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1 marzo 2012

« BENVENUTI IN PALESTINA! »

L’8 luglio 2011, 40 cittadini belgi sono stati trattenuti in Israele all’aeroporto di Tel-Aviv Ben Gourion. Partiti nel quadro della missione internazionale “Bienvenue en Palestine” sono stati portati in un centro di detenzione nel quale sono stati torturati dalle forze di sicurezza israeliane. Due dei partecipanti hanno sporto denuncia per crimini di guerra contro Israele presso il procuratore federale belga. E’ nell’immensa sala dell’antico Palazzo di Giustizia di Bruxelles che il loro avvocato, Dott. Sèbastien Courtoy, ci ha ricevuto. In tono fermo e indignato, ha denunciato le condizioni in cui si sono trovati i suoi clienti e punta il dito contro l’inerzia dei nostri politici.
Intervista a Mouâd Salhi
“Sig. Netanhyahou, non siamo contenti che avete torturato i nostri concittadini”; questo non si osa dirlo!
Che cosa hanno subito i vostri clienti durante questo viaggio in Israele?

Erano stati invitati da associazioni culturali situate in territorio palestinese. Quando sono arrivati all’aeroporto di Tel-Aviv Ben Gourion le forze di sicurezza israeliane li hanno tratti in arresto perché dovevano recarsi in Palestina. Sono stati allora condotti nelle stanze degli interrogatori dove le donne sono state insultate e interrogate con violenza. Quanto agli uomini sono stati picchiati con forza e messi sotto violenti getti di acqua. Le forze di sicurezza israeliane hanno filmato i membri della missione. L’obiettivo era creare delle menzogne mediatiche troncando le immagini dei militanti che rispondono agli attacchi.

Sotto un sole cocente i soldati hanno ammassato i 40 attivisti in carri bestiame che erano stati volontariamente privati di mezzi di areazione. Ci dovevano essere 60° lì dentro. Ogni tanto i soldati li intimidivano con i loro Kalashnikov. Gli Israeliani hanno fatto capire loro che se avessero cooperato non gli sarebbe successo nulla. E’ necessario ricordare che prima dell’operazione “Benvenuti in Palestina”, l’operazione “Freedom flotilla per Gaza” aveva visto la morte di più di nove persone?
Tra i volontari, alcune persone di una certa età avevano iniziato a sentirsi male. Hanno richiesto un dottore che non è mai arrivato. I partecipanti sono stati mandati in prigione senza acqua potabile, senza cibo. Fate la prova: se non  bevete per tre giorni sotto un sole cocente morite! I soldati li hanno sottoposti ad ogni genere di tortura gridandogli in faccia “Benvenuti in Israele!”.

Voi attaccate lo Stato di Israele…

Sono stato chiamato a difendere molte persone accusate di antisemitismo, di istigazione all’odio razziale nei confronti della comunità ebraica. 20 anni fa avremmo perso tutti questi processi perché erano di tipo politico per definizione e quindi imbattibili. Ma tutti quelli che ho fatto sono stati vinti, tutti! Questo prova che la magistratura belga è imparziale.
Ovviamente si prende qualche botta quando si tratta con questo genere di cose. Non ci sono molti avvocati che osano. I membri di “Benvenuti in Palestina” si sono perciò rivolti a me. Non si attacca lo Stato di Israele in quanto tale ma piuttosto si attaccano alcune responsabilità politiche: il Primo Ministro Benjamin Netanyahou, i ministri israeliani dell’Interno e della Difesa Eli Yishaï e Ehud Barak e il Comandante supremo delle Forze Armate, Gabi Ashkenazi.

Le vostre denunce hanno una possibilità di successo?

Esiste in Belgio una legge sulla giurisdizione universale. Questa persegue gli autori di crimini ovunque siano stati commessi e senza considerare la nazionalità degli autori o delle vittime. Ovviamente, in pratica, questa legge non è applicabile che in certi aspetti. Le autorità europee giustificano le pressioni sulla Siria. Ma quando si tratta dello Stato di Israele, nessuno lo può toccare.
Non essendo un giovane intelligente, sto solo applicando quello che i miei maestri mi hanno insegnato all’università. Mi hanno insegnato che la legge è generale ed astratta. Generale perché si applica a tutti. Astratta perché non tiene conto delle caratteristiche degli uni o degli altri. La legge si applica a tutti allo stesso modo.

