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16 novembre 2012

Egregio David Cameron: « Consegnare la politica economica agli ex-finanzieri non è una soluzione »

Quando all’inizio di questa settimana (articolo del 7.9.2012, N.d.E.) David Cameron ha rimpastato il suo gabinetto, l’arrivo di un trio di banchieri e consulenti della City al Tesoro di Sua Maestà è passato pressoché inosservato. Questo, dal mio punto di vista, è stata una lacuna. I tre uomini sono Paul Deighton, già socio di Goldman Sachs e direttore dell’ufficio operativo per l’Europa (fotografato sopra); Sajid Javid, già capo globale degli scambi creditizi alla Deutsche Bank; e Greg Clark, già consulente al Boston Consulting Group.

Cameron ha promosso Javid alla segreteria dell’economia al Tesoro, ed era stato eletto come Membro del Parlamento conservatore nel maggio del 2010, e Clark al ruolo di segretario finanziario al Tesoro, quando era stato un Membro del Parlamento Tory dal 2005. Nondimeno più importante, Cameron ha designato Deighton, che non è stato neanche un politico eletto, come segretario commerciale al Tesoro. Mentre  Javid e Clark iniziano al Tesoro con effetto immediato, Deighton – che sarà fatto nobile come Lord  Deighton, concedendogli di sedere nella Camera dei Lord – non inizierà prima di Gennaio.


La copertura mediatica della nomina di Deighton, per quanto contenuta, ha evidenziato il successo della sua  occupazione come capo esecutivo del Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Londra (LOCOG), l’organo che ha supervisionato i Giochi Olimpici e Paralimpici Estivi di quest’anno tra il 2006 e oggi (si legga p.e. The Guardian). Probabilmente, ciò è stato comprensibile dato che entrambi i giochi sono largamente ritenuti essere stati un enorme successo, quanto le somme stanziate dagli sponsors e il resto. 
Ma la mancanza di attenzione data ai 22 anni (dal 1983 al 2005) di Deighton alla Goldman Sachs a Londra e a New York – dove, a quanto viene riferito, ha incassato la fortuna di 110mln di sterline quando l’azienda aveva fluttuato alla Borsa di New York nel maggio del 1999 – è stata sorprendente. L’unico giornale che ne ha colto al volo il significato è stato l’Evening Standard. Il suo corrispondente dalla City ha scritto:
Uff! Proprio mentre Goldman Sachs sembrava avere perso la propria influenza tra le alte sfere dopo quell’imbarazzante episodio all’inizio di quest’anno del “noi trattiamo i nostri clienti come burattini”, un ex-alunno della banca d’investimenti Sanguisuga è riuscito ad assicurasi un favoloso posto di lavoro nel governo.
Ricordate a Novembre, quando il già consigliere della Goldman Sachs  International Mario Monti divenne primo ministro in Italia, a ruota della nomina del già vice-presidente e amministratore delegato di Goldman Sachs Mario Draghi come presidente della Banca Centrale Europea?  C’erano timori che permettere a una singola banca d’investimento, con la sua arci-nota agenda di scambi, di avere così tanti insediamenti (e di certo ve ne sono moltissimi altri) nei ruoli guida delle alte sfere Europee potesse non essere l'idea migliore. 
Quanto ha esposto Stephen Foley nell’Indipendent:
“Il Progetto Goldman” è di creare un intenso scambio di persone, idee e danaro che renda impossibile dire quale sia la differenza tra l’interesse pubblico e quello di Goldman Sachs….Abbordare i ben introdotti che prendono le decisioni politiche al loro declino al governo è solo una metà del Progetto; inviare ex-alunni Goldman nel governo è l’altra metà. Come il Sig. Monti, Mario Draghi, subentrato come Presidente della BCE il primo novembre, che ha fatto  dentro e fuori del governo quanto della Goldman….Illusioni parziali, forse?  Chi oserebbe verificarlo?
In precedenti post sul blog ho anche avvertito dei rischi di avere una “porta girevole” tra Wall Street / la City e governo / amministrazione pubblica. Nel Regno Unito abbiamo anche tra gli altri: come ministro del commercio Stephen Greene, già presidente della HSBC, il cui nome è stato macchiato a seguito del coinvolgimento della sua banca nel riciclaggio di denaro per signori della droga, terroristi e stati non allineati; come segretario di gabinetto Sir Jeremy Heywood, un ex-finanziere della Morgan Stanley; e come ministro nell’ufficio di gabinetto Oliver Letwin, un ex-finanziere di Rotschilds. Quindi, gli ex-banchieri normalmente aderiscono a una particolare visione del mondo, che includono la convinzione per cui le masse di debito sono un bene, e che possono avere una tendenza a dare la priorità agli interessi del settore finanziario senza tenere conto di quelli dell’economia reale o del pubblico più ampio.

