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12 gennaio 2013

5 MITI MEDIATICI SULLA SALUTE DI CHAVEZ E SUL SUO GIURAMENTO

Nelle ultime settimane i media privati inglesi hanno accresciuto la propria campagna contro la rivoluzione venezuelana, diffondendo una quantità di menzogne e di pregiudizi a proposito della salute del presidente Hugo Chavez, della politica e degli aspetti legali relativi al suo giuramento per il nuovo mandato e alla gestione della situazione da parte del governo venezuelano. I media, spesso prendendo l’imboccata direttamente dall’opposizione venezuelana di destra, stanno sfruttando un momento triste per il popolo venezuelano. 
Di Tamara Pearson e Ewan Robertson
Venezuelanalysis.com

La giornalista Mariclem Stelling, di Media Observatory [Osservatorio mediatico], parlando alla televisione pubblica VTV, ha definito la situazione “un misto di soddisfazione, ironia e necrofilia … un tentativo di rimuoverlo [Chavez] dal suo ruolo politico.”
“Stanno fabbricando le notizie in conformità agli interessi economici e politici cui rispondono”, ha affermato.
Qui Venezuelanalysis.com smonta le cinque principali bugie attualmente diffuse dai media privati. 

1) Il governo venezuelano è reticente a proposito della salute di Chavez
Questa accusa è stata mossa dai media internazionali da quando Chavez ha informato per la prima volta del suo cancro, nel giugno del 2011. La critica, da parte dei media privati, alla “reticenza” del governo ha proposito della sua condizione si è intensificata con l’avvicinarsi della data del giuramento, riflettendo in parte un’opposizione venezuelana sempre più insofferente, ansiosa di dettagli da poter utilizzare a proprio vantaggio.

Fonti dei mass media descrivono la condizione medica di Chavez come un “mistero”, con canali quali il Los Angeles Times che descrivono le informazioni governative sul recupero post-operatorio di Chavez come “aggiornamenti medici sporadici e scarsamente dettagliati”. Canali come l’inglese BBC e altri australiani hanno raccolto la richiesta dell’opposizione venezuelana che il governo dica la “verità” sulla salute di Chavez, implicando che il governo stia celando informazioni o stia puramente mentendo.  

La tesi che il governo venezuelano stia celando dei segreti alimenta le argomentazioni che la maggior parte dei media utilizza in relazione alla rivoluzione bolivarista, descrivendo recentemente il governo come “despoti” (Chicago Tribune) e “populisti autocrati” (Washington Post).
Altri media hanno proposto la propria versione dello stato di salute di Chavez, con l’ ABC spagnola che si è spinta molto in là nel descrivere persino i movimenti del suo intestino e nel riferire che è in coma, e con la multinazionale Terra che, scambiando per realtà i propri desideri, ha informato che Chavez è già morto. Questi canali mediatici hanno solo una fonte “anonima” per i loro articoli; apparentemente dispongono in qualche modo di un infiltrato (o di una “fonte d’intelligence”, come la chiamano) nell’equipe medica cubana di Chavez.

Il governo, in realtà, ha diffuso 28 dichiarazioni che hanno aggiornato il pubblico sulle condizioni di Chavez dopo la sua operazione l’11 dicembre, una media di una al giorno. Queste dichiarazioni sono disponibili nel testo completo su Internet e sono anche lette dal ministro delle comunicazioni Ernesto Villegas su tutte le televisioni e radio pubbliche venezuelane.
Nell’ultima dichiarazione, diffusa ieri, Villegas ha affermato che le condizioni di Chavez restano “stazionarie” rispetto al rapporto precedente, in cui il pubblico è stato informato che egli ha una “insufficienza” respiratoria a causa di un’infezione polmonare.
E’ vero, comunque, che al di là di citare la localizzazione generale del cancro, la regione pelvica, il governo non ha rivelato l’esatto tipo di cancro di cui soffre Chavez, né l’esatta natura dell’operazione che ha subito l’11 dicembre. Ciò probabilmente per motivi di riservatezza. 

