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25 gennaio 2012

Il progetto “Giorno del Giudizio” e gli avvenimenti nascosti: JFK, lo scandalo Watergate, l’Iran-Contra e l’11 settembre (2/2)

Nella seconda parte del suo saggio sullo Stato occulto in USA, Peter Dale Scott ritorna sull’assassinio di Robert Kennedy, lo scandalo Watergate e l’affare Iran-Contra. Strumentalizzando questi avvenimenti, il complesso militare-industriale si è progressivamente impossessato del potere in un paese ormai in stato di emergenza permanente. Secondo lo storico canadese, la prima rivendicazione di movimenti come Occupy Wall Street dovrebbe essere reclamare a gran voce l’abrogazione del Patriot Act, che rende legale la risoluzione dell’emergenza della crisi politica negli Stati Uniti tramite mezzi militari.
Di Peter Dale Scott
La firma del Patriot Act da parte di George W. Bush nel 2001. 10 anni più tardi, questa legge eccezionale è ancora in vigore, prorogata dalla firma automatica di un "autopen" (macchina da riproduzione firma) mentre Obama era al’estero. Questa legge permette in particolare al governo degli Stati Uniti la detenzione senza limiti e senza imputazione di ogni persona sospettata come “terrorista”. 

La crescita del potere repressivo in seguito agli avvenimenti profondi

Tutti gli avvenimenti profondi evocati precedentemente hanno avuto come risultato l’attribuzione di un potere repressivo ogni giorno più forte a Washington. Per esempio, è chiaro che la Commissione Warren ha utilizzato l’assassinio di JFK per aumentare la sorveglianza dei cittadini degli Stati Uniti da parte della CIA. Come ho già scritto nel mio libro Deep Politics, questo era il risultato “di raccomandazioni controverse della Commissione Warren, che imponevano che le responsabilità dei Servizi Segreti in tema di sorveglianza interna fossero ampliate (WR 25-26). Paradossalmente quest’ultima aveva concluso che Oswald agì da solo (WR 22) […], ma che ugualmente i Servizi Segreti, l’FBI e la CIA dovevano coordinare più strettamente la sorveglianza di gruppi organizzati (WR 463). In particolare aveva raccomandato ai Servizi Segreti di dotarsi di una banca dati informatizzata compatibile con quella già sviluppata dalla CIA.” [1]


Questo schema si verrà ripetuto quattro anni dopo con l’assassinio di Robert Kennedy [soprannominato RFK o Bobby]. Nelle 24 ore tra i colpi che centrarono Bobby e la sua morte, il Congresso approvò frettolosamente una legge redatta con largo anticipo (come fu per la Risoluzione del Golfo del Tonkino del 1964 e il Patriot Act del 2001), una legge che ampliava nuovamente i poteri occulti conferiti ai Servizi Segreti in nome della protezione dei candidati alla presidenza. [2]
Non si trattava di un cambiamento banale o benigno: da questa legge votata in fretta sotto Johnson sono venuti fuori alcuni dei peggiori eccessi dell’era Nixon. [3]

Questo cambiamento ha anche contribuito al caos e alle violenze sopravvenute all’epoca della Convention democratica di Chicago nel 1968. Agenti di sorveglianza dei Servizi militari, distaccati presso i Servizi Segreti, operavano all’interno e all’esterno della sala dei congressi. Alcuni di loro equipaggiarono i “teppisti della Legion of Justice, tra cui la Chicago Red Squad, che brutalizzò i gruppi locali anti-guerra”. [4]
In questo modo i nuovi poteri segreti conferiti all’indomani dell’assassinio di RFK contribuirono al caos catastrofico della Convention di Chicago, che ha di fatto distrutto il vecchio Partito Democratico rappresentante i sindacati: i tre Presidenti democratici eletti in seguito furono nettamente più conservatori.

Per quel che riguarda la questione del Watergate e dell’Iran-Contra, i due eventi costituiscono in un certo senso una battuta d’arresto e non un incremento dei poteri repressivi esercitati da Richard Nixon e dalla Casa Bianca di Reagan. A un livello superficiale questo è vero: questi due avvenimenti hanno portato a riforme legislative che sembrano contraddire la mia tesi dell’aumento della repressione.

