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19 luglio 2010

I MOTORI DI RICERCA SAPRANNO CIO' CHE VUOI PRIMA DI TE

Google troverà prima di cercare. Sembra un indovinello ma è il nuovo obiettivo degli ingegneri del principale motore di ricerca, e anche dei suoi avversari. Con i dati che hanno nei loro server, più quello che sanno di ogni utente, in poco tempo potranno offrire informazioni importanti per l’internauta prima ancora che si apra la barra di ricerca. Il prezzo da pagare è alto: rinunciare alla privacy.
L’ingegnere capo di ricerche di Google, Amit Singhal, è stato l’altro giorno a Madrid per una chiacchierata sul passato, presente e futuro delle tecnologie dei motori di ricerca. Ha dedicato solo 15 minuti alle domande e al futuro, ma il panorama che ha disegnato sarà molto diverso dall’attuale. Oggi Google offre informazione passata, o al massimo, quella appena pubblicata da internet, grazie al nuovo sistema di ricerca in tempo reale che ha presentato ad aprile. Ma in due anni si possono anticipare le esigenze degli utenti.
“La privacy non deve frenare l’innovazione”, dice un ingegnere di Google.
Singhal ha proposto vari esempi. In uno, l’utente divide la sua agenda di attività con il motore di ricerca- In questo modo, conosce quando ha un po’ di tempo libero per, ad esempio, comprare qualcosa che aveva messo in lista. Grazie al cellulare, Google può localizzarlo ed offrire negozi nella zona in cui si trova. Il lavoro più duro, quello di mostrare le offerte sul suo web, lo fa il proprietario del negozio. In un altro esempio, di fronte ad una riunione in un punto concreto della città, Google News saprà che, minuti prima dell’appuntamento, si è verificato un grande incidente nella zona. Il motore di ricerca potrà avvisare l’utente mostrando l’accaduto nella mappa, fornendogli alternative per arrivare a destinazione.

La tecnologia già esiste

“La tecnologia necessaria per riuscirci è già disponibile”, ha assicurato Singhal. Ma crede che il servizio si metterà in moto tra i due e i cinque anni. Il ritardo non è essenzialmente tecnologico. “Prima abbiamo bisogno di analizzare di più il servizio in modo che rispetti la privacy”, ha spiegato. La chiave del successo di questo anticipo dei desideri è che il motore di ricerca sappia quanto più possibile sull’utente: dov' è in quel momento, il suo archivio storico di ricerche precedenti in internet o la sua agenda personale.
“Quello che uno cerca già molti altri lo hanno cercato prima” dice Yahoo.
Singhal ha ricordato che un servizio così può funzionare solo con il consenso espresso dell’internauta. Ma ha anche riconosciuto che senza quell’ ok la sua efficacia sarebbe molto ridotta. “Nella storia della tecnologia, con ogni novità nascevano dei problemi”, commenta. E ha dato come esempio l’apparizione della stampa, quando la chiesa lanciò avvertimenti che potevano nascere bibbie con contenuto corrotto. “Tutte le tecnologie possono essere usate in modo perverso; i motori di ricerca, come la medicina, hanno migliorato la vita, ma potrebbero essere usati per il male”, ha aggiunto.
L’ingegnere di Google sembra spingere l’utente a scegliere. “La chiave è nel fatto che la privacy sia una priorità ma, allo stesso tempo, non bisogna lasciare che freni l’innovazione tecnologica che migliora la nostra vita”.

