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16 aprile 2012

LO "SCANDALO LEGA": ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA PER NASCONDERE....

Di Curzio Bettio 
Soccorso Popolare di Padova 
Sono ormai settimane che siamo oppressi da trasmissioni televisive, dibattiti pubblici, pagine e pagine di giornali, che trattano dello “scandalo Lega”, dello scontro “Maroni - cerchio magico”, delle appropriazioni indebite di denaro pubblico da parte dei massimi dirigenti della Lega Nord per uso personale, per speculazioni finanziarie, per riciclaggio di valuta, per costruzioni di patrimoni immobiliari.
Sembra che i motivi dello scandalo siano spuntati come per magia, ad illustrare all’opinione pubblica come questo movimento “duro e puro” non sia altro che un assembramento di fanatici che non si accorgono del grande imbroglio che da vent’anni viene loro spacciato come “movimento di liberazione della Padania dal Sud-Italia parassita e sfruttatore”.
Eppure, prima di questo momento, tante sono state le inchieste, le dettagliate denunce e i documenti che ricostruiscono gli inganni, la spartizione dei posti di potere, e la mania dei doppi incarichi di cui si rende protagonista il partito di Bossi.
Un esempio per tutti: già alla fine del 2010, il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera dei Deputati, Massimo Donadi, pubblica un vero e proprio dossier anti-Lega intitolato “Le contraddizioni della Lega Nord“, costruito dall’Ufficio legislativo del partito di Di Pietro in data 28 settembre. Vale la pena considerarlo a grandi linee.

Il documento parla degli incarichi multipli assunti da esponenti padani, stigmatizza il nepotismo che colpisce il partito di Bossi, la supposta lotta agli sprechi, la difesa di tante cricche, e denuncia le contraddizioni di cui si sono resi protagonisti i Padani nel dibattito politico degli ultimi anni.
Dalle quote latte al disastro Malpensa, dal sì al Ponte sullo Stretto alle banche amiche del Carroccio.
“È il partito che può vantare il periodo più lungo trascorso al governo da tangentopoli in poi”, così inizia il documento, elencando tutte le volte che la Lega si è comportata da amica dei corrotti e dei mafiosi. Come nel caso della non-autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino e il divieto di utilizzo delle intercettazioni che lo interessavano.
Poi si sottolinea come il partito di Bossi abbia votato a favore di ben 37 leggi ad personam, che Silvio Berlusconi avrebbe provveduto a farsi confezionare: su tutte, indulto, ex Cirielli, lodo Alfano, legittimo impedimento, leggi su questione Mondadori per evitare sanzioni milionarie. 

Il documento evidenzia come la Lega abbia contestato gli sprechi e le inefficienze nella pubblica amministrazione, ma si è dimostrata fortemente contraria alla abolizione delle Province: per altro, di recente aveva proposto la nuova Provincia della Valcamonica.

Nel dossier, vengono elencati gli incarichi istituzionali frutto del consenso elettorale e del peso parlamentare. Il Carroccio – si annuncia – occupa posti di potere a livello di enti e società di emanazione pubblica o a partecipazione pubblica: banche, autostrade, ospedali, Rai, Expo 2015.
Ecco gli uomini di punta del sistema padano, società per società (sempre alla fine del 2010!).
Alla Consip, la società per azioni del ministero dell’Economia per l’acquisto di beni e servizi destinati alle amministrazioni dello Stato, troviamo Danilo Broggi, amministratore delegato.
A Cinecittà, Roberto Codonati (consulente per l’immagine della Lega) è membro del cda.
L’Agea, l’agenzia che vigila sull’erogazione dei fondi comunitari per l’agricoltura è guidata dal professor Dario Fruscio, presidente designato su indicazione di Zaia, allora ministro dell’Agricoltura.