E’ necessario tuttavia distinguere da un lato la fase iniziale del Watergate (lo scasso) e dall’altro i due anni di crisi che questo atto deviato ha generato. Lo scandalo Watergate ha mostrato un Presidente costretto alle dimissioni da una serie di forze, coinvolgendo sia i liberali che i conservatori. Ma i personaggi chiave della prima fase del Watergate – Howard Hunt, James W. McCord, G. Gordon Liddy e i loro alleati cubani – erano tutti molto più a destra di Nixon e di Kissinger. E il risultato finale delle loro macchinazioni non si è realizzato fino a ciò che viene chiamato il Massacro di Halloween del 1975, quando Henry Kissinger fu estromesso dal ruolo di Consigliere per la Sicurezza nazionale e il Vice-presidente Nelson Rockfeller si vide notificare che sarebbe stato rimosso dalla candidatura dei repubblicani nel 1976. Questo importante rimaneggiamento era stato progettato da due altri esponenti della destra: Donald Rumsfeld e Dick Cheney, che facevano parte dello staff della Casa Bianca di Gerald Ford. [5]

Quel giorno del 1975 ha visto la sconfitta definitiva della fazione cosiddetta “Rockfeller” – o fazione liberale – del Partito repubblicano. Questa fu rimpiazzata dalla fazione conservatrice, cosiddetta “Goldwater – Casey”, che sarebbe andata ad impossessarsi presto della candidatura e poi della presidenza per Ronald Reagan. [6]. Questa rivoluzione di palazzo passata in sordina, come altri intrighi a metà degli anni ’70, ha contribuito al capovolgimento degli Stati Uniti: il paese è passato da un’economia capitalista del benessere, riducendo progressivamente le differenze di reddito e ricchezza, ad una “plutoeconomia” finanziaria in cui queste tendenze sono invertite. [7]

Anche nell’affare Irangate (chiamato anche Iran-Contra) possiamo vedere ancora una volta un accumulo più profondo di potere repressivo camuffato da riforme liberali. In quel periodo la stampa, ma anche degli studiosi universitari – di cui facevo parte – avevano celebrato la fine del sostegno ai Contras e la vittoria del processo di pace di Contadora. Passato inosservato all’epoca fu il fatto che, sebbene il colonnello Oliver North fosse stato rimosso dall’incarico nel Doomsday Project, i piani del progetto per la sorveglianza, la detenzione e la militarizzazione degli Stati Uniti sono continuati a crescere dopo la sua partenza. [8]

Altrettanto inosservato il fatto che il Congresso degli Stati Uniti, mentre riduceva i suoi aiuti a un piccolo esercito finanziato dalla droga, legato alla CIA, sosteneva in modo via via crescente una ben più grande coalizione di forze paramilitari alleate all’Agenzia e finanziate dalla droga, in Afghanistan. [9] Mentre l’Irangate ha permesso di rivelare i 32 milioni di dollari che l’Arabia Saudita aveva fornito ai Contras (su richiesta pressante del direttore della CIA, William Casey), non una parola fu spesa riguardo ai 500 milioni di dollari (o più) con cui i Sauditi, ancora una volta per l’insistenza di Casey, avevano rifornito i mujaheddin afgani. [10] In quest’ottica, il dramma dell’Irangate al Congresso può essere considerato come una messinscena fasulla, per distogliere l’attenzione del pubblico dal coinvolgimento più importante degli USA in Afghanistan – una politica segreta che poi si è evoluta nella più lunga guerra della storia degli Stati Uniti.

Possiamo allargare la nostra visione dell’affare Iran-Contra  per vederlo come un affare Iran-Afghanistan-Contra. Nel farlo, dobbiamo ammettere che tramite questi avvenimenti profondi complessi e mal interpretati, la CIA ha riacquistato in Afghanistan la capacità paramilitare che Stansfield Turner aveva cercato di interrompere quando era direttore dell’Agenzia sotto Jimmy Carter. Questa fu una vittoria a breve per la fazione comprendente uomini come Richard Blee, protettore di al-Mihdhar e difensore nel 2000 di una crescente attività paramilitare della CIA in Afghanistan. [11]

Sovrapposizioni di persone negli avvenimenti profondi successivi

Non dimenticherò mai la prima pagina del New York Times del 18 giugno 1972, all’indomani dell’ effrazione all’hotel Watergate. C’erano fotografie degli scassinatori dell’hotel, tra cui quella di Franck Sturgis (alias “Fiorini”). Avevo già parlato di lui due anni prima in un mio manoscritto sull’assassinio di JFK, mai pubblicato, dal titolo The Dallas Conspiracy.

