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15 settembre 2010

SPECULARE CON LA FAME: IL MONDO DI FRONTE ALLA PROSSIMA CRISI ALIMENTARE

Negoziare la fame: gli investitori scommettono per l’aumento del prezzo delle materie prime nelle borse. La scommessa ha delle conseguenze: il mondo affronta la prossima crisi alimentare.
di Michael R. Krätke

La storia alcuni già la conoscono: un ambizioso giovane drammaturgo vuole scrivere un’opera sugli avari eroi dell'avido mondo delle finanze. Lo scrittore vuole capire cosa motiva l’eroe. Ma nessuno può spiegare che è quello che decide il corso dei mosaici della borsa. La borsa dei cereali di Chicago si mostra come qualcosa di incomprensibile, ogni motivo presentato è una “montagna di grano” attraverso la quale non si riesce a vedere neanche agli attori coinvolti. L’autore, Bertolt Brecht, si diede per vinto; e cominciò a studiare Marx. Fu allora che, nelle sue parole, comprese veramente la sua opera. Tutto questo succedeva nel 1928, anno immediatamente precedente all’inizio della Grande Depressione.

Gli affari nella borsa possono portare alla morte. Perché nel mercato dei valori si commercia anche con alimenti e si determina il loro prezzo per milioni di persone.
Nelle nostre zone, la povertà non equivale a morire letteralmente di fame. Ma per oltre un miliardo di persone la malnutrizione è qualcosa di molto reale. Reale quanto l’enorme quantità di alimenti che si producono annualmente, sufficienti per alimentare molta più gente di quella che fa parte della popolazione mondiale attuale. Nonostante questo, si intravede all’orizzonte che la prossima crisi mondiale sarà di un altro tipo: una crisi di alimenti.

Ancora una volta
Ancora una volta. Pochi giorni fa migliaia di persone hanno protestato nella capitale del Mozambico, Maputo contro l’aumento del prezzo del pane e dell’energia. La polizia ha sparato sui manifestanti. Ci furono almeno 10 morti. Già nel 2007 e nel 2008 i prezzi degli alimenti si alzarono drasticamente. Il raddoppiamento e la triplicazione del prezzo del grano, del riso e del mais, hanno raggiunto, in parte, il prezzo più alto in 30 anni. Il prezzo del riso, ad esempio, è aumentato di quasi un 180% in meno di due anni. Tutti prestano attenzione alla crisi finanziaria e bancaria mentre tra le quinte si dà inizio ad una crisi alimentare di forza inimmaginabile. Almeno 120 milioni di persone vivono al di sotto della soglia della povertà. Grazie alla globalizzazione molti paesi del Sud hanno smesso di esportare alimenti e devono importarli. 
La fame fa scoppiare rivolte: ci sono state in più di 30 Stati.

Mentre in Germania si giura che l’economia recupera, i prezzi del caffè, cacao, zucchero e di prodotti lattiero-caseari si innalzano in tutto il mondo. Lo stesso vale per i mercati dei futures del grano, soia e riso. I principali centri commerciali si trovano a New York (NYMEX/COMEX) e a Chicago, dove opera la Camera di Commercio di Chicago (CBOT) fondata nel 1848, e la Chicago Mercantile Exchange (CME) fondata nel 1889. In Europa gli alimenti e le materie prime si negoziano su mercati futures a Londra, Parigi (Matif), Amsterdam e Francoforte a Main (eurex), anche a Mannheim, e, dal 1998, anche ad Hannover. Ovunque si negozino i prodotti agricoli, ma non in modo evidente e naturale, ma a molta distanza e in unità standardizzate. I contratti di acquisto sono fissati per una data determinata nel futuro e ricevono precisamente questo nome: “futures”. Così si può, ad esempio, negoziare con cereali prima che si coltivino: un affare speculativo con le entrate ed i prezzi dei prodotti agricoli dei prossimi mesi.

Il prezzo del pane
Alla fine del 2007 i principali attori dei mercati finanziari (non soltanto gli hedge found) fuggirono velocemente dagli squilibri causati dalla crisi finanziaria e dei titoli tossici senza alcun valore per addentrarsi nella speculazione degli alimenti e materie prima. Le borse degli scambi “futures” si videro subito sature e la conseguenza fu un’esplosione del prezzo delle materie prime e del petrolio. Inevitabilmente, i prezzi di ogni merce con la quale si negozia nelle borse di valori normali, aumentò.  Fondi come quelli creati dalle banche si riempirono di una ricchezza enorme nonostante la crisi. In Germania, la Deustch Bank si faceva pubblicità con gli investitori annunciando brillanti prospettive di guadagni grazie ai prezzi in aumento dei prodotti agricoli. 