Quando combinata al settore finanziario che provvede di fondi i partiti politici, i distaccamenti assai diffusi della pubblica amministrazione, i regolatori e gli enti parastatali, etc una “porta giverole” che ruota vorticosamente su queste linee può portare a una forma di “corporatocrazia”, in cui l’apparato  politico viene dirottato da un particolare gruppo di interesse. Le possibili conseguenze se i banchieri arrivano al potere, o molto vicini allo stesso, include concedere ai “colletti-bianchi” d’alto livello criminali l’immunità da accuse e assicurare che i piani per le riforme finanziarie siano annacquate, ritardate o eliminate del tutto. Questo è quanto presuntivamente accaduto alla direzione del mercato interno dell’UE sotto il commissario Charlie McCreevy.


David Davies, conservatore e Membro del Parlamento, ha di recente dato un’occhiata dal punto di vista  di chi è addentro sui problemi del “capitalismo-clientelare” in un articolo pubblicato sul Prospect il 22 Febbraio:

Non importa quale ministero tu scelga. Il loro approccio è troppo spesso dominato dagli affari della grande finanza. Il disastroso primato nell’approvvigionamento pubblico del Ministero della Difesa è il prodotto in parte di un rapporto eccessivamente amichevole con pochi fornitori. Le maldestre politiche ambientali del Ministero dell’Energia e del Cambiamento Climatico  derivano da stretti contatti con una mezza dozzina di gigantesche aziende….Ovunque ti giri, il governo britannico è troppo vicino ai grandi affari e lo è stato per decenni. Se non viene indirizzato, il compare capitalismo britannico infliggerà enormi danni ai nostri interessi, all’economia, all’industria e alla società.
Il grado di arresto sembra ancora meno pronunciato in Gran Bretagna che non negli Stati Uniti, dove c’è stata una lunga e ignobile storia di ex Goldmaniti, inclusi Robert Rubin e Hank Paulson diventati Segretari Del Tesoro USA, da dove potevano generosamente dispensare politiche favorevoli ai loro amici intimi a Wall Street, ivi incluso assicurare un ordinamento dal tocco leggero e operazioni di salvataggio quando falliscono, prima di farli ribalzare verso il mondo della finanza o accademico. Ecco perché il governo è soprannominato “Governo Sachs” (tanto quanto un altro po’ di cose).

Ora non fraintendetemi. Non tutti gli esecutivi ex- Goldman Sachs sono dei fondamentalisti del mercato drogati dell’economia neoclassica - un’ideologia che bisognerebbe fosse consegnata alla pattumiera della storia come il risultato dei propri fallimenti manifesti – e che farebbero qualunque cosa in proprio potere per favorire gli interessi dei loro ex-colleghi e dei precedenti datori di lavoro in caso raggiungessero alti incarichi. L’esistenza di ex- Goldmaniti che sono impegnati in approcci in un’economia  alternativa, come Left Banker, è una testimonianza di ciò. Ad ogni modo, e comunque, dubito che Deighton sia da quella parte.  


Soprattutto, trovo che il recente rimpasto di Cameron sia imbarazzante, turbativo e non poco reazionario. Se il primo ministro davvero crede che consegnare la politica economica a ex-finanzieri – la cui cultura è invariabilmente una massimizzazione del profitto a breve termine, il rimescolamento dei patrimoni e la vendita a carico dei clienti (anche noti come “burattini”) – possa mettere la Gran Bretagna di nuovo sul sentiero della sostenibilità economica di lunga durata, ne rimarrà più deluso di quanto io ritenga. Come illustra il mio collega Dick Winchester, ciò prova che le nozioni del riequilibrio dell’economia sono una causa persa.

Fonte: Dear David Cameron: Entrusting economic policy to ex-investment bankers is no solution


Tradotto per Voci Dalla Strada da Francesco Giannatiempo

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