava di un orientamento che seguiva il solco tracciato da un certo nazionalismo di sapore un pò "bonapartista". Così decise di trattare con l'FLN per l'indipendenza algerina e, al contempo, di migliorare le relazioni con i paesi arabi. In questo modo il nazionalista De Gaulle scontentò molti dei suoi sostenitori in patria, determinando una sorta di "guerra a bassa intensità" all'interno della STAY BEHIND francese che opponeva l'organizzazione terroristica e colonialista OAS (e la sua succursale di Lisbona l'Aginter Press) ai gaullisti del SAC. Il Presidente viene fatto oggetto di numerosi attentati da parte dei militanti dell'OAS a cui forse non era estranea la stessa CIA, alleata di fatto dei terroristi colonialisti francesi. Infatti la politica internazionale gaullista incontrava un grande ostacolo nelle mire egemoniche degli antichi alleati angloamericani. Secondo De Gaulle lo stesso processo di integrazione europea, la stessa CEE, non erano altro che uno strumento degli angloamericani, in posizione di dominio all'interno dell'alleanza occidentale. Ormai il generale è inarrestabile: "apre" all'URSS e nel 1966 prende una decisione clamorosa ritirando le truppe francesi dalla NATO. La sede dell'Alleanza Atlantica viene spostata da Parigi e Bruxelles... Coraggiosamente De Gaulle denuncia i protocolli segreti della NATO – in riferimento anche alla STAY BEHIND ? - come un'aperta violazione al principio di sovranità nazionale.
Ammirato per il suo "autoritarismo" e "presidenzialismo", De Gaulle si è ovviamente fatto molti nemici... Ovviamente neanche i rapporti con Israele sono idilliaci e non solo perchè il generale ha avviato una linea di politica internazionale filoaraba. Nel giugno del 1967, durante la "guerra dei Sei Giorni", terzo conflitto arabo – israeliano, il Presidente De Gaulle chiede ufficialmente al governo di Israele di interrompere le operazioni militari. Non sorprende, allora, che alla Sorbona si ritrovino tutti coloro che sono decisi a dare una lezione al Presidente francese. Sarà un caso, ma tutti i maggiori leader della Gauche parigina sono di origine ebraica, i vari Cohn Bendit, Glucksmann, Henry Levy... E magicamente incontriamo ancora una volta tutti principali attori dell'Operazione CHAOS  e della "strategia della tensione": gli americani e i loro alleati europei, gli israeliani e i colonialisti francesi... In una parola: lo schieramento occidentale e "civile" in gran spolvero...
Quanto a De Gaulle, uscì notevolmente indebolito dal Maggio francese e, di lì a poco, si sarebbe dimesso. Nel settembre del 1968 firmò un'amnistia che cancellò tutti i reati compiuti dagli uomini dell'OAS, compresi gli attentati a suo danno. Stranamente, invece, il vigore "rivoluzionario" dei gauchisti si esaurì gradualmente e la Francia, a differenza degli altri paesi dell'Europa occidentale, venne parzialmente risparmiata dall'ondata di "euroterrorismo" (IRA, ETA, RAF, BR, ecc...).

Si conclude questo viaggio a dimostrazione che accendere la miccia della tensione "pilotata" e alimentare artatamente il "pericolo interno" spesso conviene ed è remunerativo sul piano dei consensi. I mezzi non mancano e il materiale umano è sempre disponibile sul "mercato", inoltre, dai tempi di CHAOS e COINTELPRO la tecnologia si è evoluta e la guerra psicologica si avvale di strumenti allora impensabili.

Dobbiamo sempre rammentarci le parole di testimoni come gli ex agenti della CIA – Marchetti, Agee, Brenneke, Razin e, oggi, Snowden – per imparare la lezione...

Quando le agenzie federali irretiscono e manipolano improbabili 2estremisti musulmani"...

E anche quando qualcuno "piazza" incredibili botti come quelli dell'11 settembre 2001...

A maggior ragione oggi, che le porte dei conflitti sembrano aprirsi con rapidità impressionante...

Ringrazio per la paziente e faticosa lettura.

Saluti da HS

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