La ministra tedesca dell’agricoltura, Ilse Aigner (CSU), ha annunciato di recente che vuole mettere in moto una campagna contro la speculazione abusiva nei mercati agricoli durante il summit agricolo a gennaio del 2011 a Berlino, ed anche nel summit del G-20 a giugno del 2011. Ma Aigner tradisce velocemente le sue stesse promesse, dato che fino a questa data non ha né proposte né concetti. L’argomento per lei è “molto complesso”. E si vorrebbe aggiungere: ed il governo federale se la prende abbastanza comodamente. Perché a settembre del 2010 si dissipò nuovamente il panico di una minacciante bancarotta statale in Grecia, Spagna e Portogallo, e quindi il prezzo sia dei prestiti dello Stato come degli interessi sono crollati in picchiata. Ma anche così gli speculatori, dopo aver preso i bottini degli Stati più indebitati, sono ritornati alle borse dei futures per sopravvivere sulla base di negoziazione di prodotti alimentari e materie prime. I cinesi e i brasiliani hanno sperimentato piccoli miracoli economici nei loro rispettivi paesi. Un buon pasto abbondante è un importante simbolo di status sociale, anche più importante della macchina. Un motivo in più per vedere le opportunità di investimento redditizio soprattutto per fornire facili guadagni: l'agro-futures soddisfa questo obiettivo.

La gioia degli speculatori 
Nel 2007 e nel 2008 ci furono cattivi raccolti in Australia, uno dei maggiori esportatori di grano nel mondo. Nel 2010 c’è stata una siccità catastrofica in Russia. Le perdite dei raccolti hanno fatto innalzare il pane a più del 20% in Russia. Se il governo di Mosca restringerà o no il commercio- il primo ministro Vladimir Putin ha prolungato immediatamente il divieto di esportare grano- è fonte di preoccupazione per gli speculatori in giubilo. Nella borsa dei futures non si negoziano tutti gli alimenti, ma quelli più importanti per la nutrizione della popolazione mondiale come il grano, il riso, la soia ed il mais. 

Le autorità di regolamentazione della Commodity Futures Trade Commission (CFTC), che si concentrano sulle borse dei futures degli USA, hanno constatato ripetutamente che la determinazione del prezzo negli agro-futures non hanno più nulla a che vedere con l’offerta e la domanda, nè con le stime sui raccolti e sulla vendita. Le manie dei mercati fanno fluttuare i prezzi radicalmente. Anche se la produzione degli alimenti cresce appena o si ferma, le cifre degli agro-futures si moltiplicano e si moltiplicano. Se fino a qualche anno fa si negoziavano ancora circa 30.000 azioni di futures in grano al giorno a Chicago, oggi sono più di 250.000.

Ovviamente speculano con loro i grandi signori del capitale come la Deutsche Bank o la BN Paribas, ma non, ovviamente, con il proprio nome, ma attraverso fondi speciali, creati ad hoc, che speculano su un pacchetto di prodotti agricoli. I loro risultati sono aumentati notevolmente negli ultimi due anni. Quanti più speculatori si incamminano nei mosaici, più devasytanti sono gli effetti della loro attività sui prezzi degli alimenti. Solo il 2 % degli agro-futures negoziati conducono ad una transazione reale delle merci - questo significa: alla consegna della merce in cambio di soldi prima che scada la data del contratto- Tutto il resto è pura speculazione- con l’aumento o la caduta dei prezzi- e serve solo per arricchirsi. 

La danza di San Vito nelle borse 
L’indice dei prezzi degli alimenti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO) ha calcolato un paniere con gli alimenti più importanti del Pianeta Terra, dei quali- anche se non tutti si negoziano nella borsa- aumentano i loro prezzi senza toccare apparentemente il tetto. Così, nei paesi più poveri  dal 2007 al 2009 sono aumentati i prezzi degli alimenti tra un 30 ed un 37%, e nel 2008 di nuovo tra il 37 ed il 40%. Si continua con una certa ripresa nell'estate del 2009, ma dal dicembre 2009, il tasso tendenziale della FAO mira ad aumentare di nuovo. 

Gli esperti della FAO avvertono con le cifre alla mano lo scoppiare della prossima crisi della fame, che difficilmente si potrà frenare. Perché la speculazione praticamente senza rischi nelle borse dei futures è una affare multimilionario il quale necessita di ancora meno capitale netto rispetto il commercio delle azioni. L’affare corrompe l’esistenza di una produzione sostenibile, perché in tutto il mondo i contadini cercano di seguire il ballo di San Vito delle borse per potere ottenere almeno i resti. Cattive notizie, dunque, per i poveri di questo mondo: loro pagano il conto del rally nelle borse dei futures. E lo fanno con milioni di affamati, con decine di migliaia di morti.

Micheal R. Kratke, membro del Consiglio Editoriale di SINPERMISO, è professore di politica economica e diritto tributario all’università di Amsterdam, ricercatore associato all’Istituto Internazionale di Storia Sociale nella stessa città ed insegnante di economia politica e direttore dell’Istituto di Studi Superiori dell’Università di Lancaster nel Regno Unito.


Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di VANESA 

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