Del consiglio di amministrazione di Finmeccanica fa parte Dario Galli (presidente della provincia di Varese); in quello di Fiera Milano Attilio Fontana (sindaco di Varese); all’Eni siede Paolo Marchioni, consigliere di amministrazione e vice-presidente della provincia di Verbano-Cusio-Ossola, nonché assessore al Bilancio; alla Sviluppo Sistema Fiere siede, invece, come presidente Leonardo Ambrogio Carioni, presidente nonché presidente della Provincia di Como, sindaco di Turate, presidente dell’Unione delle Province lombarde; all’Expo 2015 e alla Pedemontana ritroviamo Leonardo Ambrogio Carioni, questa volta come membro del cda; all’Enel Gianfranco Tosi, ex sindaco di Busto Arsizio; alle Poste italiane c’è Mauro Michielon; alla Sea (gestione dello scalo di Malpensa) Giuseppe Bonomi è presidente e direttore generale; all’Inail è in quota Lega il presidente Marco Fabio Sartori; poi in Fincantieri, Francesco Belsito (sic!) è consigliere di amministrazione; in Rai, invece, gli amici del Carroccio sono Giovanna Bianchi Clerici, componente del cda, ed Antonio Marano, vice-direttore generale; il presidente di Serenissima è Attilio Schneck, (presidente della provincia di Vicenza); il presidente di Buonitalia è l’amico dei Padani Walter Brunello.
Nel mondo bancario, infine, un alleato prezioso è Massimo Ponzellini, presidente della Banca Popolare di Milano, oltre che di Impregilo.

Poi c’è il gioco dei doppi incarichi, e quindi… delle doppie retribuzioni.
Alla Camera siedono 25 leghisti con doppio incarico, e 3 con triplo, mentre al Senato sono 14 con doppio incarico, e 3 con triplo.
Tra i parlamentari del Carroccio si contano 3 presidenti di Provincia (Bergamo, Brescia e Biella), e 2 consiglieri provinciali, 15 sindaci, 3 vice sindaci, 2 assessori comunali e 17 consiglieri comunali. Daniele Molgora, ad esempio, è deputato, è stato sottosegretario all’Economia fino a maggio 2010 ed è presidente della provincia di Brescia.
Luciano Dussin è deputato e sindaco di Castelfranco Veneto.
Adriano Paroli è deputato e sindaco di Brescia.
Pierguido Vanalli è deputato leghista e anche sindaco di Pontida.
Gianluca Buonanno è deputato, sindaco di Varallo e vice sindaco del comune di Borgosesia, entrambi in provincia di Vercelli.
Giovanni Fava è deputato e siede nel consiglio provinciale di Mantova e in quello comunale di Sabbioneta.
Ettore Pirovano è deputato e presidente della Provincia di Bergamo.
Roberto Simonetti è deputato e presidente della Provincia di Biella.
Il senatore Gianvittore Vaccari è sindaco di Feltre. Mentre Gianpaolo Vallardi, invece, è il primo cittadino di Chiarano. L’onorevole Massimo Bitonci, invece, è sindaco di Cittadella (Padova). L’onorevole Giacomo Chiappori è sindaco di Villa Faraldi (Imperia).
Il senatore Sandro Mazzatorta è primo cittadino di Chiari.
Claudio D’Amico, deputato, è sindaco di Cassina de’ Pecchi (Milano). Giovanna Negro, deputata, copre lo stesso incarico ad Arcole (Verona). Mentre il senatore Cesarino Monti ricopre l’incarico di assessore al Comune di Lazzate (Mi).

Poi si passa al nepotismo verde, quello che riguarda gli interessi della casta leghista.
Il “Senatur” Bossi ha provveduto a piazzare il fratello Franco a Bruxelles, come assistente dell’euro-parlamentare Matteo Salvini.
Il figlio, Umberto Bossi,  invece è stato piazzato al consiglio regionale della Lombardia, eletto a Brescia.
La moglie del leader, Manuela Marrone, invece, ha ricevuto un contributo di 800.000 euro per la sua scuola privata di chiara ispirazione padana.
Il favoritismo dei parenti ha raggiunto il culmine nella “parentopoli piemontese” che ha visto protagonista la giunta del governatore leghista del Piemonte Roberto Cota.
Nella sua segreteria troviamo Michela Carossa, figlia di Mario, capogruppo della Lega in Regione. Capo di gabinetto del governatore è Giuseppe Cortese, che ha trovato lavoro pure alla moglie, Isabella Arnoldi, diventata portavoce dell’assessore leghista Massimo Giordano, fedelissimo di Cota. 

