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14 dicembre 2010

LA BALCANIZZAZIONE DELL'EURO: 4 SCENARI MOLTO DISCUTIBILI

Peter Boone e Simon Johnson- quest’ultimo autore dell'acclamato libro 13 banchieri: la cattura di Wall Street e il prossimo disastro finanziario- hanno delineato quattro scenari che costituirebbero "il gioco finale dell’eurozona" (Baseline Scenarios, 28.11.2010), quando "saranno intraviste maggiori turbolenze".
di Alfredo Jalife-Rhame
La Jornada
In ultima istanza, "esisterà un' eurozona con maggiore austerità fiscale comune, un’autorità  transfrontaliera di risoluzione  per banche fallite, e probabilmente, una maggiore integrazione economica. Ma esistono quattro scenari su chi farà parte dell’eurozona.
Bisogna ricordare che l’eurozona ha 16 membri (dove brilla l’assenza della Gran Bretagna) appartenenti all’UE- a sua volta 27membri- e ha una banca centrale, la BCE,  responsabile delle riserve dell'euro e della sua emissione, così come della gestione monetaria e la stabilità dei prezzi.
Primo scenario (il più probabile): i salvataggi del FMI per la Grecia e l' Irlanda possono funzionare garantendo agli investitori che "la crescita sarà sufficiente per rendere più sostenibile il fardello del debito”. I membri dell’eurozona potranno rimanere nel suo seno, anche se "il profilo del debito di Grecia e Portogallo restano vulnerabili", così come la lenta crescita del Portogallo e del settore bancario spagnolo (nonostante gli occultamenti della sua contabilità). Mentre la BCE acquista grandi quantità di obbligazioni, la Germania non avrà altra scelta che sostenere l’operazione a causa delle spaventose conseguenze politiche che ne scaturirebbero: la disintegrazione politica dell'Unione Europea.
Secondo scenario: un pacchetto di sostegno congiunto del FMI e dell’UE al Portogallo e forse (sic) alla Spagna per stabilizzare veramente la situazione, che rappresenterebbe l’"illusione della linea Maginot", un’idea che ignora il potenziale perturbatore e che si trasmetta ad altri paesi più deboli dell’eurozona, come Italia, Francia (supersic!!) o Belgio.
Qui è probabile che la Grecia abbandoni l’eurozona e ristrutturi da sola il suo debito. La Germania sarà generosa con i suoi prestiti  e l’Irlanda potrà rimanere nell’eurozona, ma molti (sic) dei suoi cittadini migreranno. Dove? Non ci sono molti paesi accoglienti nell’attuale frangente anti-immigrazione.

Terzo scenario: costituisce la "lucida visione di Willem Buiter (economista capo del Citigroup)", che predice tre o quattro fallimenti sovrani nei prossimi cinque anni, e quindi tutto il mondo sarà più incline a ristrutturare il suo debito.
Già ci sono due interessati (Grecia e Irlanda) e mancano altri tre o più per arrivare pienamente al criterio umiliante degli analisti britannici sull’inevitabile fallimento dei PIIGS (acronimo in inglese di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) ai quali forse si aggiungeranno il Belgio e la Francia. Qui non specificano chi resta e chi viene buttato fuori dall’eurozona.

Quarto scenario: impensabile e “stupendamente (sic) articolato sulla colonna Lex del Financial Times (25.11.2010), secondo il parere del duo Boone-Johnson, che “divide l’eurozona tra i relativamente prudenti e quelli relativamente spericolati”, in termini di politica fiscale.
Si stabilisce qualcosa come la regione di un "nuovo quadro tedesco": Germania, Olanda, Austria, Finlandia e alcuni (sic) piccoli (sic) paesi”. "L' Italia è espulsa anche se la sua parte settentrionale potrebbe rimanere”.

La Francia abbandonerà l’eurozona rompendo l’alleanza franco-tedesca che ha avviato l'integrazione europea?