Sturgis non era una nullità: ex lavoratore a contratto della CIA, era anche molto ben introdotto nell’ambiente degli ex proprietari dei casinò dell’Avana, tutti legati alla malavita. [12] I miei primi scritti sull’affare Kennedy si sono concentrati sui legami tra Franck Sturgis e un campo di addestramento di Cubani anticastristi vicino a New Orleans, per il quale Oswald aveva mostrato interesse; si focalizzavano anche sul coinvolgimento di Sturgis nei falsi racconti primari che dipingevano Oswald come facente parte di una cospirazione comunista cubana. [13]

Come aiuto nel diffondere questi “racconti primari” nel 1963, Sturgis venne raggiunto da alcuni Cubani che facevano parte dell’esercito di Manuel Artime in America centrale, supportato dalla CIA. Nel 1965 la base di Artime in Costa Rica fu chiusa, ufficialmente a causa del coinvolgimento nel traffico di droga. [14] Negli anni ’80 alcuni di questi esuli Cubani furono poi coinvolti in attività di sostegno dei contras tramite il traffico di droga. [15]

Il mentore politico del movimento MRR (Movimiento de Recuperaciòn Revolucionaria) di Manuel Artime era Howard Hunt, uno degli organizzatori del Watergate; nel 1972 Artime pagò la cauzione degli scassinatori cubani del Watergate. Ramòn Miliàn Rodrìguez, un riciclatore di denaro sporco, ha affermato di aver consegnato 200.000 dollari in contanti di Artime per la cauzione di alcuni dei ladri Cubani del Watergate; successivamente, Rodrìguez fu a capo di due società costaricane di prodotti ittici – Frigorificos e Ocean Hunter – che riciclavano denaro proveniente dalla droga per sostenere finanziariamente i Contras. [16]
Si sostiene che Howard Hunt e James McCord fossero entrambi coinvolti nei piani di Manuel Artime per invadere Cuba nel 1963. [17] Non credo sia stato un caso se Artime, il protetto di Hunt, si sia lanciato nel traffico di droga. Come già spiegato altrove, Hunt gestiva delle connessioni di narcotraffico in USA fin dal suo posto di capo dell’OPC (Office of Policy Coordination) a Mexico City, nel 1950. [18]

Ma James McCord, che diventerà poi più tardi complice di Howard Hunt e di G. Gordon Liddy nella preparazione e nell’esecuzione dell’effrazione al Watergate, non si era distinto solamente per le sue attività anticastriste nel 1963. Faceva anche parte della rete di pianificazioni di emergenza degli Stati Uniti, che occuperà più tardi un posto centrale nell’Irangate e nell’11 settembre. McCord era membro di una piccola unità di riserva dell’Aeronautica a Washington, presso l’OEP (Office of Emergency Preparedness); Quest’unità era incaricata “di redigere un elenco di estremisti e preparare dei piani di emergenza per censurare i media e le poste degli Stati Uniti in periodo di guerra.” [19] La sua unità faceva parte del Programma di Sicurezza dell’Informazione in guerra (WISP, Wartime Information Security Program), che aveva la responsabilità di attivare “piani di emergenza per imporre la censura della stampa, delle poste e di tutte le telecomunicazioni (comprese le comunicazioni governative) e per la detenzione preventiva di individui che rappresentassero “minacce per la sicurezza”, rinchiudendoli in “campi” militari.” [20] In altre parole erano i piani che furono poi conosciuti negli anni ’80 come Doomsday Project, i piani per la Continuità di Governo (COG) su cui Dick Cheney e Donald Rumsfeld avevano lavorato insieme per venti anni prima dell’11/9.

