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6 giugno 2011

CHI E' IL SOSTITUTO PROVVISORIO DI DOMINIQUE STRAUSS-KAHN AL FMI?

Quando il vicepresidente del FMI annunciò le sue dimissioni per la fine del prossimo mese di agosto, praticamente nessuno lo conosceva al di là dei muri della sede del FMI a Washington. E adesso, giorni dopo aver annunciato le sue dimissioni, John Lipsky, è improvvisamente diventato presidente, anche se in forma provvisoria. Dominique Strauss-Kahn, ha dovuto abbandonare l’incarico in penose circostanze. Fino alla nomina del nuovo presidente Lipsky non farà molto. Ma con lui può succedere che la Spagna e l’Italia si ritrovino nella lista dei prossimi obiettivi del FMI riguardanti l’Eurozona, come è stato il caso di Grecia, Irlanda e Portogallo.
Di Elmar Altvater
Freitag 

John Lipsky, 64 anni, ha ottenuto i suoi meriti nel suo lavoro quotidiano come capo di una banca di Wall Street, come economista della Chase Manhattan Bank e al Salomon Brothers. Alla fine degli anni '70 è stato a favore dell’intervento del FMI in Cile, senza mostrarsi critico verso la dittatura di Pinochet  e apparentemente senza preoccuparsi della presenza del gruppo di influenti economisti neoliberali conosciuto come la "Chicago Boys". Prima di entrare al FMI è stato vicedirettore della banca d’investimenti JP Morgan. Una carriera impeccabile nel mondo delle banche monetarie e d'investimenti, alle quali si deve in modo significativo, la crisi finanziaria mondiale esplosa nel 2008.

Marchio di fabbrica del FMI
Se Dominique Strauss-Kahn non avesse portato una rinnovata energia al FMI, sarebbe affondato da tempo nel nulla. Ricapitoliamo tutto quello che il francese ha portato avanti per verificare in quale contesto agisce l’interregno Lipsky. Dopo il collasso del sistema di cambio nel 1973-74 molti si chiesero se il Fondo era ancora necessario per l’economia mondiale. Ma il suo allora presidente, l’olandese Johan Witteveen, ha avuto, durante la crisi del prezzo del petrolio, una brillante idea. Il FMI si è impegnato con il “riciclaggio” di petrodollari e aiutò i paesi poveri e dipendenti dal petrolio del Terzo Mondo con prestiti. Questo provocò, insieme ai prestiti delle banche private, che il debito di quasi tutti i paesi in via di sviluppo si gonfiasse.

Il Messico è stato il primo a cadere nel 1982. Ben presto si trascinò un paese dietro l’altro sull’orlo della bancarotta, e a quel punto appariva il FMI. Il “Consenso di Washington” fu formulato e rimase fino a buona parte del nuovo secolo come un’espressione che terrorizzava gli indebitati di tutto il mondo, che si vedevano obbligati a tagliare la spesa pubblica, ridurre gli stipendi, seguire una politica monetaria restrittiva e a svalutare le loro monete allo scopo di essere competitivi. Questa politica d’austerità fu il marchio di fabbrica del FMI.  I paesi colpiti una povertà estrema, mentre il Fondo è diventato una delle istituzioni più odiate del mondo. Appena 10 anni dopo è esplosa la “prima crisi finanziaria del XXI secolo”, usando le parole dell’ex presidente del FMI, Michel Camdessus. In Messico, già nel 1992, furono scoperte le nuove innovazioni finanziarie che negli anni successivi poterono sviluppare la loro capacità distruttiva: nel 1996 in Asia, nel 1998 in Russia  e nel 2000 nel boom della “nuova economia”.
Il FMI si è dimostrato incapace di controllare queste crisi, in particolare i mediocri direttori di quell’epoca, tra essi (l’attuale Presidente della RFA) Horst Kohler.

Quando albeggiava la peggiore crisi conosciuta fino ad oggi, nel 2007, Dominique Strauss-Kahn, insieme a John Lipsky, colse l'occasione per mettere nuovamente sotto i riflettori il FMI. Il suo volume di prestiti si trovava in quel momento in un periodo di  vacche magre, dieci miliardi di dollari- al giorno d’oggi solo il FMI partecipa al salvataggio del Portogallo con 26 miliardi di euro- e ugualmente nella provvigione della bancarotta di Grecia, Ungheria, e Lettonia. Senza il FMI, secondo John Lipsky, non ci sarebbe alcun meccanismo di stabilità europea. Quello che non dice è come mai l’unione monetaria mostra un’evidente incapacità. 
IL FMI ha preso le redini, e la BCE continua ad essere il responsabile della situazione.

Nessuna eredità 

A questo proposito, un cambiamento nella direzione del FMI non si limita all’aspetto personale. A John Lipsky sarà chiesta il superamento della crisi europea. Con quale interesse, ma soprattutto, con cosa si può impegnare un nordamericano che è stato tutta la sua vita vicino ai credenti e non ha mai esperimentato le pene degli indebitati?
Le dichiarazioni che Lipsky ha rilasciato di fronte al Comitato Bretton-Woods sulle responsabilità sociali del FMI suonano poco convincenti. Così si mostra diverso da Dominique Strauss-Kahn, anche perché questo si vedeva sul punto di saltare la candidatura alla presidenza. Aveva la sensazione che sia la Francia che l’Europa dovevano tenerlo in considerazione. E Lipsky? Almeno lui lo sapeva: il punto caldo del mondo finanziario è attualmente l’Europa.
La dice lunga che presidente ad interim del FMI a luglio lascerà ad un europeo di nuovo il portafoglio, anche se il FMI non è una fattoria di famiglia. Chi sarà il sostituto? L’ex ministro delle Finanze della Repubblica Federale Peer Steinbruck o l’ex presidente del Bundesbank Alex Weber hanno poche probabilità e l’opinione contraria dei paesi del sud Europa, a causa della relazione con la Merkel. L’ex primo ministro britannico, Gordon Brown è stato squalificato dai suoi successori come qualcuno “non qualificato” per tale ruolo. Resta Christine Lagarde. Una francese eviterebbe che dopo l’era di Strauss-Kahn ritornasse la severità verso gli indebitati. L’alternativa a tutto quanto sopra, sarebbe qualcuno dell'America Latina  o  la Cina. Oppure ci sarebbe il presidente della banca centrale di Pechino, Zhou Xiaochuan, comunque la ricerca del successore potrebbe essere lunga. E per quanto riguarda Lipsky solo in agosto dovrà cominciare a porsi la questione delle dimissioni.

Scelto e tradotto per Voci Dalla Strada da VANESA

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