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10 febbraio 2013

€URO: UN DISASTRO ANNUNCIATO

Scrivevamo un anno fa che le politiche impostate per salvare l'euro avrebbero lentamente avviato l'Italia a diventare un paese del Terzo Mondo (M.Badiale, F. Tringali, “L'euro non è un dogma”, Alfabeta2, dicembre 2011). Gli eventi di quest'ultimo periodo confermano quel giudizio: la crisi economica prosegue, così come la distruzione dei diritti dei lavoratori e l'attacco ai redditi dei ceti subalterni, mentre l'adozione di misure come il Fiscal Compact determina, in sostanza, la cessione della sovranità degli Stati nazionali a lontane strutture oligarchiche e la conseguente cancellazione di quel poco di democrazia ancora rimasta in questo Paese. Non intendiamo qui dilungarci su questi temi, né su quelli relativi alla irriformabilità dell'Unione Europea in senso democratico e alla necessità di uscire da essa e dalla moneta unica, perché li abbiamo trattati dettagliatamente in un libro uscito da poco (M.Badiale, F. Tringali, “La trappola dell'euro”, Asterios editore), al quale rimandiamo per approfondimenti.

Ci sembra utile, invece, ripercorrere in questa sede alcune delle discussioni che hanno accompagnato il passaggio dell'Italia a un sistema monetario europeo a cambi fissi e poi all'euro. È importante infatti sapere che l'esistenza di un rapporto consequenziale fra la rinuncia alla flessibilità del cambio valutario e la realizzazione di una vera e propria macelleria sociale in termini di aggressione ai diritti e ai redditi dei ceti medi e popolari, era stata chiaramente prevista già tre decenni fa.

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