Un denominatore comune per gli eventi strutturali profondi: il Doomsday Project e il COG
La partecipazione di McCord in un sistema di piani di emergenza riguardanti le telecomunicazioni suggerisce un denominatore comune dietro le quinte di quasi tutti gli eventi profondi che stiamo considerando. Oliver North, nell’Irangate uomo di fiducia del team Reagan-Bush in seno all’OEP, era anche lui implicato in tale pianificazione e aveva accesso alla rete nazionale top secret di comunicazioni del Doomsday Project. La rete di North, conosciuta come Flashboard, “escludeva i funzionari i cui punti di vista erano in opposti…[e] disponeva di una sua propria rete informatica mondiale antiterrorista…i cui membri potevano comunicare esclusivamente l’uno con l’altro e con i loro collaboratori all’estero.” [21] 

La rete Flashboard fu utilizzata da North e dai suoi superiori nel corso di operazioni particolarmente sensibili, che dovevano essere tenute nascoste ad altri elementi – sospettosi od ostili – dell’amministrazione a Washington. Queste operazioni includevano vendite illegali di armi all’Iran ma anche altre attività, alcune ancora ignote, forse perfino contro la Svezia di Olof Palme. [22] Flashboard, la rete di emergenza Americana negli anni ’80, era il nome, negli anni 1984-86, della rete operativa di emergenza del COG, che fu pianificata in segreto per venti anni e ad un costo di miliardi, da un team che comprendeva Cheney e Rumsfeld. L’11 settembre la stessa rete è stata riattivata dagli stessi due uomini che la avevano pianificata per tanti anni. [23]

Ritroviamo però tracce del Doomsday Project già nel 1963 quando Jack Crichton, capo del 488 Dipartimento di Intelligence militare, ne fece parte per la sua qualità di capo dell’intelligence della Protezione Civile di Dallas, che operava da un Centro di Operazioni di Emergenza sotterraneo. Come riporta Russ Baker “dato che doveva permettere di assicurare la continuità di governo in caso di attacco, [il centro] era stato interamente dotato di mezzi di comunicazione.” [24] Un discorso pronunciato durante l’inaugurazione del centro nel 1961 fornisce dettagli maggiori: “Questo Centro per Operazioni di Emergenza fa parte del piano nazionale volto a connettere le agenzie Federali, Statali e locali in una rete di comunicazioni da cui le operazioni di salvataggio potranno essere dirette in casi di emergenza locale o nazionale. E’ una parte essenziale del Piano Operativo di Sopravvivenza Nazionale, Statale e locale.” [25]

Crichton, in altre parole, era parte di quello che fu conosciuto negli anni ’80 come il Doomsday Project, come Jasmes McCord, Oliver North, Donald Rumsfeld e Dick Cheney dopo di lui. Ma nel 1988 l’obiettivo del programma fu considerevolmente ampliato: non si trattava più solamente di prepararsi ad un attacco nucleare ma di pianificare la sospensione effettiva della Costituzione degli Stati Uniti in caso di una qualsiasi emergenza nazionale. [26] Questo cambiamento intervenuto nel 1988 ha permesso la messa in opera del COG l’11 settembre 2001. Fino ad allora, il Doomsday Project si era sviluppato in quello che il Washington Post chiamava “un governo ombra evolutosi sulla base di piani per la continuità delle operazioni, pronti da lungo tempo.” [27]

E’ chiaro che l’OEP (conosciuto tra il 1961 e il 1968 sotto il nome di Ufficio per la Pianificazione di Emergenza) ci dà un denominatore comune per identificare persone chiave dietro praticamente ad ogni avvenimento strutturale analizzato in questo articolo. La strada per stabilire se l’OEP stesso (oltre agli individui già menzionati) fu all’origine in qualcuno di questi eventi è lunga. Ma credo che le reti alternative di comunicazione interne all’OEP (in seguito integrate al Progetto 908) hanno giocato un ruolo significativo in almeno tre avvenimenti profondi: l’assassinio di JFK, L’Iran-Contra e l’11 settembre.

Questo è facilmente dimostrabile nel caso dell’11 settembre, dove si è ammesso che i piani per il COG del Doomsday Project sono stati attuati da Cheney l’11 settembre 2001, evidentemente prima che l’ultimo dei quattro aerei dirottati si era schiantato. [28] La Commissione di inchiesta sull’11 settembre è stata incapace di ritrovare registrazioni delle decisioni chiave prese da Cheney quel giorno, suggerendo così che potessero essere state prese su una “linea sicura” nel tunnel verso il bunker presidenziale – con un tale livello di classificazione (segretezza) che la Commissione per l’11/9 non ha mai potuto ottenerne le registrazioni telefoniche. [29] Si trattava evidentemente di un telefono del COG.