Ombre in un concorso per funzionari alla provincia di Brescia: 700 concorrenti per 8 posti. Per più di metà dei vincitori – ricostruisce il dossier- ci sarebbe puzza di raccomandato. Infatti, tra i vincitori figura Sara Grumi, figlia di Guido, assessore leghista al Comune di Gavardo e candidato alle ultime regionali. Quindi, Katia Peli, nipote dell’assessore provinciale all’Istruzione, leghista pure lui, Aristide Peli. Lavoro assicurato per Silvia Raineri, capogruppo della Lega nel consiglio comunale di Concesio e moglie del vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi. Vittoria anche per Cristina Vitali e Anna Ponzoni: tutte e due lavorano già in Provincia, guarda caso entrambe per l’assessorato guidato dal leghista Giorgio Bontempi.

Favori anche a Varese. Nel 2002 diventa presidente della Provincia Marco Reguzzoni, marito di Elena, figlia di Francesco Speroni, storico capo di gabinetto del “Senatur”, quando costui era ministro delle Riforme. [Reguzzoni, ex capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati, detronizzato per volontà di Bobo Maroni, sta entrando nel centro del ciclone della “pulizia leghista”, perché appartenente al cosiddetto “cerchio magico”.]
A Verona, l’elezione alla carica di sindaco di Flavio Tosi ha consentito alla moglie Stefania Villanova, che lavorava già in Regione, di incassare 45mila euro in più: all’improvviso è diventata dirigente, e messa a capo della segreteria dell’assessorato regionale alla Sanità. 

In Friuli, invece, i leghisti si sono “scambiate” le mogli! L’ex presidente del consiglio regionale Ballaman ha assunto Laura Pace, moglie dell’allora sottosegretario agli Interni Maurizio Balocchi. Balocchi si è preso in cambio assegnandole un incarico Tiziana Vivian, ex moglie dello stesso Ballaman. [Il nome della Vivian è finito, in questi giorni, su diversi organi d'informazione italiani perchè, a quanto sembra, persona informata sui fatti, nell’inchiesta giudiziaria che ha travolto la Lega Nord, colpita dalle accuse di riciclaggio, truffa e appropriazione indebita ipotizzate dalla magistratura.]
A Padova, l’ex segretario provinciale della Lega Maurizio Conte – oggi diventato assessore nella giunta Zaia – ha affidato l’incarico per progettare e dirigere i lavori di un nuovo polo scolastico a suo fratello Tiziano Conte. Con regolare bando di concorso, giura lui. E se non puoi sceglierli in famiglia, c’è comunque un partito che ti assiste. 

Raccontava - ricorda il documento - il Pd Piero Ruzzante al Corriere del Veneto, di altre “designazioni” ai vertici di tre enti regionali:
“Corrado Callegari in Veneto Agricoltura, impiegato di banca di Mestre, stipendiato con 15mila euro al mese; Antonello Contiero in Intermizoo, autista di autobus di Rovigo, premiato con 5mila euro mensili e inserito nel listino di Zaia; e Fausto Luciani in Avepa, Agenzia Veneta per i Pagamenti in Agricoltura, ristoratore allo zoo-safari di Bussolengo, e retribuito con ben 154mila euro annui”.
A Bergamo, nell’estate del 2009, raccontava “BergamoNews” – continua ancora il documento - l’architetto Silvia Lanzani, è stata incaricata, per 13.754 euro, di curare il progetto preliminare della nuova centrale di sterilizzazione dell’ospedale di Treviglio, diretto dal leghista Cesare Ercole. Silvia Lanzani è della Lega e fa l’assessore alle Infrastrutture in Provincia. Come si dice, una che lavora con la testa, con il cuore, e con il portafoglio!