Indovinare l’intenzione
“Internet saprà quello che tutti stanno facendo”, assicura Ballmer.
Per il responsabile del centro di ricerche che Yahoo ha in Barcellona, Ricardo Baeza-Yates, l’obiettivo è che l’utente smetta di lavorare. “Che la ricerca sia implicita, che te la dia prima di andarla a cercare”, spiega. Per questo bisogna immaginare i desideri dell’internauta. Ma non si tratta di giocare ad essere degli indovini. “Anticipare significa sapere cosa facevi prima per vedere cosa farai dopo”, chiarisce. Se qualcuno cerca su Yahoo un volo, ciò che è più probabile è che in seguito abbia bisogno di un hotel”, semplifica.
La base di questo ragionamento è nella biologia: siamo esseri d’abitudini. “Molte delle cose che facciamo sono prevedibili”, segnala Baeza-Yates. Inoltre, le persone non sono molto diverse le une dalle altre. Quello che uno ha cercato qualcun altro lo ha già cercato prima. “Se riesci a dedurre come ricercano i gruppi, il problema della privacy smette d’essere un problema”, assicura l’ingegnere di Google.
In una recente chiacchierata nell’Università di Sao Paolo, il presidente della Microsoft, Steve Ballmer, ha preso come esempio il modo in cui i motori di ricerca possono approfittare di questo fatto biologico. Quando la compagnia ha lanciato Bing ha incorporato un correttore ortografico simile a quello di Microsoft Word. Ma diversamente al processore di testi, questo correttore si appoggia nella sua connessione ad internet, che permette analizzare gli errori di molti. “E adesso abbiamo letteralmente milioni e milioni di persone che sbagliano con le stesse parole, lo sappiamo in tempo reale, e l'ortografia è meglio. La nube (in riferimento all’informatica in rete) impara e t’insegna ad imparare”, ha detto. Con questo esempio, Ballmer ha disegnato il futuro dei motori di ricerca: “Nel futuro Internet saprà sempre di più cosa stai facendo, con il tuo consenso, capirà cosa stai facendo e saprà come servirti meglio o vedrà quello che tutto il mondo sta facendo e userà questa conoscenza per servirti meglio”, ha dichiarato.

Intelligenza collettiva
I primi esempi di quest’intelligenza collettiva conservata nei motori di ricerca già possono vedersi. Google Suggest, ad esempio, ha bisogno solo che si inserisca la parola Spagna nella barra per mostrare suggerimenti che cercano d’indovinare quello che stai cercando. Prima di finire la frase, il sito offre per finire con "2010 World" o uno qualsiasi degli avversari con i quali ha incontrato il team spagnolo di calcio in Sud Africa.
In questo caso, Google si è appoggiata alle recenti ricerche che milioni di persone nei giorni passati hanno fatto, in modo da anticiparsi. Inoltre conta su altri strumenti. Così, approfitta della cronologia di navigazione, ad esempio, per conoscere quali pagine sono state visitate precedentemente. L’indirizzo IP (che identifica il PC in internet) aiuta a localizzare l’internauta in modo che l’informazione risulti vicina.
L’ultimo elemento chiave è l’informazione creata dagli stessi utenti in reti sociali e blog. Google, come Yahoo e Bing, non cercano solo nelle vecchie cronologie; adesso seguono l’informazione in tempo reale. Attraverso accordi con siti come Facebook, Twitter o i principali reti di blog, i motori di ricerca possono sapere cosa sta succedendo su Internet istantaneamente. Su Google, ad esempio, appaiono gli aggiornamenti di Twitter dopo due secondi in cui si produce. Il problema che crea quest’immediatezza è che è difficile sapere quale messaggio su Twitter o quale post in un blog è più importante.
Ma per adempiere alle profezie di Singhal, Baeza- Yates e Ballmer, i web devono anche capire cosa si cerca. “Indovinare quello che l’utente vuole solo con due parole è complicato”, ricorda Baeza- Yates. Il problema è che tutte e due le parti, persone e macchine, “devono accettare questo tipo di comunicazione minimalista”, aggiunge. Per lui, ciò che è importante è dare significato alle ricerche che oggi sono sintattiche.


Tradotto e segnalato per Voci Dalla Strada da VANESA

N.d.E
Qualcuno ha detto che "bisogna rinunciare alla privacy in cambio della 'sicurezza'", è così anche per le nuove tecnologie e il progresso?
Ma cos'è il progresso? 

Riporto anche questa notizia segnalata sempre dalla preziosa Vanesa, pubblicata su Cubadebate.

Schermi che scannerizzano i passanti.
In Giappone è stato messo in atto un progetto pilota, saranno posizionati degli schermi di pubblicità digitale nelle vicinanze della metro di Tokio. Questi schermi sono dotati di camere che possono determinare il genere e l' età approssimativa dei passanti, in modo da poter trasmettere la pubblicità adeguata. 
A questa tecnologia del Digital Signage Consortium serve solo un secondo per prelevare quest' informazione.
La tecnologia usa un software di riconoscimento facciale e gli operatori hanno promesso di non registrare le immagini (si certo...ci crediamo, N.d.E), raccoglieranno solo i dati demografici.
E' qualcosa di simile al concetto di pubblicità mostrato nel film "Minority Report", solo che gli annunciatori non identificheranno le persone per il loro nome.

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