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23 luglio 2010

In ogni Rivoluzione la chiave è l'Autodeterminazione Sociale

di Homar Garcés

Come segnala John Holloway (“I nuovi movimenti sociali e la questione del potere”) in ogni rivoluzione socialista “la chiave è l’autodeterminazione sociale. Ma la vera autodeterminazione sociale implica una forma di organizzazione sociale che non sia lo Stato, una forma antagonista alla forma statale, qualche tipo di organizzazione consigliera. In altre parole, il successo della rivoluzione dipenderà dell’autodeterminazione e l’autodeterminazione va contro lo Stato”.

Questo implica avanzare- in ogni momento- cosciente e decisamente nella costruzione di un nuovo modello di sviluppo economico (se ancora possibile parlare in termini di natura, indubbiamente, capitalista), l’implementazione di una nuova struttura sociale,  incentrata sulla solidarietà, bene comune e l'umanesimo, la costruzione del nuovo quadro istituzionale che si richiede che emerga attraverso l’esercizio di un’autentica democrazia partecipativa; così come promuovere un nuovo sistema di relazioni internazionali, pluralista, solidale e rispettoso dell’autodeterminazione dei popoli del mondo, in modo che le pretese egemoniche attuali dell’Imperialismo Yankee e dei suoi partner europei siano abortiti e lasciate completamente nel passato. Tutto ciò richiede, ovviamente, l’acquisto ed la coltivazione sistematica di un maggiore livello di impegno e di dibattito critico da parte dei settori popolari e dei diversi movimenti rivoluzionari.

Ci vorrebbe, quindi, l' attivazione di un vasto e diversificato movimento di movimenti sufficientemente responsabile, maturo e autonomo, capace di dare risposte concrete alle diverse contraddizioni che fioriscano dentro lo stesso processo rivoluzionario, nella misura in cui questo cresce e si approfondisce. Tuttavia, ciò non impedisce che molti dei compiti urgenti diretti a concretizzare il cambio strutturale proposto dal progetto rivoluzionario siano rimandate ogni volta, prodotto, in prima linea, per la mancanza di visione e di  impegno rivoluzionario da parte di quelli che hanno la grave responsabilità di condurre tale progetto (in funzioni politiche o di governo) e, in seconda linea, i motivi di Stato che sempre si usano, che coincidono con lo spirito ed i metodi, che abitualmente usano i governi conservatori.

Questo potrebbe succedere se si mantiene la stessa logica dei settori dominanti, adesso esclusi dell’esercizio diretto del potere, specialmente se gli artefici della rivoluzione escludono le masse popolari della presa di decisione.
È estremamente importante ed essenziale, quindi, che si attacchino in tempo e senza sosta alcuni vizi, le corruzioni e le deviazioni del nuovo gruppo direttivo o governante; avvertendo, che, i maggiori nemici del processo rivoluzionario non si trovano a Washington nè sul marciapiede di fronte, ma nelle stesse file della rivoluzione, cosa che mette questo gruppo di fronte ad un problema: o attacca la dirigenza riformista e ostacola la rivoluzione socialista, o soccomba di fronte ad essa, dando un colpo alle aspirazioni popolari che la credevano irreversibile e possibile.

Da qui che la partecipazione popolare sia un fattore determinante all’ora di scongiurare i piani destabilizzanti dei settori controrivoluzionari, compresi i colpi di Stato e l'intervento aperto dell'imperialismo. Questo potrebbe trasformarsi nella forza motrice del processo rivoluzionario perchè abbia luogo, impedendo che questo cada in mani di riformiste, in possesso, in alcuni casi, delle strutture del potere, incluso i partiti politici, i sindacati e le organizzazioni comunitarie, che renderebbe difficoltoso il transito verso il socialismo saturandosi con gli interessi altrui per il suo raggiungimento e proponendo una via capitalista poco differenziata da quelle conosciute fino ad ora. 

E' necessario quindi che l’autodeterminazione sociale sia gestita al margine dello Stato e sia orientata sempre alla conquista di un proprio spazio dove si manifesti in tutta la sua potenzialità democratizzante e rivoluzionaria, prendendo le funzioni di autogoverno, sul piano politico e di autogestione sul piano economico, senza ovviare, alla preservazione e la promozione dei valori culturali, che riaffermerà l’identità di ogni popolo, servendo allo stesso tempo da diga di fronte alle pretese dei gruppi egemonici mondiali di imporci il pensiero unico, favorevole ai loro interessi commerciali.

Tradotto e segnalato per Voci Dalla Strada da VANESA 

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1 commento:

  1. Già la rivoluzione è il popolo. La deve fare il popolo. Chi altri se no.

    Concordo che il principale problema odierno è l'incapacità del popolo di ribellarsi.

    RispondiElimina

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