Comunque, di tutto questo nulla si sente nelle trasmissioni radio-televisive.
Si punta l’attenzione sugli aspetti scandalistici che condizionano le lotte fra il clan Maroni e il clan Bossi, si parla diffusamente del “Trota” e delle sue frequentazioni con attricette e veline, delle sue multe e delle folli corse con macchine di grossa cilindrata,  tutto a spese del contribuente.
Solo adesso i Leghisti se ne accorgono, e fanno “pulizia” della …strega Rosy Mauro, “badante puttana, l’hai fatto per la grana!” Si pubblicano perfino le foto apparse tanti anni fa su riviste patinate di un Bossi e di una Mauro, bei giovanetti, che nuotano allegramente in piscina…con le mani dell’Umberto fra le coscione della Rosy. Una certa dose di prurito scandalistico a base sessuale è il cacio sui maccheroni, in questo caso!

Tutto questo viene utilizzato come cortina fumogena, come una potente “arma di distrazione di massa” su quello che sta succedendo attualmente al popolo italiano, e su ciò che si sta preparando come “soluzione finale”.
Al Palazzetto dello Sport di Bergamo, dove si è consumato lo scontro pubblico fra Maroni e Bossi, con la pietosa resa dell’Umberto e le sue scuse pubbliche per la distrazione di denaro messa in atto dalla sua famiglia, (lui, il Capo, non sapeva niente, …povero rimbambito!), a testimoniare il tutto si sono presentate innumerevoli testate giornalistiche, che per giorni ci hanno assillato con i loro servizi. 

Due sabati fa, il 31 marzo, a Milano, davanti alla Borsa, decina di migliaia di cittadini, che si sono auto-finanziati per una manifestazione auto-convocata, sono stati degnati solo di qualche passaggio televisivo e di un qualche bel articolo da parte di pochi giornali interessati al problema della crisi che investe la maggior parte del popolo dei lavoratori e dei pensionati italiani.
A promuovere l’iniziativa il “Comitato No Debito” nazionale, poi costruita assieme a numerosi altri soggetti sociali, sindacali, politici e di movimento.
Il manifesto di auto-convocazione del “Comitato No Debito” invitava alla costruzione di un’opposizione sociale e politica.

I loro affari non devono più decidere sulle nostre vite. Per una società fondata sui diritti civili e sociali, sul pubblico, sull’ambiente e sui beni comuni.
Misure “lacrime e sangue” sono la ricetta del governo delle banche e della finanza che, con il sostegno del centro-destra e del centro-sinistra, è ormai in carica da oltre tre mesi.
Il massacro sociale del governo Monti dilagherà, se verrà applicato il trattato europeo deciso dai governi Merkel, Sarkozy e Monti. Ora vogliono cambiare la Costituzione, senza consultare i cittadini! Dovremo sacrificare i diritti sociali e quelli delle lavoratrici e dei lavoratori, per pagare il debito agli stessi affaristi e speculatori che l’hanno creato.
Monti in Italia o Papademos in Grecia, che in realtà non fanno che aggravare la malattia, scaricano sui lavoratori e sulle classi popolari il peso della iniqua distribuzione del reddito con il conseguente peggioramento delle condizioni di vita e l’eliminazione di diritti conquistati con anni di lotte.
Per questo diciamo NO alla precarietà e alla messa in discussione dell’articolo 18, alla distruzione dello stato sociale, dei diritti, della civiltà e della democrazia. Per questo diciamo NO alla distruzione dell’ambiente, alle grandi opere, alla Tav.

Chiediamo ai giovani e alle donne, alle lavoratrici e ai lavoratori, ai precari, ai pensionati e ai migranti, ai movimenti civili, sociali e ambientali, di organizzare insieme una risposta a tutto questo con una grande manifestazione nazionale a Milano il prossimo 31 marzo.
Unire le lotte per un’opposizione sociale e politica di massa, capace di incidere, dal territorio, alla scuola e all’università, alle lotte per il lavoro: dalla IMS, all’Anovo, dalla Whirlpool, a Malpensa, dalla Argol di Fiumicino alla Wagon-Lits di Milano, alla Alcoa di Portovesme, alla Fincantieri, alla Esselunga, alla Fiat e alle lotte dei migranti. Vogliamo manifestare assieme a tutti i popoli europei, schiacciati dalle politiche di austerità e dal liberismo, in particolare al popolo greco, sottomesso ad una tirannide finanziaria che sta distruggendo il paese.
Vogliamo un diverso modello sociale ed economico in Italia e in Europa, fondato sul pubblico, sull’ambiente e sui beni comuni, per riconvertire il sistema industriale con tecnologie e innovazione, per la pace e contro la guerra, per lo sviluppo della ricerca sostenendo scuola pubblica e università, per garantire il diritto a sanità, servizi sociali e reddito per tutti, lavoro dignitoso, libertà e democrazia.”

