25 maggio 2011

«NON DOBBIAMO SPENDERE PIU’ DI CIO’ CHE POSSEDIAMO»

«I tragici avvenimenti del XX° secolo rischiano di ripresentarsi»
Intervista a Heinrich Wohlmeyer, dottore in Diritto ed Agronomo, Austria.

P. Benno: Nel 1973, la copertura dell’oro sul dollaro fu rimossa. Ciò ha colpito tutti i paesi o solamente alcuni?

Heinrich Wohlmeyer: La prima domanda è capire come si è arrivati al Gold Standard. Le valute primitive si basavano su standards determinati dal valore dei beni che venivano negoziati. Così la “pecunia” romana si basava sul “bestiame”. In seguito si sono scelti metalli preziosi come misura del valore di scambio, in quanto erano durevoli, divisibili, ricomponibili, non riproducibili e facili da trasportare. Per lungo tempo si è utilizzato lo “standard bimetallico”: la valuta era convertibile sia in oro che in argento. Le valute dell’Europa continentale poggiavano per lo più sull’argento.
In Inghilterra, potenza industriale e commerciale in piena ascesa, il governo e il sistema bancario ad esso legato preferirono l’oro come sostegno. Ciò per due ragioni:
  • a) controllavano le maggiori miniere d’oro, appropriandosene gradualmente (cfr. saccheggio dell’India e Guerra Boera per il controllo delle ricchezze minerarie del Sudafrica); 
  • b) collegando la valuta all’oro potevano dominare e controllare la finanza globale. Londra divenne così il mercato finanziario mondiale.
Non ci fu mai copertura aurea totale all'infuori delle monete in metallo prezioso il cui il valore corrispondeva al contenuto del metallo.

La copertura aurea parziale in oro fu introdotta in Inghilterra già nel 1844. Si potevano mettere in circolazione 14 milioni di sterline senza copertura aurea. Importi superiori dovevano essere coperti dall’oro. Fu quello che viene chiamato “freno oro”.
Anche gli Stati Uniti, che disponevano di grandi giacimenti, utilizarono all’origine lo standard bimetallico. Ma le grandi banche newyorkesi imposero, dopo la Guerra Civile, il Gold Standard a scapito dei produttori di argento. Dal 1870 il Gold Standard è stato imposto nel mondo intero, avendo la produzione di oro seguito lo sviluppo economico mondiale. Dopo la Prima Guerra mondiale gli USA divennero la “potenza d’oro”, dato che esigevano di essere pagati in oro per i rifornimenti di guerra e i servizi resi agli alleati europei, essendosi aggiunti anche i risarcimenti alla Germania. La Seconda Guerra mondiale vede rinforzarsi la posizione americana, permettendole, nel 1944 a Bretton Woods, di fare del dollaro la valuta mondiale di riferimento con copertura aurea. Ma solamente le banche centrali potevano procedere allo scambio in oro, non i cittadini. Le diverse valute erano soggette ad un tasso di scambio fisso legato al dollaro con copertura aurea. Ciò corrispondeva ad un Gold Standard indiretto.

I deficit della bilancia commerciale (deficit del commercio estero) e le guerre intraprese grazie all’aumento del volume monetario (dalla guerra del Vietnam), obbligarono tuttavia gli Stati Uniti a rinunciare nel 1971 alla convertibilità del dollaro in oro e nel 1973 ad abbandonare il Gold Standard indiretto. Così il Gold Standard fu abbandonato nel mondo intero, perché le altre valute, le più importanti, erano legate all’oro attraverso i loro tassi fissi di scambio con il dollaro. In ogni caso l’oro resta un valore sicuro. Il ritorno al Gold Standard non è più possibile per motivi di quantità, a meno di accettare prezzi esorbitanti.

Per quale motivo si è rinunciato alla copertura aurea della valuta di riferimento?

Come ho già spiegato, il motivo fu l’espansione di massa monetaria negli Stati Uniti. Il Presidente si è trovato nella situazione di non poter pagare in oro. Ha trovato, tuttavia, nel 1971, una strategia per domare l’eccesso di denaro e salvaguardare il valore del dollaro: il sistema dei petrodollari. Un accordo di difesa con il maggior produttore di petrolio, l’Arabia Saudita, accordo tuttora in vigore, legato alla promessa di vendere il petrolio solamente in cambio di dollari e imposto anche ai paesi membri dell’OPEC, ha permesso di garantire una domanda di dollari. Il commercio internazionale ha seguito. Al momento l’80% del volume di dollari sono in circolazione all’estero. Il surplus di dollari dei paesi esportatori di petrolio erano vincolati dal cosiddetto “riciclaggio di petrodollari”, nelle mani del mondo finanziario di Londra. Sono stati imposti crediti anche ai paesi emergenti. In aggiunta ad obbligazioni americane (titoli di stato) a tassi di interesse allettanti.
Grazie a questo insieme di misure l’espansione dell’offerta di valuta, che comprende attualmente più di cinque miliardi di dollari al giorno, poteva essere controllata senza che il dollaro soffrisse di discredito.

