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21 settembre 2010

GUERRA DELLE DIVISE E DELL'ORO

In risonanza alla Guerra delle Divise, di Song, l’editoriale di Le Monde annuncia l’”inizio della grande (sic) battaglia tra le principali monete”, che riduce il dollaro, l’euro e lo yuan cinese (stranamente senza lo yen giapponese): “sono in gioco milioni di posti di lavoro, forse decine di milioni, negli USA, Europa ed Asia"

di Alfredo Jalife-Rahme 
La Jornada

Il giustificato panico di Song Hongbing nel suo libro bestsellerLa guerra delle divise” ha cominciato ad espandersi nei principali centri finanziari mondiali, sia per la vendita in massa dello yen da parte delle autorità finanziare del Giappone- per frenare l’ascesa che danneggia le sue esportazioni- sia per il recente reclamo di Tim Geither- segretario del Tesoro degli USA – che chiede la rivalutazione dello yuan cinese.
La guerra delle divise, di Song, ha affascinato la cupola del potere in Cina ma ha esasperato sia il portavoce del neoliberalismo globale, il Financial Times (“I cinesi comprano una teoria cospirativa”, Richard McGregor, 25-07-2010) e, per estensione, ai suoi palafrenieri globali e alle loro caricature tropicali/locali.

Ron Paul, deputato texano del Partito Repubblicano, ha richiesto un controllo della Federal Reserve sul suo presunto possesso di oro che molti dubitano che esista.

Fatti: Lisa Twaronite confronta in modo iperbolico l’attacco militare del Giappone contro Pearl Harbor con un “altro”(sic) attacco sorprendente delle autorità nipponiche nel vendere 23 milioni di dollari equivalenti in yen, anche se forse non si aspettavano di vincere un conflitto (sic) prolungato contro il mercato globale delle divise. Cosa non deve essere in gioco!
Twarontite esagera la condanna dell’unilateralismo interventista nipponico da parte degli USA e dell’UE, mentre Yang Lei da molto credito a Stephen Roach, un alto dirigente della banca Morgan Stanley, che in un pannello del Consiglio delle Relazioni Estere ha considerato che “le pressioni di Washington per una valutazione rapida (sic) dello yuan non risolverà i problemi di squilibrio degli USA”.

Roach ha affermato che “in un’era di post crisi, non c’è nulla di strano che la Cina ricorra ad una divisa- ancora al centro della stabilità finanziaria”, ha dichiarato che "le variazioni dei tassi di cambio bilaterali fra le valute come il dollaro e yuan, non rappresentano molto in un mondo di chiari squilibri”.(nota: si riferisce al deficit degli USA e alle eccedenze asiatiche).

A suo avviso, piuttosto che lo scambio bilaterale di monete, “è più importante il loro scambio multilaterale con gli ampi settori dei partner commerciali della Cina”. Così, in termini di “ampia ponderazione commerciale”, lo yuan si è valutato di un 16% comparato al suo livello del 2005, “lo yuan si è mosso nella direzione corretta, che è la chiave per aiutare la Cina ad affrontare la sua giusta parte nel riequilibrio globale”.

Quale è stato il contributo degli Stati Uniti, teoricamente il giudice universale per riequilibrare i suoi molteplici deficit che hanno squilibrato l'intero pianeta?

In risposta a La Guerra delle divise, di Song, l’editoriale di Le Monde annuncia l’inizio della grande battaglia (sic) tra le principali monete, che riduce il dollaro, l’euro e lo yuan cinese (stranamente senza lo yen giapponese) sono in gioco milioni di posti di lavoro, forse decine di milioni, negli USA, Europa e Asia (17-09-2010).

Il giornale gallo considera che quando “il commercio estero è più che mai una delle fonte della crescita, i tassi di cambio sono un elemento chiave delle relazioni tra la grande (sic) nelle zone economiche" cosa che non sempre è certa, come è lo sfortunato caso del “Messico neoliberale” in piena catatonia da 30 anni e con un record di trattati sul libero commercio addosso.