A tutto questo, alla partecipazione di 25.000 persone, si risponde con il quasi totale silenzio. Eppure la situazione è gravissima, e per tanti versi, scandalosa, altro che “scandalo leghista”!

Nel manifesto del “Comitato No Debito” viene riportata la frase: “Ora, vogliono cambiare la Costituzione, senza consultare i cittadini!” Si tratta di una questione che la stampa italiana trascura, e che molta parte dell’opinione pubblica ignora.
Il Comitato No Debito da mesi sta incalzando l’agenda politica con la richiesta di bloccare la revisione dell’art. 81 della Costituzione che intende introdurre l’obbligo di pareggio in bilancio.
Al Senato la revisione dell’art. 81 si discute nuovamente martedì 17 e mercoledì 18 aprile. Se più di un terzo dei Senatori votasse contro, il governo sarebbe costretto ad indire un referendum su questo “obbligo”. 

Abbiamo alcuni giorni di tempo per fare tutto il possibile per invitare una parte del Senato a non votare questo provvedimento antidemocratico, suicida dal punto di vista economico, e micidiale dal punto di vista sociale. Usiamo questi giorni per indurre le Senatrici e i Senatori che possono essere raggiunti direttamente o indirettamente, invitandoli a non votare la modifica dell’art. 81.
Martedì 17 aprile, il Comitato No Debito, così come ha fatto mercoledì scorso, scenderà in piazza davanti al Senato.
Invitiamo alla massima partecipazione! Bisogna affermare a chiare lettere il nostro “No” alla revisione dell’art. 81.
I cittadini devono avere a disposizione la possibilità di pronunciarsi attraverso un referendum confermativo che costringa il governo - e si contrapponga alle imposizioni dell’Unione Europea - a mettersi a verifica democratica nella società, piuttosto che procedere a colpi di diktat approvati nei due rami del Parlamento senza una reale opposizione.
Invece, vogliono cambiare la Costituzione, senza consultare i cittadini!

Ma cosa dovrebbe comportare l’obbligo di pareggio in bilancio, che la Commissione Europea a tutti i costi ci vuole imporre? In buona sostanza, si tratta di questo, in termini che tutti possono comprendere: il 25% dell’attuale nostro debito pubblico di circa 2.000 miliardi di euro, vale a dire 500 miliardi, deve essere pagato spalmandolo nel corso di 10 anni. Ogni anno saremmo costretti a sborsare nelle tasche dei banchieri e degli affaristi speculatori la bellezza di 50 miliardi di euro fissi, che devono necessariamente andarsi a sommare alle altre decine di miliardi per ripagare il debito pregresso di titoli di Stato e buoni del Tesoro in puntuale scadenza, questi a favore anche di lavoratori e pensionati.
Mediamente, parliamo di 80 miliardi di euro annui da rimborsare: questo significa la generale miseria per tutte le classi sociali del popolo italiano, fatta eccezione per gli straordinariamente benestanti e i detentori di colossali patrimoni.
La mancanza di informazioni e il totale silenzio dei mezzi di informazione di massa sull’argomento costituiscono il “vero scandalo”, non lo “scandalo della Lega Nord”, al confronto ladra di polli, rispetto alla grande ruberia che ci attende, e che vogliono imporre come norma nella nostra Costituzione.