Non si sa veramente se il “telefono sicuro” nel tunnel della Casa Bianca apparteneva ai Servizi Segreti o, come ci si potrebbe aspettare, faceva parte della rete sicura della WHCA (White House Communication Agency). In quest’ultima ipotesi avremmo un legame preciso tra l’11 settembre e l’assassinio di JFK. Nel suo website la WHCA afferma che l’agenzia giocò “un ruolo chiave nel documentare l’assassinio del Presidente Kennedy.” [30] Comunque non è chiaro per chi fu compilata questa documentazione, in quanto la Commissione Warren non ha potuto avere accesso ai registri e alle trascrizioni della WHCA. [31]

I Servizi Segreti avevano installato una radio portatile WHCA nell’auto di testa del corteo presidenziale. [32] Questa era anche in contatto tramite la radio della polizia con l’auto pilota davanti, in cui si trovava George Lumpkin, vice-direttore del Dipartimento di Polizia di Dallas (DPD), membro del 488 Dipartimento dei Servizi di intelligence militari. [33] Le registrazioni delle comunicazioni WHCA del corteo non sono mai state fornite alla Commissione Warren, né alla Commissione della Camera dei Rappresentanti sull’Assassinio (HSCA) o al Comitato studi degli archivi sugli assassinii (ARRB). [34] Così non possiamo determinare se tali registrazioni possano spiegare alcune delle anomalie constatate sui due canali del DPD. Per esempio si sarebbe potuta far luce su una richiesta proveniente da sorgente sconosciuta registrata dalla polizia di Dallas, che segnalava un sospetto con la stessa altezza e lo stesso peso corporeo – errati – risultanti nei files di FBI e CIA riguardo ad Oswald. [35]

Ancora oggi, nel 2011, viviamo sotto lo stato di emergenza proclamato dopo l’11 settembre dal Presidente Bush. Perlomeno, alcune disposizioni del COG sono tuttora in vigore e sono pure state aumentate da Bush tramite la Direttiva presidenziale 51 (PD-51) del maggio 2007. Nel commentare questa Direttiva, il Washington Post scriveva all’epoca:
“Dopo gli attentati del 2001, Bush ha nominato circa 100 alti dirigenti civili, tra cui Cheney, perché si avvicendino segretamente nelle sedi COG situate al di fuori di Washington in turni di settimane o mesi per volta, in modo da assicurare la sopravvivenza della nazione. Si tratta di un governo- ombra evolutosi sulla base di “piani per la continuità delle operazioni” pronti da molto tempo. [36]
Presumibilmente questo “governo-ombra” completò i progetti di COG previsti da lunga data, come la sorveglianza non autorizzata, in parte attraverso il Patriot Act, i cui provvedimenti controversi  erano già stati messi in atto da Cheney e da altri dirigenti e questo molto prima che il disegno di legge arrivasse al Congresso il 12 ottobre 2001. [37] Altri progetti del COG messi in opera comprendevano la militarizzazione della sorveglianza interna sotto la direzione del NORTHCOM e il Progetto Endgame del Dipartimento della Sicurezza Nazionale, un piano decennale di allargamento dei campi di detenzione con un costo di 400 milioni di dollari per il solo anno fiscale 2007. [38]

Ho, perciò, una raccomandazione da fare al movimento Occupy, che si ribella legittimamente contro gli eccessi plutocratici di cui Wall Street si è resa colpevole in questi ultimi trent’anni. Questa raccomandazione consiste nel chiedere di mettere fine allo stato di emergenza che è in vigore senza soluzione di continuità dal 2001. In virtù di questo, dal 2008 una brigata da combattimento dell’esercito USA staziona permanentemente negli Stati Uniti, in parte per essere pronta “ad aiutare negli scontri civili e nei problemi con le masse.” [39]