Quando gli è stata posta direttamente una domanda sull’argomento in una recente intervista, Jorge Rodriguez, un medico e figura chiave del Partito Socialista Unito del Venezuela di Chavez (PSUV), ha dichiarato: “Farò l’esempio della signora Hilary Clinton, che ha avuto un attacco vascolare cerebrale. Ci sono tre fattori che influenzano questi casi: la parte del cervello in cui si verifica, la dimensione della zona colpita e se si è prodotta un’emorragia o un’ostruzione. Bene, non ho visto alcun medico serio e onesto chiedere in quale zona ha subito la lesione. E penso sia bene che non sia stato chiesto, perché la signora ha diritto alla riservatezza. Non ho visto Ramon Guillermo Aveledo (segretario esecutivo della coalizione d’opposizione MUD) chiedere di sapere se il suo attacco abbia colpito i lobi frontali nel qual caso, naturalmente, le non potrebbe continuare a impartire le istruzioni che impartisce normalmente.” 

Naturalmente quando i media internazionali hanno informato sulla posizione dell’opposizione venezuelana riguardo alla condizione medica di Chavez, hanno invariabilmente evitato di citare il fatto che l’approccio dell’opposizione ha molto meno a che fare con una crociata per la verità e più a che fare con la speranza di creare una crisi politica e costituzionale in proposito. Fanno credere che il governo venezuelano sia deliberatamente fuorviante e manipolatorio nell’informare, ma non puntano mai il dito sui leader occidentali, come George Bush o Barack Obama per non aver informato sulle esatte località delle loro frequenti, lunghe e lussuose vacanze, per esempio. 

2) E’ incostituzionale se Chavez non presta il giuramento per la carica il 10 gennaio
Questa è un’altra bugia che copia una pagina direttamente dal copione dell’opposizione. La maggior parte dei leader dell’opposizione, e persino la Chiesa Cattolica venezuelana, sta sostenendo che se Chavez non è in grado di giurare ufficialmente da presidente il 10 gennaio allora perderà il suo status di presidente del Venezuela. Affermano che in tal caso Chavez dovrebbe essere dichiarato “permanentemente assente” e il capo del parlamento nazionale, Diosdado Cabello, dovrebbe assumere la presidenza e indire nuove elezioni. L’opposizione afferma anche che la cerimonia di giuramento non può essere rimandata e che se Chavez continua da presidente dopo il 10 gennaio si tratterebbe di una “flagrante violazione della Costituzione”. La loro strategia consiste nell’utilizzare la loro interpretazione della Costituzione al fine di tentare di deporre Chavez sulla base di un aspetto tecnico, mentre il presidente eletto si trova a Cuba a lottare per riaversi dall’intervento chirurgico. 

I canali dei media privati si sono aggrappati a questa tesi e hanno disinformato a proposito della Costituzione venezuelana. In un articolo molto fuorviante, il Washington Post ha affermato che un ritardo della cerimonia d’insediamento di Chavez sarebbe “uno strappo all’ambigua formulazione della Costituzione”. Commenti simili sono stati formulai in altri canali statunitensi, con il Time che ha sostenuto che la Costituzione del Venezuela è “una mappa nebulosa che potrebbe mettere la nazione più ricca di petrolio dell’emisfero occidentale in un precario limbo governativo quest’anno.” La Reuters ha sostenuto che il governo venezuelano sta “violando la Costituzione” e che il paese sarà “lasciato in un vuoto di potere”, e la BBC, che ha conservato un tono più riservato, continua a rappresentare le interpretazioni della Costituzione come un confuso dibattito tra il governo e l’opposizione. 

Tuttavia la Costituzione del Venezuela è chiara sull’argomento. Le condizioni in base alle quali un presidente può essere dichiarato permanentemente assente e devono essere indette nuove elezioni sono previste dall’articolo 233 e sono: “morte, dimissioni, destituzione decretata dalla Corte Suprema, incapacità fisica o mentale certificata da un comitato medico designato dalla Corte Suprema con l’approvazione del Parlamento, abbandono del posto [o] revoca popolare del mandato.” 

Attualmente la condizione di Chavez è quella di “assente dal territorio nazionale”, una condizione che è autorizzata dal parlamento. Essa potrebbe essere alla fine dichiarata un’”assenza temporanea” dalla presidenza, che è autorizzata dal parlamento per un periodo di novanta giorni e può essere prorogata per ulteriori novanta giorni, come previsto dagli articoli 234 e 235 della Costituzione.
Quello che l’opposizione sta cercando di fare è utilizzare l’articolo 231 della Costituzione, che descrive l’insediamento presidenziale, per sostenere la deposizione di Chavez. L’articolo afferma che il presidente eletto “assumerà il proprio mandato il 10 gennaio del primo anno del proprio periodo costituzionale, mediante una cerimonia di giuramento di fronte al Parlamento.” L’opposizione afferma che l’incapacità di Chavez di presenziare alla cerimonia significa che non ha assunto il suo mandato e che dovrebbe essere dichiarata la sua “assenza permanente”. Tuttavia, come citato in precedenza, non essere in grado di presenziare alla cerimonia di insediamento non è considerato un motivo di “assenza permanente” nella Costituzione venezuelana, il che lascia l’opposizione venezuelana senza una base costituzionale su cui reggersi. 