Ma stanno sotto ai nostri occhi altri “piccoli scandali”. Parliamo dell’Imposta Municipale Unica, IMU.
Nell’iter in Senato il sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani aveva già espresso il suo parere contrario ad agevolare le case degli anziani in residenze di cura, perché intercorrerebbe un “rischio di evasione ed elusione”.
Ma, con una dichiarazione scandalosa, così si è espresso il relatore al dl fiscale e presidente della Commissione Finanze della Camera, Gianfranco Conte, spiegando che con un eventuale sgravio “potrebbe crearsi un problema sociale”:
“Nessuna modifica Imu per gli anziani degenti in case riposo. Sono contrario a modifiche della normativa Imu per questi anziani.”
Conte ha precisato che il rischio consiste nel fatto che un’agevolazione di questo genere potrebbe “spingere i familiari a mettere gli anziani nella casa di riposo” per usufruire della tassazione più leggera sulla loro casa di abitazione.
Si arriva alla situazione scandalosa di far pagare l’IMU come “seconda casa” ad anziani, magari completamente bisognosi di cure e non autosufficienti, pur di fare cassa, per evitare… un trasferimento di massa di altri anziani da parte di parenti assatanati di soldi.
A questo punto, si coglie o no tutto il ridicolo della proposta e della giustificazione vergognosa?
Però i media di questo non trattano, perché hanno solo tempo per il ridicolo di altri “scandali padani”!

E non si dovrebbe urlare allo “scandalo” per come viene affrontata la problematica degli “esodati”, quei lavoratori rimasti senza retribuzione né pensione per effetto della riforma della previdenza?
Il ministro Fornero dichiara giovedì che gli “esodati sono 65.000”. Solo!? Un mese fa aveva detto che erano 350.000, comunque le previsioni iniziali erano… di 50.000. Un alto dirigente dell’INPS ne dichiara 135.000. Questi sono i tecnici affidabili, vale a dire persone in grado di fare i giusti conti e fornire cifre attendibili e coerenti?
Alla manifestazione a Roma di venerdì 13 aprile per migliaia di questi lavoratori parcheggiati nella terra di nessuno, la Camusso, Segretaria della CGIL, esige:
“Non ci resta che chiedere il licenziamento del presidente dell’INPS perché incapace di governare i contributi, se il governo confermasse gli esodati essere nel numero di 65.000.”
Ribadisce il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo,:
“È ovvio che ci sono più esodati dei 65.000, ma sono scaglionati nel tempo. Ci sono quelli che rimarranno senza stipendio e senza lavoro nel 2013, altri nel 2014 e via dicendo. Anno per anno si provvederà. Non possiamo risolvere il problema tutto subito, perché dovremmo mettere a bilancio una cifra spropositata che ci farebbe saltare tutti gli equilibri finanziari. Si tratta di mantenere fermi i postulati della riforma previdenziale, e fare poi norme transitorie per risolvere i problemi che rimangono.”
Come dire: il governo ha individuato in 65.000 gli esodati interessati subito, mentre per quelli che usciranno negli anni, qualche Santo provvederà!
Già adesso, nel conto stretto dell’esecutivo, sicuramente è rimasto escluso qualche migliaio di persone, ed in futuro quelli che arriveranno a scadenza non troveranno subito i fondi assicurativi, e per questo dovranno intraprendere di continuo lotte estenuanti. E costoro sono tutti anziani, con tanti anni di lavoro sul groppone! Questo è il “vero scandalo”! “Esodiamo il governo!”

E a proposito di vecchi. Nessun telegiornale ha riportato e commentato l’ultimo Outlook pubblicato ieri dal Fondo Monetario Internazionale che letteralmente recita così:
“i rischi connessi a un aumento dell’aspettativa di vita sono molto alti: se entro il 2050 la vita media dovesse aumentare di tre anni più delle stime attuali, aumenterebbero del 50% i già elevati costi dei sistemi di welfare.”
A che servono i vecchi? A nulla, risponde il nuovo capitalismo. Sono soltanto un costo, ovviamente da abbattere. In senso fisico. Corre alla mente un bel film di fantascienza, interpretato da Ugo Tognazzi, che descrive una società in cui gli anziani, ad un certo punto della loro vita, vengono rinchiusi in villaggi vacanze. Ogni settimana, questi ospiti devono partecipare ad una grande lotteria, e i vincenti partono in “crociera” su navi, che ritornano poi prive del loro carico di… vacanzieri.
Ecco, questo potrebbe essere un bel modo per una società che vuole disfarsi dei propri vecchi, o più sottilmente, per il FMI, quello di ridurre i servizi sanitari e farli lavorare più a lungo, e così… speriamo di liberarci di questi improduttivi fastidiosi.