Questo modo di procedere non ha avuto conseguenze nefaste sull’economia? Non è all’origine dei pericoli a livello economico che tutti temiamo?

Lo sviluppo di moneta senza freni comporta la minaccia del crollo a livello globale dell’ordine finanziario di oggi. La bolla finanziaria costantemente gonfiata reggerà fino a che non ci sarà nessuno a farla esplodere. Questa potrebbe essere la Cina che nel mondo intero paga al momento con i dollari i beni che acquista (petrolio, materie prime, industrie e zone agricole), per diminuire i rischi di una svalutazione del dollaro. La Cina possiede attualmente più di 2 miliardi di dollari.
Per timore di una iperinflazione il mondo si precipita sull’oro e su altri valori reali. Questo causa un livellamento dei prezzi che danneggia lo sviluppo economico.
Il Presidente della Banca Mondiale Robert Zoellik ha recentemente stimato nel “Financial Times” che si potrebbe porre fine al caos delle valute attuali se “si utilizzasse l’oro come standard internazionale, che permetterebbe di misurare le aspettative del mercato in materia di inflazione, deflazione e di valore futuro delle monete”. Ciò corrisponderebbe ad un nuovo Gold Standard indiretto. Questo presuppone tuttavia un accordo mondiale sulle monete, che difficilmente possiamo sperare adesso, in un quadro nel quale si dovrebbe risanare il dollaro nelle mani del Money Trust, resistente a tutte le modifiche e poco incline a preoccuparsi del bene pubblico.

Si dice che molti Stati stiano tornando a stampare denaro senza alcuna copertura, è anche il caso dell’Euro?

Ho già dimostrato che le potenze finanziarie americane stanno stampando denaro in un modo irresponsabile, mentre incitano gli altri a “economizzare fino alla morte”. Un paese membro dell’UE non può stampare denaro per lui solo. Ma nella misura in cui la BCE rileva titoli di stato marci, fornisce denaro alle banche al tasso dell’1% e elabora piani di salvataggio come il EFSF (European Financial Stability Facility), allora il volume di moneta senza copertura (fiat money) avrà proporzioni enormi. Stati come l’Italia in cui il debito pubblico ha raggiunto il 120% del PIL – continuando a salire – sono tenuti nel breve periodo con la testa fuori dall’acqua grazie al sistema di moneta cosiddetto fiduciario, o fiat money.
La “copertura” deve basarsi sulla fiducia nella stabilità della valuta. Ciò è possibile solo attraverso una politica economica equilibrata, che comprende un bilancio stabile. L’ex Primo Ministro ceco Vaclav Klaus aveva stimato, in un’intervista in particolare, che non dovremmo spendere più di ciò che possediamo e che non dovremmo andare a letto con persone che non rispettano tale principio. Ecco perché dobbiamo tenerci fuori dall’Euro. Ed è per tale motivo che questo paese fa parte di quelli che hanno meno debito (35% del PIL).

Quali potrebbero essere le conseguenze di questa “produzione di denaro” incontrollata?

Ad ogni massa di moneta corrisponde un debito (abbiamo un sistema di denaro a credito). Se il debito degli Stati e di aree non pubbliche prende dimensioni tali che la restituzione del debito si prende tutte le entrate pubbliche e i redditi privati, e i grandi proprietari di capitali, che praticano il “fiat money”, non sono disposti a rinunciare al rimborso del debito, allora ci si troverà purtroppo ad affrontare i probabili scenari seguenti: la messa in scena di un’iperinflazione che permetterà agli Stati di sbarazzarsi dei loro debiti e che esproprierà la popolazione dei suoi beni. Un impoverimento globale a vantaggio di un piccolo numero di ricchi, con rischio di rivolte (guerre civili) come reazione.
Il tentativo dei guardiani dell’alta finanza di recuperare il loro denaro attraverso la guerra.
I tragici eventi del XX° secolo, che noi pensavamo non potessero ripetersi, rischiano di ripresentarsi.
Lo smantellamento delle “strutture empie” (Giovanni Paolo II) è dunque un compito strategico dell’umanità.
Bétend Volk Gottes, n. 245/2011/1


Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di Ale Baldelli 

Leggi anche: 
BENVENUTI NELL' ECONOMIA USA...DEI MORTI VIVENTI

1 commento:

  1. Vinicio Dolfi.26 maggio 2011 11:07

    Bè, quello che viene detto in questo articolo non è forse la conferma che il capitalismo è catastrofico e che quindi deve essere superato? Aveva ragione Marx
    quando previde che il sistema avrebbe prodotto una miseria tale da rendere incompatibile l'esistenza della proprietà privata borghese con la sopravvivenza della società. Oggi
    le sue parole, scritte nel 1848 nel "Manifesto del partito comunista" risultano davvero profetiche: "Suona la campana a morto per la proprietà privata. Gli espriopriatori sono espropriati". Infatti se non si realizzerà il principio secondo il
    quale "Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni", si realizzerà l'altra purtroppo più probabile profezia di Marx: "O si realizzerà una trasformazione rivoluzionaria della società, oppure si verificherà la rovina comune delle classi in lotta".

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