A livello giuridico, abbiamo tutti gli strumenti per perseguire i responsabili israeliani. L’articolo 10 del Codice di procedura penale ci permette di creare un procedimento contro di essi. In questo caso è stato violato un articolo del Codice penale: l’articolo 136 per i crimini di guerra. Ora la questione è sapere se si ha il coraggio di sostenere una tale causa.
Bisogna trovare un magistrato coraggioso che possa prendere in considerazione la nostra denuncia. E quando si troverà, si dovrà ottenere un mandato di arresto. A parte Benjamin Netanyahou, che beneficia di una immunità dai procedimenti giudiziari, tutti gli imputati possono essere giudicati non appena escono dai confini israeliani. Potrebbero essere estradati in Belgio.

I politici belgi sono in prima linea?

I nostri politici hanno dato prova di vigliaccheria perché non si sono preoccupati della sorte di alcuni dei nostri connazionali. Yves Leterme, che è stato nostro Primo Ministro, non ha richiamato il suo Ambasciatore, non è andato sul posto e non ha espresso il suo più vivo malcontento. Che cosa ha fatto invece? E’ andato a mangiare dalle mani di Netanyahu.

Come si può spiegare l’inerzia dei nostri politici verso questo caso?

Quando si tratta di un africano, lo si trascina in tribunale per metterlo in galera. Ma quando si tratta di un Israeliano, gli si stringe la mano e si tace in ogni lingua. Nell’immaginario collettivo occidentale plasmato dai media ho sempre capito che Gheddafi martirizzava il suo popolo e che si poteva imprigionare. Si pilota l’opinione per cui quegli uomini si possono andare a ricercare. Per esempio, perché il Belgio fa la guerra in Afghanistan? Gli Afghani non ci hanno fatto nulla ma questo fatto lo si trova normale. Per contro, quando si tratta di dire “Sig. Netanyahou, non siamo contenti che avete torturato i nostri concittadini”, nessuno osa dirlo!
Se le persone non sono trattate nello stesso modo è il Belgio che ha interesse a non trattarle nello stesso modo. Israele ha il sostegno incondizionato degli Stati Uniti. E noi non siamo che un piccolo paese che non osa puntargli il dito contro perché essi governano il mondo. Ma allora lasciamo in pace tutti e abroghiamo una buona volta la legge sulla giurisdizione universale! Se si è vigliacchi lo si deve essere fino in fondo. Se si è coraggiosi lo si deve essere fino in fondo. Ma non si può essere coraggiosi con i deboli e vigliacchi con i potenti.

La vostra attività vi attira delle minacce?

Sono stato chiamato a difendere un sacco di persone che erano accusate di antisemitismo e negazionismo. Sono stato accusato di antisemitismo da alcuni e minacciato di morte. Sono state presentate denunce affinché fossi radiato dall’ordine degli avvocati. Sono i rischi del mestiere!

Ci sarà una nuova missione “Benvenuti in Palestina” in aprile. Ma i vostri clienti sono stati banditi da Israele per dieci anni…

In Israele non hanno mai avuto diritto all’assistenza di un legale, in violazione di tutte le convenzioni internazionali tra cui la Convenzione di Ginevra. Ma si sa fin troppo bene che Israele non rispetta il diritto internazionale. La sentenza che impedisce ai miei clienti di rimanere in Israele non è valida perché viola delle convenzioni internazionali. Tuttavia essi non sono stati informati dall’ambasciata riguardo a questa “interdizione territoriale”. Non lo sono. Quando ritorneranno in Israele avranno diritto stavolta ad un processo equo. Si dice sempre che Israele è la sola democrazia del Medio Oriente. Che lo dimostri!

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