A questo proposito, scrive Dante Barontini in un suo editoriale su Contropiano.org, dal titolo “Dovete morire!”:
“Se volessimo, per semplicità, ragionare in un’ottica solo italiana, potremmo a questo punto tirare le conclusioni di un lungo percorso che va dalla prima delle innumerevoli riforme delle pensioni (Dini, 1996) fino all’attuale “riforma del mercato del lavoro”. Tutte modifiche motivate con la “necessità di parametrare l’età pensionabile con le aspettative di vita, in modo da non scaricare i costi sulle generazioni future”.
Ora apprendiamo che proprio il prolungamento della vita media – un effetto diretto del welfare post-bellico, fatto di istruzione, sanità, pensioni, limiti allo sfruttamento in termini di orari, ferie, ecc – è il problema.
Badate. Il FMI non parla dell’Italia, ma dell’Occidente capitalistico, dei paesi più industrializzati. Parla di una civiltà che viene definita “economicamente incompatibile” con il sistema di produzione e distribuzione esistente. Una way of life spacciata per quasi 60 anni come il migliore dei mondi possibili, che era servita a tenere lontani (e minoritari) i fantasmi della Rivoluzione, stemperando in “riformismo” le rivendicazioni del movimento operaio.
Tutto finito, inutile, ingombrante, costoso. Il nuovo “modello sociale” dovrà essere plasmato sui criteri della “competitività”, quindi sul lavoro flessibile, pagato poco, senza “inutili rigidità” come quelle garantite dai diritti. Senza servizi sociali o miracolose attese per “la vita dopo il lavoro”. Il “ciclo di vita” capitalisticamente “virtuoso” si deve consumare per intero dentro la fase “produttiva”; il dopo non è un problema del capitale e dell'economia.
Se hai una struttura familiare e rendite che ti possano garantire, bene; altrimenti spegniti senza dare fastidio ulteriore, senza pretendere cure, reddito, casa, assistenza pubbliche.
Che questo modo di procedere sia anche economicamente utile, è dubbio. Sedetevi la mattina davanti al principale dei monumenti cittadini e osservate bene le code di turisti che l’attraversano. Vedrete orde di pensionati, ex lavoratori dipendenti, ex insegnanti, ecc.
Abbattere i livelli di reddito dei pensionati “occidentali” (giapponesi compresi, ovviamente) avrà ricadute immediate sul turismo di massa e sull’indotto sconfinato che questo genera. Dalla ristorazione alle strutture alberghiere, dalle compagnie aeree low cost agli ambulanti, fino ai “centurioni” del Colosseo.
Possiamo agevolmente prefigurare la scomparsa di decine di professionalità di servizio: dai dietologi ai personal trainer, dai centri benessere ai negozi “bio”.

