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26 luglio 2012

COME ANDRA' A FINIRE LA TRAGEDIA GRECA?

E’ la domanda che politici ed osservatori di tutto il mondo si pongono oggi. Questo paese, orgoglioso e cosciente della propria libertà, abbandonerà l’euro e ripartirà come vorrà con la sua propria moneta, la dracma? La dracma è una delle monete più antiche del mondo. Già 2500 anni fa si pagava con tale valuta ad Atene. 

Le grandi banche dei paesi europei si lamentano a giusto titolo di subire delle perdite. Commentatori e giornalisti disegnano quindi un quadro molto cupo dei rischi per un eventuale ritorno alla dracma e lo sconsigliano. La dracma sarà debole. Il tasso di disoccupazione aumenterà e le importazioni saranno più costose. Il debito rischierebbe di diventare incalcolabile per i Greci e scoppierebbero rivolte sociali. Altri paesi sarebbero coinvolti in questo vortice di difficoltà, tali che le implicazioni per il sistema euro e per l’”Europa” sarebbero inimmaginabili. Ma questa immagine così nera è davvero realistica?

In Islanda l’evoluzione è infatti differente. Lì due grandi banche importanti del sistema bancario e attive a livello mondiale hanno fallito. Un'altra banca è stata nazionalizzata e lo Stato stesso era sull’orlo della bancarotta. Il fallimento delle banche è stato risolto senza che gli sportelli fossero chiusi o le transazioni e i bancomat bloccati. I risparmi dei cittadini sono stati assicurati. Horizons et Débats ne ha dato notizia. I cittadini hanno deciso con due referendum di non rimborsare gli hedge fund esteri (che godono di un elevato tasso di interesse) con i soldi dei contribuenti.
Il paese ha svalutato la moneta, introdotto controlli di flusso dei capitali e si trova, dopo poco tempo e con i soli propri sforzi, sulla strada verso il miglioramento, potendo restituire i prestiti a sostegno. L’Islanda è un esempio di ciò che è possibile fare con le sole proprie forze. Moody’s e Standard & Poors hanno già rialzato il rating del paese.

E la Grecia? Indubbiamente la nuova moneta sarebbe debole e le importazioni costose. La Grecia importa attualmente il doppio di ciò che esporta. Però questa condizione non è scolpita nel marmo. Perché mai la Grecia non dovrebbe fabbricarsi dei frigoriferi, delle apparecchiature elettroniche e altri beni di consumo invece di importarli dalla Germania? Mano d’opera altamente qualificata, al momento senza lavoro, è pronta a mettersi all’opera. La Grecia, paese ricco di ovini, importa persino gli agnelli dalla Nuova Zelanda. E’ assurdo. Anche per le esportazioni e il turismo, una moneta propria avrebbe dei vantaggi: gli alberghi di lusso, in questo paese benedetto dalla natura, sarebbero di nuovo a buon mercato per i turisti e sarebbero molto frequentati, in modo da richiedere nuove assunzioni di personale. Il tasso di disoccupazione calerebbe, perché tutti aiuterebbero a mettere ordine e a correggere gli errori. Questa prospettiva è realizzabile, se c’è la volontà di farlo. E gli altri paesi UE potrebbero dare una mano.

Inoltre l’euro non sparirebbe ma verrebbe ancora utilizzato per i pagamenti – come per esempio il franco svizzero in Svizzera. Gli euro nei risparmi (attualmente garantiti dallo Stato) resterebbero e potrebbero essere utilizzati in futuro. Uno scambio obbligatorio di risparmio privato non sarebbe affatto necessario. I salari e le pensioni sarebbero versati in futuro in dracme e i prezzi riportati nella stessa valuta. Affitti, debiti e altre obbligazioni sarebbero convertiti – in base al reddito – in equivalente valuta locale. La Banca nazionale greca fornirà abbastanza dracme per la conversione. Una conversione di questo tipo non sarebbe tra l’altro così radicale come lo è stata quella della Germania dopo la Seconda Guerra mondiale. Potrebbe servire da modello e ammorbidire il dibattito riguardo all’euro.

I Greci non accetteranno a lungo di vivere indefinitamente sotto la tutela della cosiddetta Troika (UE, BCE e FMI) e anche i programmi di sostegno ed economici che sono in procinto di essere rinegoziati non cambieranno nulla. E cosa accadrà con il debito della Grecia? Il paese non è in grado di rimborsare il debito, in un modo o nell’altro, che mantenga l’euro o meno. Le banche e le istituzioni che hanno fornito questo denaro sono corresponsabili e perciò dovrebbero sostenere questi debiti.

Sotto un altro aspetto, questi sono i debiti dei circa 100 miliardi di Euro del sistema di regolamento della BCE “TARGET 2”. Tali impegni finanziari si sono creati poiché la Grecia importa più di quello che esporta, ormai da molti anni. Uscendo, essi non aumenterebbero più. Hans Werner Sinn (Info Institut, Monaco) vede nel sistema TARGET 2 – oltre ad un problema di debito dello Stato – una “bomba ad orologeria”.

Qui si affrontano impegni sempre crescenti dei paesi importatori del sud verso i paesi esportatori del nord, in particolare la Germania.
Al momento è urgente far passare un messaggio chiaro ai cittadini, sottolineando che se uno Stato membro abbandona l’euro non ci sarà nessuna sostituzione obbligatoria nei loro risparmi. Questo è l’unico modo per evitare il panico ed impedire un assalto alle banche e una fuga di capitali, cose che già sono in preparazione.
Bisogna solo sperare che la “tragedia greca” non finisca in dramma ma porti ad una rinascita. 

Traduzione per Voci Dalla Strada di Ale Baldelli

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