Coloro che amano la democrazia devono lavorare affinché si eviti che la crisi politica attualmente in atto negli Stati Uniti venga risolta con mezzi militari.
In conclusione lasciatemi dire che, per mezzo secolo la politica Americana è stata condizionata e deformata dalla questione irrisolta dell’assassinio di Kennedy. Secondo una nota del 25 novembre 1963 del Procuratore generale aggiunto Nicholas Katzenbach, era importante allora convincere il pubblico che “Oswald era l’assassino” e che “non aveva complici.” [40] Ovviamente questa priorità è diventata ancora più importante dopo che queste affermazioni discutibili sono state adottate dalla Commissione Warren, le istituzioni statunitensi e la stampa mainstream.
E’ rimasta una priorità imbarazzante anche per le amministrazioni che si sono succedute, comprese quelle attualmente in carica. Per esempio,fino a poco tempo fa, il compito ufficiale di un funzionario del Dipartimento di Stato di Obama, Todd Leventhal, era quello di difendere la tesi del pazzo solitario contro le cosiddette “teorie complottiste.” [41]

Se Oswald non era un assassino solitario, non dovrebbe sorprenderci il fatto che esiste un legame tra coloro che hanno falsificato i rapporti su di lui nel 1963 e coloro che hanno distorto la politica Americana nei successivi eventi profondi iniziati con lo scandalo Watergate. Dall’evento del 1963 la legittimità del sistema politico degli Stati Uniti si è ricoperta di menzogne – menzogne che i successivi eventi occulti hanno contribuito a proteggere. [42]

Peter Dale Scott, ex diplomatico canadese e docente di  Inglese all’Università della California a Berkeley è l’autore di Drugs Oil and War, The Road to 9/11, e The War Conspiracy: JFK, 9/11, and the Deep Politics of War. La sua ultima pubblicazione è American War Machine: Deep Politics, the CIA Global Drug Connection and the Road to Afghanistan. Il suo website, che contiene molti dei suoi scritti, è http://www.peterdalescott.net/q.html 