Sostengono che questo scenario estremo (sic) non è dannoso per la stabilità politica e il recupero economico, dato che i paesi periferici più deboli saranno danneggiati durante una generazione (supersic!) ma l’integrazione europea è molto più che cercare di condividere una divisa tra paesi con politiche fiscali divergenti (sic) e nessuna convergenza nella produttività.
Secondo il loro giudizio, la zona del nuovo quadro tedesco si muoverà correttamente ed è dove la crescita è adesso vigorosa.

L’eurozona subirà degli strattoni, ma gli effetti positivi della svalutazione del tasso di cambio saranno riscoperte, almeno per quelli con molto debito.
A nostro parere, l’inconveniente di questo estremo scenario è che di fatto balcanizza l’Europa attraverso una strana linea divisoria sia latina che meridionale (con l’eccezione dell’Irlanda e la metà del Belgio di per sé balcanizzata avant la lettre) e nella sua maggioranza cattolica (tra cui l' Irlanda e metà del Belgio), cioè, ritorna  l'argomento socio-religioso di Max Weber (l’etica protestante e lo spirito del capitalismo) adesso con una visione monetarista-fiscale.

Peggio: si tratta di un regalo avvelenato dei fiscalisti britannici neoliberali, che cercano in ultima istanza la salvezza della City, più insolvente che mai, attraverso un darwinismo finanziario.
Che nella Germania unificata esista un pareggio tecnico tra cattolici e protestanti (ognuna con un 34% di credenti, secondo la CIA) è un altro problema che mette in dubbio il neo-weberismo fiscalista.

Quello che è certo, è che l’articolo della colonna LEX va contro la struttura di un voto del paese del governo della BCE che crea la percezione di un dominio del Club Med (leggasi: un eufemismo britannico dei latini meridionali cattolici): nel “consiglio del governo di 22 persone, otto dei 16 rappresentanti nazionali e quattro membri dello staff della banca provengono da terre con coste nel -o molto vicino- al Mediterraneo. L' Irlanda adesso è un meridionale (supersic!!) “onorario”.

Il britannico ed ex capo economista del FMI, esperto in crisi finanziarie, Johnson, in un altro articolo solitario, parla del grado di "probabilità di un imminente collasso dell' eurozona".
Ritiene che una lettura attenta della dichiarazione dei ministri europei fa intravedere il "vivere future crisi dell’eurozona di due tipi": i 'solventi' e gli 'insolventi', che sfocerebbe nella creazione di una coalizione austera (una Lega Anseatica modificata) della Germania, Austria, Finlandia, Estonia e alcuni piccoli paesi- molto simile al quarto scenario prima descritto.

Ammette che il FMI e l’UE, insieme, possiedono sufficiente denaro per aiutare la Spagna ed il Portogallo, se necessario. Ma non hanno i fondi sufficienti per affrontare Italia, Belgio e altri grandi paesi (leggasi Francia) in caso di una sequenza di crisi l’anno prossimo.

Il problema è che il FMI non dispone di contanti per oltre un trilione di dollari ed impallidisce quando si avvia una discussione per impegnare 500 miliardi di dollari. A chi ricorrere in caso di inquietudine? La lista è corta: Cina, Abu Dhabi, Arabia Saudita, e forse, Singapore e Russia e pochi altri.
Il FMI può creare il proprio denaro, i "diritti speciali di prelievo", ma secondo Johnson non è il momento politico per farlo, come non lo è l’aumento delle imposte in Germania che possono perturbare la sua governabilità.
Johnson adotta la teoria dell’effetto domino per l’eurozona, dove i pezzi cadono in forma sequenziale, tipo la crisi asiatica del 1997.
La Francia e la Germania si rassegneranno alla balcanizzazione dell’eurozona e, quindi, dell’euro, che sembra auspicare la stampa britannica per reindirizzare i capitali globali nella City e a Wall Street, un altro genere pseudoweberiano della guerra delle divise?

Tradotto per Voci Dalla Strada da VANESA

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