La situazione, piuttosto, è trattata dalla seconda metà dell’articolo 231, che afferma: “Se per qualsiasi motivo sopravveniente il presidente non può assumere la carico davanti al Parlamento, lo farà di fronte alla Corte Suprema.” Non è specificata alcuna data.
Il costituzionalista venezuelano Harman Escarra, un sostenitore dell’opposizione che ha contribuito a redigere la Costituzione del 1999, ha spiegato in un’intervista al quotidiano venezuelano Ciudad CCS, che costituzionalmente, anche se il presidente non può partecipare alla cerimonia del 10 gennaio, comincia comunque il mandato presidenziale, compresi il mandato costituzionale del consiglio di stato, del vicepresidente e dei ministri del governo. In quanto tale egli ha affermato che in Venezuela “non c’è un vuoto di potere”. 

Il costituzionalista ha ulteriormente spiegato che sia secondo la lettera sia secondo lo spirito dell’articolo 231 della Costituzione, “il Presidente, dal punto di vista della sovranità, è il Presidente. Non c’è altro e il mandato della maggioranza popolare non può essere rovesciato per il problema di una data in un certo momento, perché violerebbe un sacro principio contenuto nell’articolo cinque della Costituzione, che afferma che il potere risiede nella sovranità del popolo.” 

Perciò è sbagliato da parte dei media internazionali affermare che il Venezuela sta entrando in una situazione costituzionalmente ambigua in cui non sono chiari lo status del presidente o il successivo passaggio costituzionale. Inoltre, è non solo fuorviante, bensì pericoloso dipingere erroneamente gli alleati di Chavez come nel tentativo di sovvertire la Costituzione per restare al potere, quando l’opposizione sta tentando di mettere in discussione la legittimità costituzionale del governo per provocare una crisi politica e deporre Chavez da presidente. L’opposizione non è la voce democratica “critica” e “priva di pregiudizi” che i media privati dipingono. Una rappresentazione simile mostra un certo livello di ipocrisia, poiché si può star certi che se il presidente degli Stati Uniti o il primo ministro britannico non fossero in grado di presenziare a una particolare cerimonia d’insediamento per motivi di salute, tali canali non comincerebbero a gettare dubbi sulla loro legittimità, come stanno attualmente facendo con Chavez. 

3) Se dovessero essere indette le elezioni, potrebbero non essere “corrette”, e il leader dell’opposizione Henrique Caprile ha buone probabilità di vincere
Questo terzo mito va ad aggiungersi agli altri due per creare l’impressione che la rivoluzione bolivarista non sia democratica. E’ declamato dalla maggior parte dei media privati, ma specialmente dai media statunitensi, che segnalano raramente le condizioni del tutto scorrette in cui sono tenute le elezioni nel loro paese.
Il Washington Post ha affermato che se Chavez dovesse morire e fossero indette nuove elezioni, “il circolo interno di Chavez … potrebbe pensare di rimandare le elezioni o di annullarle.”
“E’ per questo che la prima responsabilità degli Stati Uniti e dei vicini del Venezuela, come il Brasile, dovrebbe essere di insistere che le elezioni presidenziali siano tenute e siano libere e oneste”, ha affermato il WP suggerendo addirittura che “i seguaci di Chavez o i leader dell’esercito” potrebbero “tentare un colpo di stato.” 

Il Dipartimento di Stato USA ha hanno chiesto che qualsiasi elezione in Venezuela debba essere “libera e trasparente” e il Chicago Tribune, in un articolo, ha affermato: “A ottobre, Chavez ha sconfitto il suo primo serio sfidante, Henrique Capriles, pur essendo troppo malato per partecipare alla campagna … Troppo malato per tenere discorsi, ha comprato voti attraverso acrobazie politiche, come assegnare gratuitamente una casa costruita dal governo al suo trimilionesimo seguace su Twitter.” 

