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23 marzo 2012

CONTRO L'ACTA "LIBERIAMO LE STORIE"

Penelope Griffith London è il nome della scrittrice, autrice del nuovo caso editoriale che si sta diffondendo in Italia con l’opererazione “Liberiamo le Storie”. A metà febbraio, infatti, inizia a circolare sulla rete un manoscritto che in meno di 20 giorni conta 2.000 copie scaricate e in circolazione, e più di 300 ebook venduti. EA- Io sono l’acqua e vengo a liberarvi è un libro caldo, perchè tocca temi scottanti.
Primo fra tutti è un atto di protesta contro l’Acta “Anti-Counterfeiting Trade Agreement”,ossia legge anti- contraffazione.
[Che cos'è davvero l'Acta? (riassunto informativo per chi non conosce il vero volto del trattato a fine pagina) *]
Perchè mai una scrittrice dovrebbe essere contraria a una legge che la protegge dalla pirateria?
È noto, che il trattato non sia volto alla Nostra protezione, ma che abbia ben altri scopi, e soprattutto comporterebbe una sostanziale  restrizione della libertà!
L’iniziativa di protesta della London è chiara : 
“Se proteggermi dalla pirateria equivale a sotterrare la libertà di espressione e i diritti umani, allora sarò io stessa la pirateria !”
L’autrice, in accordo con la casa editrice ha così deciso si “autopiratarsi”, rendendo disponibile direttamente dalla sua pagina web, una copia omaggio integrale divisa in capitoli del suo romanzo.
Ma il pezzo forte è il tema del libro:
Il romanzo è ambientato nell’antica Roma e racconta una storia realmente accaduta, a cavallo fra l’impero di Domiziano e quello di Nerva. Quest’ultimo, assieme al generale Sesto Giulio Frontino rivoluzionerà il governo scoprendo e rivelando uno scandalo riguardante la corruzione del senato e la gestione dell’acqua.
È una vera e propria “Tangentopoli dell’acqua” nel 96 d.C. circa, quella che svela i meccanismi di un governo con il volto del senato, corrotto, subdolo, promiscuo, ladro e spesso anche assassino.
Tutto questo non vi ricorda qualcosa?
Non vi ricorda le innumerevoli Tangentopoli che in quasi vent’anni hanno dilaniato il nostro paese?
Non vi ricorda personaggi fantocci susseguirsi al comando del nostro paese senza che nulla davvero cambi mai? 

Non vi ricorda uno governo ladro, meglio se fatto di banchieri, che ruba dalle casse del proprio stato, corrotto, promiscuo e a volte assassino?
Non vi ricorda un referendum cestinato senza spiegazioni né riguardo, un referendum che aveva per protagonista l’acqua?
A me si, ricorda tutto questo e anche di più.
“Ea io sono l’acqua”, è una storia antica, realmente accaduta, ma decisamente attuale. Una storia che, credo, abbia una sola differenza dalla nostra: la grandezza dell’impero Romano e dei suoi uomini.
Quello romano è un impero durato per millenni; invincibile, avanzato, evoluto come nessun altro regno.
Cultura, filosofia, bellezza, coraggio, onore e orgoglio erano le fondamenta sulle quali si basava tutto il sistema. 
Un sistema corrotto, nella Roma antica, non era che un tarlo in un’opera d’arte.
Possiamo dire lo stesso ora?
Uomini disposti a combattere e a morire per la difesa della dignità di sé stessi e della propria patria.
Esistono ancora questi uomini?
Nell’ epilogo del libro troviamo parole dure; parole rivolte a questo tempo; parole che non risparmiano nessuno. 
Ma a chi è capace di fare autocritica sarà chiaro che sono parole Vere.
È l’acqua a rivolgerci queste parole.
Se l’acqua potesse parlare, cosa pensate che ci direbbe ora?
 Ora, che è protagonista involontaria di uno scenario bieco?
Personalmente credo che direbbe : Io sono l’acqua… E VENGO A LIBERARVI.
Credo che direbbe:
“Io Sono l’Acqua.
Vi ho generato.
Sono in ogni cosa.
Sono tra voi, in voi.
Vi conosco tutti, uno ad uno.
Quando pensate di possedere dei segreti,
siete  molto lontani dal comprendere che non potete avere dei segreti con me.
Non provate a vincolarmi, Io non appartengo a nessuno.
Io Sono l’Acqua. So tutto di voi.
E quello che so mi piace sempre meno.”  (tratto dal romanzo)
Giulio Rovati
Cos’è L’Acta?

*L’ACTA è un accordo commerciale plurilaterale, siglato a Tokyo il 26 gennaio 2012 tra 22 dei 27 Stati membri dell’Unione europea (tra cui l’Italia) .
Basti solo pensare che in contemporanea con la firma della UE il referente della Commissione Europea per l’Acta si è dimesso in segno di protesta condannando le modalità dell’accordo e accusando il tutto di mancanza di trasparenza e nessuna consultazione della società civile (l’accordo è stato notoriamente delineato in segreto negli USA).
Che genere di misure prende questo trattato per difendere il diritto di autore e di copyrigth?
L’ACTA è oggetto di protesta poiché identificata come un potenziale bavaglio internazionale alle libertà degli internauti e dei cittadini.
Questo trattato, infatti, tende a identificare ogni utente come un possibile “trasgressore della legge”, e richiede di conseguenza un monitoraggio preventivo sulla rete per mano dei Service Provider, che avranno il compito, anzi, l’obbligo di sorvegliare tutti i movimenti che passano attraverso i loro server, e segnalare immediatamente qualsiasi tipo di condivisione di contenuti protetti in qualche modo dal copyrigth, senza nessuna eccezione.
Sarà perentoriamente illegale : condividere ogni sorta di file, estratto testo, musica, video, citazione, con qualsiasi mezzo ( mail, social network, blog, video, articoli) e con qualsiasi fine anche a solo scopo informativo. Tutto ciò prevede l’avvicinarsi della fine, per come li conosciamo, di Wikipedia, Youtube, Facebook, Twitter etc…Il trattato però non prevede norme solo per quanto riguarda la rete, ma anche per quanto riguarda il mercato.
Chiunque detenga un brevetto può infatti richiedere l’intervento dell’Acta, nel caso ritenesse che il prodotto in questione sia stato copiato, completamente o solo parzialmente dalla sua idea originale.
L’Acta “protegge” dall’anti- contraffazione in qualsiasi campo, farmaceutico, agrario, commerciale; ed è noto che la maggiorparte dei detentori di brevetti, e quindi di nuove scoperte frutto della ricerca,sono le multinazionali, che grazie all’Acta potranno segnare la fine di tutte le sottomarche che imitano il prodotto, per esempio i farmaci genereci.
Le pene? Immediata rimozione dalla rete o dal mercato, dell’oggetto ritenuto causa della trasgressione, successivamente, nel trattato sarebbero suggerite fino a pene carcerarie «sufficientemente elevate da rappresentare valido deterrente».


Di Giulio Rovati


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