Note
[1] Peter Dale Scott, Deep Politics and the Death of JFK, 280.
[2] Public Law 90-331 (18 U.S.C. 3056); dibattito in Peter Dale Scott, Paul L.Hoch, e Russell Stetler, The Assassinations: Dallas and Beyond (New York: Random House, 1976), 443–46.
[3] Gli agenti di intelligence dell’esercito furono distaccati presso i Servizi Segreti, e a quell’epoca vi fu un grande aumento nel loro numero. Il Washington Star spiegò più tardi che "la grande crescita di informazioni (dell’esercito) […] non è iniziata che dopo l’uccisione del Rev. Martin Luther King”  (Washington Star, 6 dicembre 1970; ripubblicata in Federal Data Banks Hearings, p. 1728).
[4] George O’Toole, The Private Sector (New York: Norton, 1978), 145, riportato in Scott, Deep Politics and the Death of JFK, 278–79.
[5] Scott, Road to 9/11, 52-53.
 [6]Scott, Road to 9/11, 53-54.
[7] Scott, Road to 9/11, 50-64.
[8] Peter Dale Scott, “Northwards without North,” Social Justice (Summer 1989). Riveduto come "North, Iran-Contra, and the Doomsday Project: The Original Congressional Cover Up of Continuity-of-Government Planning," Asia-Pacific Journal: Japan Focus, 21 febbraio 2011.
[9]  Scott, Road to 9/11, 132.
[10] Jonathan Marshall, Peter Dale Scott, e Jane Hunter, The Iran-Contra Connection, 13 (Contras); Richard Coll, Ghost Wars, 93-102 (mujahedin).
[11] Richard Coll, Ghost Wars, 457-59, 534-36,
[12] Secondo la testimonianza del vice-direttore CIA Vernon Walters, solamente “Hunt e McCord erano stati impiegati a tempo pieno nella CIA. Gli altri [compreso Sturgis] erano impiegati a contratto a breve o lungo termine” (Audizioni sul Watergate, 3427). Cf. Marshall, Scott, eHunter, The Iran-Contra Connection, 45 (proprietari di casinò).
[13] Peter Dale Scott, “From Dallas to Watergate,” Ramparts, Dicembre 1973; ripreso in Peter Dale Scott, Paul L. Hoch, e Russell Stetler, The Assassinations: Dallas and Beyond, 356, 363.
[14] Peter Dale Scott, Crime and Cover-Up, 20.
[15] Peter Dale Scott e Jonathan Marshall, Cocaine Politics, 25-32, etc.
[16] Alexander Cockburn e Jeffrey St. Clair, Whiteout: The CIA, Drugs, and the Press  (London: Verso, 1998), 308-09; Martha Honey, Hostile Acts: U.S. Policy in Costa Rica in the 1980s (Gainesville, FL: University Press of Florida, 1994), 368 (Frigorificos).
[17] Tad Szulc, Compulsive Spy: The Strange Career of E. Howard Hunt (New York: Viking, 1974), 96-97.
[18] Scott, American War Machine, 51-54. Hunt ha contribuito a mettere in piedi ciò che è diventata la Lega Anticomunista mondiale, legata alla droga. La base di Artime in Costa Rica era situate su terreni appartenenti al gruppo locale di questa lega (Scott and Marshall, Cocaine Politics, 87, 220).
[19]  Woodward e Bernstein, All the President’s Men (New York: Simon and Schuster, 1974), p. 23
[20] Jim Hougan, Secret Agenda (New York: Random House, 1984), 16, citando la Department of Defense Directive 5230.7, 25 giugno 1965, modificata il 21 maggio 1971.
[21] Peter Dale Scott, "North, Iran-Contra, and the Doomsday Project: The Original Congressional Cover Up of Continuity-of-Government Planning," Asia-Pacific Journal: Japan Focus, 21 febbraio 2011. Cf. Peter Dale Scott, "Northwards Without North: Bush, Counterterrorism, and the Continuation of Secret Power." Social Justice (San Francisco), XVI, 2 (Summer 1989), 1-30; Peter Dale Scott, "The Terrorism Task Force." Covert Action Information Bulletin, 33 (Winter 1990), 12-15.
[22] Peter Dale Scott e Jonathan Marshall, Cocaine Politics: Drugs, Armies, and the CIA in Central America (Berkeley: University of California Press, 1998), 140-41, 242 (Iran, etc.); Ola Tunander, The secret war against Sweden: US and British submarine deception in the 1980s, 309 (Sweden).
[23] Scott, Road to 9/11, 183-87.
[24] Russ Baker, Family of Secrets, 121.
[25]  “Statement by Col. John W. Mayo, Chairman of City-County Civil Defense and Disaster Commission at the Dedication of the Emergency Operating Center at Fair Park,” 24 maggio 1961 (link). Quindici centimetri di dossiers amministrativi della Protezione Civile sono conservati negli archivi municipali di Dallas; una guida è consultabile online qui.Spero che dei ricercatori interessati abbiano voglia di consultarla.
[26] Scott, Road to 9/11, 183-87.
[27]Washington Post, May 10, 2007.
[28] 9/11 Report, 38, 326, 555n9; Peter Dale Scott, The Road to 9/11: Wealth, Empire, and the Future of America, 224.
[29] Scott, Road to 9/11, 226-30. Una nota a pié di pagina nel Rapporto finale della Commissione sull’11/9 (p. 555n9) riporta: “La crisi dell’11/9 ha testato i piani e le capacità del governo USA di assicurare la continuità del governo costituzionale e la continuità delle operazioni di governo. Non abbiamo investigato in merito a questo, tranne quando fu necessario per comprendere le attività e le comunicazioni dei principali responsabili al comando nell’11 settembre. Il Presidente, il Vice Presidente e i principali membri della Commissione furono informati riguardo la natura generale e la messa in opera di questi piani per la continuità.” Le altre note confermano che nessuna informazione dai dossiers del COG è stata per documentare il rapporto finale sull’11/9. Questi dossiers avrebbero potuto, almeno, risolvere il mistero della telefonata mancante che autorizzava il COG e contemporaneamente (e di conseguenza) determinare che Bush doveva ancora tenersi a distanza da Washington. Ho il sospetto che potrebbero rivelarci molto di più al riguardo.