L’affermazione del Chicago Tribune è una bugia; Chavez ha partecipato a una delle due grandi manifestazioni in tutto il paese nel mese precedente le elezioni presidenziali, compresa una a Merida cui sono stati presenti gli autori di questo articolo, e ha adempiuto i suoi doveri di presidente. E naturalmente non c’è alcuna base o necessità per queste richieste di elezioni “oneste”. Nessuno dei media privati ricorderà ai propri lettori le 16 elezioni tenute negli ultimi 14 anni, che l’81% dei venezuelani ha volontariamente partecipato al voto nelle elezioni presidenziali di ottobre, che il Venezuela sta costruendo la democrazia partecipativa attraverso i suoi consigli comunitari e che i venezuelani hanno accesso a cure mediche e istruzione completamente gratuite e diffusamente disponibili e persino agli alloggi sovvenzionati, condizioni fondamentali necessarie perché sia praticata la democrazia.  

Il Washington Post ha sostenuto che il governo venezuelano “teme” le elezioni libere perché “un voto corretto darebbe la vittoria al leader dell’opposizione Henrique Capriles, che ha perso alle elezioni presidenziali di ottobre ma è più popolare di Maduro.” Questa è una pia illusione, un altro esempio del fatto che i media scambiano per realtà i propri desideri. L’opposizione non ha ricevuto più voti del PSUV al governo nelle recenti elezioni regionali del 16 dicembre, nonostante l’assenza di Chavez. L’opposizione è debole, divisa, delusa dopo 14 anni di elezioni perse una dietro l’altra (eccettuato il referendum costituzionale del 2007), non ha alcuna presenza tra la gente e non ha un programma o una causa intorno a cui unirsi, a parte la brama di  potere.  

4) E’ in arrivo una scissione nella dirigenza chavista tra Maduro e Cabello
Questa è un’altra idea sbandierata dall’opposizione venezuelana e propagandata dai media internazionali. L’idea, o la speranza, è che se dovesse accadere il peggio e Chavez dovesse morire, lo chavismo finirebbe immediatamente diviso al suo interno e andrebbe a pezzi. In particolare si sostiene che il presidente del parlamento, Diosdado Cabello, cercherebbe di appropriarsi della candidatura presidenziale del PSUV dal vicepresidente Nicolas Maduro. Alcune figure dell’opposizione sembra incoraggiare attivamente ciò, con la parlamentare d’opposizione Maria Corina Machado che pretende che Diosdado Cabello assuma il potere il 10 gennaio e che esistano “sfiducia” e “paura” tra Cabello e Maduro.
Accodandosi, sempre sostenuti da vaghi “analisti” o “osservatori”, i media internazionali hanno informato il pubblico di “una potenziale frattura all’interno dello chavismo tra la fazione più socialista di Maduro e quella del più pragmatico Cabello” (TIME) oppure “Cabello esercita un potere considerevole e di pensa abbia proprie ambizioni politiche” (BBC) e che “la morte o le dimissioni di Chavez potrebbero scatenare una lotta per il potere all’interno del partito tra Maduro, Cabello, il fratello di Chavez, Adan, e governatori degli stati” (LA Times). 

Tali commenti sono stati stroncati da Maduro, Cabello e altri leader dello chavismo, che sottolineano tutti l’unità di correnti diverse all’interno del movimento bolivarista nell’attuale difficile situazione. In realtà è molto improbabile uno scenario di diretto accaparramento del potere da parte di Cabello o di qualsiasi altra figura all’interno dello chavismo del ruolo di successore, nel caso Chavez non possa assumere il suo mandato presidenziale. Appena prima che Chavez volasse a Cuba per l’intervento chirurgico a dicembre, ha dichiarato alla nazione che “se uno scenario simile dovesse verificarsi, vi chiedo dal profondo del cuore di eleggere Nicolas Maduro a presidente costituzionale della repubblica.” Chavez ha un sostegno e un rispetto così forti tra i suoi seguaci che sarebbe quasi impensabile per un altro leader dello chavismo andare contro l’espresso desiderio di Chavez che Maduro sia il suo successore. Qualsiasi tentativo di usurpare la leadership di Maduro e la sua candidatura a nuove elezioni presidenziali sarebbe un suicidio politico.

5) Senza Chavez la rivoluzione è finita
La maggior parte dei media privati ha gettato sottilmente dubbi sul fatto che la rivoluzione continui senza Chavez, suggerendo che la dirigenza crollerà, che il Venezuela è già in un “caos” e in un “disastro economico”, che il Venezuela sta vivendo oggi una “crisi” politica e che il processo rivoluzionario non potrà sopravvivere senza Chavez. Il Chicago Tribune ha affermato che “chiunque finisca per governare il Venezuela presiederà sul disastro che Chavez ha fatto di una nazione prospera e promettente” e che ci sono ora “un’elevata disoccupazione, un’inflazione record e una criminalità rampante”. Questo, nonostante il fatto che il Venezuela ha concluso il 2012 con un’inflazione del 19,9%, la più bassa da anni, e con una disoccupazione inferiore a quella degli Stati Uniti.  

