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12 giugno 2013

LA RILEVANZA "GIURIDICA" DELLA MONETA

“Rilevanza della forma e della istituzionalità giuridica nella creazione del valore monetario”. 
Occorre precisare quali caratteristiche tecniche ed economiche assuma il procedimento di emissione nella creazione del valore monetario, ed in particolare l’enorme rilevanza della istituzionalità giuridica (cosiddetto corso legale) e la conseguente manifestazione formale mediante il simbolo monetario di costo nullo.E’ la manifestazione formale del simbolo che, una volta recepita dalla collettività,ne determina la tipica rilevanza giuridica per la coscienza sociale. E’ questa che crea il valore monetario convenzionale, sicché nel momento stesso in cui si è incorporato nel simbolo il valore convenzionale, si obiettivizza in un nuovo bene: la moneta. 

Questo bene ha dunque le caratteristiche di essere:a) immateriale, b) collettivo, c) di avere un valore condizionato: a) immateriale perché la strumentalità risiede non nell’elemento materiale del simbolo (la cui funzione consiste nel manifestare il bene, individuarlo come oggetto di diritto, attribuirne la titolarità al portatore del documento) ma nella convenzione monetaria. A conferma di ciò sta il fatto che, se si dichiara una moneta fuori corso, essa, pur senza perdere la sua integrità fisica, perde il suo valore. Ciò avviene perché il simbolo ha perso la sua rilevanza giuridica. In breve, perché è venuta meno la convenzione sociale che attribuiva al simbolo il tipico valore convenzionale monetario. La rilevanza giuridica è la tipica convenzione che rende attualmente utile ogni modo di essere degli strumenti giuridici, le LEGGI. Merita ricordare a questo punto la magistrale definizione di Pedio: “Conventionis nomen generale est omnia pertinens quod faciunt qui inter se agunt”. 


Da queste ovvie considerazioni emerge la assoluta inattendibilità delle teorie che capziosamente ed interessatamente pretendono di qualificare la moneta come merce, cioè come bene materiale. Queste teorie sono di solito sostenute per difendere il monopolio culturale delle scienze monetarie, dirottando la cultura di massa sui falsi binari della concezione materialistica del valore.La merce è stata da sempre la forma o manifestazione esteriore del valore monetario e solo entro questi limiti è accettabile la sua strumentalità o il suo valore che dir si voglia.Anche l’oro ha valore di moneta non perché sia oro, ma perché ci si è messi d’accordo che lo abbia. 

Tanto è vero ciò, che si usa ormai normalmente la carta per espletare la funzione tradizionalmente assunta dall’oro e nessuno si scandalizza se si usa correntemente oro carta, cioè moneta formalmente manifestata mediante un simbolo di costo nullo.Quando si distinguono i beni materiali da quelli immateriali in base alla considerazione che i primi sarebbero percepiti mediante i sensi (qui tangi possunt) ed i secondi mediante l’intelletto, non si comprende il punto essenziale della funzione della forma. Anche i beni immateriali si manifestano infatti mediante un mezzo sensibile: ad esempio carta ed inchiostro nel diritto d’autore o nel disegno del brevetto o dell’opera dell’ingegno. Non è dunque questo il criterio distintivo tra le due categorie di beni. La verità è invece che i beni materiali si distinguono dai beni immateriali, perché in quelli la strumentalità risiede nella materia, in questi invece risiede in una realtà spirituale. 

Il valore che è elemento comune a tutti i beni – sia quelli materiali che quelli immateriali – consiste sempre in una realtà spirituale, cioè – come abbiamo detto -in una previsione, che è una dimensione dello spirito perché è un modo di essere del tempo.Così come non è concepibile la vita senza tempo, non è concepibile valore senza vita, tanto è vero che non esiste ricchezza in un mondo dì morti. E’ dunque la nostra esperienza vivente che ci rende consapevoli di questa verità. Se la moneta fosse puramente e semplicemente merce, cioè materia, essa sarebbe concepibile anche in un mondo senza vita. Per reductio ad absurdum, dunque,questa tesi è da respingere. b) collettivo in quanto ha la caratteristica di essere ad un tempo unità di misura convenzionale del valore dei beni e valore della stessa misura che diventa pertanto oggetto di scambio.E’ la collettività stessa che accettando la moneta come unità di misura e mezzo di pagamento ne crea e conserva il valore, sicché la moneta non sarebbe concepibile se non nell’ambito di una collettività che ne usa. 

Questa caratteristica assume importanza di grande rilievo nell’ordinamento internazionale del sistema monetario,perché quando di questa convenzione monetaria partecipano differenti Stati, nasce un interesse comune alla stabilità ed alla difesa dei valori monetari che costituisce un incentivo alla pacifica coesistenza ed al coordinamento dei sistemi economici. c) di aver un valore condizionato dalla esistenza di beni da misurare nel valore.Questa condizione è comune a qualsiasi unità di misura. Ed è questa una precisazione fondamentale per evitare l’equivoco di ritenere la moneta”rappresentativa ” del valore dei beni esistenti sul mercato quasi fosse una specie di titolo di credito o fede di deposito. 

Il valore monetario è infatti, come abbiamo visto, convenzionale e non creditizio. Avere consapevolezza di questa verità significa anche comprendere che, all’atto della nascita, questo bene deve essere regolato anche come oggetto di diritto;occorre cioè stabilire per legge, all’atto dell’emissione monetaria, di chi sia la proprietà della moneta. Una valida riforma del sistema monetario internazionale non è concepibile se a monte non accoglie il principio fondamentale di considerare ogni popolo proprietario della sua moneta. E’ infatti la collettività dei cittadini che con la sua attività mentale crea il valore convenzionale monetario.Come abbiamo già detto, e torniamo a ricordare, il valore della moneta è creato dal fatto che ognuno è disposto ad accettare moneta contro merce perché, a sua volta,prevede di poter scambiare moneta contro merce. Questa previsione del comportamento altrui come condizione del proprio è la fonte del valore convenzionale monetario.Dunque, ogni popolo va riconosciuto proprietario della sua moneta in quanto è lui stesso che la crea. Il mancato chiarimento di questo concetto ha consentito il secolare equivoco dell’emissione monetaria. 

La banca infatti si è attribuita la proprietà della moneta perché l’ha emessa mediante indebitamento dei mercato,prestandola, e siccome prestare denaro è sempre prerogativa dei proprietario,con un rovesciamento contabile, si è attribuita la proprietà della moneta, il cui valore è, invece, creato dai cittadini. Particolarmente significativa e rivelatrice la considerazione di E. POUND: “Lo scopo della guerra civile americana venne scoperto in un numero dell’ Hazard Circular del 1862:”Il grande debito che i nostri amici capitalisti dell’Europa faranno creare da questa guerra, verrà adoperato per controllare la circolazione. Noi non possiamo permettere che i greenbacks (biglietti di stato) circolino, perché non possiamo averne il dominio”.

Fonte:  http://www.beppegrillo.it/listeciviche/forum/

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