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12 settembre 2013

LA VITTORIA DI ALLENDE

A 40 anni dal Colpo di Stato che mise fine alla democrazia cilena e provocò la morte eroica di Salvador Allende, l’America Latina vive una nuova epoca.
Il mondo era allora diverso da quello in cui viviamo ora. Predominava la nozione del socialismo come progetto politico che doveva necessariamente seguire le orme di quello instaurato fuori dall’America. Cercare una via cilena al socialismo era indispensabile. Questo ideale, secondo Mariàtegui (1) “creazione eroica”, dove essere opera, secondo Julio Antonio Mella (2), di “esseri pensanti” e non di disciplinati seguaci del pensiero altrui.
Nel 1958, sotto la dittatura batistiana, ci sorprese la notizia che Salvador Allende, con un’alleanza che comprendeva il Partito Comunista, era sul punto di vincere le elezioni e diventare Presidente del Cile.
Sembrava un dato di un altro pianeta. Solo 4 anni prima, nel 1954, la CIA aveva schiacciato la democrazia guatemalteca e imposto una delle peggiori e più prolungate tirannie. Gli Stati Uniti, allo zenith del loro potere, dominavano a piacer loro il Continente, trasformato in bastione di un anticomunismo viscerale dove non era possibile alcun cambiamento. Le tirannie militari al servizio di Washington erano di moda. Il Cile era un’incognita. Quando lo visita, nel 1959, incontrai molti convinti che la prossima elezione avrebbe portato la vittoria.
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