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28 luglio 2012

La Sicilia, i Forconi e l’Islanda. Strani legami contro il default

Cosa accadrebbe se la Sicilia dimostrasse che è legalmente possibile un percorso diverso da quello imposto dalla finanza europea e la democrazia dei cittadini vincesse come in Islanda? Se lo chiede Marcos Francia, in questo esercizio di immaginazione.
Di Marcos Francia
Il Cambiamento
Da tanto tempo si legge molto su come vanno le cose in Sicilia. Sono generalmente riflessioni su argomenti specifici che spesso sono de-contestualizzati. Le grandi testate da mesi sembrano rispondere tutte ad una logica ben precisa e danno la sensazione di 'coro unanime' di disapprovazione. Ricorre più o meno spesso la parola 'fallimento' o 'default'.

Siamo nel mezzo di una campagna mediatica. Questo giornale è stato tra i primi a pubblicare della rivolta dei Forconi e, certamente, il primo a comprendere la portata dell’evento. Sull’argomento ci sono stati picchi di accessi, come spesso è capitato parlando di cose che i grandi media ignorano, parlando di chi realmente può e vuole cambiare e si impegna in prima persona.

Sentire molti rappresentanti delle istituzioni parlare di rischio fallimento per la Sicilia è stata una sorpresa. Peggio della Sicilia in Italia, sul piano economico finanziario, versano varie regioni. Usando il punto di vista finanziario che contraddistingue chi governa attualmente il nostro paese, poi, la Sicilia è impegnata in un percorso di risanamento iniziato anni fa e da cui non sembra si sia mai allontanata. Qualcosa non torna.

C'è da chiedersi se più del default potesse spaventare la possibile reazione al default in una terra che ha dimostrato di poter e sapere reagire quando si sente ingiustamente vessata, in una terra che ha dato e dà tanto al nostro paese soprattutto in tema di legalità e pensiero politico, per non parlare della creatività imprenditoriale e della voglia di lavorare delle giovani generazioni.

La conclusione semplice ma non semplicistica forse è che la Sicilia, a differenza delle altre regioni più o meno indebitate è a statuto autonomo e gode di una serie di privilegi che potrebbero essere esercitati se il "popolo sovrano" lo chiedesse.

Immaginatevi, ad esempio, se in Sicilia iniziassero a stampare denaro o cercassero di trovare soluzioni diverse all’indebitamento di quelle che individua il governo centrale. Immaginatevi se i cittadini individuassero percorsi che si differenzino nei fatti e nei risultati da quanto imposto da un Governo non eletto democraticamente che forse inizia a preoccuparsi del fatto che laddove i cittadini possono esercitare la democrazia la esercitino davvero.

Cosa accadrebbe se legalmente la Sicilia dimostrasse che è possibile un percorso diverso da quello imposto dalla finanza europea e la democrazia dei cittadini vincesse come in Islanda?

Basterebbe un evento del genere a risvegliare gli italiani intorpiditi da anni di TV ed intimoriti ogni giorno da scenari catastrofici confezionati ad hoc?

3 commenti:

  1. In Siculia? Ma non mi fare ridere!

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  2. L'articolo e' una spudorata manipolazione dei fatti. Per la Sicilia tutto va bene finche' Roma firma l'assegno.

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  3. Scusate a volte quando le verità sono nascoste viene difficile comprendere scenari diversi, iniziando dallo spiegare cosa voglia dire a statuto speciale con una costituzione antecedente a quella italiana, la Sicilia è una regione ricchissima di materie prime, quali: Petrolio..... Metano..... Zolfo::::: e molto altro ancora,quindi quando il potere centrale si rese conto di tutto questo non ha acconsentito all'applicazione di questo benedettissimo statuto, rendendo la Sicilia una colonia gestita da chi volevano loro, attribuendo il potere alle varie criminalita di gestire per loro i loro loschi affari, per poi incriminarli come mafiosi, quindi signori se la sicilia fosse indipendente forse questi poteri occulti svanirebbero, chi sà!!!! di sicuro meglio essere schiavo dei propri concittadini che investono il loro capitale in loco, che essere schiavi di un governo centrale fantoccio che riversa tutta la ricchezza della nazione nei portafogli delle grandi banche o della multinazionali. quindi vediamo se un mondo migliore può esistere, senza preggiudizi.

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