[30]  “White House Communications Agency,” Signal Corps Regimental History, link.
[31] La Commissione Warren seppe della presenza della WHCA a Dallas dai Servizi Segreti (17 WH 598, 619, 630, etc.).
[32] Testimonianza del funzionario dei Servizi Segreti Winston Lawson, 17 WH 630 (WHCA radio).
[33] Pamela McElwain-Brown, “The Presidential Lincoln Continental SS-100-X,” Dealey Plaza Echo, Volume 3, n.2, 23, link (radio della polizia); Scott, Deep Politics and the Death of JFK, 272-75 (Lumpkin)
[34] Negli anni ’90 la WHCA fornì al Comitato di studi degli archive sugli assassinii (ARRB) testimonianze riguardanti le comunicazioni tra Dallas e Washington il 22 novembre 1963 (NARA #172-10001-10002 to NARA #172-10000-10008). L’ARRB tentò di ottenere dalla WHCA i nastri originali delle conversazioni tra l’Air Force One di ritorno dal suo viaggio a Dallas, il 22 novembre 1963. (Versioni montate e ridotte di questi nastri furono accessibili dagli anni ’70 presso la Lyndon Baines Johnson Library ad Austin, Texas.). Il tentativo fu infruttuoso: “Le richieste scritte e orali del Comitato di studi alla WHCA non hanno avuto successo. La WHCA non produsse alcun nastro che potesse illuminare circa la provenienza delle registrazioni montate.” Vedere anche Assassinations Records Review Board: Final Report, capitol 6, parte 1, 116 link. Nel novembre 2011 l’Associated Press riportava che la copia personale delle registrazioni dell’Air Force One del Gen. Chester Clifton era stata messa in vendita ad un prezzo di partenza di 500.000 dollari (AP, 15 novembre 2011, link).
[35] See Scott, War Conspiracy (2008), 347-48, 385-87.
[36] Washington Post, 10 maggio 2007.
[37] Dick Cheney, In My Time: A Personal and Political Memoir (New York: Threshold Editions, 2011), 348: “Per rafforzare le difese del paese dopo l’11 settembre, una delle nostre prime misure fu quella di assicuare il voto del Patriot Act, che il Presidente promulgò nell’ottobre del 2001.” Cf.  “The Patriot Act, which the president signed into law on October 2001,″ link; “Questions and Answers about Beginning of Domestic Spying Program; link.
[38] Scott, Road to 9/11, 236-45; Peter Dale Scott, "Is the State of Emergency Superseding our Constitution? Continuity of Government Planning, War and American Society," 28 Novembre 2010, http:/1/japanfocus.org/-Peter_Dale-Scott/3448.
[39] “Brigade homeland tours start Oct. 1,” Army Times, 30 settembre 2008, link. Come parte del piano di emergenza degli anni ’60 dell’Esercito chiamato GARDEN PLOT, fino al 1971 erano presenti due brigate (4800 soldati) sempre pronti ad intervenire per sedare ribellioni. 
 [40] “Memorandum per Mr. Moyers” del 25 novembre, 1963, FBI 62-109060, Sezione 18, p. 29, link. Cf. Nicholas Katzenbach, Some of It Was Fun (New York: W.W. Norton, 2008), 131-36.
[41] Il titolo ufficiale di Leventhal è (o era) “Direttore del team di contro-informazione, Dipartimento di Stato degli Stati Uniti” (link). Nel 2010 il Dipartimento di Stato “lanciò una campagna ufficiale per mettere in ridicolo le teorie cospirazioniste…La pagina web dal titolo "Teorie complottiste e disinformazione” insiste sul fatto che Lee Harvey Oswald uccise da solo John F Kennedy, e che il Pentagono non fu colpito da un missile l’11 settembre”” Daily Record [Scotland], 2 agosto 2010, (link). Il sito è ancora consultabile qui, (“Le teorie complottiste prosperano nel regno del mito, dove l’immaginazionegaloppa, la paura travisa i fatti e le prove vengono ignorate.”) Il sito attacca ancora le teorie sull’ 11/9, ma una pagina riguardo l’assassinio di Kennedy è stata rimossa (link). Cf. Robin Ramsay, “Government vs Conspiracy Theorists: The official war on "sick think,” Fortean Times, Aprile 2010, link; “The State Department vs 'Sick Think' The JFK assassination, 9/11, and the Tory MP spiked with LSD,” Fortean Times, Luglio 2010, link; William Kelly, “Todd Leventhal: The Minister of Diz at Dealey Plaza,” CTKA, 2010, link.
[42] Sulla suscettibilità di Nixon riguardo all’assassinio di Kennedy e come questa lo abbia calato in alcuni degli intrighi generalmente conosciuti come Watergate, vedere ad esempio Scott, Hoch, e Stetler, The Assassinations, 374-78; Peter Dale Scott, Crime and Cover-up (Santa Barbara, CA: Open Archive Press, 1993), 33, 64-66.

Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di ALE BALDELLI

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