Ma si tratta di un “dimagrimento sociale” perseguito lucidamente, non tanto di conseguenze inattese di politiche insensate. La ragione di fondo sta nella causa vera della crisi: sovrapproduzione di capitale. Che non significa affatto – come tanti lettori di Marx per sentito dire credono – semplice “sovrapproduzione di merci”. Il Capitale, infatti, comprende certo i soldi, i macchinari, le merci, i servizi, i trasporti, ecc. Ma anche le persone fisiche. Quelle che entrano nel processo di produzione sotto la voce di capitale variabile. E che ci entrano come sorgente da cui estrarre plusvalore, certamente; ma che rappresentano pur sempre – per il capitalista – anche un costo.
In tempi di crisi, tenere gente in vita è più un costo che un’opportunità. Certo, ai bei tempi tutto sarebbe stato risolto con una bella guerra, che consentiva di spianare capitale altrui (ricchezza accumulata, macchine, merci, persone, ecc) distruggendone anche, in parte, del proprio.
Purtroppo, la proliferazione nucleare ha di fatto tolto di mezzo questa possibilità: l’esito finale. In termini di distruzione di capitale, questo rischia di essere decisamente eccessivo. I “nemici di comodo” che di volta in volta possono essere investiti con la potenza distruttiva accumulata – i Gheddafi, gli Assad, i Saddam - sono ben poca cosa rispetto alle quantità che andrebbero eliminate per rilanciare l’accumulazione.
Quindi la guerra “per l’eliminazione della capacità produttiva in eccesso” si introverte all’interno stesso dei paesi industrializzati. O imperialisti, che dir si voglia. Diventa guerra contro la propria popolazione in eccesso, contro i “privilegi” che ne hanno fatto salire in modo così pericoloso l’età media, le “aspettative di vita”.
È una guerra che può anche non richiedere l’uso delle armi. Basta “esodare” centinaia di migliaia di persone all'improvviso. Magari ogni anno o giù di lì.
Se li lasciamo fare, è quello che faranno. Lo stanno già facendo.”

Nessun organo di informazione ha parlato di questa asserzione del Fondo Monetario. Mentre tutti si spendono nel parlare di Renzo Bossi e dello scandalo leghista, che, guarda caso, capita proprio a fagiolo in un contesto politico dove si sta per approvare una modifica costituzionale, che ridisegnerà il nostro assetto politico, economico e sociale e il nostro rapporto all’interno dell’Unione Europea, a favore totale di banche e finanza e del potere politico della Germania.

Il presidente, prof. Monti, il 2 marzo 2012 ha firmato con gli altri paesi europei il cosiddetto fiscal compact, un trattato UE attraverso il quale si impongono regole rigidissime nel rapporto tra deficit e PIL. In altre parole, il deficit non dovrà superare in alcun modo il 3% del PIL.
Ma il fiscal compact comporterà anche un impegno per gli Stati membri ad abbattere l’attuale debito pubblico per ridurlo fino a raggiungere il 3% del PIL. E siccome lo Stato italiano ha un deficit stratosferico, questo impegno comporterà per il nostro paese manovre pesantissime per i prossimi anni e una previsione di crescita pari a zero.[Come abbiamo analizzato grosso modo in precedenza].
Per giunta lo Stato non avrà più una sua sovranità politica economica, non potendo sforare i limiti imposti dal fiscal compact, pena l’applicazione di forti sanzioni. Si può a ragione ritenere che il fiscal compact determinerà la nostra fine come nazione e come Stato sovrano.
La questione è stata gestita in sordina da tutti i mezzi di informazione. La Camera ha già approvato la modifica dell’art. 81 Cost. con una maggioranza bulgara, che scongiura già in prima battuta il referendum costituzionale, e pochi cittadini sono consapevoli di questo.
Se la norma verrà approvata con la medesima maggioranza al Senato, i cittadini perderanno il diritto ad essere consultati in merito, con la conseguente consegna della nostra sovranità politico-economica a soggetti estranei ai meccanismi democratici. Con tutto il consenso e il sostegno del Presidente Napolitano!
In altre parole, i cittadini si ritroveranno a essere governati da oligarchi della finanza, e i nostri politici costituiranno la foglia di fico per cui queste oligarchie potranno affermare di decidere dei nostri destini in piena democrazia. Chi si oppone e non accetta questi vincoli di bilancio suicidi che non permetteranno politiche di finanza congiunturale, viene tacciato di mettere in atto azioni prive di responsabilità, di “anti-politica” (Sentire le dichiarazioni odierne di Bersani).
Fatte le debite considerazioni, possiamo concludere che, sì, lo “scandalo della Lega” è stato promosso ad arte, un complotto messo in atto come “arma di distrazione di massa”, per suscitare indifferenza nei confronti di altri ben più pesanti “scandali”, che andranno ad affliggere le classi subalterne del popolo italiano.
Padova, 15 aprile 2012

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