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28 gennaio 2012

TEOLOGIA DELLA LIBERALIZZAZIONE

Opzione preferenziale per i ricchi - Privatizzare gli utili, nazionalizzare le perdite dell'elite globalista
Di Tito Pulsinelli 
SelvasBlog
Sono gli stessi, sempre gli stessi che ieri l'altro promettevano la moltiplicazione dei pani, dei pesci e delle caldarroste, oggi impongono l'etica anoressica e rigori spartani a destra, a manca e in basso. Solo in basso, mai in alto. I vedovi precoci della  "globalizzazione" redentrice, sono gli attuali apologeti delle penitenze coattive e progressive, su scala di massa. Con immutato fervore mistico, i prestigiatori -diventati becchini- applicanno i ferri teraupeutici che -secondo loro- hanno valenza e versatilitá universale. Applicabili in ogni tempo e luogo del globo terracqueo, in Africa e nella periferia europea. A  Buenos Aires, chez i "piccoli dragoni", a Mosca, a Cittá del Messico, a Cittá del Capo, Atene e Roma. Sarebbe lo spirito dei "nuovi" tempi, compiaciuto di rappresentarsi come ineluttabile e inquestionabile, come una nuova legge di gravitá.
vedi "COME L’ARGENTINA E’ USCITA DALLA CRISI GRAZIE A UNA POLITICA OPPOSTA A QUELLA CHE VOGLIONO IMPORCI. IL NOBEL USA STIGLITZ CI CONSIGLIA LA SOLUZIONE ARGENTINA"

La congerie di "rappresentanti" che ormai non si cura piú di fare il minimo indispensabile per conservarsi come "opposizione" apparente, partecipa voluttuasemente allo spettacolo della penuria e del disinganno. Dopo l'apologetica delle vacche grasse globalizzate, eccoli ora con il saio dei salvatori e la spocchia de rifondatori, mentre si danno alla spoliazione della terza etá e del terzo Stato. Se ne fottono persino della logica e sfidano il senso del ridicolo. Come sia possibile "creare lavoro" minimizzando la quantitá di salariati e falcidiando il reddito delle famiglie, non é dato di sapere. E' indispensabile la fede, una granitica fede nelle virtú teologali della "liberalizzazione", che tutto vede e tutto puó. Anche promettere la "ripresa" nel mentre abbatte i consumi e bastona la domanda. Puó tutto e il contrario di tutto.

Puó spararle davvero grosse il dotto pifferaio magico: faró crescere l'economia del 10% ! Ullalá, davvero? Peccato che il FMI lo bacchetti immediatamente: "please, stai schiscio, se tutto va bene, meno 2,2%". La Teologia della Liberalizzazione si fonda sulla regola aurea di privatizzare gli utili e socializzare le perdite dell'elite. Concentrare i guadagni, collettivizzare i deficit delle banche e delle borse. La Giunta Provvisoria Globalista dopo aver nazionalizzato i danni prodotti da questa devianza sociale d'alto bordo, a colpi di decreti d'emergenza -stile Menem in Argentina o Salinas de Gortari in Messico- si appresta a portare fino alle estreme conseguenze la sua opzione preferenziale per i ricchi.

Privatizzare, perdon "liberalizzare", deregulation, poi nuova concentrazione monopolistica privata. Il liberismo é incapace di creare lavoro, sviluppo o nuove imprese. La breve ed infausta storia della "globalizzazione" lo dimostra. L'espatrio delle strutture produttive ha ingigantito e concentrato il potere in mano a pochi grandi monopoli bancari privati. Cittadini e consumatori ne pagano il prezzo, ancor piú salato d'ora in avanti.

Il pifferaio magico agita il drappo rosso contro tassisti, avvocati, camionisti, farmacisti, e come un improvvisato torero spera che si scornino tra di loro. In realtá, il nucleo strategico della contesa sta in tutto quello che passerá in sordina sotto l'arbitrio discrezionale, ovattato ed assoluto di imprecisate "authority" (sic). Catricaqui catricalá, l'arrosto sta tutto lá. Questi club osannati dai globalisti -e dai loro servi piú sciocchi- avranno mano libera per la deregulation. Banditori di aste per aggiudicare gli ultimi settori portanti dell'economia pubblica. Eliminarli, significa cancellare l'unica vera concorrenza per i monopoli e multinazionali private, l'unica che differenzia una nazione da un "espressione geografica" (Metternich dixit), la sovranitá relativa dal vassallaggio nel decadente protettorato atlantico. L'utopia oligarchica degli "Stati Uniti d'Europa" (sic) é un'eclisse marcata dalla luna irrimediabilmente mancante.
Soli i fessi comprano cose inutili o inservibili. Gli altri, ingurgitano solo roba sostanziosa di gran valore, dopo indispensabili deregulation, durante svendite all'asta con imprimatur omnicomprensivo delle "authority". Poi c'é la fase-due: scorporare, spezzettare, depurare, trasferire, decimazione dei salariati, finalmente fusioni, sinergie, "delocalizzazioni" e.. riaccorpare in nuovi e rigogliosi monopoli privati, generalmente stranieri. Nell'ultimo ventennio é avvenuto a Buenos Aires, Brasilia, Caracas e altrove. A Mosca, un oligarca venuto dal nulla compró con la miseria di 600 milioni di svalutati dollari le maggiori riserve di idrocarburi del pianeta, con i relativi impianti di estrazione, raffinerie ed oleodotti. Questo é "fare impresa"?

Oggi, peró, dopo aver messo le varie Giunte nella condizione di non nuocere, buttando nel cestino il lessico concettuale dei bassifondi della finanza, l'America latina - al pari di tutte le potenze emergenti del BRIC- continuerá a crescere del 3,5% nell'anno attuale. Parola del FMI. Nel 2011 i venezuelani hanno ricevuto salari e pensioni rivalutate automaticamente del prezzo dell'inflazione. Percepiscono pensioni anche le casalinghe e coloro che non avevano tutti i contributi in regola.

In Brasile, con il programma "Borsa per la famiglia", 12 milioni di famiglie hanno ricevuto un reddito minimo, accedendendo al ruolo di consumatori, a sostegno della produzione nazionale. La redistribuzione sociale é possibile, basta nazionalizzare le banche e smettere di sovvenzionarle. Bisogna ridare diritto di cittadinanza a parole come popolo, sovranitá, diritti collettivi, Banco centrale sotto il controllo statale, ecc. Nell'Europa ridotta a campo di sperimentazione della BCE, con una classe dirigente autoeletta, puro e semplice esecutore della dittatura finanziaria, persino il povero Keynes é considerato a un pericoloso sovversivo. Ahinoi, beati i popoli che non sono governati dagli economisti. Beati i popoli che li mandano a casa al piú presto.

1 commento:

  1. I dirigenti hanno il dovere di essere sensibile alla voce del popolo, questo è su! Occorrerebbe più di giustizia sociale, questo è su anche. Ma questo è su che il popolo saprebbe fare camminare meglio tutto ciò? Non su del tutto, di sinistra o di destra, tutti gli stessi. Quelli che è vicini dei piatti - mangiano. Così va' la vita!

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