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17 novembre 2010

Un sistema di difesa europeo per il Superstato Ue

I 27 Stati membri dell’Unione europea devono crescere e sviluppare un coordinamento delle loro politiche di difesa nazionale, se vogliono far fronte al ritiro delle forze statunitensi dal suolo del Vecchio Continente. Ad avanzare questa proposta è stato il ministro degli Esteri finlandese, Alexander Stubb (nella foto), in un’intervista al quotidiano della City londinese, Financial Times. Paese, la Finlandia, non aderente alla Nato, ma membro dell’Unione europea. 

di Andrea Perrone
Rinascita.info

Per il titolare della diplomazia di Helsinki questa soluzione rappresenta una sfida importante per l’Europa, che però non sarà affrontata al vertice dei capi di Stato e di governo della Nato di Lisbona, il 19 e 20 novembre prossimi. Nella sua intervista Stubb ha più volte ribadito che essenziale per i governi dell’Unione europea è migliorare il coordinamento tra loro della politica di difesa, in un momento in cui i bilanci militari delle singole nazioni vengono progressivamente tagliati e gli Stati Uniti stanno concentrando la loro attenzione verso altre sfide, come quella cinese. “Non credo che la presenza americana in Europa sia permanente”, ha osservato Stubb.

“Gli Stati Uniti stanno iniziando a flirtare con altri partner degli europei. L’Ue non è più sexy come un tempo. Siamo come una vecchia coppia di brontoloni. Siamo stati insieme per 60 anni. Ci critichiamo a vicenda. Potremmo avere gli stessi valori ma l’America sta cominciando a guardare altrove”, ha chiosato Stubb.
Per affrontare le conseguenze di ciò che rappresenterà il “ritiro” degli Stati Uniti dall’Europa, il titolare della diplomazia finlandese ha ribadito che le nazioni dell’Ue devono pensare molto più alla difesa e alla sicurezza comune. “Abbiamo fondamentalmente bisogno di crescere”, ha detto. “Questa è la realtà - ha proseguito il ministro - non possiamo operare nel campo della sicurezza come 27 entità diverse. Se gli americani stanno cercando altrove, allora dobbiamo procedere con soluzioni europee”.

Dal canto suo Stubb ha poi lodato i tentativi di un certo numero di Stati membri Ue - in particolare Gran Bretagna e Francia - nelle politiche di difesa, nel coordinamento dei risparmi nel settore militare in un momento di austerità fiscale. Tuttavia, ha detto che gli Stati membri della Ue deve andare molto più in là su questa strada per evitare la duplicazione degli sforzi. Una linea questa vicinissima alle prospettive annunciate dal segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, che spera nella nascita di un sistema di difesa europeo autonomo ma a rimorchio delle strategie di Washington. Tanto più che Francia e Gran Bretagna sono dei membri ben saldi dell’Alleanza Atlantica.
“Nell’Unione europea, dopo Lisbona, abbiamo un presidente, un ministro degli Esteri, garanzie di sicurezza, una personalità giuridica e un servizio diplomatico. Così abbiamo tutti gli strumenti per unire gli sforzi e collaborare più strettamente. La gente riteneva che la sicurezza e la difesa europea erano qualcosa che sembrava bello sulla carta. Ora sta diventando un po’ più reale”, ha proseguito il ministro finlandese, sostenendo le strategie per lo sviluppo e il potenziamento del Superstato europeo.

Nel corso dell’intervista Stubb non ha mancato di sottolineare l’importanza di un miglioramento dei rapporti dell’Ue con la Russia, facilitando il regime dei visti per i viaggiatori da e per la Federazione, elogiando le scelte politiche del suo Paese che lo scorso anno ha rilasciato 740.000 permessi ai cittadini russi.
Proseguendo nella sua intervista il ministro di Helsinki ha deplorato invece il modo in cui alcuni Stati dell’Unione europea, come la Francia, stanno bloccando l’adesione della Turchia all’Ue. “Appartengo al gruppo di persone che credono che la Turchia sia più influente di qualsiasi altro Stato Ue nella politica mondiale”, ha osservato. “Se si guarda - ha proseguito il ministro - al ruolo della Turchia nei Balcani occidentali, nel Corno d’Africa, nel Golfo Persico, in Iran, il suo ruolo di cerniera tra est e ovest è enorme”. Anche in questo caso Stubb ha voluto allinearsi alle posizioni espresse dagli Usa e dalla Nato, che chiedono a gran voce l’ingresso di Ankara nell’Unione per reindirizzare la Turchia nello scacchiere internazionale verso Occidente e frenare le sue ambizioni di avvicinamento a Teheran, a Mosca e al mondo islamico.

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