I media stanno ignorando che il paese se l’è cavata bene in quest’ultimo mese senza Chavez, che la dirigenza del PSUV ha conquistato 20 dei 23 stati alle elezioni regionali di dicembre, senza la presenza di Chavez, che non c’è crisi qui; le scuole sono ricominciate normalmente, le cliniche del barrio adentro sono aperte, la gente lavora, fa la spesa, torna dalle vacanze di Natale come al solito. Non ci sono acquisti generati dal panico, niente razzie, niente malcontento politico. 

Cosa più importante, i media stanno ignorando, stanno rendendo invisibile il più grande fattore in gioco: il popolo del Venezuela. Chavez non è soltanto una persona, un leader; egli rappresenta un progetto politico di sovranità economica e culturale, di unità latinoamericana, di libertà dall’interventismo statunitense, di rispetto dei diritti fondamentali e di democrazia partecipativa. La maggioranza dei venezuelani ha mostrato sostegno a tale progetto affluendo costantemente in massa al voto, anche nelle elezioni in cui Chavez non era candidato, con percentuali di affluenza in crescita in generale ogni anno. Nella maggior parte degli altri paesi la gente si sarebbe stancata e a questo punto avrebbe ignorato così tante elezioni.   I venezuelani hanno marciato a migliaia e milioni nel paese, costantemente, non soltanto a sostegno di un candidato elettorale, ma marciando per i diritti dei lavoratori il Primo Maggio, così come per altre cause, come i diritti degli omosessuali, la difesa dei giornalisti dai violenti attacchi dell’opposizione, a sostegno di varie leggi, e altro. Sono stati i venezuelani, in massa, che hanno contribuito a rovesciare il colpo di stato contro Chavez nel 2002. 

La lista delle conquiste degli ultimi quattordici anni è lunga. Per citarne solo alcune: alfabetizzazione totale, istruzione universitaria gratuita e diffusamente disponibile, centri di assistenza sanitaria gratuita nella maggior parte delle comunità, computer gratuiti per gli scolari delle elementari, pasti gratuiti per gli scolari delle elementari, cibo sovvenzionato, libri sovvenzionati, accresciuta cultura nelle strade e di arte nelle strade, una gamma di nuove infrastrutture pubbliche, come linee ferroviarie e tram, leggi a sostegno dei diritti dei disabili, delle donne e così via, agricoltura urbana assistita dal governo, comunità istituzionalizzate e sindacalizzazione dei lavoratori, quasi 1.000 centri internet gratuiti, programmi musicali gratuiti, pensioni per gli anziani e molto altro. Questi grandi cambiamenti non possono essere rovesciati rapidamente e il popolo del Venezuela ha ogni motivo per impedire che lo siano. 

Inoltre, negli ultimi 14 anni i venezuelani si sono risvegliati. Leggono e conoscono le loro leggi; tutti, anche i sostenitori dell’opposizione passano ore ogni giorno a discutere di politica e di economia. L’apatia esiste ancora ma è molto diminuita. Ci sono una consapevolezza e una profondità politiche che non possono essere spente nel giro di una notte.
Anche se è vero che dopo Chavez ci saranno probabilmente burocrazia, corruzione, riformismo e alcuni dissensi interni, questi problemi esistevano anche con lui come leader. Ogni cambiamento della situazione politica è un’occasione per far emergere questi problemi e affrontarli.
I membri del movimento bolivarista sono combattenti, e sono qui per restarci.

Traduzione di Giuseppe Volpe per © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

1 commento:

  1. Disastri? Il PIB del 2o12 aumetanto del 5,5%, e lo
    confermano anche vati organismi internazionali. Di quanto e cresciuta l'economia in Italia? E in Germania o negli USA?
    Vendere la pelle dell'orso prima di averlo ammazzato....tipico degli oracoli falliti.
    Ad ogni modo, emerge un dato sicuro, cioe che con i voti non ce la fanno a cacciare Chavez. Aspettano che lo faccia il buon dio ma....rischiano di dover aspettare ancora un bel po...
    Se poi contano sulle divisioni interne, vuol dire proprio che....opposizione e deboluccia parecchio...

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