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29 aprile 2013

LA VERGOGNA DEI GULAG AMERICANI

Se, come scrisse Fyodor Dostoevsky, “il grado di civilizzazione di una società si può valutare entrando nelle sue carceri”, qui siamo davanti ad una nazione di barbari. La nostra vasta rete di prigioni federali e statali, con qualcosa come 2.3 milioni di reclusi, fa a gara con i gulag degli stati totalitari. Non appena sparisci dietro le pareti del carcere diventi una preda. Da stuprare. Da torturare. Da picchiare. Isolamenti prolungati. Privazioni sensoriali. Discriminazioni razziali. Reti di bande. Lavori forzati. Cibo rancido. Bimbi incarcerati alla stregua degli adulti. Prigionieri forzati a prendere medicinali che inducono all’apatia. Impianti di ventilazione e riscaldamento inadeguati. Scarse cure sanitarie. Dure sentenze per crimini non violenti. 
Di Chris Hedges

Bonnie Kerness e Ojore Lutalo li incontrai entrambi a Newmark, New Jersey, dopo che, qualche giorno prima, avevano combattuto, come forse pochi prima di loro, nel comitato americano per il monitoraggio delle prigioni (AFSCPW, n.d.t.) contro i crescenti abusi nei confronti dei prigionieri (specialmente l’uso dell’isolamento). Lutalo, una volta diventato membro dell’esercito per la liberazione dei neri (BLA, n.d.t.), un ramo delle Pantere Nere, scrisse a Kerness per la prima volta nel 1986, durante la sua detenzione alla prigione di stato di Trenton, ora chiamata prigione dello stato del New Jersey. Le raccontò il mondo oscuro e degradante dell’isolamento;
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