Per Le Monde, la “grande battaglia delle divise” dovrà rappresentarsi  in seno al G20, quando a novembre sarà presieduto dalla Francia e segnala che “i primi spari (sic) sono arrivati da Washington” con le critiche di Geithner per rivalutare lo yuan, la cui pretesa sottovalutazione “concede un vantaggio enorme alle esportazioni cinesi agli USA: 15-20% meno alte di quelle dei concorrenti degli USA”, inoltre che “la Cina congela (sic) un’enorme massa di risparmi in dollari con le entrate delle sue esportazioni”.

Le Monde si schiera per le tesi molto controverse di Geithner: "l'ingiusto (sic) vantaggio comparativo con il quale la Cina beneficia dal suo tasso di cambio eternizza (sic) un ulteriore squilibrio strutturale dell'economia mondiale".

Secondo la rivista, affinchè "vi sia un tasso di cambio più sereno (sic) bisogna chiedere lo status del dollaro come principale (sic) valuta di riserva mondiale", che il presidente Sarkozy intende fare nel corso del G-20. Sarà sufficiente solo "chiedere?"

Anticipa che Sarkozy “desidera riflettere (sic) su una divisa di riserva che sia emessa soltanto da un paese. Non si è “riflettuto” esageratamente sul dollaro unipolare?
Se tutto fosse nient’altro che il tasso bilaterale dollaro/yuan e l’egemonia del dollaro come moneta di riserva unipolare globale, sarebbe molto più semplice.

Il problema centrale, che non considera Le Monde, è che il fatto che il tasso quotidiano di scambio delle divise globali è passata da un milione di dollari, 10 anni fa, a più di 4 miliardi di dollari al giorno(!!), fino ad aprile del 2010 secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), che è diventato la quintessenza della sregolata speculazione con i derivati finanziari dalla banca anglosassone, che suona inverosimile ai ragionieri del Paleolitico inferiore.

Oggi, nella post- modernità, il tasso delle divise ha acquistato una dimensione ancora più speculativa con i derivati finanziari, secondo la perizia del BRI (settembre 2010).
Del fatturato totale giornaliero delle divise, il 47,5% corrisponde alle transazioni degli “hedge founds” (fondi di copertura di rischio), fondi pensioni, assicurazioni, mutui e banche centrali”, cioè, un’attività esclusivamente finanziaria speculativa.
La percentuale rimanente quotidiana appartiene a volgari forwards e swaps. 

Le banche consacrate alla speculazione con le divise, dal loro valore intrinseco fino ai loro tassi d’interesse, appartengono alla Gran Bretagna (36,7%)- but of course ande curse!- gli USA (18), Giappone (6), Singapore(5), Svizzera (5), Hong Kong (5) e Australia (4%).
Per quanto riguarda la speculazione con i “tassi d’interesse”, la banca britannica eccelle con un 48,8% di fronte ai 23.8 degli USA.

Di fronte al fatturato stupefacente delle divise per 4 milioni di dollari al giorno dovrebbero essere contrastare al tempo stesso sia le esportazioni quanto le importazioni di beni e servizi di tutto il commercio mondiale per il 2009 che ammontano a 15.72 milioni di milioni di dollari e a 15.34 milioni di milioni di dollari rispettivamente (Economy Watch, 18-09-2010), mentre il PIL della Gran Bretagna è stato nel 2009 di 2.2 milioni di milioni di dollari.

Dove è rimasta la vuota retorica del “commercio mondiale annuale” di fronte al quotidiano potere finanziario della banca anglosassone che controlla e guida le divise globali?

Conclusione: Song  ottiene la ragione storica in solo 3 anni: è iniziata la “guerra globale delle valute (Barry Grey, WSW.org 18-09-2010)" e l’oro è sul punto di sorpassare la soglia di 1.300 dollari l’oncia- pronostico, certamente, anticipato da Bajo la Lupa a marzo del 2004 con il quale molti grati lettori hanno conservato il loro patrimonio.

Tradotto e segnalato per Voci Dalla Strada da VANESA

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