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4 marzo 2012

Perturbazioni nel paradiso dell’Eurozona?

Gli Europei evidentemente si trovano a loro agio e prosperano quando si trovano in condizioni di instabilità, e in presenza di una minaccia costante di rischio sistemico. Non si può spiegare che così il rinnovato atteggiamento di linea dura rispetto alle politiche di bilancio, adottato sia da Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea BCE, sia dal governo della Germania, nel momento in cui i mercati sono sembrati rientrare in un clima di tranquillità.
Di Marshall Auerback
New Economic Perspectives


In risposta alla domanda, se la Grecia costituisca un “caso straordinario”, o una questione che presagisca analoghe situazioni di credito rispetto ad altre nazioni debitrici nel Mediterraneo, è stata manifestata una prevalente e crescente convinzione che, o le condizioni richieste ed imposte alla Grecia si presentano straordinariamente punitive (“pour decourager les autres – per scoraggiare gli altri!”) o che, se la Grecia dovesse dichiarare fallimento, verrebbe innalzato dalla Troika un muro di sbarramento sufficientemente alto (firewall) da garantire che il contagio non abbia possibilità di estendersi ad altri paesi.
Questo è ciò che l’economista greco Yanis Varoufakis ha definito come “cauterizzare e marchiare”. 
Alla Germania tardivamente è apparso che, senza un’importante ridisegnazione dell’architettura dell’euro, un numero di Stati membri dell’Eurozona può diventare irrimediabilmente insolvente.
Due sono le scelte strategiche in gioco, la prima porta alla conclusione di Berlino che la politica tedesca non ha l’inclinazione, o l’interesse, per una riprogettazione strutturale del sistema euro.
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