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13 settembre 2011

Quando l’economia statunitense va al collasso, prende forma uno stato di polizia per una “nuova normalizzazione”

Dimenticate i vostri diritti! Quando i grandi feudatari delle imprese multinazionali hanno impadronirsi anche di quel poco che resta della rete di protezione sociale ormai ridotta a brandelli (adieu Servizio Sanitario Statale per la cura degli anziani e per i meno abbienti! Previdenza Sociale? Au revoir!), l’amministrazione Obama si sta muovendo a rotta di collo per espandere ed intensificare i programmi di stato di polizia in precedenza impostati dal governo Bush.

Dopo tutto, con le quotazioni azionarie preda di vortici selvaggi, occupazione e salari in una spirale mortale, e fondi pensione e patrimoni pubblici inghiottiti completamente dagli speculatori e dalla feccia dei possessori di rendite e dei grandi patrimoni, lo Stato rispolvera, migliorandoli, i piani di emergenza, per paura che il “contagio” dalla Grecia, Spagna o Gran Bretagna si estenda dai mitici lidi della “vecchia Europa” e vada ad infettare questo popolo timorato di Dio, qui nella sua Heimat, nella sua cara patria che sono gli Stati Uniti.Niente paura, coloro che detengono il potere possiedono formule magiche, a cui hanno conferito entusiasticamente il titolo di Civil Disturbances: Emergency Employment of Army and Other Resources, (Disordini civili: impiego dell’esercito e di altre risorse in situazioni emergenziali), diversamente note come Disposizioni per l’Esercito 500-50, riguardanti alle “politiche, responsabilità, e direttive per il Ministero della difesa relative alla pianificazione di operazioni che vedono l’uso delle strutture dell’esercito in funzione del controllo di disordini civili in atto, o per la loro prevenzione.”

Quando i politici della Gran Bretagna, sull’onda delle rivolte londinesi, esigono un clampdown, vale a dire provvedimenti restrittivi nei confronti dei mezzi di comunicazione sociali, e quando l’agenzia Bay Area Rapid Transit (BART) a San Francisco, nell’ultima settimana, ha interrotto in modo clandestino il servizio telefonico mediante cellulari per agevolare la repressione di una protesta contro la violenza della polizia, allora nelle cosiddette “democrazie occidentali” stanno diventando di norma tattiche di controllo autoritario, che scimmiottano quelle impiegate in Egitto e in Tunisia (che così tanto bene hanno funzionato!). 
 
Legge segreta, programmi segreti

Intanto, sulla Collina del Campidoglio, il Congresso ha fatto la sua parte per difenderci da questa fastidiosa Carta Costituzionale dei diritti del cittadino; questo è avvenuto prima che 81 dei “nostri” Rappresentanti eletti – quasi un quinto dei Rappresentanti – se ne andassero in Israele per visite ufficiali pagate dall’AIPAC. (1) 

Secrecy News ha riferito che la Commissione Servizi Informativi del Senato “aveva respinto un emendamento che avrebbe dovuto imporre al Ministro della giustizia e sovrintendente ai procuratori distrettuali, e al Direttore dei servizi informativi nazionali, di affrontare il problema della ‘normativa sulla segretezza’, per cui agenzie governative dipendono legalmente da autorità poco o nulla conosciute dall’opinione pubblica.”

Questo emendamento, proposto dai Senatori Ron Wyden (D-OR) e Mark Udall (D-CO) veniva respinto con voto espresso verbalmente, ed inoltre venivano assegnati rafforzati poteri di sorveglianza senza precedenti ad agenzie del Settore Esecutivo, come l’FBI e la NSA [Ufficio investigativo federale e Agenzia per la sicurezza nazionale].

Come precedentemente riportato da Antifascist Calling, la Electronic Frontier Foundation (Fondazione per la Frontiera Elettronica) ha intentato una causa al fine di ottenere un provvedimento legislativo sulla libertà di informazione contro il Ministero della giustizia, “per ingiungere la pubblicazione di un memorandum legale segreto volto a giustificare la possibilità di accesso dell’FBI alle registrazioni telefoniche degli Statunitensi, anche in assenza di un qualsiasi processo o di tutela di natura legale.”

Il Ministero della giustizia ha fatto opposizione ed ora si assiste ad un Senato che ha affermato come la “normativa sulla segretezza” dovrebbe stare all’interno dei principi-guida della nostra ex Repubblica.
Inoltre, Secrecy News ha reso di dominio pubblico che la Commissione ha respinto un secondo emendamento per una norma di autorizzazione che avrebbe impegnato l’Ispettorato Generale del Ministero della giustizia “nella valutazione del numero degli Statunitensi che avevano avuto i contenuti delle loro comunicazioni sottoposti a controllo, in violazione del FISA Amendments Act del 2008 [FAA].”  (2)

Come puntualizzato svariate volte, il FAA è un frammento pernicioso di quel detrito legislativo bushista che legalizzava i programmi segreti spionistici della passata amministrazione, da allora abbelliti dal nostro attuale Presidente “speranza e cambiamento”.

Durante il periodo precedente l’approvazione del FAA, i Democratici del Congresso, compreso l’allora senatore Barack Obama, e i suoi colleghi Repubblicani di corridoio, avevano dichiarato che la legge costituiva un “compromesso” tra i diritti alla privacy dei cittadini degli Stati Uniti e le necessità delle agenzie per la sicurezza di “bloccare i terroristi” in procinto di aggredire il paese.

Se questo era il motivo, perché il popolo usamericano non poteva rendersi consapevole se i suoi diritti erano stati compromessi?
Forse, come suggeriscono recenti documenti di Truthout ed altre pubblicazioni, l’ex “zar” del controterrorismo degli Stati Uniti Richard Clarke aveva sollevato “accuse esplosive contro tre ex funzionari al vertice della CIA -- George Tenet, Cofer Black e Richard Blee – imputando loro di non avere condotto, in tutta complicità, un’opportuna azione di intelligence …su due dei terroristi dell’11/9 che erano entrati negli Stati Uniti ben un anno prima degli attacchi.”
Le accuse di Clarke seguivano strettamente l’inchiesta dei giornalisti di “Truthout”, Jeffrey Kaye e Jason Leopold.

“Sulla base di documenti ottenuti sotto l’egida del Freedom of Information Act (Legge sulla libertà di informazione) e di una intervista con un ex ufficiale di alto grado del controterrorismo,” Kaye e Leopold si erano resi conto che

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